Rassegna stampa

 

 

 

 

Anno scolastico 2007-2008

Anno scolastico 2006-2007

Anno scolastico 2005-2006

Anno scolastico 2004-2005

Anno scolastico 2003-2004

Anno scolastico 2002-2003

Anno scolastico 2001-2002

Anno scolastico 2007-2008

Anno scolastico 2008-2009

Anno scolastico 2009-2010

 

 

 

 

 

Anno scolastico 2009-2010

 



 

Scritto da Maria Locatelli, amica di famiglia, e Giuseppe Zois. La presentazione stasera nella sala della comunità

Corna Imagna, in un libro il ricordo del professor Costantino

Corna ImagnaUn libro per ricordare un protagonista della vita comunitaria e culturale della Valle Imagna. L'uomo è Costantino Locatelli, nato a Ca' Andreane, a Brancilione di Corna Imagna. Oggi ricorre il terzo anniversario della morte e per sottolineare questa data, Maria ! Locatelli di Corna Imagna, amica di famiglia di Costantino, ha voluto scrivere un libro che ha portato a compimento insieme con Giuseppe Zois. Ha per titolo «Costantino Locatelli - Ritorno a casa». La presentazione del volume, 192 pagine, avverrà stasera, dalle 20.30, nella sala della comunità di Corna Imagna. A parlare di Costantino, oltre agli autori, interverranno uno dei sei figli, Antonio Locatelli, e la nipote Francesca, quindi il parroco di Rota Imagna don Stefano Bonazzi, che fu allievo di Costantino, il parroco di Locatello e Corna don Roberto Favero, l'amico professor Giuseppe Locatelli, Laura Cavagna, che fu sua allieva, e suor Carmela dell'istituto Maria Consolatrice di Cepino.
È un libro di memoria e di gratitudine, che celebra e onora il legame di un intellettuale con la sua gente e la sua terra. In copertina c'è un'immagine che ritrae «CLoc», come si firmava Costantino, sull'uscio della sua casa, del suo mondo di volti e di affetti.
Il professore, ch! e fu preside al liceo Lussana e insegnante al Collegio vescovi! le Sant' Alessandro e formò alla sua scuola – soprattutto nelle materie letterarie – generazioni di studenti, amava trascorrere i tempi che la scuola gli lasciava liberi nella sua contrada, che fa il pendolo tra due paesi, Locatello e Corna. E nel suo «rifugio» valdimagnino salivano numerosi gli studenti: che aiutavano il professore nei lavori in campagna, ricambiati con robuste lezioni di rafforzamento nelle diverse fragilità scolastiche ma, soprattutto con indirizzi di vita.
«Il libro che Maria Locatelli ha voluto – spiega Zois – è uno sforzo mirato prima di tutto a salvare alcuni percorsi di parola. Sono scritti che hanno punteggiato diverse stagioni durante le quali Costantino collaborò con alcune testate locali, innanzi tutto il bollettino parrocchiale di Locatello, grazie al quale teneva un collegamento con i numerosi emigranti in Svizzera e in Francia. Con un paziente lavoro di recupero, Maria Locatelli ha ripreso e ordinato i numerosi contributi offerti alla comunità. Un! viaggio nel tempo, fra testimonianze, scampoli di vita vissuta, saggezza della civiltà contadina, tradizioni. Ci sono molti ricordi che non hanno confini di paese, a partire dalla devozione di tutti in valle e nei luoghi dove gli emigranti si sono recati in cerca di lavoro: la Madonna della Cornabusa». «Ma non è solo un libro di pur prezioso lavoro di salvaguardia – continua Zois –. Il libro su Costantino Locatelli reca numerosi contributi inediti, a partire da quelli della famiglia e comprende una testimonianza del vescovo Roberto Amadei, legato a Costantino Locatelli da stima e amicizia, e una del professor Giuseppe Locatelli, pure di Brancilione. Oltre a una ricca documentazione fotografica, pure inedita, il libro chiude con due capitoli che raccolgono i racconti educativi della moglie di Costantino, Adelaide, e il frutto delle ricerche storiche del dottor Angelo Invernizzi sulle chiese di Locatello e Brancilione».
Giovedì 04 Marzo 2010 PROVINCIA Pagina 37

 

 

 

Collegio Sant'alessandro
Ottocento magliette in aiuto di Haiti

«Indossa il verde per Haiti» è la scritta che compare sulle magliette realizzate dagli allievi del Collegio vescovile Sant'Alessandro come risposta concreta al sisma che di recente ha sconvolto questa parte del mondo. Il ricavato della loro vendita è stato infatti destinato alle popolazioni colpite per sostenerle soprattutto in ambito sanitario e si è scelto il verde perché tale colore s! imboleggia la speranza. Mercoledì mattina si è tenuto, all'auditorium del Collegio vescovile, un appuntamento che ha concluso questa iniziativa ma allo stesso tempo ha aperto altri possibili percorsi di beneficenza. All'incontro sono intervenuti numerosi allievi delle medie e delle superiori del Collegio e il preside Lucio Sisana. «L'obiettivo – ha detto Edoardo Monti, rappresentante degli studenti – è stato quello di aiutare Haiti e le popolazioni terremotate. In quest'ottica abbiamo provveduto a far stampare quasi 800 magliette, poi vendute a 10 euro ciascuna. Tolte le spese vive per la loro realizzazione, la parte restante, circa 6.300 euro, è stata destinata in beneficenza alla Fondazione Francesca Rava, presente già da 25 anni in Haiti». In rappresentanza di questa Fondazione sono intervenute ieri Paola Corno e Ida Venier. Info: 02/54122917.Venerdì 05 Marzo 2010 CRONACA Pagina 21

 

 

Successo per l'iniziativa degli studenti del Collegio. Già 800 prenotazioni
Al Sant'Alessandro magliette per Haiti
Una raccolta fondi per Haiti attraverso la vendita di magliette con il logo del Collegio Vescovile Sant'Alessandro.
Questa l'originale iniziativa in tema di solidarietà ideata da Edoardo Monti, attualmente in 3ªA al liceo classico e rappresentante degli studenti nel Consiglio d'Istituto, per contribuire agli aiuti in favore della! popolazione dell'isola caraibica colpita dal terremoto.
La raccolta fondi per Haiti ha previsto dunque la distribuzione (dietro un'offerta minima di 10 euro) di t-shirt bianche a maniche corte, che riportano la scritta «Wear green for Haiti» (Vesti verde per Haiti), il logo del Sant'Alex e «S. Alex for Haiti 2010», tutte rigorosamente in verde in segno di speranza.
L'iniziativa ha riscosso immediato successo tra gli studenti, tanto che sono state ricevute ordinazioni per ben 800 copie, non solo da studenti e genitori del collegio, ma anche da parte di genitori in visita alla scuola durante l'open day e di numerosi studenti delle altre scuole cittadine, come ha sottolineato lo stesso Monti: «Abbiamo venduto magliette anche a studenti delle altre scuole bergamasche ricevendo inoltre il plauso di moltissime persone per l'iniziativa. Con l'ultima ristampa ho pensato di destinare 20 magliette alle autorità, tra cui il vescovo Francesco Beschi, e altre 40 da mandare di! rettamente ad Haiti in favore degli orfani e dei missionari ch! e operan o in loco. Devo dire che in questa mia iniziativa ho potuto contare sul supporto e il consenso di tutto il Collegio, che mi ha sostenuto nella realizzazione di questa idea che è partita con l'obiettivo di creare senso di appartenenza tra gli studenti e allo stesso tempo sensibilizzarli sul dramma vissuto dalla popolazione di Haiti. Per offrire un aiuto concreto abbiamo dunque raccolto una cifra non di poco conto, tenendo presente che è stata ideata da studenti che vivono comunque un periodo di crisi».
Detratte le spese per la stampa, infatti, saranno devoluti per Haiti circa 6.000 euro che saranno donati, nel corso di una cerimonia ufficiale di consegna che si terrà verso i primi di marzo nell'auditorium del Collegio di via Garibaldi, all'Associazione Nph (Nuestros Pequenos Hermanos) rappresentata in Italia dall'associazione Francesca Rava onlus.
Nel frattempo il gruppo su Facebook «S.Alex for Haiti» ha raggiunto la cifra di 272 membri ed anche attraverso il social ! network prosegue la prenotazione delle magliette a scopo benefico.
Alessandro Belotti
Lunedì 15 Febbraio 2010 CRONACA Pagina 11

 

Una maglietta del Sant'Alessandro per aiutare Haiti
Il Collegio Sant'Alessandro per Haiti. All'indomani del terremoto di Haiti si è messa in moto la macchina della solidarietà degli studenti del Collegio Vescovile Sant'Alessandro. Su iniziativa di Edoardo Monti, rappresentante degli studenti nel Consiglio d'Istituto, è stata proposta la stampa di una t-shirt con il giglio del Sant'Alessandro e la scritta «Wear Green for Haiti! ». Ne sono state stampate e vendute 680 copie. Detratte le spese per la stampa saranno devoluti per Haiti circa 5.500 euro che saranno donati all'Associazione Nph (Nuestros Pequeños Hermanos), rappresentata in Italia dall'Associazione Francesca Rava onlus. Haiti ma anche l'Abruzzo. Si ricorda infatti che, tra le varie iniziative di solidarietà in cui sono impegnate le scuole bergamasche, c'è stata la raccolta fondi a favore delle scuole di L'Aquila (colpita dal terremoto), gestita dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo insieme alla Consulta studentesca. Questa sottoscrizione ha permesso di raccogliere una somma significativa.Martedì 09 Febbraio 2010 SPECIALI Pagina 27
 

 

 

Cambio al S. Alessandro Per la prima volta un laico alla presidenza

Come si sente sulla sedia di monsignor Sana?
«Prendo le misure, come preside è la mia prima volta. Però, prima degli anni al Sarpi, sono stato suo vicepreside e inoltre monsignor Sana resterà rettore del Collegio, oltre che presidente dell’Opera Sant’Alessandro che amministra le scuole della diocesi. Il Collegio preserva e tutela così la sua identità cristiana, mentre la dirigenza di un laico che ha insegnato anche nella scuola statale apre a prospettive e opportunità nuove, per esempio a forme di collaborazione che superino la dicotomia paritaria-statale».
Quali sono i suoi progetti?
«Costituire gruppi di lavoro e referenti d’area per favorire il confronto e lo scambio fra i docenti. Poi, se parte la riforma, il lancio del liceo musicale e la possibilità di un liceo scientifico senza latino accanto al modello tradizionale. Abbiamo una tradizione solida che ci consente di offrire opportunità nuove. Inoltre facciamo parte di un sistema di scuole che fanno rete e che hanno ormai tutti dirigenti laici che vogliono collaborare fra loro».
Le iscrizioni al Sant’Alessandro negli ultimi anni sono diminuite.
«Del 10% negli ultimi due anni. La questione della retta è oggettiva, anche se con la dote scuola della Regione qualche possibilità in più c’è. In attesa della parità definitiva bisognerà trovare delle idee. Quest’anno sono 450 iscritti di cui 120 nelle due sezioni delle medie e 330 alle superiori suddivisi in una sezione del classico e nelle tre del biennio e due nel triennio dello scientifico. Va detto che la concorrenza è forte».
Il suo concetto di eccellenza qual è?
«Penso che l’eccellenza di una scuola cattolica sia dare una valida preparazione didattica e metodologica insieme a un contributo all’educazione della persona, in collaborazione con la famiglia».
Lei comincia a lavorare come preside in concomitanza con la riforma delle superiori.
Cosa ne pensa?
«Questa riforma mette le scuole superiori davanti a un bivio: o ripristinare il curriculum tradizionale o lanciare alcune novità utilizzando l’autonomia scolastica. Noi abbiamo istituito una commissione per valutare le possibili strade. Di certo voglio che esca un progetto condiviso con il collegio dei docenti in modo che poi si porti avanti con coerenza».
Qual è la sua agenda?
«La priorità è l’open day di novembre: avere una proposta chiara e strutturata da offrire al territorio. L’altro obiettivo è la costituzione della squadra dei docenti, credo molto nel lavoro ordinato di gruppo».
E le famiglie?
«Qui c’è una forte componente dei genitori, sarà un lavoro di collaborazione nel rispetto dei ruoli».
La sua idea di scuola?
«Credo che la scuola debba evitare l’omologazione ma debba mantenere una proposta, un’idea di uomo e di donna alte. La scuola dovrebbe essere un segno di contraddizione, per far vivere la modernità con intelligenza»
Il Sant’Alessandro è un Collegio vescovile e la valorizzazione del laicato è uno dei primi messaggi forti del vescovo Beschi.

«Direi di sì, e mi sento di ringraziarlo per questa fiducia nei confronti dei laici, per questa apertura della Chiesa bergamasca alla collaborazione con chi vive inserito nella società. Spero che noi laici ci dimostriamo all’altezza. Per quanto riguarda il Collegio, il fatto che monsignor Sana resti come rettore mostra che il vescovo dà fiducia ai laici ma anche non ritira il suo impegno diretto nella scuola e anche questo è un segno importante». Susanna Pesenti L'eco di Bergamo 18 settembre 2009.  L

L'Eco di Bergamop

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno scolastico 2008-2009

Sant'Alessandro, festa con gli alunni di ieri e di oggi

Ritrovo ex allievi

Confronto al Sant'Alessandro tra gli studenti che voteranno e i candidati alla presidenza della Provincia

Marzani fa il bis e conserva il titolo italiano ragazze

Morto don Giuseppe Arnoldi

 Federica progetta impianti eolici

Elena Afelli_2009-02-25_IL_GIORNO.pdf

Don Sana compie 70 anni

A lezione in negozio_Andreoli.pdf

Alessandro Persico_Pio XII_L'Eco di Bergamo.pdf

Daniel Vonrufs nuovo console onorario.pdf

Dante in quattro aperitivi_Enzo Noris.pdf

Fondo Lorenzo Capellini.pdf

La Commedia di Dante è più platonica che cristiana.pdf

Lezione ai prof_Dario Nicoli.pdf

Per la nuova sede del Cai torna il socio don Achille.pdf

 

 

Premiate le docenti Aymon e Sonzogni. Monsignor Sana: parità economica, strada ancora lunga
Sant'Alessandro, festa con gli alunni di ieri e di oggi
Al Collegio vescovile Sant'Alessandro è finita la scuola. All'attivo, dal 7 settembre, 204 giorni di lezione. E via con gli scrutini a go-go. Ma se l'evento della mattina è stato lo squillo dell'ultima campanella, nel pomeriggio i portoni dell'istituto paritario si sono riaperti per! accogliere un numeroso gruppo di studenti, docenti e genitori di ieri e di oggi, per l'incontro annuale degli ex allievi.
A fare gli onori di casa il rettore e preside monsignor Achille Sana, 70 anni, quasi la metà alla guida del Sant'Alessandro, con immutato carisma. All'invito hanno risposto in tanti, raggiunti grazie anche alla tecnologia. Basti dire che gli ex allievi hanno un semestrale molto diffuso («La Sveglia»), un sito internet degno di nota (www.exsantalex.it), mentre il portale ufficiale dell'istituto (www.santalex.it) ha registrato oltre 14 mila visitatori calcolati dallo scorso ottobre. L'appuntamento è iniziato con una Messa in suffragio del professor don Giuseppe Arnoldi, scomparso a fine marzo, e della professoressa Maria Rosa Provenzi, a vent'anni dalla morte. «Eccezionali esempi di dedizione al proprio dovere e compito educativo», ha rimarcato durante l'omelia monsignor Sana.
La festa degli ex allievi è stata soprattutto l'occasione per celebrare! i 25 anni d'insegnamento nell'istituto di due professoresse. ! Dal 1984 a oggi conservano la stessa passione Paola Aymon, di Bergamo, fino al 2007 docente di educazione tecnica e poi artistica alle medie e oggi di disegno e storia dell'arte allo scientifico, e Maria Cristina Sonzogni, di Trescore Balneario, docente di matematica e fisica allo scientifico del Sant'Alessandro e dal 1993 anche all'Istituto statale «Secco Suardo» di Bergamo. Sono state premiate, per la continuità didattica e l'alto livello educativo manifestato nella loro opera, con omaggi floreali e un volume di riflessioni spirituali dei Padri della Chiesa.
Omaggi poi per i neolaureati e per chi si è diplomato tanti anni fa: tra gli altri il giornalista de L'Eco di Bergamo Pierluigi Saurgnani, maturità classica edizione 1979. Tra i presenti anche Marcella Ruggeri, presidente dell'Agesc del Sant'Alessandro e nel Comitato genitori. Oggi il Sant'Alessandro - scuola media, licei classico, scientifico, scientifico a indirizzo musicale - è una scuola che guarda al futuro facendo te! soro di un grande passato. Quanto al presente, monsignor Sana non ha mancato di sottolineare quanto sia lunga la strada da percorrere per la parità economica e quindi la libertà di educazione: «La scuola paritaria non statale (perciò anche la scuola paritaria cattolica) fa parte del sistema scolastico nazionale, ma non viene riconosciuta come servizio pubblico - afferma con forza monsignor Sana -. Il problema è che non trova il clima politico e sociale per affermarsi nell'opinione pubblica e nella classe di governo. La nostra scuola è un'orfanella, ammirata, ma non adottata dallo Stato». Una questione annosa ancora irrisolta, per cui si attendono risposte.
Teresa Capezzuto
 

Sant'Alessandro
Ritrovo ex allievi
Al Collegio vescovile Sant'Alessandro di Bergamo, oggi alle 17, studenti, docenti e genitori di ieri e di oggi si ritroveranno per l'incontro annuale degli ex allievi. L'appuntamento sarà anche occasione per celebrare i 25 anni d'insegnamento nell'istituto di due professoresse. «Dal 1984 ad oggi - spiegano dal collegio - conservano la stessa passione Paola Aymon, di Bergamo, fi! no al 2007 docente di educazione tecnica e poi artistica alle medie e oggi di disegno e storia dell'arte allo scientifico, e Maria Cristina Sonzogni, di Trescore Balneario, docente di matematica e fisica allo scientifico del Sant'Alessandro e dal 1993 anche all'Istituto statale "Secco Suardo" di Bergamo».


 

 

Confronto al Sant'Alessandro tra gli studenti che voteranno e i candidati alla presidenza della Provincia
I giovani chiedono sicurezza e svago
I politici promettono maggior rispetto della legalità e più manifestazioni musicali di rilievo
Le elezioni sono sempre più vicine e i politici bergamaschi, nel tentativo di dedicarsi e confrontarsi anche con i più giovani, tornano a scuola. Proprio come ieri nell'auditorium del Collegio v! escovile Sant'Alessandro dove a partire dalle 11 cinque candidati presidenti alla Provincia si sono incontrati con un centinaio di studenti per presentare i programmi di ogni lista e rispondere alle domande: a partire dal tema della sicurezza, passando per le proposte di svago che riguardano i giovani, senza dimenticare la delicata questione del turismo con l'aeroporto di Orio e la crisi economica che si riflette negativamente sui lavoratori bergamaschi. Al dibattito, moderato da Milly Denti, professoressa del Collegio Sant'Alessandro, sono intervenuti i candidati Francesco Cornolti del Pd per il centrosinistra, Luigi Pisoni della Lista Bettoni, Ettore Pirovano della Lega per il centrodestra, Gabriele Cimadoro dell'Italia dei Valori e infine Andrea Cologno in corsa per La Destra. Dopo la classica presentazione del programma politico di ogni candidato in cinque minuti (rigorosamente cronometrati) il primo tema affrontato è stato quello della sicurezza: a ogni politico è stat! o chiesto quali sono le soluzioni future a questo problema per! cepito s empre di più anche dai giovani. «A livello nazionale ci dovrebbe essere un rappresentante delle forze dell'ordine ogni 200 abitanti - introduce Luigi Pisoni (Lista Bettoni) - in provincia di Bergamo c'è invece un solo poliziotto su 600 abitanti. Non c'è dubbio che il responsabile della sicurezza è il ministero degli Interni a cui non ci stanchiamo di chiedere un'integrazione delle forze dell'ordine ferme dal 1989». «Più che stare a parlare bisogna cominciare ad agire - ha preso parola Francesco Cornolti -. Non generiamo allarmi e paure ma troviamo i soldi per dare una mano agli organici delle forze armate. La soluzione è investire in legalità e senso civico». Per Andrea Cologno (La destra) «la sicurezza è il punto primario da raggiungere attraverso prevenzione e legalità. La soluzione non può che essere quella di investire il 5% delle risorse economiche della Provincia esclusivamente per le forze dell'ordine». «Il problema non sono i cittadini stranieri ma quelli clandestini! - ha aggiunto Pirovano -. Purtroppo il senso di insicurezza dei cittadini aumenta sempre più». «Sullo stop alla clandestinità eravamo d'accordo con la Lega - conclude Gabriele Cimadoro (Italia dei Valori) - non di certo con l'indulto portato avanti da Berlusconi che non ha facilitato la gestione della sicurezza». Dalla lotta alla delinquenza si passa quindi all'attuale carenza di occasioni di svago e divertimento per i giovani: «La Provincia in merito non ha competenze specifiche - ha puntualizzato Cornolti - resta la volontà chiara di sostenere con forza le attività dei giovani». Pisoni e Pirovano si trovano invece d'accordo sull'esigenza di creare più manifestazioni musicali di rilievo per regalare più vita alla provincia mentre Cologno analizza il problema sotto l'aspetto culturale: «In questi tempi i giovani non sono presi in considerazione come una risorsa ma solo come appendice. Va cambiata questa impostazione». «Se eletto - ha concluso Cimadoro - chiederei agli stud! enti di reggere l'assessorato dedicato alle loro esigenze dand! o loro r esponsabilità gestionali».
Vittorio Ravazzini

 

Scherma A Rimini la spadista del Creberg supera la rivale più forte. A Segnini Bocchia l'argento allieve
Marzani fa il bis e conserva il titolo italiano ragazze
Roberta Marzani, ancora lei, caratterizza la 46ª edizione del Gran premio giovanissimi di Rimini laureandosi campionessa italiana per la seconda volta consecutiva dopo la medaglia d'oro conquistata lo scorso anno sulle stesse pedane romagnole. La talentuosa spadista Crebe! rg si conferma ai vertici nazionali a livello giovanile in un torneo di valore assoluto, che ha visto incrociare le lame a circa 2.700 schermidori e schermitrici.
Roberta Marzani si è imposta, nella categoria ragazze, in una memorabile finale contro Alice Clerici, superando l'atleta della Marchesa Torino per 15-10 al termine di una gara condotta con la sicurezza di una veterana. Finale degna se si considera che si affrontavano per la medaglia d'oro le prime due spadiste del ranking nazionale.
Non è stato l'unico acuto di una trasferta ricca di soddisfazioni per gli spadaccini orobici.
La Bergamasca Scherma può vantare pure un invidiabile secondo posto: lo ha conquistato Elisa Segnini Bocchia, che torna da Rimini con il titolo di vicecampionessa italiana tra le allieve. La giovane spadista si è dovuta inchinare soltanto in finale per 15-11 contro Isabella Signani (Circolo ravennate della spada) dopo una gara tiratissima. Nello stesso raggruppamento bene anche ! Laura e Chiara Albini giunte rispettivamente settima e quattor! dicesima .
Per quanto riguarda la società di Leali, nell'ultima giornata di duelli, si sono distinti anche Gino Magnini che ha chiuso ottavo tra i Giovanissimi e Agostino Tazzioli, nono nella categoria Maschietti. Magnini si è dovuto arrendere per 10-4 agli ottavi contro Andrea Tradardi (Ivrea) poi medaglia d'oro. Tazzioli, all'esordio in una competizione nazionale, è stato sconfitto di misura da Pio De Mercato (Scherma Loyola) dopo aver disputato una promettente fase a gironi in una categoria dominata da Bernardo Ricci (Scherma Orvieto).
Le altre società schermistiche bergamasche, pur non demeritando, non hanno raggiunto il podio. Francesco Zani, unico atleta in forza alla Marcellini di Sarnico, però, si è ben comportato tra gli allievi. Il fiorettista ha conquistato quattro vittorie nei gironi e dopo essersi aggiudicato la prima diretta si è classificato 34° su 100 concorrenti in pedana. Sono stati autori di assalti al di sotto delle proprie possibilità gli atleti della S! cherma Bergamo, che non hanno ottenuto piazzamenti di rilievo a Rimini in una competizione, comunque, dall'alto coefficiente di difficoltà.
Francesco Fontanarosa
 

 

 

 

Morto don Giuseppe Arnoldi
Oggi era il 46° di sacerdozio
È morto all'età di 69 anni don Giuseppe Arnoldi, già insegnante del Seminario e del Collegio Sant'Alessandro. Il sacerdote, che negli ultimi cinque anni aveva vissuto alla parrocchia cittadina di San Paolo, l'altra notte è stato colto da un infarto nella casa di riposo Piccinelli di Scanzo, dove era ospite dallo scorso ottobre e dove è ora composta la salma. Oggi don Gi! useppe avrebbe dovuto celebrare il suo 46° anniversario di sacerdozio. I funerali si terranno martedì alle 14,30 nella chiesa parrocchiale di Sant'Alessandro in Colonna.
Nato a Peghera il 16 ottobre 1939, don Giuseppe Arnoldi era stato ordinato sacerdote il 30 marzo 1963. Dall'anno del sacerdozio fino al 1968 fu insegnante al Seminario di Clusone, quindi docente al Seminario di Bergamo fino al 1973. Terminato il suo servizio nei due seminari, don Giuseppe proseguì la sua attività di insegnamento al Collegio Sant'Alessandro, dove restò fino al 2002.
Sei anni fa purtroppo fu colto da un ictus. Dopo un periodo a Torre Boldone, si trasferì alla parrocchia di San Paolo in città, dove restò fino allo scorso ottobre ospite nella casa dell'allora parroco don Luigi Merelli, insieme al quale era stato ordinato sacerdote nel '63: con lui proprio oggi avrebbe celebrato il 46° anniversario di ordinazione. Dopo l'esperienza alla parrocchia di San Paolo, don Giuseppe è stato ospit! ato alla casa di riposo di Scanzo.
«Dopo l'ictus - raccont! a don Lu igi Merelli - si era ripreso e le sue condizioni di salute ultimamente non destavano particolare preoccupazione, tanto che martedì scorso eravamo andati insieme a far visita a monsignor Roberto Amadei e ci stavamo preparando a celebrare domani (oggi per chi legge, ndr) l'anniversario di sacerdozio».

E Federica progetta impianti eolici
Carriera nel mondo dell'energia pulita dopo la laurea al Politecnico
Ex allieva dell'istituto «Sant'Alessandro» in città e della facoltà di Ingegneria aerospaziale del Politecnico di Milano, Federica Baretti, 28 anni di Urgnano, oggi progetta impianti eolici in Alto Adige, dove ha trovato lavoro «al volo», qualche mese dopo la laurea specialistica in aeronautica.
Una passione d! i famiglia, quella per la matematica in generale, ma solo delle donne di casa Baretti: mamma Nadia è insegnante di «mate» alle elementari di Spirano, mentre la piccola di casa - Gloria, 20 anni - pure lei è iscritta alla facoltà di Ingegneria del Politecnico a Milano (papà Silvano è, invece, vicedirettore al Centro di formazione professionale di Curno).
Federica, dunque, oggi lavora alla «Leitwind» di Vipiteno, in provincia di Bolzano, come analista aeroelastica. Tra una quarantina di dipendenti da tutta Europa (italiani, tedeschi, austriaci e tanti spagnoli), lei è l'unico ingegnere aerospaziale e si occupa di studiare la dinamica delle turbine alimentate dal vento e di collaborare alla progettazione degli impianti (in gergo aerogeneratori) che producono energia pulita. L'ultimo in ordine di tempo, il nuovo Parco eolico di Montacatini Val di Cecina, che s'inaugura oggi e che si trova nel «Distretto delle energie rinnovabili della Toscana». Un parco che produrrà a regim! e circa 16.200 megawatt di energia elettrica, consentendo un r! isparmio di circa 3.600 tonnellate di petrolio e un taglio di quasi 16.000 tonnellate di anidride carbonica.
«Un settore che non conosce crisi - dice Federica -, e che anzi è in forte sviluppo». Così il giovane ingegnere «in rosa» ha fatto le valigie e da Urgnano si è trasferita in Alto Adige e oggi vive a Bressanone. Ha pure trovato l'amore, in un collega di lavoro. La passione per la matematica (al liceo scientifico la sua media si attestava tra l'8 e il 9 e alla fine si è diplomata con 100 centesimi) l'ha condotta dove voleva: un lavoro che le dà grandi soddisfazioni.
«Ma è stata veramente dura - dice sorridendo -: quando mia sorella ha annunciato che voleva frequentare la facoltà di Ingegneria energetica le ho detto di prepararsi ai sacrifici. Se guardo indietro, vedo ore e ore passate sui libri. Io ero una che studiava davvero tanto. Ma ho avuto anche tantissime soddisfazioni: il metodo di approccio scientifico alle cose mi serve anche nella vita». E pensare che ha sc! elto ingegneria aerospaziale solo per curiosità: «Mi piaceva la matematica. Ho seguito la presentazione della facoltà e mi son detta "Perché no?"». Ci sarebbero mille ragioni (i sacrifici di cui parlava poc'anzi, per esempio), ma lei ha detto sì.
C. Man.

 

Rassegna di concerti
al Sant'Alessandro



Iniziano questa sera i «Concerti del Sant'Alessandro 2009» nel Salone Bernareggi (alle 21, ingresso libero). Dodici appuntamenti, da qui al 28 maggio, che esplorano in tre parti distinte un ampio spettro musicale: «Piano solo - in forma di sonata», i «Concerti e visioni - in forma di Concerto» e infine «Gli strumenti musicali».
Alla ribalta oggi saranno il chitarrista Paolo Vi! scardi e il violoncellista Massimiliano Tisserant: il primo, docente dell'Accademia Santa Cecilia che organizza i concerti, è stato allievo di Giorgio Oltremari all'istituto Donizetti e cinque anni fa si è laureato in Lettere moderne. Il violoncellista, milanese, ha vinto il concorso come professore d'orchestra al Teatro della Fenice di Venezia nel 1997 e attualmente è membro stabile dei violoncellisti della Scala.
Un connubio inedito, che attraversa in modo «originale» un tragitto storico, dal barocco all'attualità. Il barocco è quello di Antonio Vivaldi con una delle sue Sonate, modello della piena autonomia del genere strumentale. A seguire lo stile galante ma tutt'altro che frivolo di Luigi Boccherini (un Rondò), poi il passaggio tra Sette e Ottocento con il compositore e, soprattutto, organizzatore tedesco Frederic Burgmuller. Si passa quindi alle istanze tardoromantiche e poi novecentesche dei due grandi maestri spagnoli Isaac Albeniz (del quale cade il centenario! della morte) e Enrique Granados, entrambi capaci di coniugare! istanze popolari della loro terra con i movimenti allora più avanzati, in particolare dell'impressionismo francese. La conclusione della serata è affidata al compositore palermitano Giovanni Sollima, (le opere «Virginia Wolf, il flusso di coscienza» e «Free life on Earth I-VII-VIII»), tra i più popolari e interessanti del panorama contemporaneo italiano. Parallelamente l'iniziativa congiunta del Collegio Sant'Alessandro e dell'Accademia Santa Cecilia prevede (alle 11.30, ingresso libero) una lezione-concerto del pianista Fabiano Casanova, alle prese con le temibili Sonate di Brahms e la ponderosa Sonata in si minore di Liszt, pensata in particolare per gli studenti delle scuole superiori.
B. Z. 12/03/2009


Il compleanno Il rettore del Collegio vescovile festeggiato da generazioni di studenti ed ex allievi che non lo hanno dimenticato

Settant'anni, metà alla guida del Sant'Alessandro

Monsignor Achille Sana: i ragazzi valgono moltissimo ma non lo sanno. Sono iperprotetti, l'emergenza educativa c'è

Oggi monsignor Achille Sana, rettore e preside del Collegio vescovile Sant'Alessandro, compie settant'anni. Quasi la metà, trentadue, li ! ha dedicati agli studenti del Collegio. «È una tradizione che i rettori del Sant'Alessandro restino praticamente tutta la vita - ride -. Il vescovo Amadei ci ha sempre scherzato sopra dicendo di rassegnarmi...». Si interrompe, guarda per aria: «Per la verità si è sempre premurato di sapere se volevo cambiare, ma...». Per un momento, all'inizio degli anni '90, la rotta di don Achille Sana incrociò una parrocchia. Quasi. Così oggi è ancora al timone della sua nave di cemento in via Garibaldi, che governa dall'ufficetto in posizione strategica tra atrio e segreteria, dalla porta sempre aperta. Nato a Barzana nel 1939, Achille Sana vive un'infanzia di guerra prima di concludere gli studi nel Seminario investito dal vento del Concilio. Don Achille è ordinato sacerdote nel 1964 e l'anno dopo torna in Seminario come vicerettore. Intanto si laurea in Lettere e Filosofia all'Università Cattolica di Milano e si specializza in psicologia. Nel 1977 approda al Collegio Sant'Alessandro p! er sostituire monsignor Paolo Carrara che aveva guidato il col! legio da l 1947 portandovi il liceo scientifico, l'apertura alle ragazze, il corpo docente laico, la nuova sede. Un'eredità pesante. Don Sana trasloca da Città Alta portandosi soprattutto libri, le Lettere di Gerolamo in cima al mucchio. Appassionato di Bibbia, sul comodino ha i libri di Martini. Anche San Gerolamo? «Uso la sinossi delle tre versioni, greco, latino, italiano. Nelle sue lettere Gerolamo rivela tutta l'accuratezza filologica, la genialità della sua traduzione: rintraccia, confronta, soppesa, discute i termini nei passaggi dall'ebraico al greco al latino per restare fedele al testo. Prima di provare a cambiare una parola di Gerolamo ci penso, assaporo la ricchezza, la finezza...». Si entusiasma, dietro le lenti gli occhi azzurri si accendono e rivelano tutta la loro acutezza. Ma monsignor Sana tira subito le redini a se stesso, l'umanista rientra disciplinatamente nel rettore. C'è, intorno ad Achille Sana, un'aria di nettezza senza tempo che è prima di tutto misura, sti! le interiore. Quale è il segreto dell'equanimità? «Ogni sera cerco di dimenticarmi di quanto è successo durante il giorno con gli allievi e i docenti, per poter ricominciare pulito ogni mattina, senza, come dire, preclusioni affettive sia in bene sia in male».
La camicia a righine azzurre spunta dietro il colletto della talare d'ordinanza, che il rettore porta con naturalezza, segno esteriore di un suo profondo convincimento e cioè che «è importante che resti per ora un rettore sacerdote e non laico, per permettere un dialogo continuo con i ragazzi, con le famiglie, con i docenti». Ormai tutte le scuole cattoliche tendono a essere dirette da laici, non è d'accordo? «Forse in futuro accadrà così anche per il Sant'Alessandro, ma io non posso fare a meno di sentire che lo stile di questo collegio dipende anche dalla particolare vocazione educativa insita nel sacerdozio». Forse la talare la protegge anche dal troppo affetto per i suoi 500 ragazzi e ragazze dei quali, si sa,! è molto fiero? «Chi, gli studenti? - sbuffa -. Credono di sap! ere tutt o perché si collegano a Internet, hanno perso il senso della riconoscenza ai genitori, non capiscono che apprendere è prendere dal docente e se ne stan lì a farsi scorrere addosso le ore...». Qualcuno bussa, dalla porta spunta una faccia simpatica, scarmigliata e rubiconda che tende il libretto dei ritardi. Istantaneamente la fronte del preside si aggrotta, cambia anche il tono di voce: «Sì, vieni dentro, ho visto che sei fuori posto... Come mai arrivi solo adesso?». Borbottio: «Non... sentito... sveglia... preside...». La mano firma in fretta il tagliando della riammissione in classe, l'allievo sparisce. Subito la fronte si distende: se sei un preside, anche la faccia è un ferro del mestiere. Ma davvero questa generazione vale poco? «Vale moltissimo, ma non lo sa. L'emergenza educativa esiste - risponde monsignor Sana - questi ragazzi sono iperprotetti, mi capitano madri che dicono "il mio bambino" di ragazzoni di diciott'anni. La tecnologia e il benessere hanno p! ortato il paradigma del maggior vantaggio con il minimo sforzo. Con le macchine funziona, ma se trasferisci questo modo di pensare nell'orizzonte educativo, diventa una sciagura. Perché l'educazione è trasmettere la consapevolezza che devi tenere sotto controllo il tuo cammino, che se non fai fatica non raggiungi vette alte, non è come l'auto che schiacci l'acceleratore e vai. Trasferire la mentalità tecnologica nello sforzo intellettuale ti svia, ti impedisce di vedere il processo interiore qual è, e cioè un'elaborazione lunga e a volte faticosa. Spesso i ragazzi non "si vedono" nemmeno. Gli dico: guardatevi allo specchio, come siete, cercate di capire chi siete, cosa valete, cosa volete».
Monsignor Sana guarda fuori dalla finestra, parla di un collegio che conosce solo dalle carte e dai registri storici: quello di allievi come Giacomo Radini Tedeschi o Bortolo Belotti, quando i ragazzi avevano solo una casa e due genitori, quando la giornata in collegio era ! scandita dall'anno liturgico. Nostalgia? «Mi chiedo se quella ! pratica religiosa regolare non predisponesse a un'impostazione di vita ordinata, non radicasse un impianto etico che poi si trasferiva nella professione, nella vita privata, nella partecipazione civile».
Come è nato il Collegio Sant'Alessandro? «Come un convitto per i ragazzi che venivano in città a studiare.Poi ha aperto scuole proprie: le elementari, i cinque anni del ginnasio, il Liceo classico, per breve tempo l'Avviamento. Infine la scuola media, il Liceo scientifico». Dal 1846 è passata di qui metà della borghesia bergamasca. Cosa è cambiato? «Le generazioni si sono modificate sempre più in fretta, prima le leve di ragazzi erano stabili, simili tra loro, poi qualcosa è partito, siamo arrivati ad avere modificazioni generazionali ogni tre anni, adesso ogni anno l'approccio educativo dev'essere modificato».
In questo mare agitato il timone, oltre che sulla cultura, è tenuto fisso sulla rotta del personalismo cristiano e del senso della comunità. Cosa significa essere un! a scuola cattolica? «L'aggettivo cattolico...i genitori si affidano fin troppo, delegano, chiedono alla scuola di supplire. Manteniamo alcuni segni forti, al mattino la Messa è libera. Molti ragazzi entrano in cappella a dire le preghiere...è bello. Ma, soprattutto, sto cercando di iscrivere il senso cattolico nella scuola attraverso la parabola dei talenti. Cerco di far nascere la coscienza del dovere di mettere a frutto le proprie capacità e di metterle a servizio della società. In quanto cattolico, devi essere un buon cittadino». È vero che parla con tutti gli allievi, uno per uno, a partire dal terzo anno delle superiori? «Sono gli anni più produttivi per la testa e per il cuore. Non devono perderli». Funziona? «Non subito, non sempre, ma si sentono presi sul serio». Dicono che monsignor Sana sia sempre pronto a dare fiducia. È così? «Dio sa quanto mi costa a volte urtarmi con il corpo docente...a volte rischio. Eppure credo che se dai fiducia prima o poi i ragazzi risp! ondono... Ora sono molto preoccupato per un ragazzo intelligen! tissimo che ha deciso di non-fare-nulla-non-dire-nulla e non capisco perché...». Lo sguardo gli si rattrista, si passa una mano tra i capelli che restano ritti. Qual è il punto critico per l'educatore di oggi? «È difficile trasmettere il valore di un progetto. Ai ragazzi non riesci a dare un'idea futura di sé, perché hanno tutto già e non hanno idea di che cosa vuol dire "raggiungere". Hanno bisogno di autonomia. I genitori devono lasciarli andare». Questa scuola è sempre stata capace di innovare. Qual è il suo contributo? «Il mio contributo all'innovazione sono state le scuole medie miste, il liceo musicale. Sono riconoscente a chi mi ha preceduto per aver creato questa tradizione di fedeltà e innovazione. Oggi però la scuola non è aiutata dal contesto, si è perso, in gran parte, il senso del legame tra benessere e responsabilità».
Non che le passate generazioni di allievi fossero perfette: c'è stato anche qualcuno «beccato di notte nella scuola a caccia di un certo c! ompito in classe: lo spavento per le conseguenze gli fece riconnettere il cervello. Ma dalla scuola sono usciti politici, diplomatici, imprenditori, professionisti, scienziati in grado di dire la loro in contesti internazionali». La crisi della cittadinanza è profonda, investe tutta la società italiana. Come si fa a dare segnali diversi? «Questo collegio nella sua storia ha attraversato momenti durissimi - ricorda monsignor Sana - eppure tutti i rettori son sempre rimasti al loro posto: dietro di me ho solo 5 predecessori nello spazio di 163 anni».
È evidente che questa tradizione di fedeltà le dà forza. Ma forse la verità è che, a guidare questa «parrocchia» di under 18, si diverte più di quanto si preoccupi? «Si impara molto dai giovani. Per anni un alunno straniero che restava solo durante le vacanze ha passato il Natale con i miei famigliari. Mi insegnò l'importanza di interessarmi dei ragazzi oltre il cancello della scuola. A volte sbaglio. Per impazienza son tropp! o duro, voglio il risultato, il ragazzo si chiude. Mai interro! mpere il dialogo».
Entusiastici saluti urlati lo accolgono mentre passa davanti a un'aula aperta. «Son quegli sconsiderati del recupero...» commenta tutto contento dopo averli inceneriti con lo sguardo ed essersi informato di come vanno i loro affari di quindicenni. Cosa significa essere preside per trent'anni? «Restare a lungo nella scuola significa imparare a guardare oltre, appassionarsi alle generazioni, trovare modi per legarle l'un l'altra», risponde mentre si accomiata con un sorriso.
Su Facebook, il gruppo degli allievi del Sant'Alessandro ha 309 iscritti: si chiama «Mens Sana in corpore Achille».
Susanna Pesenti 09/02/2009
 

Collegio sant'Alessandro

Dall'impegno degli studenti del Collegio Vescovile Sant'Alessandro un aiuto al St. Mary's Hospital di Lacor, fondato nel 1959 in Nord Uganda dalle suore comboniane, che dal 1961 è stato sviluppato da due coraggiosi medici, i coniugi Piero Corti e Lucille Teasdale. «I ragazzi hanno raccolto 3.500 euro - ha spiegato il preside del Sant'Alessandro, monsignor Achille Sana -. Gli studenti di 4ª C hanno dev! oluto alla Fondazione Piero e Lucille Corti un premio ricevuto a un concorso, quelli di 5ª A si sono impegnati a vendere il calendario della Fondazione. I più piccoli delle medie hanno donato i loro risparmi». Hanno ricevuto la somma Rosangela Facchinetti, Giuliano Sacchi, Alessandra Marini, volontari, e Achille Rosa, del consiglio di amministrazione della Fondazione.


08/02/2009






 


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ANNO SCOLASTICO 2007-2008

Sant'Alessandro, omaggio ai prof storici
Una scuola che guarda al futuro facendo tesoro di un grande passato. È stata una cerimonia sul filo dei ricordi quella che si è svolta ieri al Collegio vescovile Sant'Alessandro di Bergamo, in festa per il tradizionale incontro degli ex allievi. Circa duecento giovani di ieri e di oggi, ex allievi e studenti, docenti, educatori, genitori, non hanno voluto mancare a questo importante appuntamento iniziato con il ripercorrere la grande figura di monsignor Luigi Bana, rettore del Collegio dal 1873 per ben 44 anni fino alla scomparsa avvenuta il 1° luglio 1917. In suo suffragio una Messa, a 90 anni dalla morte, celebrata da don Mario Tedoldi – già docente al Sant'Alessandro di italiano, latino e inglese per 22 anni e preside dall'81 all'83 – assistito dall'attuale preside e rettore monsignor Achille Sana. Presenti anche i pronipoti Giovanni, Giuseppe e Luigi Bana che hanno ricordato il prozio come un grande uomo e un educatore che ha insegnato ai giovani i valori perenni, guardando alla formazione della persona.
«Grandi figure come i monsignori Luigi Bana, Paolo Carrara, Mario Fornoni, Vittorio Maconi, come don Ippolito Maffeis e come tanti altri insegnanti maestri di vita – ha detto don Mario Tedoldi – hanno costruito insieme lo stile e il carisma del Sant'Alessandro, indirizzando i ragazzi a una coscienza e rettitudine di vita».
Protagonisti della festa anche i quattro docenti premiati per la pluridecennale presenza al Sant'Alessandro e l'alto livello educativo manifestato nella loro opera: i professori Eugenio Donadoni, trent'anni di storia e filosofia al liceo scientifico e promotore di tour ciclistici per tutta Europa, Maria Cristina Viscardi, trent'anni di matematica e scienze alla scuola media del Sant'Alessandro e anche delle Sacramentine di Bergamo, Patrizia Gasparini, venticinque anni di matematica e scienze alla scuola media e attiva nel settore della chimica nucleare, Tiziana Togni, venticinque anni di scienze, chimica, geografia ai licei scientifico e classico, e appassionata di danza.
Monsignor Sana ha voluto sottolineare la centralità del rapporto interpersonale, il lavoro educativo e didattico, oltre che rilanciare tra l'altro un forte richiamo alla parità scolastica, anche economica, in linea con l'Europa. «La scuola paritaria costituisce un risparmio per lo Stato – rimarca – eppure in Italia avviene oggi che la libertà di scelta scolastica è unita all'onere delle tasse per i genitori che fanno il patto educativo con la scuola non statale paritaria».
Ospiti d'onore gli ex alunni della maturità 1958 – presenti il giornalista de L'Eco di Bergamo e direttore di Orobie Pino Capellini e l'ingegnere chimico nucleare Francesco Tamburrano – nonché molti altri ex allievi di tanti anni fa tra i quali Gianfranco Gavazzeni che ha conseguito la maturità addirittura nel lontano 1942 e Romano Valsecchi, maturità edizione 1952. Riconoscimenti a tutti loro, oltre che agli ex alunni della maturità edizioni ‘98, '88, '78, '68, e agli ex allievi neolaureati.
Teresa Capezzuto

Su YouTube l'invito del rettore
Monsignor Sana agli ex del Sant'Alessandro: «Vi aspetto»

Quando si dice essere all'avanguardia. Stare al passo con i tempi a volte può significare anche cadere un po' nel ridicolo, quando si vuole abbracciare a tutti i costi la modernità, ma riuscire a scoprire i vantaggi della tecnologia e metterne in luce i suoi aspetti più positivi è un segno di intelligenza. Prendiamo YouTube, il sito dove i giovani d'oggi ormai immettono di tutto, dal filmato girato in casa tra amici a riprese a volte poco rispettose: però YouTube è anche un modo per comunicare con tutti, velocemente, senza tanti fronzoli, per raggiungere il maggior numero di persone con la minor fatica. L'ha capito bene il rettore del Collegio Sant'Alessandro, monsignor Achille Sana, in carica dal 1977, che quest'anno, per il tradizionale incontro degli ex allievi, ha dato l'annuncio anche con il conosciutissimo canale multimediale: sul sito il rettore, con una ripresa di quasi due minuti, il suo consueto tono cordiale e amabile, ha mandato in video il suo invito a tutti gli ex allievi per il ritrovo che si tiene oggi alle 17 nel Collegio. E l'idea di fare un invito telematico è riuscita, eccome: basta leggere alcune risposte degli ex allievi che, visitando YouTube, hanno rivisto il volto del loro rettore. «Caro don Sana, dopo 15 anni che ho lasciato il Collegio, mi commuove rivederti in YouTube. Da quando sei a capo del Sant'Alessandro sei per tutti noi ex allievi un esempio di come deve essere un buon direttore, attraverso il dialogo e la comunicazione con i ragazzi, un modello di umiltà, di praticità e di vicinanza nelle relazioni umane. Ancora una volta hai dimostrato di stare al passo con i tempi e di essere un giovane tra i giovani». Il ritrovo, per gli ex allievi, è oggi alle 16,30 al Collegio per una Messa in suffragio dei 90 anni dalla morte di monsignor Luigi Bana, rettore dal 1874 per 44 anni fino alla sua scomparsa, il 1° luglio 1917. Poi, alle 17, il ritrovo. Quest'anno saranno premiati gli insegnanti Eugenio Donadoni, Maria Cristina Viscardi, Patrizia Gasparini, Tiziana Togni.

da L'Eco di Bergamo di sabato 31 maggio 2008

 

Ex allievi e prof in festa al collegio Sant'Alessandro

Collegio Sant'Alessandro in festa domani per il tradizionale incontro degli ex allievi. Quest'anno i protagonisti sono i professori Eugenio Donadoni, trent'anni di storia e filosofia al liceo scientifico e promotore di tour ciclistici per tutta Europa, Maria Cristina Viscardi, trent'anni di matematica e scienze alla scuola media del Sant'Alessandro e anche delle Sacramentine di Bergamo, Patrizia Gasparini, venticinque anni di matematica e scienze alla scuola media e attiva nel settore della chimica nucleare, Tiziana Togni, venticinque anni di scienze, chimica, geografia ai licei scientifico e classico, e appassionata di danza.

EX ALLIEVI IN FESTA

Il Sant'Alessandro consegnerà ai quattro prof un premio durante l'incontro annuale degli ex allievi, domani alle 17. Le ricorrenze da celebrare salgono a cinque considerando i novant'anni dalla morte di monsignor Luigi Bana, rettore del Collegio dal 1873 per 44 anni fino alla scomparsa avvenuta il 1° luglio 1917. In suo suffragio il rettore e preside del Sant'Alessandro monsignor Achille Sana celebrerà una Messa alle 16.30 nella cappella della scuola.

MESSA PER LUIGI BANA

«Attendo tutti gli ex allievi per gioire con loro e con i docenti presenti. L'assemblea annuale è sempre un momento d'incontro felice e di memoria del tempo passato – osserva monsignor Achille Sana –. Festeggeremo i professori Donadoni, Gasparini, Togni e Viscardi per la pluridecennale presenza al Sant'Alessandro e l'alto livello educativo manifestato nella loro opera. L'anniversario della morte di monsignor Luigi Bana sarà inoltre l'occasione per ripercorrerne lo stile e il carisma».

Il ricordo dei pronipoti

I fratelli Giovanni, Giuseppe e Luigi Bana ricordano con affetto la grande figura del prozio, monsignor Luigi Bana. «Nel 1872 il Collegio era stato costretto alla temporanea chiusura per alcune difficoltà di spirito anticlericale sulla scia delle leggi Rattazzi. La riapertura fu possibile un anno dopo, nel 1873, quando venne designato come rettore don Luigi Bana che guidò il Collegio per ben 44 anni fino alla morte, portandolo a raggiungere splendidi risultati con un'organizzazione che vedrà formarsi un corpo d'insegnanti ottimo per profondità di dottrina e per abilità di insegnamento. Il Collegio inoltre, durante la prima guerra mondiale, apportò un grande contributo con molti professori patrioti, preparando le giovani leve ad un sano valore della patria».
IL RITORNO DOPO 50 ANNI

Domani verranno premiati anche gli ex alunni della maturità edizioni ‘98, '88, '78, '68 fino al 1958 che saranno gli ospiti d'onore per festeggiare i cinquant'anni dalla maturità classica. Anche gli ex allievi neolaureati saranno premiati.

Teresa Capezzuto da L'Eco di Bergamo di venerdì 30 maggio 2008

 

 

Il prof Di Pietro in classe c'azzecca con Cicerone «Promosso con distinto»

Lezione dell'ex pm agli studenti del Sant'Alessandro «Lo incontrassi, lo saluterei chiamandolo maestro»

 

Poche ore prima di dare battaglia davanti a Montecitorio sull'emendamento «salvaRete4» (che a suo giudizio «raggira la sentenza della Corte di giustizia europea uccidendo la libertà d'informazione»), Antonio Di Pietro si è calato nella toga di Cicerone a vantaggio degli allievi della III C del liceo scientifico del Collegio Sant'Alessandro, a conclusione di un percorso annuale di analisi di sei orazioni a cura della docente di latino, Giuseppina Zizzo.
Che c'azzecca il pm più famoso della Prima Repubblica con l'avvocato più famoso della Repubblica romana? Latino a parte, più di quanto sembri. Entrambi protagonisti di epoche di passaggi politici cruciali, entambi homines novi, una carriera costruita senza patres alle spalle a garantire l'entrata in Senato, si sarebbero capiti. Che cosa pensi Cicerone di Di Pietro, non è dato sapere. Ma Di Pietro riconosce al collega dell'antichità di aver operato con «la convinzione che debbano essere allontanati dallo Stato coloro che si approfittano dello Stato e delle istituzioni. Abbiamo lo stesso problema oggi che uomini Enimont fanno parte delle istituzioni repubblicane». Cicerone avvocato «per me è promosso con "distinto". Lo incontrassi, lo saluterei chiamandolo maestro». E Cicerone politico? «Di lui ne han dette di tutti i colori. Opportunista e arrivista. Credo che volesse sinceramente la pace sociale, ma certo gli sarebbe spiaciuto lasciare il posto che si era fatto». Non una mammola idealista, insomma. «D'altra parte, come politico ha avuto il coraggio di tenere aperte le porte del dialogo con il nemico. È stato razionale...».
Gli studenti lo ascoltano, non per reverenza (ai tempi di Mani Pulite stavano all'asilo, la politica non è nei top ten degli interessi degli adolescenti d'inizio secolo) ma perché sa farsi ascoltare, sudando in maniche di camicia, senza slides perché la prima legge di Murphy in versione scolastica recita «se una tecnologia serve per far bella figura con un relatore esterno, non funzionerà». Lo ascoltano e fra cinquant'anni per loro Cicerone richiamerà il ricordo di Di Pietro che si sbraccia tra occhiali e appunti. Bravo, che ha preparato per i ragazzi relazione e materiale. Molti ignoti conferenzieri non hanno lo stesso rispetto nei confronti degli studenti: abborracciano, pensando di aver di fronte dei «minus habentes».
Merito di Cicerone, dal quale ha copiato «l'organizzazione mentale. La sua tecnica dei "loci" era questo. Organizzarsi prima, sapere dove si vuole arrivare con il ragionamento, per eccellere e battere l'avversario». Complice l'avvocato, nel corso di due ore Di Pietro racconta ai ragazzi la sua filosofia di magistrato e politico. Cose che magari in famiglia gli han sentito ripetere molte volte, ma che non per questo sono da sottovalutare. «Con Mani Pulite sono partito con la versione moderna dei loci: un computer in Procura. Per tre anni ci ho infilato tutto quello che usciva nel campo degli illeciti amministrativi prima nella città di Mialno, poi in Lombardia, poi in Italia. Tutto quel che riguardava corruzione e concussione, pezzi staccati che un po' alla volta han finito per dare un quadro logico accettabile. A questo punto abbiamo inventato il pool, tre magistrati con specializzazioni diverse per affrontare con competenza le questioni che emergevano: io investigativo, Davigo tecnico, Colombo contabile. Abbiamo usato la comunicazione, la retorica di Cicerone: docere-delectare-flectere....informare l'opinione pubblica, colpire la fantasia anche con un linguaggio a immagini: il malloppo, Tangentopoli... per creare consenso intorno al proprio operato, altrimenti ci avrebbero fermato». Cicerone può prendere appunti. In tribunale, uno di fronte all'altro, avrebbero fatto scintille.
Ma, specifica l'ex Pm che nel frattempo ha anche schizzato per gli studenti l'intero codice di procedura penale, l'avvocato romano non sarebe stato a suo agio con il processo accusatorio che vede riconosciuta pari dignità all'accusa e alla difesa e, soprattutto, basa l'intero procedimento sulla solidità della prova, raccolta dalla polzia giudiziaria agli ordini del pubblico ministero che risponde al giudice delle indagini preliminari, il quale solo può decidere se sussistono elementi sufficienti per passare dalle indagini preliminari al rinivio a giudizio per il dibattimento. I ragazzi stanno perdendosi, Di Pietro se ne accorge con la coda dell'occhio e li riacchiappa: «Su di me come pm hanno scritto che ho arrestato Tizio e Caio. Mai arrestato nessuno. Il pm porta quelle che ritiene prove al gip, che decide. Ma chi si ricorda i nomi dei vari gip dei processi di Tangentopoli? Hanno scritto che il pm era sconfitto quando un caso veniva archiviato. Ma il pm non è sconfitto se un indagato non va a giudizio, è sconfitto se non ci va avendo commesso un illecito. Il pm è tenuto all'imparzialità, a differenza dell'avvocato che può e deve difendere anche se a conoscenza della colpevolezza del cliente». Come dire, il pool non è stato persecutorio, caso mai il contrario. Ma forse in sala capisce solo chi ha più di trent'anni.
«Il processo romano era sbilanciato sulla fase finale, la requisitoria dell'accusa e l'arringa della difesa. Il dibattimento era soprattutto questione di testimonianze incrociate e i giudici erano più senatori e cittadini che professionisti. Adesso il processo accusatorio implica un lavoro scientifico sulle prove». Qui le strade di Cicerone e Di Pietro si dividono: il pool ha ottenuto le prove del sistema di corruzione e concussione, così ampio e scontato da dover coniare il termine di «dazione ambientale» «Nel dibattimento la retorica non basta. Le argomentazioni devono essere supportate da prove che tengano. Esporre bene resta importante per modulare l'effetto: mettere in luce il proprio materiale, in ombra quello dell'avversario. Ma non ci si può illudere di "flectere" un giudice professionista ricorrendo alla "delectatio", perchè è perfettamente in grado di scartavetrare l'emozione e arrivare al legno dei fatti. Certo, ci sono ancora alcuni avvocati ciceroniani che pensano, con la sovraesposizione mediatica, di raggiungere il loro obiettivo». Il riferimento esplicito è al caso Cogne, prima dell'epilogo un po 'amaro: «Noi di Mani Pulite abbiamo fatto da chirurghi, ma non siamo riusciti ad asportare tutto il tumore e la chemioterapia politica è mancata del tutto». La metafora sanitaria s'interrompe, scattano le mani e la voce: «Alla fine pare che se la prendano con chi ha fatto l'inchiesta e mandino in Parlamento...».
Finisce la lezione, parte la domanda: on. Di Pietro, perché tanto strepito sull'emendamento «salva Rete4»? «Perché Italia dei Valori ritiene che non si possano usare furbescamente provvedimenti richiesti a livello europeo per inserire norme che cristallizzano l'illecito e servono a farsi i fatti propri. E a chi chiede perchè occuparsi di questo, quando il Paese ha problemi enormi, rivolto - ciceronianamente - la domanda: perché il governo si occupa proprio di questo, quando il Paese ha problemi enormi? Mala tempora currunt».
Susanna Pesenti da L’Eco di Bergamo di mercoledì 28 maggio 2008

 

Costruttori Ance Vanessa Pesenti guida i Giovani

 

 

È Vanessa Pesenti, ingegnere di 32 anni, dell'impresa Pesenti Serafino di Brembate, la nuova presidente del Gruppo Giovani dei costruttori edili dell'Ance Bergamo. Eletta all'unanimità al termine dell'assemblea che si è tenuta venerdì sera nella sede dell'Ance, succede a Marco Mazzoleni, presidente uscente, che a sua volta era subentrato due anni fa a Simona Leggeri, attuale presidente nazionale dei Giovani Ance.
Laureata in Ingegneria Gestionale all'Università di Bergamo nel 2000, Vanessa Pesenti ha nel suo curriculum un master in «General management» e un'esperienza lavorativa in una società di consulenza americana. Oggi è il braccio destro del padre Serafino nell'azienda di famiglia: si occupa della direzione legata alla progettazione strutturale e anche dell'attività commerciale e gestionale dell'impresa. Da tre anni è iscritta al Gruppo Giovani, la sezione Ance degli imprenditori under-40 che conta un centinaio di associati.
«Il Gruppo Giovani Ance sta vivendo un periodo di passaggio», ha detto la neo presidente dopo la nomina. Di recente, infatti, è stato approvato il nuovo Statuto che di fatto ha abolito il consiglio direttivo, che era l'organo decisionale ed elettivo del gruppo, per introdurre la consulta, formata da tutti gli iscritti: un'idea innovativa voluta dal presidente uscente Mazzoleni per allargare la partecipazione e il coinvolgimento degli iscritti nelle scelte del Gruppo. Dalla consulta è emerso il nome della nuova presidente. La nomina, la prima secondo le nuove regole, è avvenuta all'unanimità: «È stato un grande segno di fiducia nei miei confronti», ha detto Pesenti. «Il primo passo adesso è quello di completare la squadra con la nomina dei due vice presidenti che avverrà sempre attraverso la consulta e poi verranno stabilite le linee programmatiche della mia presidenza». La neo presidente si muoverà nella continuità con la presidenza Mazzoleni, sia rispetto all'apertura del gruppo verso le imprese, un percorso che in questi anni ha visto crescere la collaborazione anche con i giovani di Confindustria e degli artigiani, sia per i progetti all'estero. Sul primo punto, spiega Pesenti, «l'obiettivo è continuare a fare proselitismo e aumentare la partecipazione degli iscritti all'interno del Gruppo. Del resto questa deve essere la fucina dell'Associazione sia in termini di persone che di progetti: vogliamo portare novità e sperimentare nuove idee». «Intendo portare avanti anche i contatti con l'estero - aggiunge -, una scelta che si muove nella stessa direzione in cui vanno le imprese, ovvero l'apertura ai mercati internazionali, e che ci permette di capire quali sono le prospettive nei diversi Paesi e come si muovono i vari mercati nel nostro settore».
La neo presidente, fra l'altro, ha partecipato al recente viaggio che ha portato 30 giovani imprenditori dell'Ance bergamasca, accompagnati anche da una delegazione dell'Ance nazionale, in Giappone. «È un Paese all'avanguardia per gli aspetti tecnologici, che abbiamo voluto approfondire con questo viaggio», spiega Mazzoleni, che ha aperto il Gruppo Giovani a esperienze internazionali, creando la «Commissione lavori esteri». «In Giappone - prosegue Mazzoleni - abbiamo avuto la possibilità di visitare una grande impresa di costruzioni che è tra le prime cinque del Paese, la Kajima Corporation. Abbiamo visto due cantieri, di cui uno in corso per la costruzione di un grattacielo a Tokyo: solo qui c'erano mille lavoratori». L'idea maturata di ritorno dal Giappone è avviare un progetto per organizzare stage per imprenditori edili per confrontarsi soprattutto con un modello organizzativo diverso: un'idea che il Gruppo Giovani intende portare avanti e che Mazzoleni lascia ora in eredità alla neo presidente Pesenti.

Da L’Eco di Bergamo di domenica 18 maggio 2008

 

Scherma Dopo la Albini, nuovo titolo nella spada U14 femminile

Marzani, per Bergamo è il bis tricolore

 

La baby della Bergamasca ha bissato il successo 2007 della compagna di club. Scanzi sfortunata: ko nei sedicesimi con la vincitrice Domani noi avremo il vantaggio della serenità, mentre la squadra di Gustinetti si giocherà molto. Ma noi in casa non abbiamo mai fatto brutte figure

Prima giornata di duelli, a Rimini, e primi successi per la spedizione schermistica bergamasca. Roberta Marzani ha conquistato il titolo italiano nel 45° G. P. «Renzo Nostini», categoria Giovanissime. Il successo della spadista della Bergamasca Scherma Creberg ha inaugurato nel migliore dei modi la settimana di gare che si protrarranno fino a martedì 20 maggio. E quelle di Rimini sono pedane particolarmente fortunate per la squadra allenata dal maestro Zibigniew Demianiuk, dato che nel 2007 un’altra atleta orobica, Laura Albini, aveva conquistato la stessa vittoria. Marzani ha imposto la propria supremazia sulle avversarie sin dai gironi preliminari, nei quali si era classificata al primo posto, giungendo poi alla finale dominata con un secco 10-2 contro Rachele Caprari, della Frascati Scherma. Roberta Marzani con questa prestigiosa affermazione si conferma ai vertici della disciplina e migliora il secondo posto della passata stagione. È stata una gioia attesa, metabolizzata e perciò più bella, spiega la giovane bergamasca: «Sì, il mio obiettivo era quello di arrivare almeno sul podio. E dopo la vittoria in semifinale io e il mio maestro abbiamo capito che era possibile centrare l’impresa. Ci sono riuscita ed è stato certamente il migliore dei modi per concludere la stagione». Meno scintillante è stata la prestazione dell’altra atleta bergamasca in gara, Cristina Scanzi. La giovane promessa resta comunque tra le prime venti a livello nazionale e il suo cammino si è interrotto proprio contro Roberta Marzani, dato che le due schermitrici della Bergamasca si sono dovute affrontare nei sedicesimi in uno scontro fratricida. Nelle categorie maschili il risultato più apprezzabile è stato raggiunto da Gino Magnini, eliminato agli ottavi dopo un esordio promettente, mentre Lorenzo Sartori e Lorenzo Spreafico sono stati eliminati nella prima fase. Francesco Fontanarosa

L’ECO DI BERGAMO VENERDÌ 16 MAGGIO 2008

Ingrid, un'insegnante dal Canada «Bergamo ha cambiato la mia vita»

«Doveva essere una tappa di passaggio, invece ho trovato marito»

Dopo aver viaggiato da un capo all'altro del pianeta, dal Canada alla Francia, al Giappone, Ingrid Anderson ha trovato il luogo ideale per vivere nientemeno che nella nostra città. Ingrid, originaria di Cornwall, una cittadina vicino a Ottawa, è professoressa di inglese al Collegio vescovile Sant'Alessandro: «Insegno agli studenti a conversare in modo più sciolto – spiega –, a parlare con più sicurezza e senza vergogna. Cerco di insistere il più possibile per far capire quanto l'inglese sia importante: è questa l'età per fare scambi interculturali, per studiare o per lavorare all'estero, quando sono giovani e non hanno ancora responsabilità. Sono esperienze fondamentali per aprire la mente e, in futuro, per una carriera brillante».

Metodo Montessori
Ingrid, che è in Italia dal 1995, ha sempre vissuto a Bergamo, ma insegna al liceo Sant'Alessandro da otto anni: «In Canada è molto di moda il metodo educativo Montessori e, per essere abilitati all'insegnamento, è necessario seguire un corso nei centri degli Stati Uniti, dell'Irlanda o di Bergamo. Su consiglio di una cugina che aveva fatto la stessa esperienza, ho deciso di partire alla volta dell'Italia all'età di 25 anni; così ho anche potuto riscoprire le mie radici, visto che mio papà è nato a Roma. Presa la certificazione alla Montessori sono tornata in Canada per concludere un contratto che avevo con una scuola elementare di Ottawa. Tornata a Bergamo, ho insegnato prima alla British School per quattro anni e poi sono passata al Sant'Alessandro».
È proprio la passione per le lingue, infatti, che ha guidato la professoressa Ingrid nei suoi viaggi per il mondo. Terminato il liceo vicino a Toronto, ha deciso di non cominciare subito l'università, ma di partire alla volta di Parigi: «La conoscenza del francese – spiega – è fondamentale per poter trovare un lavoro in Canada, e grazie all'anno trascorso in Francia come ragazza alla pari, l'ho potuto approfondire bene. Tornata a casa, mi sono iscritta alla Facoltà di Lingue della University of Western Ontario e, dopo la laurea, sono partita per il Giappone dove, selezionata da un programma governativo, ho insegnato inglese per un anno».

Il consiglio di papà
Il destino di Ingrid, però, non era né in Canada né in Giappone, ma proprio a Bergamo: «Nei miei primi tempi qui, mio papà è stato a farmi visita e, affascinato dalla città, mi ha consigliato di trovarmi un marito bergamasco». E così è stato: Ingrid si è sposata, ha due bambini e si trova benissimo nella nostra città, tanto da non avere più alcun progetto di tornare a vivere in Canada: «Torno a casa ogni estate per vedere la mia famiglia ma, anche se ho nostalgia, non sono pentita della scelta che ho fatto: il ricordo del mio Paese rimane legato solo all'infanzia e all'adolescenza. Ormai la mia vita è qui. Bergamo è una città incantevole, come anche le montagne che la circondano: è molto più piacevole sciare qui che sulle piste canadesi, dove il termometro scende anche venti gradi sotto zero. Bergamo, poi, è una città né piccola né grande, dove è facile incontrare persone che conosci ovunque vai e questo mi ricorda un po' Cornwall, la mia città d'origine».
Le chiediamo se non abbia avuto qualche difficoltà a legare con i bergamaschi nei primi tempi: «Quando sono arrivata qui e non parlavo una parola di italiano, ho cominciato a fare conoscenza con i miei vicini di casa andando a suonare il campanello se mi mancava qualcosa in cucina… Dopo un primo momento di diffidenza, sono nate delle amicizie. Credo però che in Canada, soprattutto nei piccoli centri, ci siano meno barriere tra le persone: basta guardare le case per accorgersene, quasi tutte senza recinzione. Comunque il bilancio è sicuramente positivo: mi sono trovata molto bene con i miei suoceri, con gli amici italiani conosciuti qui e con i colleghi del Sant'Alessandro. Ormai sono molti anni che insegno al Collegio, e comincio proprio a sentirmi parte della scuola».

«La vita è una sorpresa»
Non potrebbe chiedere di meglio, la professoressa Ingrid. «Ho imparato che la vita è piena di sorprese e di coincidenze: un mio trisavolo, inglese, tanti anni fa ha lasciato l'Inghilterra per Roma, dove è stato pittore sotto il nome di William Dumbar e fotografo sotto il nome di Giacomo Anderson. Mio papà, anni più tardi, ha lasciato Roma per il Canada, per avere più chance nella carriera di medico».
«Io, più o meno alla stessa età che mio padre aveva quando se ne andava dall'Italia, arrivavo a Bergamo e pensavo di starci per poco, giusto il tempo di prendere la certificazione alla Montessori e di tornare a insegnare alla scuola di Ottawa. Questo era il mio piano, che è stato del tutto stravolto. La cosa più interessante della vita è che può cambiare in un momento, proprio quando meno te l'aspetti».
Caterina Migani
Da L’Eco di Bergamo 12 maggio 2008

«La matematica in medicina è uno strumento salvavita»

Un docente di analisi alla Emory University di Atlanta  

Le prescrivo una Tac, un esame del sangue e una... simulazione numerica ». La matematica applicata alla medicina, anche nel quotidiano rapporto con il medico di famiglia. Perchè no? Già nel Settecento, il matematico Leonhard Euler sviluppò la matematica cardiovascolare, con un modello della fluidodinamica del sangue nelle arterie. Oggi, 21° secolo, unmatematico bergamasco, il 38enne Alessandro Veneziani, dallo scorso settembre professore associato in Analisi numerica, al Dipartimento di Matematica e Informatica della "Emory University" di Atlanta, sta cercando di calare (insieme ad altri matematici e ingegneri) l'arcigna e fredda matematica nella pratica medico-diagnostica. Veneziani, già approdato al MOX(Centro di modellistica e calcolo scientifico del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano, dove è stato docente di analisi numerica dal 2002 al 2007), e Docente di Calcolo Numerico presso l'Università degli Studi di Verona (dal 1997 al 2000) e Bergamo (dal 2000 al 2007), ha portato alla Emory University la sua conoscenza e passione per i problemi correlati al flusso sanguigno nell'uomo. Grazie all'aiuto delle equazioni di scolastica memoria. Vogliamo fare unesempio concreto? «Ci sono bambini che nascono con un difetto cardiaco, la ipoplasia del ventricolo sinistro. Sono pazienti che devono essere sottoposti a un trapianto di cuore. Nel frattempo, per permettere ai bimbi di sopravvivere nell'attesa di un trapianto, è necessario inserire loro un vaso artificiale chiamato shunt. Ebbene, attraverso simulazioni al computer, grazie a calcoli matematici, i cardiochirurghi possono dimensionare e posizionare in modo ottimale il vaso artificiale stesso. Con i miei colleghi del LaBSdel Politecnico di Milano e il chirurgo Marc de Laval del Great Ormond Street Hospital di Londra ci abbiamo provato...e con risultati davvero soddisfacenti ». Quando la matematica ha un... "cuore". Lei sta coordinando anche il progetto "Aneurisk", supportato da "Siemens Medical solutions - Italy", in collaborazione con il "Mario Negri" di Ranica. Di che si tratta? «Stiamo lavorando su equazioni che descrivano il moto del sangue negli aneurismi cerebrali (di cui è rimasto vittima recentemente il Presidente dell'Atalanta Ruggieri nda), che sono delle specie di bolle che si formano nei vasi sanguigni e che, trattandosi di zone dove la parete vascolare è più debole, possono rompersi. Il problema è che è difficile per il neuroradiologo e il neurochirurgo decidere se è opportuno operare il paziente o meno (l'intervento non è privo di rischi). Risolvendo queste equazioni e facendo una analisi statistica dei risultati si può prevedere il rischio di rottura dei vasi, fornendo quindi elementi ulteriori per prendere una decisione corretta.» La matematicapuòquindi rivoluzionare la diagnostica, migliorandola. Ci spiega come? «L'applicazione di un modello matematico permette spesso di effettuare previsioni e quindi di dare maggiori elementi di giudizio prima di decidere una terapia. E' un po' come per le previsioni del tempo. Se sappiamo che pioverà, evitiamo di andare a fare una gita. Se possiamo prevedere ragionevolmente cosa succederà dopo un intervento chirurgico, grazie al fatto che lo effettuiamo nel mondo virtuale della matematica e dei numeri, possiamo aiutare il chirurgo a fare un intervento migliore e più mirato. Stiamo usando modelli antichi come le equazioni di Eulero, manegli ultimi dieci-quindici anni i progressi nel calcolo scientifico e nelle immagini diagnostiche hanno posto gli studi di fluidodinamica numerica nel fronte avanzato della ricerca medica perché possono dare risposte quantitative». Si potrebbe quindi prevedere se e quando ci sarà un aneurisma cerebrale? «Oggi i medici hanno a disposizione molte immagini e le sanno leggere. Ma ci sono tante informazioni nascoste dentro a quelle immagini! Con la Matematica noi possiamo andare oltre l'immagine. . Con la simulazione possiamo cercare di prevedere cosa succederà in futuro, fornendo indicazioni per la prognosi». Giuseppe Purcaro

Da Il Giorno 10 maggio 2008

 

Al Sant'Alessandro confronto fra candidati e neo-elettori
«Servono più diplomati»
Economia, energia, trasporti, costi della politica. E, soprattutto, scuola e università. La campagna elettorale è sbarcata ieri mattina al collegio vescovile Sant'Alessandro: i candidati orobici di sette dei partiti in corsa si sono dati appuntamento per una tavola rotonda nell'auditorium della scuola. L'attento uditorio era formato dagli allievi delle classi quarte e quinte del liceo scientifico, e seconde e terze del liceo classico.
Agli elettori in erba, che domenica e lunedì voteranno per la prima volta, gli aspiranti parlamentari hanno illustrato i punti chiave dei loro programmi. «Il nostro sistema formativo è carente soprattutto dal punto di vista delle discipline scientifiche – ha esordito per il Pd Giovanni Sanga –. Per questo ci proponiamo di introdurre nei programmi più ore di matematica. Gli obiettivi sono poi portare all'85% la percentuale di diplomati, incrementare l'autonomia scolastica e aprire gli istituti per tutta la giornata, utilizzandoli anche per funzioni extrascolastiche e facendone dei luoghi di riferimento per i quartieri». Giorgio Jannone (Pdl) ha ricordato l'idea di formazione che muove il suo partito, fondata sulle tre «I»: «Portare i nostri studenti al livello dei coetanei europei significa migliorare soprattutto la loro conoscenza di inglese e informatica, e prepararli meglio al mondo dell'impresa e del lavoro». Ad aggiungere una «quarta I» (identità) è stato invece Andrea Cologno (La Destra) secondo il quale «tra le materie di insegnamento andrebbe reintrodotta l'educazione civica, per rafforzare il senso di cittadinanza. Tutti, anche gli stranieri, devono conoscere e rispettare le regole dello Stato». Degli insegnanti ha parlato il leghista Ettore Pirovano , che si prefigge di «eliminare i fannulloni dalle scuole pubbliche e utilizzare meglio le risorse: è inaccettabile che il ministero dell'Istruzione abbia qualcosa come un un milione e 300 mila dipendenti in Italia». Sul fronte opposto, l'insegnante e candidata alla Camera della Sinistra arcobaleno Rosangela Pesenti parla di «valorizzare e restituire dignità al ruolo dei docenti. Fondamentale è poi che il ministro dell'Istruzione sia una persona che viene dal mondo della scuola e che ne abbia profonda conoscenza, contrariamente a quanto è avvenuto in alcuni casi in passato». Di università si è invece occupato l'esponente dell'Italia dei Valori, Gabriele Cimadoro : «Se vogliamo creare un sistema di alta formazione davvero di eccellenza, dobbiamo smettere di disperdere risorse nella creazione di un numero enorme di atenei sparsi qua e là. Io ad esempio mi sono battuto contro l'apertura della facoltà di Ingegneria a Dalmine, quando abbiamo Milano e Lecco a pochi chilometri di distanza». D'accordo Francesco Giorgio (Udc): «È necessario tagliare sugli atenei “inutili”, per convogliare le risorse verso quelli principali. E aumentare gli investimenti per la ricerca. Altrimenti l'università diventa un luogo spersonalizzante, dove non si riesce a vivere un'esperienza davvero formativa».
Fausta Morandi

Eco di Bergamo 8 aprile 2008


L'eroe dei cieli, lezione al Sant'Alessandro

Con una lezione incentrata sulla figura della triplice medaglia d'oro al valor militare Antonio Locatelli e al recente restauro del suo aereo si è conclusa la serie di incontri tenuti dai componenti dell'Assoarma di Bergamo agli studenti del Collegio vescovile Sant'Alessandro, in città.
Per l'associazione che coordina una quindicina di associazioni d'arma una replica di quanto già fatto l'anno scorso. «Offriamo ai docenti – spiega il generale Giorgio Taviani, presidente Assoarma Bergamo – specifici ausili didattici per trasmettere ai giovani i valori educativi. Con i docenti possiamo in questo modo contribuire allo sviluppo di un libero giudizio critico e alla formazione degli studenti come futuri cittadini italiani e europei». Oltre a Taviani, presenti per Assoarma anche Paolo Moschini ed Ermanno Molteni, caponucleo dell'Associazione aeronautica di Ponte San Pietro.
Moschini ha presentato in profondità la figura di Locatelli, mentre Molteni, dato il suo impegno durante il recupero e il restauro dell'aereo, ha ripercorso la storia dell'Ansaldo A1 Balilla, dalla costruzione (tra i collaudatori anche Francesco Baracca) alla conclusione dei lavori di restauro da parte del gruppo Amici velivoli storici che lo hanno riportato all'antico splendore e riconsegnato ai bergamaschi l'8 giugno del 2003.
«Siamo tutti molto soddisfatti di questi incontri – spiegano monsignor Achille Sana, rettore del Sant'Alessandro e Giuseppina Zizzo, insegnante di lettere allo scientifico – perché, grazie alle esposizioni dei componenti di Assoarma, gli studenti hanno avuto modo di approfondire temi storici di grande rilevanza, alcuni dei quali sino a pochi anni fa quasi ignorati da libri di storia e stampa».
Marco Conti

L'Eco di Bergamo 27 febbraio 2008

 

Sant'Alessandro L'ex allievo insegna l'arte di scrivere

Magari ci scriverà sopra qualcosa, Guido Bosticco, 35 anni, docente di tecniche di scrittura alle università di Pavia e Lucca, tornato per qualche ora al suo liceo, il Collegio vescovile Sant'Alessandro, per parlare ai ragazzi di prima del Classico di come si può scrivere.
Sul tema ha appena firmato un libro: «Riempire i vuoti. Un manuale soggettivo di scrittura e comunicazione» (sarà presentato il 28 febbraio alle 17 alla Libreria Palomar, in via Mai) che attualizza l'arte retorica, riportandola alle sue radici filosofiche, psicologiche, semiotiche e pratiche: l'arte di comunicare attraverso la parola, la scoperta che il testo non solo costruisce mondi, ma in buona parte la percezione del mondo. Per cui vale la pena anche scrivere un tema, se questo serve per appropriarsi della realtà.
I ragazzi hanno ascoltato con attenzione più che con appunti, ma a questo rimedierà il professor Enzo Noris, che ha invitato l'ex allievo dopo averne scovato il libro nella biblioteca della scuola e, scorrendolo, aver scoperto che l'autore si era aggirato per cinque anni per il Sant'Alessandro. «Dopo la conferenza – ha annunciato il professor Noris alla sua classe – lavoreremo su quello che abbiamo sentito. Rifletteremo e, naturalmente, scriveremo». In prima liceo classico la maturità è ancora lontana, ma al professor Noris non piace perdere tempo. Quanto a Bosticco, nel suo intervento è partito dalla teoria della comunicazione (emittente-messaggio-ricevente, non poteva essere diversamente per un ex allievo del professor Virgilio Gallizioli, al quale imputa tra l'altro la scelta della laurea in filosofia).
Ha spiegato poi che qualunque tipo di testo ha vincoli di tempo, spazio, target che possono essere sfruttati per canalizzare lo sforzo espressivo. Ha spiegato forma e contenuto e dato una dritta metodologica: imparare ad osservare le cose «come se» se ne dovesse scrivere. «La penna-antenna che capta il segnale della realtà e lo restituisce codificato in un testo». Poi suggerimenti da metter via per la serie infinita di temi che ancora li aspetta: il punto di vista del racconto, la messa a fuoco dei dettagli che contano, l'esporsi a buone letture nei giorni precedenti la scrittura di un testo importante perché la parola appropriata scacci quella approssimativa. Come direbbe Queneau, c'è bisogno di esercizi di stile.
Guido Bosticco oltre che filosofo e semiologo è anche giornalista professionista. Dopo qualche anno di redazione (alla Provincia di Cremona e a Libero) ha deciso che ne aveva abbastanza e con Giovanni Magnoli (un amico, come lui ex allievo del Collegio Borromeo a Pavia), ha fondato Epoché, agenzia di consulenza giornalistica e culturale con un occhio alla comunicazione istituzionale e alla politica. «Proprio in questo settore – spiega – Epoché si sta ritagliando uno spazio come consulenza di comunicazione politica e strategia di relazione per candidati in campagna elettorale. Abbiamo esperienza in ambito comunale, provinciale, regionale e nazionale. Il consulente elettorale è uno spazio ancora poco coperto in Italia. È promettente». Soprattutto quest'anno.
Susanna Pesenti

L'eco di Begamo 6 febbraio 2008

 

La secchiata d’acqua sugli studenti in corteo

Per manifestare il loro diritto allo studio ieri gli studenti delle scuole superiori si sono dati appuntamento alle 9,30 in piazza Marconi. La mobilitazione, promossa dal Movimento studentesco, rientrava nell’ambito delle manifestazioni che hanno coinvolto anche altre città, per la quarta edizione della «Giornata mondiale di mobilitazione studentesca per l’accesso al sapere», indetta al Social Forum di Nairobi. Scarsa la partecipazione degli studenti, poco più di un centinaio, che dalla stazione hanno dato vita a un corteo che si è snodato lungo via Roma per proseguire fino al Collegio Sant’Alessandro, dove era prevista una sosta. A differenza di quanto successo negli anni scorsi non ci sono state dimostrazioni particolari. Anzi, il corteo degli studenti è stato fatto oggetto di secchiate d’acqua da parte di un’inquilina dell’edificio adiacente il collegio. «Chiediamo

– si leggeva in una nota del Movimento studentesco – maggiori investimenti nella scuola pubblica, tagli ai finanziamenti alle private, l’abolizione del buono scuola e lo stanziamento di fondi per l’edilizia scolastica». Tra le richieste degli studenti anche quella di bloccare la riforma Formigoni dell’istruzione in Lombardia.

(testo di Tiziana Sallese, foto Bedolis)

Da L’Eco di Bergamo di domenica 18 novembra 2007

E la cugina campionessa in Inghilterra

Studia a Bergamo, ma tira di scherma per la nazionale di Sua Maestà Elisabetta II d'Inghilterra. E dopo aver conquistato il terzo posto nel campionato nazionale britannico di spada under 20 (nel 2005 e nel 2006 aveva agguantato l'oro), nei giorni scorsi nella gara di Coppa del mondo a Ponte de Sor, in Portogallo, si è piazzata al quinto posto. Ma che ci fa una studentessa di quarta al liceo scientifico «Sant'Alessandro» nella Nazionale inglese di scherma? Elisa Albini, 17 anni, ha la doppia nazionalità italiana e inglese, visto che papà Andrea è bergamasco, mentre mamma Bridget O'Connor è originaria dell'isola britannica (irlandese da parte di padre). È dall'età di 10 anni che Elisa pratica questa disciplina sportiva. La passione è scattata nel 2000, quando la studentessa ha seguito in tivù le gare delle Olimpiadi di Sydney. Così da un bel po' trascorre il tempo libero nella sala scherma del Palazzetto dello sport, dove si allena con la sua squadra (la Bergamasca scherma Creberg), sotto la guida del coach Zbigniew Demianiuk, che è stato allenatore della squadra polacca di questa disciplina olimpica. D'estate poi, si allena nei campus internazionali in Polonia, dove incontra tanti ragazzi di nazionalità diverse, tutti con la sua stessa passione per la scherma. E poi oggi partecipa alle competizioni del circuito di Coppa del mondo under 20 con i colori britannici: nel 2006 si è classificata 31ª ai Campionati del mondo in Corea del Sud ed è arrivata in finale nella gara di Coppa del mondo in Portogallo. Dopo l'oro nazionale nel 2006, quest'anno si è, dunque, dovuta accontentare del bronzo, ma solo perché non era al meglio della forma. Ora la aspetta Praga: la raggiungerà insieme a Samuele Rivolta, un'altra stella del vivaio Demianiuk, per i campionati europei.
C. Gh. Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 24 ottobre 2007

Al Sant'Alessandro Dante senza segreti

Tra novembre e dicembre tre incontri d'approfondimento per studenti

Il Collegio vescovile Sant'Alessandro organizza un'iniziativa di approfondimento dedicata al sommo poeta Dante Alighieri. I destinatari sono gli studenti del triennio superiore del liceo classico e scientifico interessati ad approfondire questo genere di studio.
Sono previsti tre incontri pomeridiani a cadenza quindicinale il giovedì dalle 15 alle 17 nel Salone Bernareggi del Collegio (via Garibaldi 3, Bergamo), nel dettaglio l'8 e il 22 novembre e il 6 dicembre. I relatori vengono reperiti grazie alla Società Dante Alighieri, comitato di Bergamo. L'adesione è libera, ma è richiesta una seria motivazione ad approfondire i contenuti del percorso e a partecipare con continuità agli incontri in programma: per motivi organizzativi è richiesta una conferma telefonica al numero 035/218.500 e si ricorda che gli studenti di altre scuole devono essere accompagnati da un docente. Gli obiettivi di questo ciclo di appuntamenti sono l'approfondimento dei contenuti relativi alla figura e all'opera di Dante, della biografia – soffermandosi sulle fonti, gli aneddoti e l'iconografia –, di temi e questioni di particolare rilevanza presenti nelle tre cantiche. Inoltre si vuole far conoscere agli studenti la Società Dante Alighieri e le sue proposte culturali.
Il primo appuntamento è in calendario per l'8 novembre e vedrà come relatore il professor Giangabriele Vertova (da confermare) sul tema «La selva oscura: realismo ed allegoria nel canto proemiale della Commedia». Il 22 dello stesso mese il professor Giovanni Dal Covolo tratterà il tema «Il ruolo dei poeti e della poesia nel Purgatorio: Casella, Stazio, Forese, Bonagiunta, Guinizzelli, Arnaldo Daniello». Lo stesso relatore sarà protagonista dell'ultimo appuntamento, quello del 6 dicembre, incentrato sul tema: «L'Uno nel molteplice- il molteplice nell'Uno: il Paradiso di Dante». Al termine del ciclo è previsto un test di valutazione della soddisfazione dei partecipanti.

Da L’Eco di Bergamo di giovedì 23 ottobre 2007

 

 

«Caro Bertinotti il quadro dov'è?» E lui risponde

Lepanto, allieva del S. Alessandro chiede notizie Lui le scrive una mail: tela poco «diplomatica»

 

«Quando ho visto arrivare quella e-mail mi è venuto un colpo». Per forza: non è cosa da tutti, a 16 anni poi, ricevere posta dal presidente della Camera. Ma a Francesca Piazzoni, studentessa di Treviolo, è successo davvero. A lei, e solo a lei, Fausto Bertinotti ha risposto di suo pugno in proposito a un fatto che qualche giorno fa ha agitato gli animi della politica.
Un quadro poco gradito
Tutto comincia quando Bertinotti, diventato presidente della Camera, decide di apportare qualche modifica all'apparato artistico in quel di Montecitorio. In particolare, ad avviarsi verso nuova collocazione, è una tela che raffigura la battaglia di Lepanto, lo scontro che il 7 ottobre del 1571 vide le flotte di Spagna, Venezia e Papato bloccare l'avanzata dei turchi. E così, quando Bertinotti fa spostare il quadro dalla Sala Gialla per piazzarla nel corridoio della vicepresidenza, s'infiamma il dibattito: perché l'ha fatto? I detrattori puntano il dito su una mossa politica dell'ex leader di Rifondazione. Dal portavoce della presidenza arriva una nota lapidaria: «La decisione è stata presa in sintonia con la linea di dialogo e di pace scelta da Bertinotti». Lapidario, quasi criptico. Non esaustivo. Il dibattito prosegue, e al liceo scientifico del Collegio Sant'Alessandro il caso approda in classe.
«Chi scrive a Bertinotti?»
È un professore di lettere e filosofia, Eugenio Donadoni, a proporre la questione: «Il 7 ottobre, in occasione della festività del Santo Rosario e della battaglia di Lepanto, cui la festa è collegata, durante una lezione di filosofia con la 3ª B è emersa la notizia che il presidente Bertinotti aveva fatto spostare la tela della battaglia di Lepanto – spiega il professore –. Ci siamo chiesti il perché, e allora ho invitato i ragazzi a chiederlo direttamente a Bertinotti. Sul sito della Camera sono pubblicati gli indirizzi dei deputati: ho pensato fosse una bella cosa che i ragazzi potessero scrivere loro». Ma scrivere è una cosa, ottenere davvero una risposta dal presidente è un'altra. Dopo l'invito del professore, Francesca alza la mano: «Lo faccio io». Così, scovata la mail, parte il testo a nome della classe: «Egregio presidente della Camera signor Fausto Bertinotti, mi permetto di chiederle se corrisponde a verità che dal suo ufficio è stato rimosso un quadro rappresentante la battaglia di Lepanto, poiché il fatto è stato oggetto di discussione durante la scorsa lezione di filosofia. In caso affermativo, gradirei sapere, insieme ai miei compagni/e, le motivazioni che l'hanno spinta a compiere tale gesto».
Scambio di e-mail
Una lettera scritta con cura, quella di Francesca: «Dopo aver detto di sì al prof, ho iniziato ad agitarmi. Mi sono detta: e adesso cosa scrivo al presidente?», racconta. Ma quando è arrivata a casa ha pensato bene di coinvolgere nell'impresa la mamma Alessandra: «Anche lei era un po' preoccupata, dovevo usare la forma corretta, mica potevo sbagliare. Quel testo l'avrò riletto cento volte». Poi l'attesa: «L'ho inviato il 10 ottobre, ogni giorno controllavo la posta elettronica. E alla fine eccolo: il 16, fra gli altri, è comparso un messaggio il mittente "presidenza della Camera". C'erano anche le mie amiche, quel giorno. Non ci credevano: Bertinotti aveva risposto a me».
I motivi del presidente
Nel testo, il presidente spiega: «Le opere d'arte presenti nelle sale della Camera dei deputati sono un patrimonio che viene tutelato dai Presidenti, consapevoli del proprio carattere transitorio rispetto alla continuità dell'Istituzione. Per questo – prosegue – ad esempio, è in atto una grande opera di restauro del fregio del Sartorio, il cui risultato sarà esposto al pubblico nelle sedi della Camera dei deputati a partire dal prossimo 16 maggio». Segue riflessione sull'opportunità di spostare le opere d'arte per renderle più fruibili. Poi giunge alla spiegazione: «Per quanto concerne il quesito che lei pone, in sintonia con la linea di dialogo, di pace e di non violenza cui ho inteso caratterizzare la mia esperienza di presidente, mi è sembrato giusto sostituire nella Sala del Cavaliere (o Sala Gialla), la sede in cui vengono ospitate in particolare le delegazioni estere, i quadri che rappresentano scene di battaglia con raffigurazioni di paesaggi».
C'è posta per la classe
La lettera si chiude con un vivo ringraziamento «per l'attenzione che ha voluto rivolgermi». Firmato: Fausto Bertinotti. Francesca è entusiasta, la lettera l'ha portata a scuola e il prof l'ha letta in tutte le sue classi. Ma, al di là della soddisfazione per aver ottenuto risposta, la spiegazione in sé la soddisfa? «Mah... Forse l'ha presa un po' alla larga – dice –. Però sì, sono soddisfatta». Poi sorride: «Quasi quasi scrivo una mail per ringraziarlo».
Anna Gandolfi – da L’Eco di Bergamo di martedì 23 ottobre 2007

 

 

In vetrina «corto» bergamasco

Gira da pochi giorni ma sta già spopolando su You Tube, il video di Nicolò Mazza de’ Piccioli, «Bounty Killer», il cortometraggio che il giovane regista bergamasco (classe 1984), porterà ora alla Festa del cinema di Roma. Mentre gli spettatori bergamaschi lo potranno vedere il mese prossimo perché è stato selezionato da Cortopotere, il festival del cortometraggio che si svolgerà dal 13 al 17 novembre al cinema Alba-Blob House di Valtesse. Nato a Bergamo, dopo il liceo, Nicolò Mazza de’ Piccioli si è trasferito a Roma per frequentare l’Accademia di cinema (che ha da poco terminato), dove si è diplomato in regia. Oltre a varie collaborazioni, ha girato finora quattro cortometraggi e sta scrivendo il suo primo lungometraggio. «Sono stato selezionato – ci dice Nicolò, durante una breve chiacchierata – nella sezione della Festa del Cinema di Roma che si chiama "Genius Loci", sezione nella quale vengono presentati lavori che siano stati girati e che abbiano per soggetto il Lazio. I film verranno presentati in provincia, precisamente a Guidonia, e sono stati sponsorizzati dalla Regione Lazio che cercava lavori innovativi che fossero girati con un taglio particolare e dessero un’idea non banale del territorio». «Il film è un omaggio al western – prosegue Mazza de’ Piccioli – ma non è un genere che amo particolarmente, mi piace invece contaminare i generi. Infatti anche Bounty Killer ha uno sguardo piuttosto ironico e, appunto, contaminato, tra generi diversi». «Il mio film – ci dice ancora Nicolò Mazza de’ Piccioli – è stato selezionato proprio, credo, perché rispondeva ai criteri dei selezionatori. Mi fa molto piacere che venga presentato in questo contesto perché la Festa del cinema di Roma mi sembra molto più popolare rispetto ad altri festival come Venezia, per esempio. Sicuramente meno elitaria e più popolare anche nei prezzi dei biglietti e poi si estende anche in provincia, per coinvolgere anche il territorio circostante e non solo la capitale: è veramente aperta a tutti». «Ora sto scrivendo il mio primo lungometraggio – conclude Mazza de’ Piccioli – che nelle mie intenzioni dovrebbe essere un noir musicale. Anche se – ci dice rispondendo ad una domanda precisa – non è la musica la mia passione, quella resta il cinema, però mi piace molto il jazz e soprattutto mi piace la musica in funzione cinematografica, insomma, la musica complementare al cinema». Andrea Frambrosi (L'Eco di martedì 16 ottobre)a L’Eco di Bergamo di giovedì 18 ottobre 2007

 

Che gioia debuttare nella mia città Ho rinunciato al compenso

Una serie di debutti si sono inanellati nell’Elisir d’amore del basso bergamasco Alessandro Esposito, star indiscussa della «prima» della stagione lirica al teatro Donizetti. Vincitore del Premio Abbiati 2006, assegnatogli giusto qualche mese fa a Palazzo Frizzoni, Esposito sta macinando una carriera internazionale da far invidia. Nel prossimo novembre sarà a Santa Cecilia a Roma nel Guglielmo Tell diretto da Antonio Pappano, poi al Covent Garden nella Cenerentola e nel febbraio prossimo sarà Figaro nella tournée che il Festival di Salisburgo terrà in Giappone. Questo per stare solo agli impegni più recenti. Ma il suo Dulcamara, applaudito tra le ovazioni, era un debutto, non solo come ruolo, ma anche come autore. Per la prima volta il cantante di Madone interpretava Donizetti e per la prima volta cantava nel teatro della sua città. Anche per questo ha fatto il gesto – in assonanza con la generosità di Gavazzeni, che al Donizetti dirigeva senza prendere cachet – di rinunciare al compenso di una recita. «Dulcamara è un classico – ci dice – però qui è anche giovane. Non vende l’elisir per imbrogliare Nemorino. Il suo vino è quasi un pretesto, vuole trovare il modo di far rivelare l’autenticità dell’amore di Nemorino. Richiama quasi Shakespeare, perché nel secondo atto si vede come la persona che ama veramente Adina non è Belcore». E vocalmente com’è il ruolo? «È un debutto molto impegnativo. Quasi sempre la parte si muove su una tessitura molto acuta, anche se è fattibile certo non è comoda. E mi piace molto l’idea di aver fatto questi debutti nella mia città». E ha un valore particolare muoversi sul palcoscenico del teatro Donizetti? «Si, è emozionante perché proprio in questo teatro mi sono avvicinato alla lirica. Da giovane avevo gli abbonamenti alla stagione lirica, a quella di prosa. È molto bello debuttare ora qui». E da dove è nata la vocazione al canto? «Avevo visto uno spettacolo alla Scala e poi la Maria Stuarda di Gabriele Lavia al Donizetti, che mi stregò letteralmente. Da qui cominciai a cercare un maestro di canto (Romano Roma e Sherman Lowe, n.d.r.), e poi, visto che mi dissero che avevo buoni mezzi vocali, ho iniziato. E finora mi è andata bene ». B. Z.

Da L’Eco di Berganmo di domenica 14 ottobre 2007

 L'Elisir dei colori non convince tutto il pubblico
Tanti applausi ma anche qualche dissenso per il nuovo allestimento del capolavoro di Donizetti all'avvio del festival Movimentata la regia di Pizzech, filologica la direzione di De Marchi, nel cast spicca il basso bergamasco Esposito

Tanti applausi e qualche dissenso. Anche tra il pubblico – un tutto esaurito degno dell'inaugurazione – le reazioni a L'elisir d'amore di Donizetti» sono state molte e variegate. Dunque, come avevamo detto, non solo tanti colori sul palcoscenico e nella buca dell'orchestra, ma anche dall'altra parte del teatro Donizetti, dove oggi (alle 15,30) è attesa la replica.
Nuova produzione del Bergamo Musica Festival, L'elisir andato in scena venerdì sera aveva molti motivi per destare attenzione, stupore e anche qualche reazione critica. Non fosse altro perché tanto la regia di Alessio Pizzech quanto la realizzazione musicale concertata da Alessandro De Marchi si presentavano sotto il segno del nuovo o dell'inedito. Entrambe, anche se in modo contenuto, oltre agli applausi hanno ricevuto qualche isolato dissenso.
Ma tutte e due, crediamo, erano scelte precise di una politica artistica: quella di rinnovare con criteri e secondo logica il melodramma, e segnatamente quello di Gaetano Donizetti, che è il cuore pulsante del festival. È abbastanza noto che la regia è il mezzo più semplice per attualizzare il repertorio, senza toccare la musica. Pizzech ha scelto di avvicinare il mondo della vicenda ottocentesca al cuore del XX secolo, quando cominciava a sbiadire il mondo rurale, in particolare quello della Pianura Padana. Non dunque un mondo fiabesco, come spesso si vede e si è visto, ma un mondo vero, tra vitalità e nostalgia per una fine incipiente, al di là dell'imminente secondo conflitto mondiale.
Dunque i colori e i vestiti – con un guizzo di eccentricità divertita, forse un po' troppo sottolineata – non erano gratuiti, ma calati in una realtà storica. E avevano sapori veri tutti i movimenti – quasi virtuosistici nella loro continuità – che le masse del coro e le comparse hanno realizzato nel corso dei due atti, nonché la intensa vis teatrale che tutti i protagonisti sono stati capaci di mettere in campo. Gesti degni di attori provetti, più che di cantanti. E anche questo dato, che si va sempre più affermando, è confortante.
Magari avrà lasciato qualche perplessità un uso un po' generoso di rumori in scena – applausi, pedate sul pavimento – ma non ci sembra comunque saliente.
Alessandro De Marchi da parte sua ha guidato l'Orchestra del Festival e il bel coro (preparato a dovere da Marina Malavasi) seguendo prassi ricostruite del primo Ottocento: tempi più sciolti, fraseggi elastici, recitativi senza tastiera ma solo con cello e contrabbasso, con combinazioni timbriche decantate. Sono un po' mancati alcuni equilibri negli assiemi a svantaggio delle voci ma il lavoro ha mostrato significativi pregi e risultati interessanti, soprattutto tenendo conto che è un primo passo.
Arriviamo così alle voci, che sono il cuore dello spettacolo. Indubbiamente una spanna sopra gli altri, non solo per il ruolo dirompente e guascone, è risultato il Dulcamara di Alessandro Esposito, timbro e dizione splendidi, aggressività vocale magnetica e una agilità semplicemente spettacolare. Più che un debutto sembrava un ruolo fatto su misura per il giovane trentaduenne bergamasco.

Al suo fianco si è mossa bene, anche se non sempre brillantissima, il soprano Silvia Dalla Benedetta, vocalità di bel colore, omogenea nell'escursione dei registri, capace di tessere un giusto mix di civetteria e languore nel fraseggio. L'impressione, senza controprova, era quella che potesse rendere anche di più. Una prova di buon livello è stata anche quella di Damiano Salerno, un Belcore autoironico e goffo, senza guizzi particolari ma condotto con intelligente gestione di mezzi vocali, adatti alla prudenza e alla poco accattivante condotta del ruolo. Anche Nemorino ha dato l'impressione di non essere al meglio delle sue comprovate capacità. Tenore di rango, Raùl Hernandez ha condotto senza veri acuti la sua parte, gestendo con grande intelligenza il ruolo, ma senza i picchi che deliziano e fanno vibrare l'animo delle platee. Non c'entra il piccolo inciampo nella «Furtiva lagrima», ma la condotta un po' al risparmio di un timbro che comunque ha lasciato intendere un colore chiaro e limpido di quelli più rari.
Bernardino Zappa

 

 

Più laureati assunti nelle imprese

In Bergamasca i lavoratori con titolo accademico dal 2001 al 2007 sono aumentati del 3,5% Andrea Barcella al collegio Sant'Alessandro: per tenere il passo serve formazione continua

 

Aumenta il numero dei laureati presenti nelle aziende bergamasche: dal 5,4% del 2001 all'8,9% del 2007. È questo il dato, tutto sommato confortante per i giovani laureati in cerca di occupazione, che è emerso durante l'incontro tra Andrea Barcella, presidente dell'Unione industriali di Bergamo e gli allievi di quarta scientifico e di seconda classico del Collegio vescovile Sant'Alessandro. A salire in cattedra per un giorno, oltre a Barcella, Mauro Locatelli, laureato in economia e gestione delle imprese internazionali, attualmente impegnato nell'azienda Ernst & Young di Milano, Andrea Gelpi, ingegnere alla Prenatal di Agrate e Andrea Locatelli, avvocato penalista. L'incontro di ieri è il primo appuntamento del progetto «Gli ex allievi salgono in cattedra», un'iniziativa giunta alla sesta edizione che ha l'obiettivo di orientare i ragazzi nelle scelte scolastiche future.


«Ogni due anni – ha spiegato Barcella – l'Unione industriali elabora uno studio sulla presenza dei laureati nelle aziende associate. Dal 2001 al 2007 c'è stato un aumento del 3,5% e il 31,6% è stato assunto negli ultimi due anni. Il 50% dei laureati sono ingegneri, il 21% hanno una laurea in economia, il 20,2% in facoltà umanistiche e il 6,7% in facoltà scientifiche. Dalla nostra università proviene il 35,6% dei laureati, ma c'è anche un 4,3% che proviene dall'estero». Partendo da questi dati Barcella ha illustrato agli studenti la complessità del mondo dell'impresa, una complessità che richiede diverse professionalità: «Le imprese – ha sottolineato il presidente dell'Unione industriali – sono enti molto dinamici che evolvono con rapidità per sopravvivere e dunque la formazione di chi vi lavora non finisce mai». Detto questo, Barcella, da un lato ha invitato le scuole ad offrire ai ragazzi sempre più occasioni per capire cosa succede all'esterno e dall'altro ha spronato i ragazzi ad essere curiosi: «Coltivate la voglia di scoprire cose nuove e di continuare ad apprendere. Oggi non c'è soluzione di continuità tra scuola e lavoro, ci si deve continuamente mettere in gioco e accettare le sfide della società globalizzata». Conferma della dinamicità del mondo del lavoro è arrivata anche dagli altri tre relatori, tutti ex studenti del Collegio: «La vera formazione avviene in azienda – ha sottolineato Andrea Gelpi – difficilmente poi l'azienda si lascia scappare le persone se dimostrano di aver voglia di fare, di essere precisi e responsabili. Questo perché le imprese investono sui giovani». Da Andrea Locatelli è arrivato il consiglio di non scegliere la facoltà di giurisprudenza solo perché non si sa cosa fare: «È una facoltà molto inflazionata e dunque bisogna essere motivati per raggiungere gli obiettivi desiderati». Un dato che parla chiaro: negli ultimi tre anni gli avvocati a Bergamo sono passati da 1.100 a 1.400. Un incoraggiamento agli studenti a cercare durante l'università la propria strada è arrivato invece da Mauro Locatelli: «Sono uscito dal liceo con il minimo indispensabile, la voglia di autonomia mi ha spinto a studiare per entrare alla Bocconi. Solo lì ho capito veramente cosa volevo fare da grande».
Tiziana Sallese
 da L’Eco di Bergamo di venerdì 5 ottobre2007

 

 

SANT'ALESSANDRO SECONDO IN ITALIA Pietro, quel Pitagora orobico Si è piazzato 11 ° ai mondiali dei giochi matematici di Parigi

di NICOLETTA PRANDI BERGAMO – 

UN PICCOLO GENIO dei numeri, ma non ha nulla di folle, an­zi. Pietro Patelli, alunno di ter­za media del Collegio vescovile Sant'Alessandro di Berga­mo, 13 anni, appare come un ragazzo molto più maturo del­la sua età. Anche per una sorta di quieta saggezza naturale che imprime alle sue parole quando risponde alle doman­de. Quest'anno ha raggiunto risultati eccezionali: secondo alla finale nazionale dei Cam­pionati internazionali di gio­chi matematici alla Bocconi di Milano del maggio scorso e 11 ° alla finale internazionale di Parigi a fine di agosto, SECCHIONE? «No - rispon­de, - mi piace studiare, ma non mi esaurisco sui libri. Rie­sco abbastanza bene in tutte le materie scolastiche; nella mia classe però sono tutti su un buon livello». Difficile farsi raccontare di qualche mara­chella o punto debole: il ragaz­zo risponde al cliché che tutte le mamme del mondo vorreb­bero. Sereno, posato, suona il pianoforte, va in bicicletta, gioca a tennis e a scacchi, ama la famiglia, ha la passione per la vela e gli piace leggere, so­prattutto Salgari. «La lettura è la sua forza - spie­ga mamma Mara. - Sin da quando era pic­colo legge mol­tissimo». Parigi è stata una bella avventura, vin­cente grazie a un mix di alle­gria, calma e distensione. «Al­le semifinali al Sant'Alessan­dro non ero andato benissimo - ricorda - ma alla prova in Francia sono arrivato in mo­do molto positivo; avevo dor­mito bene, giocato, mi ero di­vertito. La gara, divisa in due parti, era molto difficile, ma ho sbagliato solo un quesito su sette nella prima e due su sette nella seconda». Al cam­pionato sulla Senna hanno partecipato centinaia di stu­denti divisi per età in sei cate­gorie. Solo quattro italiani par­tecipavano a quella di Patelli, ma il ragazzo era svantaggiato dal fatto di non conoscere il francese. Ecco una delle do­mande: «Fino a IONE      2007   incluso, quanti numeri barra di cui il numero totale di barre è ugua­le a 20 esisto­no?» Roba da far accapponare la pelle, ma il giovane berga­masco ha affrontato l'esame con determinazione e in una ventina di minuti ha risposto ai quesiti. «Ci avevano dato due ore per ciascuna delle pro­ve, proibite calcolatrici, solo biro e pastelli colorati. Ero tranquillo, anche se un po' di preoccupazione c'era. Poi, quando mi sono concentrato non ho più pensato a niente e non vedevo l'ora di risolvere il problema». IL CAMPIONATO è stato dominato da polacchi e svizze­ri, ma c'erano anche canadesi e,nigeriani tra i partecipanti. «E stata una competizione vis­suta in modo molto positivo -spiega la mamma. - I ragazzi non si sentivano uno contro l'altro, ma avevano una sana voglia di vincere». Pietro, che il prossimo anno andrà di di­ritto alle finali nazionali di Mi­lano, è entusiasta: «Partecipe­rò di nuovo, mi piace metter­mi in gioco in una gara dove ci sono regole e valori preci­si». Bravo Pietro! Sono con tè, oltre a tua sorella Valeria e pa­pa Luciano, gli amici, i profes­sori e tutti quelli che ancora credono in una scuola seria ba­sata sul merito. Al futuro, in­vece, ci penseremo poi, visto che quando tè lo chiedono ri­spondi con un bei sorriso: «Non so... vedremo».

Da “Il Giorno” di domenica 23 settembre 2007

 

Anno scolastico 2006-2007

La galoppata del professore di filosofia
Fedele al motto secondo cui un passo al giorno leva il medico di torno, Eugenio Donadoni, docente di filosofia al collegio vescovile Sant'Alessandro in città, ancora una volta ha inforcato la bicicletta e via, con due amici, come ad ogni estate, ha percorso le strade della Svizzera, dell'Alto Adige e dell'Austria per un totale di circa seicento chilometri svolti in cinque tappe. Partenza da Brembate e prima tappa a Nuova Olonio dopo avere superato il Culmine di San Pietro. Quindi bussola puntata verso l'Engadina e salite al Passo del Maloja, al Fuorn, al passo di Resia, al bergamasco passo di San Marco. Insieme a Eugenio Donadoni, 55 anni appena compiuti, c'erano Pierluigi Goisis e Daniele Zanchi, rispettivamente di 29 e 30 anni.
Donadoni è così arrivato al suo diciottesimo tour, in tono un po' minore rispetto a quelli che lo hanno portato a Barcellona o a toccare le principali città della Mitteleuropa fino alla Germania Orientale, ma sempre impegnativi dal punto di vista ciclistico e memorabili dal punto di vista dei paesaggi. E non è detto che il futuro non rappresenti un ritorno alle grandi imprese. (31 agosto 2007. L'Eco di Bergamo)

«Una volta le famiglie volevano che i ragazzi rispettassero regole e doveri, ma non è più la norma»
Monsignor Achille Sana è rettore del Collegio dal 1977: ha visto crescere generazioni di giovani

 

Oggi si riunisce l’assemblea annuale degli ex allievi del Collegio Sant’Alessandro. Nell’occasione sarà presente anche il preside e rettore monsignor Achille Sana, che festeggia i 30 anni di rettorato. Nel corso dell’incontro il Collegio festeggia anche Milly Denti, da 30 anni dietro la cattedra, con la consegna di un riconoscimento. «Ricordo bene quel giorno, era l’agosto del 1977, erano anni particolari, un periodo difficile per la scuola e la società italiana. A Bergamo erano gli ultimi tempi del vescovo Clemente Gaddi. A quel tempo io ero in seminario come vicerettore e quindi conoscevo il vescovo. Fu Gaddi a chiamarmi e a propormi di diventare rettore del Collegio Sant’Alessandro». A quel tempo il Collegio costituiva una struttura grossa e articolata. Oltre al rettore vi risiedevano nove preti mentre ancora era aperto l’internato, l’ospitalità per gli alunni, il collegio vero e proprio che in quegli anni contava centoventi ragazzi. Trent’anni dopo monsignor Achille Sana parla nel suo piccolo ufficio di preside. Una vocazione educativa la sua? «È stata una scelta dei miei superiori che prima mi hanno mandato in oratorio, poi in seminario, infine qui… Ma in effetti io ho sempre amato stare con i ragazzi. Anche da chierico ogni volta che c’era da stare con i ragazzi chiamavano me e io mi trovavo bene. Anche quando ero a Barzana, poi a Longuelo. L’oratorio era la mia casa. Eravamo figli di contadini, si andava a scuola o a lavorare nel campo e poi tutti all’oratorio a giocare a calcio. Ecco, questa vita da ragazzo, questi rapporti hanno lasciato in me un deposito felice che poi probabilmente ha dato frutti nella mia vita di adulto». In questi trent’anni sono cambiate molte cose... «Trent’anni fa si dava di certo più importanza a regole e doveri. Le famiglie impostavano in maniera diversa il discorso educativo. La normalità era la tensione verso la conquista della promozione e della stima dell’insegnante e della scuola. Le famiglie ci tenevano che i ragazzi rispettassero regole e doveri per conquistare promozione e stima. Oggi non è più la norma. Ci sono ancora famiglie così. Ma la maggior parte punta di più al risultato, al successo. L’importante è arrivare alla promozione. La fatica necessaria per arrivarci, lo studio, la crescita difficoltosa del ragazzo sono meno importanti. Piuttosto che affrontare una conquista faticosa di un qualcosa, oggi si preferisce il regalo. Un esempio banale: il ragazzo fa fatica a scuola? Si cambia scuola, se ne sceglie una più facile. Il ragazzo è bocciato? Gli compriamo lo stesso la moto. Ma così non si aiutano i figli a diventare grandi». È un problema del Sant’Alessandro? «No, è un problema di tutta la nostra società che non è più ispirata eticamente a un modello di uomo armonico e forte. Ma è una società che punta all’arrivismo, presunzione, arroganza. L’importante è arrivare in cima, il come non conta. È la società dei pettegolezzi, delle litigiosità… Basta guardare le figure politiche, i conflitti televisivi. Sono modelli negativi che entrano profondamente nella coscienza dei giovani». Viviamo un momento di emergenza educativa? «Viviamo un momento di difficoltà educativa che parte dai genitori e ricade sui figli. Ormai si ha in testa come valore solo il benessere economico. E l’onestà? E la correttezza? Sempre più famiglie non hanno un progetto di vita. Esiste soltanto il lavoro e il cercare di evitare le grane. Marito e moglie fuori tutto il giorno, figli soli o affidati alla romena o russa di turno. Dov’è finito il papà educatore? E la figura della madre? Non è così per tutti, sia chiaro, io sto generalizzando, sto avvertendo di un pericolo forte che stiamo correndo». In questa situazione che cosa può fare la scuola? «Può diventare decisiva perché viene spesso chiamata a sostituire delle figure educative che sono inesistenti. È un compito enorme, una grande sfida». E il ruolo della scuola cattolica? «Fare da contrasto a questa situazione, proporre modelli umani e cristiani profondi. Il vero senso della scuola cattolica è fare di tutto per salvare l’originalità umana. Qui al Collegio Sant’Alessandro abbiamo anche non battezzati, non praticanti, ragazzi di altre religioni e va bene così. C’è molto rispetto da parte loro anche nei confronti della religione. Noi operiamo convinti che lavorare per l’uomo, per la sua dignità, significhi fare la volontà del Signore». Paolo Aresi da L’Eco di Bergamo di sabato 9 giugno 2007

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Gli ex allievi: accolti a braccia aperte

«Il rettore ha sempre dato fiducia ai giovani». Collegio in festa anche per la prof Milly Denti

 È il giorno dei festeggiamenti al Collegio Sant’Alessandro, ma anche quello dei ricordi. I 30 anni di rettorato di monsignor Achille Sana diventano un’occasione per rievocare il passato, da parte degli ex alunni e di chi è stato docente, per ripercorrere gli anni passati al Collegio sotto la guida di monsignor Sana. Sempre nella giornata di oggi viene festeggiata una persona che ha ricoperto entrambi i ruoli: prima studentessa al liceo classico poi insegnante di lingua e letteratura inglese, Milly Denti riceverà un premio alle 17 in occasione dell’incontro annuale degli ex allievi. La professoressa è considerata una colonna portante della storia del Collegio vescovile, per il suo carisma e la sua energia, ma anche per il suo spirito fortemente multiculturale, che la vede in prima linea nell’organizzare gemellaggi e scambi culturali con le scuole di mezzo mondo. Oggi la professoressa ricopre vari incarichi di responsabilità al Sant’Alessandro, è membro del Comitato di gestione, collaboratrice del preside, responsabile del progetto per la gestione della qualità e direttore responsabile del quindicinale scolastico «Sant’Alessandro ». Tra gli ex docenti del Collegio figura anche il critico d’arte Fernando Noris, che vanta un’esperienza di 22 anni come insegnante di Storia dell’arte al liceo classico e la cui carriera di docente si conclude proprio oggi alla scuola media di Trescore, in vista della pensione. «Ho deciso di passare alle medie proprio seguendo un insegnamento di monsignor Sana, secondo cui alle medie si ha più possibilità di incidere a livello educativo sui ragazzi. Monsignor Sana lo ricordo soprattutto come un uomo saggio e lungimirante, che sa guardare avanti e precorrere i tempi. Ha un grande interesse per i beni culturali ed è stato lui vent’anni fa a darmi l’incarico di catalogare il patrimonio storico e artistico di cui il Collegio si era ritrovato in possesso. Ricordo anche il progetto per la certificazione di qualità della scuola, partito una quindicina di anni fa dopo un dibattito tra le scuole cattoliche. Oggi si parla moltissimo di qualità della scuola, allora eravamo veramente in anticipo». Un ricordo affettuoso di monsignor Sana viene anche e soprattutto da chi l’ha conosciuto come studente: come Gianpietro Masserini, meglio conosciuto come «il Masse», diplomato al classico nell’84 e oggi attivo nel gruppo degli ex allievi, che del rettore ricorda le lunghe discussioni a proposito dei suoi capelli ritenuti troppo lunghi – «allora ero un po’ una testa calda» – e il primo traumatico impatto con le lezioni di religione tenute da monsignor Sana in persona. «Lui ha parlato per un’ora e io mi sono reso conto di non aver capito niente, ho pensato seriamente di cambiare corso di studi, ho cominciato a capirlo solo dopo gli anni del liceo. Credo che la migliore caratteristica de "l’Achille", così lo chiamo io, sia la sua capacità di riporre fiducia nei giovani che gli stanno vicino». Anche Filippo Crippa si ritrova abitualmente con gli ex allievi, di cui è stato anche il presidente: «Certe battute e commenti di monsignor Sana animano ancora oggi le nostre cene – racconta –. Non ha mai avuto l’impostazione cattedratica, è sempre stato concreto, schietto, parlava senza perifrasi. E riusciva a rendere interessanti le sue lezioni di religione, una materia che spesso viene sottovaluatata e trattata dagli studenti come di serie B». Federico Cabrini ha frequentato le medie al Collegio nei primi anni ’80 e del rettore ricorda soprattutto il suo essere sempre presente: «Tutti i giorni eravamo sicuri di vederlo per i corridoi, sempre con una battuta per tutti. Una persona splendida, autorevole, ma non autoritaria, infaticabile. Sono stato a trovarlo lo scorso febbraio dopo molti anni in cui non ci siamo visti e lui mi ha accolto a braccia aperte, si ricordava i nomi dei miei compagni e dei miei professori come se fosse ieri ». Monica Colombo da L’Eco di Bergamo di sabato 9 giugno 2007

Matematica, premi agli studenti da podio  

Matematica che passione. Gli studenti bergamaschi anche quest'anno hanno dato prova della loro abilità partecipando, e soprattutto vincendo, a tutte le manifestazioni di giochi matematici, dalle Olimpiadi ai campionati organizzati dall'Università Bocconi.
Al Collegio vescovile Sant'Alessandro il tradizionale appuntamento di fine anno con tutti i piccoli geni che sono stati premiati con un assegno dalla Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino. «È un'occasione per gratificare gli studenti che sono entusiasti di partecipare a questo tipo di gare», ha sottolineato Maria Cristina Sonzogni, responsabile provinciale delle Olimpiadi della matematica 2007. Hanno ritirato il premio, consegnato da Silvana Fassi della Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino, Andrea Broggi, Gianluca Doria, Marcello Fumagalli, Stefano Girardi, Diego Grassi, Fabio Maffioletti, Francesco Nani, Fabio Pizzigalli, Andrea Truzzi, Federico Zonca e Pietro Patelli del Sant'Alessandro; Davide Galliani del Liceo scientifico di Caravaggio, Paolo Perrone del Mascheroni, Francesco Basso Basset e Luca Ghibelli dell'Amaldi di Alzano, Paolo Carniti e Marco Savi del Lussana, Mauro Mantegazza del Natta. Da L’Eco di Bergamo di martedì 12 giugno 2007

«Un anno a Bergamo, come in famiglia»
I racconti di tre studentesse straniere in città con Intercultura. E in 30 sono pronti a partire
Non hanno dubbi, le tre ragazze straniere che hanno trascorso un anno a Bergamo grazie a Intercultura e che tra poco torneranno a casa: prima o poi in Italia ci ritorneranno. Ad Erika, norvegese, sono piaciute tanto le città d'arte; Freyja, islandese, dovrà ritornare perché qui ha trovato il fidanzato; e Pei, cinese, ha già deciso che frequenterà qui l'università. Un'esperienza quindi del tutto positiva per le tre ragazze, che sono state ospiti in famiglie bergamasche e trattate come figlie, compresi i turni per lavare i piatti e l'obbligo di rientrare ad orari prestabiliti la sera, e hanno frequentato la scuola superiore, che ha permesso loro in pochi mesi di imparare un ottimo italiano.
«All'inizio è stata dura – racconta Erika, 18 anni, che ha frequentato il liceo artistico ed è stata ospitata prima a Villongo e poi a Bergamo – mi esprimevo a gesti ed era difficile ambientarsi. Poi pian piano le cose sono andate meglio, con il cibo mi sono dovuta mettere in riga perché avevo messo su 10 chili». Lo stesso vale per Freyja, 18 anni, ospite di due famiglie a Brembate e studentessa a Presezzo: «Abbiamo visto posti stupendi e le famiglie sono state gentili, mi hanno aiutato molto ad imparare l'italiano correggendomi. Anch'io sono subito ingrassata a forza di pasta e lasagne».
«All'inizio il cibo proprio non mi piaceva – racconta invece Pei, 16 anni, che ha studiato al liceo Sant'Alessandro e ha vissuto ad Azzano San Paolo –, una sera ho preparato dei piatti cinesi per la mia famiglia ed è stato un successo. A scuola ho studiato i Promessi Sposi, è una bella storia». Che cosa non è piaciuto dell'Italia? Freyja ed Erika hanno trovato i loro coetanei un po' chiusi, mentre a Pei non è piaciuto vedere quanto sia diffusa l'abitudine di fumare. Oltre alle tre ragazze che hanno passato qui un anno intero, dallo scorso settembre sono venuti a Bergamo per periodi più brevi un canadese, un americano, un belga, due australiani, uno studente dalla Malesia e uno dal Costa Rica.
I bergamaschi che sono andati all'estero sono invece una trentina, mentre altrettanti partiranno tra pochi giorni. «Il 7 giugno faremo una cena di saluto nel chiostro del Museo storico – afferma Mietta Rodeschini, vicepresidente internazionale di Intercultura che vanta più di 50 anni di attività negli scambi culturali a livello di scuole superiori –. Devo dire che Bergamo ha dei grandi numeri in quanto a studenti che partono. Purtroppo è ancora difficile trovare famiglie disposte a ospitare e questo è un peccato, perché è davvero un'esperienza formativa straordinaria che cambia la vita e che in più può essere fatta con la sicurezza di appoggiarsi a noi, un'associazione no profit con 50 anni di storia. Soltanto vivendo in famiglia si può conoscere davvero la cultura di un Paese, ed è solo conoscendosi che si può davvero costruire la pace».
Proprio in base a questo principio Intercultura ha recentemente costituito una Fondazione che si occuperà dei progetti speciali come l'Erasmus delle scuole superiori e dei progetti di scambio con i Paesi islamici. Inoltre sta promuovendo una petizione a livello europeo perché diventi obbligatorio per tutti i ragazzi inserire nei curricula l'esperienza di un anno all'estero. Per informazioni e dettagli, sia per studenti che volessero fare questa esperienza, sia per famiglie interessate a ospitare, si può consultare il sito www.intercultura.it oppure telefonare alla responsabile ospitalità Alice Gamba al numero 333.6625639.
Monica Colombo Da L’Eco di Bergamo del 30 maggio 2007

«Servire la comunità vuol dire integrarsi»
Dal Giappone emigrate a Stezzano: Satoko e Yumie ora lavorano per favorire l'incontro Stasera al liceo Amaldi di Azzano spettacolo all'insegna dello scambio delle culture
Ultimo incontro interculturale di MetaMorfè prima dello spettacolo Narciso siamo noi: canti di guarigione, in programma questa sera alle 21 nel cortile del liceo scientifico Edoardo Amaldi di Alzano Lombardo. Il progetto, ideato dalla professoressa Enrica Manni e che coinvolge in modo particolare gli alunni del biennio, è stato pensato per fare della scuola un laboratorio di sperimentazione dell'interculturalità, di principi quali il dialogo, il pluralismo e la convivenza delle differenze.
In seguito a numerosi incontri con esperte sulla religione ebraica, sulla letteratura iraniana e sulla scrittura ideografica, sullo sciamanesimo, sulle poesie africane e quelle giapponesi, dopo aver ospitato a scuola una mostra di maschere africane legate ai riti d'iniziazione, sono intervenute nell'aula magna del liceo le signore giapponesi Satoko Nagashima e Yumie Miura per sperimentare assieme ai ragazzi di 1ªB, 1ªC e 1ªH l'antica tecnica degli origami.
«Molto più di un gioco creativo artistico – ha spiegato Yumie –, la tecnica degli origami è alta matematica, un metodo che viene utilizzato per rappresentare le forme della geometria dello spazio per prendere confidenza con la terza dimensione, costruendone gli oggetti più comuni. Una tecnica introdotta anche nelle scuole elementari giapponesi per far sviluppare il cervello attraverso la manualità fine».
Dopo una breve introduzione teorica sulla cultura nipponica, i ragazzi, guidati passo per passo dalle maestre giapponesi, hanno realizzato con la tecnica degli origami le buste che conterranno la locandina dello spettacolo di questa sera.
«È un'esperienza molto interessante – dice Satoko – perché i ragazzi sono curiosi, interessati all'argomento. Sono disposti ad aprire le loro menti ad altre culture, a guardare le cose da un diverso punto di vista per scoprire un differente modo di vivere. Inoltre, hanno più o meno l'età dei miei figli, quindi per me è come se fossero proprio miei figli ed è un piacere relazionarmi con loro». Satoko Nagashima, cinquantunenne proveniente da Chiba, a sessanta chilometri da Tokyo, è in Italia da quasi vent'anni. Ha lasciato la sua famiglia, il suo Paese, dov'era impiegata nel settore trasporti, per partire come volontaria della «Federazione internazionale di famiglie per la pace nel mondo». Quattro mesi in Inghilterra e sei anni in Germania, dove ha conosciuto il suo attuale marito, il bergamasco Alessandro D'Adda, poi ancora un anno e mezzo a Roma prima di poter raggiungere stabilmente il marito a Stezzano. Oggi è casalinga, madre di quattro figli, e fa attività di volontariato per disabili e anziani del suo Paese.
Yumie Miura, invece, cinquantacinquenne proveniente da Shimanè, ha lasciato la sua professione di insegnante elementare nel 1984 per raggiungere il marito Toyoki Miuri, responsabile del settore import/export di un'azienda tessile e che era a Stezzano già da nove anni. Entrambe collaborano da diversi anni con il Cem (Centro educazione alla mondialità), per concretizzare proposte di intercultura sul territorio bergamasco, per promuovere attività che facciano conoscere la loro cultura nel Paese dove attualmente vivono. «Noi vogliamo bene alla gente bergamasca – aggiunge Satoko – e vogliamo collaborare, fare qualcosa di buono per la società italiana. Purtroppo molte persone si chiudono, fanno fatica a entrare in contatto con chi ha una cultura diversa, e le occasioni di interscambio in cui potersi raccontare sono molto poche. Forse se noi immigrati imparassimo a metterci a servizio della comunità ospitante, questo ci aiuterebbe a integrarci meglio».
Alla mattinata dedicata agli origami era presente anche una sedicenne cinese, Pei Ouyang, a Bergamo da otto mesi grazie all'Associazione Intercultura, ex Afs (American Field Service), che permette a ragazzi e ragazze di seconda liceo di trascorrere un anno in una scuola straniera, riconoscendo legalmente l'anno di studio. La ragazza, proveniente da Jioujiang, vicino a Shanghai, è ospite del liceo scientifico Sant'Alessandro di Bergamo e resterà in Italia ancora per un paio di mesi. «Sono occasioni di scambio di culture molto interessanti – dice Pei –, ai ragazzi piacciono queste attività e forse bisognerebbe ripeterle più spesso».
Stefania Barcella Da L’Eco di Bergamo del 29 maggio 2007

Dopo 30 anni dietro la cattedra, il 9 giugno un premio che riunirà nuovi ed ex allievi. «Ma il mio sogno è mezzo secolo di insegnamento» 

Il Sant'Alessandro festeggia Milly Denti, la prof dei gemellaggi

 Milly Denti (Emilia all'anagrafe), 53 anni, è un pezzo di storia del Collegio vescovile Sant'Alessandro di Bergamo, prima come studentessa (maturità classica nel '72) e poi come insegnante di lingua e letteratura inglese dal 19 settembre del '77.
Trent'anni tutti filati dietro la cattedra al Sant'Alessandro, prima alle medie e al ginnasio, poi nei licei (classico e scientifico). Davvero una ricorrenza da festeggiare. La scuola le consegnerà un premio durante l'incontro annuale degli ex allievi, sabato 9 giugno alle 17.
Ci saranno tanti giovani di allora e di oggi, insegnanti, il preside e rettore monsignor Achille Sana, per tributarle un giusto riconoscimento. Di questa prof carismatica e poliedrica balzano subito all'occhio l'esplosione di energia, la carica umana e il feeling con i ragazzi miscelato alla giusta severità. Quella intraprendenza di chi usa le armi del sapere senza arroganza, per farti crescere come persona e con una mentalità multiculturale, ereditata forse dalle origini «multietniche» (bisnonna ebrea del ghetto di Venezia, papà emiliano, mamma lodigiana).
C'è lei alla testa dei frequenti gemellaggi tra il Sant'Alessandro e le scuole di mezzo mondo, «esperienze importanti – spiega lei – per potenziare sul campo l'educazione alla mondialità, fare incontrare i nostri alunni con altre nazioni, culture e stili di vita». Nel '97 te la ritrovi così in Belgio a coltivare la terra e accudire al bestiame, com'è ovvio insieme ai suoi alunni: «Si trattava di uno scambio interculturale con una scuola professionale, in mezzo alla campagna». E nel '99 c'è il viaggio più avventuroso, in Irlanda con la 5ªA scientifico: in quel frangente te la vedi al volante di un minibus, naturalmente con guida a sinistra (i panni di autista, assicura, li indossò per contenere i costi agevolando i ragazzi).
Per farti amare i testi in lingua, passa con disinvoltura da Shakespeare ai celebri romanzi per ragazzi come «L'isola del tesoro» di Stevenson alla grande poesia romantica, e in classe è sempre intenta a progettare e sperimentare su più fronti. Ciò l'ha portata persino a tradurre dal francese in italiano la «Médée» (Medea) composta da Charpentier, visto che dell'autore esistevano solo traduzioni in tedesco e in inglese.
Ora Milly Denti spera che il suo lavoro venga pubblicato: ha tradotto Charpentier nel 2004-2005 nell'ambito di un percorso interdisciplinare, ma se fosse sulla macchina del tempo, alla antica Grecia la professoressa preferirebbe il Rinascimento: «È un periodo di scoperte – spiega –, invenzioni e contrapposizioni anche violente tra vari aspetti culturali».
Non a caso al Sant'Alessandro Milly Denti è tutor per studenti stranieri, referente per gli scambi scolastici internazionali e formatrice per l'educazione alla mondialità. Un bagaglio di esperienze e professionalità davvero invidiabile, maturate sul campo in abbinamento ai numerosi corsi di formazione e aggiornamento (in prevalenza sul versante antropologico) anche in contesti internazionali prestigiosi come l'Università di Cambridge. Tra i vari incarichi di responsabilità al Sant'Alessandro, è anche membro del Comitato di gestione, collaboratrice del preside, responsabile del Progetto per la gestione della qualità, direttore responsabile del quindicinale scolastico «Sant'Alessandro».
La mentalità interculturale, comunque, resta il file rouge. Questo è il filtro dello sguardo con cui ai suoi alunni fa leggere e interpretare la realtà, sempre con la stessa passione di trent'anni fa e che conserva per il futuro.
«Il mio sogno – ammette lei – è poter festeggiare i cinquant'anni d'insegnamento e mettere a disposizione la mia esperienza ai colleghi più giovani». E gli auguri, a questo punto, sono d'obbligo.
Teresa Capezzuto

Da L’Ecod di Bergamo di lunedì 28 maggio 2007

 

 

I giorni della caccia Al via i «quaderni» del Sant'Alessandro

 

«I giorni della mia caccia» è il titolo della prima opera letteraria pubblicata da Alessandro Balestra, docente di Lettere al liceo scientifico Sant'Alessandro di Bergamo. E proprio il collegio vescovile Sant'Alessandro ha deciso di inserire il lavoro di Balestra come primo numero della nuova collana editoriale «I piccoli quaderni». Spiega Eugenio Donadoni, docente di filosofia e bibliotecario del Collegio: «Questa collana affianca quella maggiore, chiamata appunto "I Quaderni". Si avvertiva l'esigenza di trovare uno sbocco editoriale per le piccole produzioni letterarie dei docenti ma anche degli allievi e dei genitori spaziando dalla narrativa alla poesia alla saggistica. Questo di Alessandro Balestra è il primo numero, un piccolo libro che mescola poesia e narrativa».
Un piccolo libro elegante, dalla veste grafica curata da Domenico Gualandris e da Paola Aymon, architetto e insegnante del S. Alessandro. Balestra, 44 anni, abita a Bergamo ma ha origini brembane. Si legge nel risvolto di copertina: «Fin dall'infanzia segue il padre al capanno di caccia, dove si appassiona all'arte venatoria e alla montagna». E la montagna e la caccia sono protagoniste di questi scritti che sono stati presentati nei giorni scorsi al Sant'Alessandro a cura del docente Giacomo Paris e del rettore, monsignor Achille Sana.
Pagine sobrie dove tengono campo le descrizioni di ambienti e di stati d'animo, descrizioni pennellate in maniera essenziale, frugale. Non ci sono concessioni alla retorica, Balestra scrive con prosa diretta, asciutta, ricorda, ma non concede spazio al nostalgismo.
Ricorda la sua prima impresa da cacciatore, l'uccisione del primo tordo, con semplicità. Scrive: «Lo raccolsi e gli lisciai con cura il dorso olivastro, poi mi diressi di fretta verso il capanno dove mio padre, che aveva già capito tutto perché si era affacciato alla feritoia, mi accolse con un sorriso sereno e comprensivo: "Vé sa col tò durt, ignorànt!". A distanza di tanti anni quella prima azione di caccia solitaria occupa ancora un angolo particolare nel mio cuore di cacciatore, che si commuove al ricordo del volto di mio padre quando, pieno d'orgoglio, corsi da lui con il mio uccelletto fra le mani. Proprio allora ho capito che la caccia è uno stato dell'anima, un inestricabile groviglio di emozioni, lontane da qualsiasi tipo di violenza».
Balestra esprime il paradosso della caccia, dell'amore per la natura, per la vittima stessa, e l'emozione dello sparo, del mettere fine alla vita di un animale: sensazioni che si collegano all'essenzialità dell'esistere. Vengono in mente brani di Dino Buzzati. Scrive ancora Balestra: «Le raffiche di tramontana scendono dal Pizzo e rombano nella faggeta, sollevando da terra nuvole disordinate di foglie rinsecchite. Il vento mi colpisce e sferza il mio corpo intirizzito che si scalda un po' dopo molti passi veloci sullo stretto sentiero aggrappato alla costa che conduce all'antica pieve di legno e sassi».
P. A.

Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 9 maggio 2007

 

 

Addio professor Locatelli voce della Valle Imagna

È morto a 91 anni l'insegnante studioso delle tradizioni montane

Forte l'impegno nella scuola, dal Lussana al Sant'Alessandro

 

VALLE IMAGNA All'età di 91 anni si è spento nella sua abitazione di Bergamo, in via Crescenzi, Costantino Locatelli, esemplare figura di insegnante, oltre che appassionato ricercatore e testimone della cultura e delle tradizioni della montagna bergamasca, in particolare della Valle Imagna. I funerali si terranno domani alle 15 partendo, su espressa volontà dello scomparso, dalla casa natale di Brancilione di Sopra, piccola borgata di Corna Imagna, nel cui cimitero avrà luogo la sepoltura. Le esequie si terranno nella chiesa parrocchiale di Locatello.
Lo chiamavano «la voce della valle» e della Valle Imagna Costantino Locatelli era una delle figure più note e rappresentative. Negli ultimi tempi la malattia l'aveva costretto a Bergamo, ma il suo cuore era sempre lassù, a Bransiù de Sura , dove fino a un paio d'anni fa era solito trascorrere lunghi periodi nell'antica dimora di famiglia, con la rustica stalla che compare più volte nei suoi ricordi d'infanzia. Nato il 22 novembre del 1915, dopo la laurea in Lettere classiche all'Università Cattolica di Milano (era il giugno del 1940) aveva condiviso la sorte di tanti giovani della sua età: arruolato, era stato inviato, con il grado di sottotenente di fanteria, sul fronte jugoslavo; si comportò da valoroso e fu insignito della Croce al merito di guerra.
Terminata la guerra, incominciò a insegnare dedicando buona parte della sua lunga esistenza alla scuola e ai giovani: ben 35 anni come professore nella scuola statale, prima all'Esperia e poi al liceo scientifico Lussana, di cui fu anche preside, seguirono altri 13 anni all'Istituto Sant'Alessandro e, infine, sei anni come preside dell'Istituto di Maria Consolatrice (scuola superiore) di Cepino. Un incarico non casuale perché la Valle Imagna era sempre nel suo cuore. La valle, le tradizioni, la cultura, la storia di una gente che nel corso dei secoli aveva affrontato vicende e sacrifici d'ogni genere: erano le sue radici, da cui non si distaccò mai.
Pur essendo andato ad abitare a Bergamo e pur tra gli impegni della numerosa famiglia (il matrimonio con Adelaide Fin è stato allietato alla nascita di sei figli) e quelli dell'insegnamento, il professor Locatelli era solito trascorrere il suo tempo libero in Valle Imagna, nella casa di Brancilione. Erano giorni di «immersione totale» nell'ambiente, nelle tradizioni e nelle consuetudini di sempre (fino a qualche anno fa coltivava ancora l'orto accanto alla casa natale), dedicandosi al tempo stesso a studi e ricerche.
Cordiale e arguto, suscitava in chi lo incontrava una simpatia istintiva, tanto da divenire un punto di riferimento non solo per gli abitanti della valle e per i frequentatori, ma anche nelle manifestazioni e nei convegni ai quali veniva invitato per le sue doti di studioso e di ricercatore. Tra i fondatori del Centro Studi Valle Imagna, ne fu attivissimo esponente offrendo un rilevante apporto alla sua crescita e al suo prestigio. Non meno importante la sua partecipazione all'attività editoriale del Centro. Il nome di Costantino Locatelli compare, assieme a quello di Antonio Carminati, in due volumi di grande importanza sulle consuetudini e le tradizioni della gente dell'Imagna: «Castignì de Sansimù» e «La stala e la cà», nei quali il contributo dell'anziano insegnante è fondamentale per la conoscenza di un mondo ormai scomparso.
Altrettanto importante la sua presenza nella realizzazione di una serie di volumi sull'emigrazione valdimagnina in Europa: una raccolta di testimonianze di vita, di sacrifici, di nostalgia per la casa e il paese lontani; uno dei contributi più originali del Centro Studi alla conoscenza del patrimonio umano della gente bergamasca. Di lui restano anche i sette volumi realizzati con cartoline storiche della Valle Imagna, preziosi strumenti per leggere i cambiamenti intervenuti sul territorio dal punto di vista sociale, economico, del costumi, del paesaggio.
Uno degli scritti più noti del professor Costantino Locatelli è quello dedicato alla «lom», la rudimentale lucerna che ravvivava le lunghe notti lungo l'Imagna. Come le «madelaines», i celebri biscotti il cui profumo e sapore guidavano Proust nella sua «recherche», la «lom» aveva il potere di ricordagli le quiete serate nella stalla di Brancilione, i suoi frequentatori, la serenità di quei momenti, la recita del Rosario… Per ultimo, il lieve soffio che spegneva la tremula fiammella: gli abitanti lasciavano la stalla e uscivano fuori nel grande buio della notte. Tutto era silenzio, e «nel cielo (dell'Imagna) splendevano le stelle».
Pino Capellini

 

«Mi sento parte di voi»

L'ultimo omaggio di Costantino Locatelli alla Valle Imagna 

 

VALLE IMAGNA La Valle Imagna si è fermata ieri pomeriggio per dare l'estremo saluto alla sua «voce», Costantino Locatelli, scomparso domenica. E lui, avendo già pensato al momento estremo, ha lasciato un messaggio postumo, letto ai suoi funerali.
«Se non sono mosso da presunzione - aveva scritto - vorrei esprimere il grazie per il bene che la gente delle due comunità di Locatello e di Corna mi ha variamente dimostrato, pur nella sobrietà di gesti e comportamenti tipici della Valle Imagna. Sono convinto di avervi tutti amati, di sentirmi parte di voi, anche se necessità di lavoro, di residenza, di impegni spesso ci hanno tenuto fisicamente e topograficamente distaccati».
Così si è congedato Locatelli: nella chiesa parrocchiale di Locatello, una folla commossa si è stretta attorno al feretro, deposto a terra sui «piodesù» della chiesa, rischiarato dal cero pasquale e accompagnato solo da cinque rose bianche, portate dai nipoti del defunto. Parenti, amici, ex colleghi e studenti, concittadini e conoscenti sono venuti così a rendere omaggio a un uomo che durante i suoi 91 anni di vita ha saputo essere, oltre che un familiare affettuoso e un amico sincero, un insegnante esemplare, un appassionato ricercatore e un testimone della cultura bergamasca. Nato il 22 novembre del 1915, si laureò in Lettere all'Università Cattolica di Milano; seguirono poi gli anni sul fronte jugoslavo come sottotenente di fanteria e, al termine della guerra, arrivò il momento dell'insegnamento: prima all'Esperia, poi al liceo scientifico Lussana (dove fu anche preside), all'Istituto Sant'Alessandro e infine all'istituto di Santa Maria Consolatrice a Cepino, dove rivestì nuovamente il ruolo di preside.
A tutto questo si aggiunsero i numerosi studi, le ricerche e i volumi pubblicati con il Centro Studi Valle Imagna, del quale fu tra i fondatori. Per Antonio Carminati, coordinatore del Centro Studi «se ne va un uomo fondamentale per la cultura valdimagnina». Sull'altare, attorniato da 18 sacerdoti dei paesi vicini (presenti anche monsignor Achille Sana, preside del Sant'Alessandro, e monsignor Antonio Pesenti, cancelliere della Curia) don Roberto Favero, parroco di Locatello e Corna Imagna, al termine dell'omelia ha letto la lettera inviata ai familiari dal vescovo Roberto Amadei: «Esprimo la mia partecipazione al lutto per la morte di Costantino Locatelli. Ho sempre avuto una grande stima per questo insegnante del quale ho apprezzato la fede robusta, la professionalità nell'insegnamento, il senso profondo della famiglia, l'affetto per i suoi studenti e l'amore per la sua Valle».
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Corna Imagna Lodovico Locatelli, il sindaco di Locatello Mario Locatelli, il presidente della Comunità montana Teodoro Merati, il consigliere regionale di An Piero Macconi, il maresciallo Andrea Paris, comandante della stazione dei carabinieri di Sant'Omobono Terme. Al termine la salma è stata portata al cimitero di Locatello: ad aprire il corteo funebre numerosi alpini. «Il papà ha voluto essere sepolto nella stessa tomba dei suoi genitori», ha spiegato la figlia Angiola.
Michela Offredi – da L’Eco di Bergamo

Gli amici:uomo schietto e curioso

«L’ho visto solo pochi giorni fa: soffriva, era a letto. Ma lucido. Mi ha riconosciuto, salutato e commosso perché anche in quel momento ho sentito il suo legame col collegio». Monsignor Achille Sana, preside del Sant’Alessandro, ha lavorato per circa sei anni insieme a Costantino Locatelli che insegnava con uno stile tutto suo: «Con i colleghi e con gli studenti emergeva immediatamente la sua schiettezza valdimagnina. Colpiva in modo particolare tutti, me compreso, la prontezza di valutazione dei fatti, degli episodi e anche delle persone. E, nello stesso modo in cui lui capiva gli altri, proprio per via della sua immediatezza, anche gli altri si mettevano subito in sintonia col professor Locatelli». Buoni rapporti sì, ma anche una certa rigidità: «Lo sa che lui normalmente rimandava quasi tutta la classe a settembre? E ai miei dubbi, alle mie obiezioni rispondeva serafico: "Guardi che l’anno scolastico dura fino a settembre". E via, tutti a riparare le sue materie». Nonostante questo era molto amato dai ragazzi: «Tanto era duro sul latino e la grammatica, tanto era disponibile a far vivere agli studenti un pezzo di vita in Valle Imagna. Nei weekend li invitava a casa sua e li ospitava. E si divertivano, eccome se si divertivano». Mancherà a molti Costantino Locatelli, lo conferma Massimo Centini che, in veste di consigliere del Centro Studi Valle Imagna l’ha conosciuto una decina d’anni orsono: «Ironico, curioso, giovane. Era un piacere conversare con lui di tante cose, a cominciare, non se lo immagina, dalla "mia" Torino dove lui studiò quando io non ero ancora nato. E me la descriveva con passione, quella Torino che non c’è più». Il professor Centini è rimasto colpito dalla concretezza di questo intellettuale: «Ricercatore, studioso sì, ma insieme ricco di pathos, di amore per la terra. No, non è facile oggi incontrare gente così», conclude.

R. d. C. 

Corso musicale al Liceo Sant'Alessandro

A partire dal prossimo anno scolastico verrà attivato al liceo classico del Collegio Vescovile Sant'Alessandro un percorso musicale. Il collegio dei docenti, infatti, nella riunione di giovedì scorso ha approvato, all'unanimità, la proposta del preside, monsignor Achille Sana, di dare la possibilità agli studenti della scuola media, che già hanno intrapreso lo studio di uno strumento, di poter continuare la loro formazione musicale anche una volta iscritti al liceo classico.
Questa possibilità esiste già da tempo per gli alunni del liceo scientifico, liceo che, addirittura, prevede un vero e proprio indirizzo musicale anche se dopo lo stop del ministro Fioroni alla riforma Moratti della scuola secondaria il diploma di maturità resta quello di un normale liceo scientifico. «Il progetto – ha spiegato monsignor Sana – è nato dalla richiesta dei genitori di numerosi studenti della scuola media. Questa richiesta evidenzia come ormai sia sempre più estesa da parte dei ragazzi la voglia di musica, intesa come educazione al suono e alla pratica strumentale. Del resto ciò avviene già da tempo in molte altre nazioni, mentre in Italia l'educazione musicale è sempre stata un po' la cenerentola delle discipline scolastiche. I giovani invece chiedono da tempo la possibilità di approfondire l'esercizio della musica, sia come teoria e solfeggio, sia come studio di uno strumento. Non ultimo – sottolinea monsignor Sana – siamo stati spinti ad avviare questa esperienza anche al classico dopo la positiva esperienza di questi anni al liceo scientifico».
«La proposta dell'indirizzo musicale allo scientifico – ha precisato a questo proposito la vicepreside Milly Denti – proseguirà anche in futuro grazie alla possibilità offerta dall'autonomia scolastica di ridurre del 15 per cento il monte ore di alcune discipline. È così possibile inserire nel piano orario lo studio della teoria e della pratica musicale. Cosa diversa invece – precisa la docente – è il percorso musicale al classico perché il curriculum scolastico resta inalterato, infatti le quattro ore da destinare alla musica vengono recuperate dalle attività integrative (due ore) dal recupero (1 ora) e dall'uscita da scuola posticipata di un'ora ora il sabato». Il progetto del percorso musicale è stato reso possibile grazie alla collaborazione dei docenti dell'Accademia musicale di Santa Cecilia di Bergamo che già prestano servizio presso il liceo scientifico ad indirizzo musicale.
Tiziana Sallese

Da L’Eco di Bergamo di domenica 25 febbraio 2007

 

Il fascino lieve della poesia luminosa di Edda Ghilardi Vincenti

 D elicatezza e forza, del cuore e della mente, convivono in equilibrio nei versi gentili e luminosi di Edda Ghilardi Vincenti. È con il fascino lieve ma insistente della sua poesia, che l'autrice bergamasca, da quando ha pubblicato il suo primo libro, Emozioni nel 2002, riesce a conquistare i favori di un pubblico affezionato di lettori e a ottenere riconoscimenti prestigiosi in alcuni dei numerosi premi di poesia diffusi nella nostra penisola.
Da quando ha lasciato l'insegnamento di Lingua e letteratura inglese, che ha esercitato anche a livello universitario, Edda Ghilardi Vincenti è tornata alla sua precoce passione per la poesia, e grazie all'aiuto di un'amica, che l'ha convinta e sostenuta nel suo sforzo letterario, ha cominciato a pubblicare i suoi versi in diverse raccolte. Oltre a quella già citata del 2002, Sognando dell'anno successivo, Vele dell'anima e Tra terra e cielo del 2004, e ancora Paris Paris , una silloge di poesie in francese e in italiano, Lungo il fiume dei pensieri e Sui sentieri della vita nel 2006, ed è fresco di stampa il suo nuovo libro Scorrono i giorni della casa editrice Ibiskos.
Con questa sua ricca produzione la Ghilardi Vincenti si è ritagliata un posto di tutto riguardo all'interno di uno dei microcosmi che compongono il quadro più ampio della poesia in Italia. Non è infatti nella sperimentazione linguistica o nel rispecchiamento delle contraddizioni della nostra contemporaneità che l'autrice trova alimento per la sua scrittura. Il suo «diario dell'anima», come lo definisce il critico Manrico Testi, rievoca echi di pascoliana e leopardiana memoria, e i temi della memoria, degli affetti familiari, la contemplazione della natura e la meditazione sui valori alti della vita creano un tessuto ammaliante di serenità, anche nella tristezza, di gratitudine anche dopo l'esperienza del dolore. Sono moltissimi i riconoscimenti che in questi anni la Ghilardi Vincenti ha ottenuto con le sue poesie, alcune delle quali sono anche inserite in antologie letterarie. Nel solo mese di dicembre dello scorso anno, sono state ben cinque le manifestazioni nelle quali la Ghilardi Vincenti è stata premiata, da Santa Margherita Ligure a Milano, Messina e Firenze, dove Sui sentieri della vita (Ibiskos) si è aggiudicato il 3° posto ex aequo nella 9ª edizione del concorso dell'ACSI «Firenze capitale d'Europa».
La voce chiara dell'autrice si unisce alla fermezza etica nell'affermare, insieme alle bellezze che ci vengono offerte dalla vita, anche il fondamento della prima tra tutte le regole, quella dell'amore donato, in cui si rivela «il senso della vita». Non è mai la pur dolce e sottile malinconia di certi versi a prevalere - «Come nebbia/ scende lento il tramonto/ tra gli alberi cupi/ come cimiteri/ e case spoglie/ di luce e colore» - quanto la distesa radiosità di un'anima disposta sempre al bene e al bello: «E negli occhi rimane ancora/ la splendente, radiosa immagine/ di un lago di intenso azzurro,/ dalle acque quiete, dolce pace/ per gli occhi e per l'anima, uno scrigno/ splendido per il sole al tramonto...».
Non esita, Edda Ghilardi Vincenti, a parlare della necessità di un «messaggio» per la poesia di oggi, che serva a «risvegliare le coscienze» e a farle riflettere «sui mali della società: l'egoismo, l'edonismo, l'indifferenza». Anche per questo la poesia deve arrivare a tutti, e il suo dettato deve essere piano, lineare, comprensibile sin dalla prima lettura perché, come recita una frase particolarmente amata dall'autrice, tratta da I raggi e le ombre di Victor Hugo: «...la poesia è la stella che conduce a Dio, re e pastori».
Maria Tosca Finazzi

Da L’Eco di Bergamo di martedì 9 gennaio 2007

 

Al Sant'Alessandro la sfida a colpi di numeri e quesiti

  Matematica, che passione! Uno degli spauracchi storici della scuola è per pochi studenti, a dir la verità eletti, un vero e proprio divertimento. In questi giorni, al Collegio vescovile Sant'Alessandro, si è svolta la fase provinciale delle Olimpiadi di matematica organizzate dall'Unione matematica italiana che fa capo alla Scuola superiore Normale di Pisa. La sfida a colpi di problemi e dimostrazioni ha impegnato 54 alunni provenienti dalle scuole superiori di Bergamo e provincia che, per tre ore, si sono cimentati con calcoli e numeri. «Prima di partecipare a questa fase dei giochi – spiega Francesco Persico, docente di matematica e fisica al Sant'Alessandro – i ragazzi sono stati selezionati nei rispettivi istituti. I test che sono chiamati a risolvere adesso verranno corretti secondo criteri e modalità stabilite a livello nazionale. Dopodiché i risultati saranno trasmessi all'Unione matematica che provvederà a individuare quanti e quali studenti avranno accesso alla fase regionale e quindi a quella nazionale che si terrà in maggio a Cesenatico». Per tutti i ragazzi che vi prendono parte, la gara è anche una sfida con se stessi perché devono mettere in campo anche la loro capacità di intuito e ragionamento. «I quesiti – prosegue – non sono strettamente legati ai programmi e quindi la gara è rivolta agli studenti del biennio e triennio. Certo, i ragazzi che hanno già svolto determinati programmi o che provengono da alcuni istituti di indirizzo si sentono più a loro agio. I quesiti richiedono intuizione, abilità matematica e creatività nell'individuare il percorso da compiere per giungere alla soluzione».
Nella fase provinciale della gara i ragazzi hanno dovuto risolvere 18 quesiti, divisi in tre gruppi diversi: 12 a risposta multipla, 4 a risposta numerica e 2 di tipo dimostrativo algebrico e geometrico. «Tra i concorrenti – precisa Persico – la percentuale più alta è di maschi. Le ragazze che di solito li battono in diligenza, impegno e nel profitto scolastico, in questo tipo di prova non tradizionale cedono il passo all'intuito e alla capacità di saper vedere il problema. Non mancano naturalmente anche i geni tra le femmine». Una tra tutte - ricorda Persico - è Susy Grassi, una nostra studentessa con il pallino per i numeri che adesso frequenta il quarto anno della facoltà di matematica. Del resto la famiglia Grassi ha proprio un debole per la matematica: infatti anche quest'anno per la fase provinciale sono stati selezionati, oltre ad Andrea Truzzi, anche i due fratelli di Susy, Fabio e Diego che poco tempo fa si sono aggiudicati i «Giochi di Archimede», rispettivamente nella gara del Biennio e in quella del Triennio. Per Fabio è la prima volta, mentre Diego ha bissato il successo dell'anno scorso migliorandosi di ben 40 punti, passando da 60/125 a 100/125 punti. Ma rimane imbattuto il record di 111/125 punti della sorella Susi che resiste dal 2002.
Tiziana Gallese

Da L’Eco di Bergamo di sabato 24 febbraio 2007

 

Il bergamasco Giulio Terzi nominato ambasciatore

 

 È giunto al top della carriera diplomatica Giulio Terzi di Sant'Agata, bergamasco, nominato ambasciatore dal Consiglio dei ministri. La nomina di Giulio Terzi, che era già ministro plenipotenziario, è un importante passo in avanti in una carriera che l'ha visto protagonista di tante esperienze in giro per il mondo a rappresentare l'Italia. Un'attività iniziata a 27 anni dopo la laurea in Giurisprudenza, con i primi incarichi a Parigi, Ottawa, e a Vancouver dove è stato reggente del Consolato generale. Quindi un incarico alla Nato di Bruxelles come primo consigliere e ancora ministro consigliere all'Onu. Nel 2002 Giulio Terzi, figlio del marchese Giuseppe, proprietario della tenuta di Tresolzio a Brembate Sopra, è partito alla volta di Tel Aviv dove è rimasto, quale ambasciatore italiano, fino al 2004 quando invece è rientrato in Italia alla Farnesina come vicesegretario generale del ministero degli Esteri, allora guidato da Gianfranco Fini.
L'altro giorno, su proposta di un altro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, di diverso colore politico rispetto al predecessore ma a quanto pare dello stesso parere, il bergamasco ha compiuto l'ultimo passo in avanti. Già, perché la nomina ad ambasciatore di grado è condivisa in Italia con soli altri ventisette diplomatici. Sono 28 in tutto gli ambasciatori come Giulio Terzi di Sant'Agata. Perché normalmente la nomina ad ambasciatore è temporanea, legata cioè al periodo in cui un diplomatico viene inviato in un determinato Paese. Per il bergamasco questa qualifica invece è definitiva: è ambasciatore anche in Italia. Come adesso che prosegue nel suo ruolo di direttore generale degli affari politici della Farnesina.
Il giusto premio per uno che «non molla mai»: così lo descriveva qualche anno fa Francesco Paolo Fulci, per anni ambasciatore italiano all'Onu, che ha lavorato con Giulio Terzi sia all'ambasciata canadese sia alla Nato e alle Nazioni unite. «Non molla mai e alla fine riesce sempre a far prevalere il suo punto di vista, che sono poi gli interessi italiani. Infatti ha collezionato una catena di successi. Quando era consigliere commerciale a Ottawa, per esempio, le esportazioni Italia-Canada sono triplicate».
Un altro estimatore è l'ex ministro Mirko Tremaglia, pure bergamasco a cui da sempre stanno a cuore i contatti con il resto del mondo. Tremaglia aveva commentato con gioia il rientro di Terzi di Sant'Agata a Roma alla Farnesina, un paio d'anni fa, come vicesegretario degli Esteri: «Una promozione importantissima che dimostra come il diplomatico bergamasco sia considerato tra i primi della classe nei rapporti con il mondo».
Oggi è Gilberto Bonalumi tra i primi a congratularsi con lui. Una quindicina d'anni orsono, Bonalumi era stato il relatore della legge di riordino della Farnesina, a dire il vero ancora ferma: «È davvero in vetta. E se lo merita», dichiara orgoglioso.
Rosella del Castello

 

Il secchione senza pupa in cattedra per un giorno

 

 Era talmente stufo di fare serate in discoteca che non ci ha pensato un attimo a togliersi i panni del vip e rivestire quelli di studente di fisica. Alessandro Sala, il «secchione» vincitore del reality di Italia 1 La pupa e il secchione , ha dedicato ieri mattina un paio d'ore ai ragazzi della 5ª B del liceo scientifico del Collegio Sant'Alessandro, dove ha tenuto una lezione su «Superconduttori, semiconduttori e nanotecnologie». Naturalmente non poteva mancare al termine uno spazio per le domande sulla sua esperienza televisiva da parte della professoressa di fisica Maria Cristina Sonzogni e degli studenti.
Seduto su un banco del laboratorio di fisica e circondato dai ragazzi, Sala ha risposto con semplicità e ironia. «Sono stato contattato dal programma, erano in cerca di secchioni e forse hanno pensato a me perché sono socio del Mensa (associazione che raggruppa le persone dai punteggi più alti nel test del quoziente intellettivo). Ho pensato di buttarmi, visto che si trattava di un'esperienza nuova, ho fatto il provino e sono stato preso».
Laurea triennale in Fisica con 110 e lode a Trieste, Sala sta studiando per la specialistica e racconta che all'università nessuno ha arricciato il naso per la sua scelta di approdare in tv, ma anzi, professori e colleghi sono stati i suoi primi fan. E all'inevitabile domanda sull'effettiva veridicità del programma, è stato categorico: «Era tutto vero, le ragazze sono davvero così. Gli autori non ci dicevano cosa dire o cosa fare, ma dovete tenere conto che ricucendo un'intera giornata in mezz'ora di montaggio, in pratica possono fare di te ciò che vogliono. Inizialmente noi ragazzi ci siamo trovati un po' a disagio, si pensava addirittura di uscire».
E mentre si susseguivano le domande su che fine abbiano fatto gli altri concorrenti, soprattutto la «pupa» a lui abbinata, Rosy, Sala ha ammesso che l'esperienza l'ha un po' cambiato, anche se non troppo. «Dal punto di vista economico mi sono preso i soldi della vincita e ho guadagnato un po' con le serate in discoteca. Per il resto oggi guardo il mondo con occhi diversi, più smaliziati, credo ci sia sempre una crescita quando ci si scontra con una realtà completamente nuova. E poi avrò qualcosa da raccontare ai nipotini».
Ora si torna alla vita normale di prima, dedicata alla scienza. Una scelta che Sala consiglia vivamente anche agli studenti: «Non abbiate paura di lanciarvi negli studi scientifici, questi sono gli anni giusti perché è in atto il ricambio generazionale tra i professori, tutti vicini alla pensione. Tra una decina d'anni sarete ricercatissimi».
Musica per le orecchie della professoressa Sonzogni, che ha riposto le sue speranze nel giovane fisico anche per incoraggiare gli studenti a riempire le facoltà scientifiche. «Ho seguito la trasmissione e sono rimasta colpita dalle sue capacità didattiche messe in gioco con la ragazza. Ho pensato che finalmente in tv si potevano vedere persone di un certo spessore, e che Alessandro potesse essere un buon esempio e un incoraggiamento negli studi».
Anche nei reality show, insomma, cercando bene forse si può trovare qualcosa di valido.
M. Col.

Da L’eco di Bergamo di sabato 24 marzo 2007

 

La Passione in dialetto medievale

Al Sant'Alessandro la lauda che veniva cantata dai Disciplini nel '400

La Passione del Signore evocata e riproposta nella sua somma drammaticità, con la forza e il pathos del dialetto bergamasco medievale. Va in scena all'inizio della Settimana santa, lunedì alle 20,30, nella cappella del Collegio Liceo Sant'Alessandro, «Chi vol, odì del nost Signior», lauda in bergamasco medievale sugli eventi della Passione di Cristo, dal tradimento di Giuda fino alla crocifissione, morte e risurrezione di Gesù. A curarne allestimento e regia è Maurizio Tabani, attore bergamasco apprezzato anche a livello nazionale quale interprete, tra l'altro, della fiction su Marco Pantani (dove impersona il ruolo del padre), del film per la tv «L'uomo del margine» su don Primo Mazzolari e ora impegnato sul set di «Hotel Meina», di Carlo Lizzani. Il lavoro proposto da Tabani riprende un testo della fine del '400, conservato alla Biblioteca Mai come «Frammento Borsetti». Si tratta di una lauda in sessantatré quartine di novenari a rima baciata, con un ritornello di due versi anch'essi in rima baciata ripetuto dopo ogni strofa.
La lauda faceva parte della preghiera comunitaria dei Disciplini di Santa Maria Maddalena di Bergamo, che in occasione delle ricorrenze religiose più importanti veniva recitata in pubblico, con partecipazione corale e grande effetto di teatralità. «La rappresentazione, molto stilizzata a livello scenico – osserva Tabani –, è di grande impatto emotivo, prodotto, oltre che dal tema, dalla forza espressiva dell'antico dialetto bergamasco ben diverso dall'attuale. Si tratta di un dialetto colto, di ricerca, di grande intensità drammatica, senza alcun rapporto con gli accenti invece prevalentemente comici delle produzioni teatrali in dialetto dei nostri giorni». Insieme a Tabani, che farà da narratore, saranno sulla scena Renata Pozzi, Alessandra Ingoglia, Silvia Pesenti Barilli, Ivan Criscuolo e e Jerry Franceschini; scene e immagini di Pierluigi Piantanida, movimenti scenici di Monica Zanoni e musiche originali di Claudio Galante. «È la prima volta che mettiamo in scena la Passione in una scuola: è un fatto importante, per l'intrinseco valore religioso di questa lauda e per il recupero culturale di parte del nostro antico retaggio linguistico», sottolinea Tabani. La rappresentazione è aperta a tutti; ingresso libero. Sarà replicata martedì alle 21 alla chiesa del Carmine.
Giovanni Ruggeri

Da L’Eco di Bergamo di sabato 31 marzo 2007

 

L'antico dialetto del '400 dà voce alla Passione

 

«Chi vol, odì del nost Signor, / Cum al morì cum grant dolor». Così invita il ritornello della lauda tardo quattrocentesca che canta in antico dialetto bergamasco la Passione di Cristo, dal tradimento di Giuda all'incontro tra Gesù risorto e Maddalena. Il testo, donato da Antonio Tiraboschi alla Biblioteca Mai di Bergamo, è stato messo in scena, lunedì sera, nella cappella del Collegio vescovile Sant'Alessandro e, ieri, al Carmine in Città Alta. «Per la prima volta – spiega il rettore del collegio monsignor Achille Sana – abbiamo proposto in Quaresima una rappresentazione sacra, invece degli abituali momenti di preghiera e meditazione in cappella. L'idea è nata quasi per caso, dalla professoressa di lettere Giuseppina Zizzo. La forza teatrale dei personaggi, la dicitura ben studiata e comprensibile, il pubblico di genitori numeroso ed entusiasta hanno cancellato ogni perplessità». Maurizio Tabani (narratore), Renata Pozzi (Maria), Ilaria Moretto (Maddalena), Silvia Pesenti Barili (Maria di Betania), Ivan Criscuolo (Gesù) e Fabiano Facchetti (Pilato) hanno recitato le quartine di novenari a rima baciata, con toni enfatici che ricordano le laudi medievali di Iacopone da Todi. Guidati da Monica Zanoni in un contesto scenico essenziale e accompagnati da proiezioni di opere d'arte a cura di Pierluigi Piantanida e da musiche sacre corali composte da Claudio Galante. Difatti è andato perduto lo spartito originale della laude che, come tradizione medioevale, era presumibilmente cantata in processione durante la Quaresima da singoli interpreti e da un coro, era dramma vissuto sulla scena pubblica con una sentita partecipazione della gente.
Elisabetta Calcaterra

Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 4 aprile 2007

 

 

 

Dal Sant'Alessandro aiuti all'Uganda

 Con una cerimonia all'insegna della sobrietà, nella sala Carrara del Collegio vescovile Sant'Alessandro, gli studenti hanno consegnato a Luigi Cicciò, da vent'anni medico volontario in Africa, la somma raccolta da novembre a oggi. Una cifra di circa 3.000 euro che andrà a finanziare un laboratorio ortopedico ad Arua, nel West Nile in Uganda, dove il medico, 46 anni ed ex allievo del Collegio Sant'Alessandro, opera come volontario per il Cuamm Medici per l'Africa, organizzazione non governativa che si occupa di salute, che ha sede a Padova e appartiene alla federazione delle ong d'ispirazione cattolica.
Nel corso della serata Cicciò ha ripercorso la sua storia personale e l'importanza del laboratorio ortopedico che segue i disabili e il recupero funzionale delle persone amputate. Il laboratorio di Arua offre il suo servizio a una popolazione di più di 2,2 milioni di abitanti, e secondo una stima sommaria il numero delle persone disabili in Uganda ammonterebbe a circa 71.000. Grazie alle sue cliniche mobili, il Cuamm ha identificato negli ultimi tre anni 326 pazienti amputati, 94 dei quali hanno già ottenuto protesi, mentre 220 sono ancora in attesa di un arto artificiale. Il medico ha così lanciato un nuovo appello perché occorre acquistare componenti e materiali per circa 60 protesi, 10 tutori, 15 corsetti lombari e 15 collari cervicali, per un costo di 14.000 euro. Per chi volesse contribuire, c'è il conto corrente postale 17101353 intestato a Cuamm, oppure fare un bonifico bancario sul conto 107890 (Abi 05018, Cab 12101 della Banca Popolare Etica di Padova con la causale «Servizi riabilitazione West Nile Uganda Cicciò».
Davide Agazzi

Da L’Eco di Bergamo di martedì

 

Reduci in lutto: è morto il professor Pietro Raffaelli 

È morto all'improvviso nelle prime ore di ieri il professor Pietro Raffaelli, una delle voci più significative a Bergamo sulla storia del XX secolo. Lo piangono la moglie Piera Pennati e i figli Maria Pia, Giovanni, Antonia e Enrica.
Aveva 91 anni, ma nonostante l'età avanzata non aveva mai smesso di guardare agli anni difficili del Novecento con lucidità e spirito critico, uniti a una singolare signorilità. Lui, che li aveva vissuti in prima persona sulla propria pelle, poteva ben farlo. Nato a Bergamo il 30 agosto del 1915, quinto di otto figli, maturità classica al liceo Sarpi e laurea alla Cattolica, nel 1939 finì sotto le armi nella divisione Acqui, che finirà decimata sotto il fuoco nazista nelle isole greche di Corfù e Cefalonia nel settembre '43. Raffaelli scampò all'eccidio perché si trovava a Merano per addestrare reclute. Ma non alla prigionia in Germania. Tornò a Bergamo solo il 23 agosto 1945. Nel Dopoguerra si dedicò all'insegnamento, partecipò al Movimento ecclesiale di impegno culturale (il Meic) e all'Unione cattolica insegnanti medi (Uciim). A riposo dal 1980, fu preside per due anni all'istituto San Marco e al Collegio Sant'Alessandro. Non rinunciò alla militanza politica, nelle file della Dc: fu sindaco di Nembro dal 1956 al 1960 (nell'aprile 2005 il Comune seriano lo premiò con la cittadinanza onoraria) e vicepresidente della Provincia di Bergamo dal 1970 al 1975. Per quasi 30 anni (dal 1973 al 2001) è stato presidente dell'associazione combattenti e reduci di Bergamo, di cui era ancora presidente onorario. Alla tragica vicenda della Divisione Acqui ha dedicato scritti e interventi sempre puntuali e appassionati. Poco meno di un mese fa, il 17 dicembre, introdusse il convegno organizzato dall'Istituto per la storia della resistenza e dell'età contemporanea (Isrec) sul tema «Militari nella resistenza e nella prigionia». «Un tenace difensore della memoria – così lo ricorda Angelo Bendotti, direttore dell'Isrec –, che dietro un'apparente semplicità di modi serbava un tratto di signorilità d'altri tempi. Fu tra i nostri primi iscritti (l'Isrec fu fondata nel 1968, ndr) nella convinzione che anche i militari italiani prigionieri parteciparono, a loro modo, alla storia della Resistenza. L'Isrec organizzerà una giornata di studio per ricordare la sua figura». I funerali di Pietro Raffaelli (la salma è composta nella camera mortuaria della Clinica San Francesco) saranno celebrati domani alle 9 al Tempio votivo.
P. D.

Da L’Eco di Bergamo di martedì 9 gennaio 2007

 

 

Premio al patron delle agende

L'onorificenza in memoria di Lindo Castelli: fondò la Lediberg

 

Con una cerimonia commovente, il sindaco di San Paolo d'Argon Elena Pezzoli ha assegnato il premio-benemerenza «San Mauro d'oro 2007» alla memoria dell'imprenditore Lindo Castelli, fondatore della Lediberg. Come ha spiegato il vicesindaco Angelo Pecis, «Castelli rappresenta un esempio virtuoso per la passione e la fedeltà ai valori che lo hanno guidato». Nella grande «Sala del sole» gremita di pubblico, dopo l'intervento del sindaco Pezzoli, hanno preso la parola tra gli altri il vice prefetto Lucio Marotta, il presidente della Provincia Valerio Bettoni, l'assessore provinciale Tecla Rondi, Mario Ratti, ex presidente dell'Unione industriali di Bergamo che, a nome del presidente di Confindustria Bergamo Alberto Barcella, ha definito Castelli «intelligente imprenditore, illuminato da valori etici». In sala anche il parroco don Angelo Pezzoli, sindaci e amministratori dei paesi vicini.
Tra le testimonianze che si sono succedute, quelle di Giancarlo Finardi, allenatore del settore primavera dell'Atalanta Calcio; Camillo Fiori, già titolare della Johnson spa; Domenico Barbaro, rappresentante del consiglio di fabbrica della Lediberg; del dipendente Luigi Bergamaschi e del sindacalista Claudio Cavagna. Tre lettori hanno poi presentato la biografia di Castelli, nato a Vertova nel 1938. Dopo l'avviamento professionale, a 15 anni inizia il suo percorso lavorativo come apprendista legatore all'Istituto Italiano di arti grafiche di Bergamo. Un mese dopo viene assunta anche Maria Regonesi, che diventerà sua moglie. Dopo il diploma di ragioniere, nel 1966 si mette in proprio: nasce così la Legatoria Castelli, in uno scantinato di Colognola.
È di quegli anni il primo contatto per la lavorazione di agende, tramite Camillo Fiori, fondatore della Johnson di Seriate. Nel 1969 la Legatoria Castelli, divenuta Lediberg, conta 42 dipendenti. Nel 1973 si decide di costruire lo stabilimento di San Paolo d'Argon e nella società entrano i fratelli Pezzini. Nel frattempo erano nati i tre figli di Lindo Castelli: Maurizio, Daniela e Monica. Quando Castelli muore, nel 2005, i dipendenti del gruppo sono 1.450 e quell'anno le agende prodotte sono 97 milioni. Al termine della serata Maria Regonesi ha ricevuto il premio insieme al figlio Maurizio, che ha promesso di continuare l'opera intrapresa dal padre, tenendo fede ai suoi insegnamenti.
Rossella Tomassoni

Da L’Eco di Bergamo

 

 

Collegio Sant'Alessandro: tre mesi di concerti

Domani, giovedì 1° marzo, alle 11.25 prendono il via i «Concerti del sant'Alessandro», IX stagione del Progetto Musica frutto della collaborazione fra il liceo scientifico musicale del Collegio Vescovile Sant'Alessandro e l'Accademia musicale di Santa Cecilia di Bergamo.
Il progetto prevede una serie di lezioni-concerto che si terranno il giovedì fino alla fine di maggio. Tutti i concerti si terranno nella sala Bernareggi del Collegio, ingresso da via Garibaldi 3.
Nei primi tre incontri il tema è: «Il pianoforte in Russia»: si parte domani con pagine di Mussorgsky e Prokofiev, al pianoforte Chiara Bertoglio. L'8 marzo pagine di Scriabin con Stefanio Gatti, Sara Costa ed Elena Monza al pianoforte. Il 15 marzo pagine di Stravinsky e Rachmaninov con il duo pianistico Silvia Fignelli e Cristiana Raimondi. Il 22 marzo pagine di Rachmaninov, Schedrin e Prokofiev con Antonio Cagnazzo al piano.
A partire dal 29 marzo il tema degli incontri sarà «La musica da camera, trii diversi». Si comincia con il Trio InUno (oboe, fagotto e piano), mentre il 12 aprile seguirà il Trio viola, clarinetto e piano (Marco Lorenzi, Marco Mazzoleni, Giuseppe Bonandrini, Matteo Castagnoli). Il 19 aprile è in agenda il Concerto straordinario «Spazio Trivella» del Duo pianistico Daniele e Davide Trivella. Il 26 aprile il Trio Malipiero (violino, violoncello e piano). Infine, dal 3 maggio, il tema degli incontri sarà «Gli strumenti musicali». Ne riparleremo.

 

L'ingegnere che fa «volare» i nuotatori

Bergamo: Alessandro Veneziani ha progettato i costumi per la squadra degli azzurri ad Atene A 37 anni premiato alla carriera dall'Accademia di scienze e lettere, fondata da Napoleone

 

Se Emiliano Brembilla è riuscito a salire sul podio al terzo posto, con i compagni della 4x100 maschile, alle Olimpiadi di Atene, il merito non è solo del suo talento e dei durissimi allenamenti. Una piccola parte di quel successo è attribuibile anche all'ingegner Alessandro Veneziani, di Bergamo, e alla sua infinita passione per la matematica. Senza, infatti, il costume indossato dagli Azzurri in quell'occasione e modellato grazie a un progetto del marchio Arena proprio sul corpo di Brembilla, non avrebbe garantito le stesse performance, in particolare, non avrebbe distribuito in maniera tanto ottimale tessuti di diversa viscosità lungo il costume intero ribattezzato «Power skin extreme». Merito della matematica, si diceva. Merito del calcolo numerico e dei suoi modelli applicati ai fluidi. È questa la specializzazione di Alessandro, 37 anni, fratello di Andrea (consigliere comunale a Bergamo) e nipote dell'ex sindaco Cesare Veneziani.
Una specializzazione che lo ha portato ad allargare a dismisura gli orizzonti della propria materia – dal nuoto alla meccanica, dall'ingegneria alla medicina – e che ieri gli è valsa la consegna di un prestigioso riconoscimento: il premio intitolato a Giovanni Sacchi Landriani (giovane matematico pavese scomparso alla fine degli Anni '80) che l'Istituto lombardo Accademia di scienze e lettere, istituzione fondata da Napoleone nel '700 sul modello dell'Institut de France, ha deciso di conferirgli per la brillante carriera. Una carriera ricca di esperienze tutte dal duplice filo della teoria e della pratica. «Da buon bergamasco – racconta – ho sempre coltivato un interesse per gli aspetti che hanno anche dei risvolti concreti. Ciò che mi ha affascinato fin dall'inizio è stata proprio la possibilità di applicare i modelli matematici alla realtà in tutte le sue diverse forme. Il destino ci ha messo come al solito lo zampino e così, dopo il liceo classico e la laurea in ingegneria, l'occasione per dare concretezza a questa mia vocazione è arrivata grazie all'anno di servizio civile che ho trascorso al centro di ricerca dell'istituto Mario Negri a Villa Camozzi: qui ho cominciato a occuparmi di emodinamica e quindi di modelli matematici applicati ai fluidi. Il dottorato vinto a Milano e la collaborazione con il docente Alfio Quarteroni (divenuto famoso anche per gli studi sullo scafo di Alinghi, ndr), mi hanno fatto approdare nel 2002 al Mox, il centro di modellistica e calcolo scientifico del Politecnico che cerca di introdurre più matematica e rigore scientifico nello studio di processi di ogni genere: industriali, sociali, medici». Qualche esempio? La seconda pelle dei nuotatori, si diceva, ma Veneziani si occupa anche di meccanica e in particolare dell'interazione tra oli e guarnizioni, collaborando con Brembo e Ducati, solo per citare due industrie particolarmente note. Ci sono poi gli studi sull'andamento di alcune specie come i lupi o più semplicemente quelli sui flussi di traffico. «L'applicazione di un modello matematico – aggiunge il giovane professore –, consente in genere di effettuare previsioni e quindi di guidare nelle scelte con maggiore elementi a disposizione. Al di là della versatilità del metodo, questi modelli offrono vantaggi e aprono nuovi orizzonti soprattutto in campo medico. Che il flusso sanguigno incidesse sulla parete di un vaso, formando placche arteriosclerotiche lo si sapeva da anni, il fatto di simularne però tempi e modalità è un risultato più recente raggiunto proprio grazie l'utilizzo del calcolo numerico. Da questo punto di vista le applicazioni maggiori dei modelli matematici si hanno ora in campo cardiovascolare, io mi sto occupando soprattutto di aneurismi cerebrali: perché si formano? Con quali tempistiche? Sono tutte domande alle quali si può dare risposta, fornendo preziose informazioni ai medici che in questo modo sono in grado di meglio ponderare le scelte».
Proprio questo orizzonte così ampio è valso a Veneziani – sposato con Laura e padre di Emma e Anna – il premio dell'Accademia di scienze e lettere che, oltre a essere stata istituita da Napoleone, può vantare tra i suoi storici presidenti anche Alessandro Volta e Alessandro Manzoni. Ieri alla consegna, nell'ambito dell'inaugurazione dell'anno accademico nel Salone Napoleonico di Brera, Veneziani si è presentato naturalmente in giacca e cravatta e, chi lo conosce bene sa quanto questa veste non sia una tra le sue predilette. Del resto quello matematico è anche un ambiente, per certi versi molto informale: diversamente Veneziani non avrebbe potuto partecipare come relatore a un recente convegno a Halle, in Germania, vestendo la magliette «Coston beach» del Bepi. «Sono un suo fan sfegatato – spiega – e spesso ci sentiamo tramite e-mail: quella della t-shirt è stata una specie di scommessa, ho voluto sfidarlo dimostrandogli quanto, tutto sommato, il nostro ambiente non sia sempre così attento alla forma e come ci si possa divertire anche insegnando matematica». Un pizzico di goliardia, insomma. La stessa che, sempre in Germania, l'ha spinto a concludere un intervento con l'immagine dell'Italia campione del mondo anticipata dalla didascalia «A volte i sogni possono diventare realtà». Dalla coppa di Berlino al podio di Atene al premio di un matematico.
Emanuele Falchetti – da L’Eco di Bergamo di venerdì 16 febbraio 2007

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ANNO SCOLASTICO 2005-2006

 

Campioni in matematica, pioggia di premi: Consegnati i riconoscimenti a 13 studenti, nove del Collegio Sant'Alessandro

«I giovani rappresentano il futuro, l'entusiasmo e la creatività degli uomini di domani». Con queste parole, ieri mattina all'auditorium del Collegio vescovile Sant'Alessandro, Silvana Fassi, della Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino, ha voluto sottolineare il momento della consegna dei premi assegnati dalla banca a 13 studenti delle scuole superiori.
Gli studenti premiati si sono distinti nelle gare delle Olimpiadi di matematica e di fisica, nei campionati Kangarou e nei campionati internazionali di giochi matematici organizzati dall'Università Bocconi di Milano. Le gare si sono svolte sia a livello provinciale sia a livello di istituto per gli studenti del Sant'Alessandro. Tredici i ragazzi premiati, nove gli studenti del Sant'Alessandro: i fratelli Andrea e Stefano Truzzi, i fratelli Fabio e Diego Grassi, Raffaello Marzani, Marcello Fumagalli, Fabio Maffioletti, Pietro Baldini e Michela Cangelli. Quattro gli studenti provenienti da altri istituti della provincia: Lucia Morotti del Lussana, Matteo Mondini e Luca Ghidelli dell'Amaldi di Zogno e Davide Galliani del Galilei di Caravaggio. Gli studenti sono stati premiati, oltre che dalla funzionaria della banca, anche dalle insegnanti di matematica e fisica Maria Cristina Sonzogni e Marialuisa Ruck che da anni, insieme al collega Francesco Persico, organizzano la partecipazione degli studenti alle gare di matematica e fisica. «Un premio – ha sottolineato monsignor Achille Sana, preside del Sant'Alessandro – che deve incoraggiare gli studenti a fare sempre meglio nello studio e nella vita e che deve sollecitare tutti a mettere a frutto le proprie capacità e potenzialità». La mattinata si è conclusa con il saggio musicale degli allievi dei primi tre anni del liceo scientifico ad indirizzo musicale. T. S.

da L’Eco di Bergamo di mercoledì 7 giugno 2006

Greco-latino, premiato al Certamen di Firenze

Greco e latino non lo spaventano di certo. Roberto Vedovati, studente 19enne di Villa di Serio che frequenta l'ultimo anno del liceo classico al Collegio vescovile Sant'Alessandro di Bergamo, è l'unico bergamasco tra i premiati al XXXII Certamen Classicum Florentinum.
Si tratta di un concorso nazionale tra i più impegnativi, che prevede una traduzione dal greco al latino di un brano di prosa o poesia a scelta e relativo commento. Quest'anno i brani erano tratti dalle «Vite parallele» di Plutarco e dalle «Troiane» di Euripide. Sei le ore a disposizione. Alla gara partecipano solo i migliori studenti «classicisti» provenienti da tutta Italia. Roberto Vedovati si è aggiudicato una «menzione onorevole» che gli è stata assegnata all'unanimità. Grazie a questo brillante risultato parteciperà alla premiazione a Firenze sabato alle 10,30 a Palazzo Vecchio. Ad accompagnarlo alla cerimonia di sicuro ci sarà il papà Fabrizio. Sono stati invitati anche monsignor Achille Sana, rettore e preside del Collegio vescovile Sant'Alessandro e la docente di latino e greco Margherita Ianniello. Un risultato improntato all'eccellenza. Ancor più visto la ristrettissima rosa dei premiati. Per la cronaca oltre alle «menzione onorevole» per Roberto Vedovati, verranno consegnati diplomi e premi ai primi quattro classificati: nell'ordine Elia Ruben Rudoni del «Carlo Alberto» di Novara, Edoardo Battaglia del «Machiavelli» di Lucca, Clara Sanvito del «Carducci» di Milano, Emanuele Vivarelli del «Dante» di Firenze. Premio speciale, infine, a Luca Sbordone del «Nievo» di Santa Maria Capua Vetere. La delegazione orobica era composta da tre studenti «classicisti» tutti del Sant'Alessandro: insieme a Roberto anche Davide Poli e Laura Terzi, entrambi del penultimo anno del classico. Roberto è molto contento e ci tiene a ringraziare anche la sua insegnante di greco e latino, Margherita Ianniello: «La prova era impegnativa e questo riconoscimento è stata una sorpresa. Speravo però di aver fatto bella figura. Si tratta davvero della gara di traduzione per eccellenza, io ho scelto di cimentarmi con il brano di Plutarco». Un bel biglietto da visita per uno come Roberto che dopo il liceo si iscriverà a Filosofia, alla Statale di Milano. Il Sant'Alessandro anche nelle precedenti edizioni del concorso ha visto alcuni suoi studenti distinguersi. Quest'anno, inoltre, si sono registrati altri premi per i «classicisti» del Sant'Alessandro. Al «Certamen Clusonense» versione «maius», gara nazionale di traduzione dal latino organizzata dall'Istituto «Fantoni» di Clusone, sempre Roberto Vedovati ha ottenuto una menzione di merito mentre la sua compagna di classe Giulia Biffi ha vinto il premio «Maida».
Teresa Capezzuto

Da L’Eco di bergamo di giovedì 18 maggio 2006

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Referendum e devolution, dibattito al Sant'Alessandro

Lezione di politica vera condita da fair play quella data ieri mattina agli studenti del collegio vescovile Sant'Alessandro in città dagli onorevoli Antonio Di Pietro, presidente di Italia dei Valori, e dal leghista Giancarlo Pagliarini, sul tema della devolution e conseguente referendum confermativo di fine giugno. Sulla riforma fatta dal governo Berlusconi, Di Pietro ribadisce il suo «no a una modifica o, per meglio dire, una riscrittura della Costituzione fatta a colpi di maggioranza. Un nuovo documento con il quale si avrebbe un primo ministro dai superpoteri e messo nelle condizioni di poter comandare da solo, con un presidente della Repubblica relegato a ruolo marginale e una Corte costituzionale meno indipendente e più legata all'influenza politica». Pagliarini, precisando come «sarebbe opportuno modificare la Costituzione ogni dieci anni per consentire alle generazioni future di stare al passo con i tempi», rileva che «quando in un'azienda comanda solo una persona è meglio. Bene quindi che anche in politica ci sia un Primo ministro "forte" che potrebbe essere "sfiduciato" dal Parlamento». Ribatte Di Pietro: «E se quell'unica persona comanda male? Meglio invece un bilanciamento dei poteri che dia più garanzie per tutti». Contrapposizione anche in merito alla podestà legislativa che spetta alle Regioni in tema di sanità, scuola e polizia locale. «Molto bene - rileva Pagliarini - perché si comincia a dare maggiori responsabilità immettendo una concorrenza che genera sempre risultati migliori. È la base di un sistema federale». La preoccupazione dell'ex magistrato di Mani pulite è per «un'Italia che non dia gli stessi diritti a tutti, ampliando il divario Nord-Sud. È giusto avere una scuola, una sanità e una polizia lombarda che si differenzi da quella siciliana?». Rassicura Pagliarini: «Nella nuova riforma ci sono paletti ben precisi fissati dallo Stato. Se, ad esempio, un abitante di Napoli vuole curarsi a Milano potrà continuare a farlo». Per Di Pietro la proposta finale è di «votare no per poi scrivere contestualmente, maggioranza e minoranza, un nuovo testo con due soggetti che facciano da peso e contrappeso». Per Pagliarini una «soluzione difficile visto che la nostra classe politica pensa solamente a delegittimare l'avversario». Alla fine la coordinatrice Milly Denti ha invitato gli studenti «a esercitare il diritto del voto»; tra i ragazzi, molti confermano di «avere le idee più chiare», pochissimi gli indecisi.
Marco Conti

Da L’Eco di Bergamo di sabato 13 maggio 2006

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da L'Eco di Bergamo di sabato 1 aprile 2006.

La scuola divide otto candidati

Polemiche incrociate nel dibattito al Sant'Alessandro. «Promossi» gli studenti

Doveva essere l'occasione per presentare i programmi e per un confronto sulle diverse proposte per il futuro del nostro Paese, ma le polemiche e gli scontri di questa campagna elettorale sempre più infuocata non hanno risparmiato neppure quegli studenti del Collegio vescovile Sant'Alessandro chiamati al voto per la prima volta.
L'intenzione era delle migliori: un incontro tra i candidati alla Camera dei due schieramenti e gli studenti. L'obiettivo era altrettanto esplicito e dichiarato: «È un momento formativo per fare chiarezza - aveva sottolineato all'inizio dell'incontro Emilia Denti, vicepreside del Sant'Alessandro, che ha coordinato l'incontro -. La politica fa parte della responsabilità personale. Ai candidati presenti si chiede chiarezza e che ci si riferisca ai propri programmi». Ma l'invito viene rispettato per poco e ben presto l'incontro si trasforma in uno scontro, talvolta anche dai toni accesi, tra gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra, con i primi che non perdono occasione per sottolineare le «divisioni» degli avversari e questi che, a loro volta, ricordano i ministri del governo persi per strada in questi anni, criticano «i provvedimenti varati per i più forti da parte della maggioranza», le magliette che «portano allo scontro di civiltà», i «discorsi ideologici», con buona pace della chiarezza sui programmi e del confronto. E tra un rimpallo e l'altro non mancano i richiami ai vari candidati «scomodi» dell'una e dell'altra parte, al modello Zapatero, sino alla tangenziale est. Quattro per parte i candidati presenti: per il centrodestra Luca Volontè (Udc), Giorgio Jannone (Forza italia), Mario Gandolfi (An), Giacomo Stucchi (Lega); per il centrosinistra Giuliana Reduzzi (Margherita), Antonio Misiani (Ds), Giorgio Myallonnier (Rosa nel Pugno), Ezio Locatelli (Rifondazione).
Tra i temi più gettonati la riforma Moratti, la libertà di scelta educativa e la scuola pubblica paritaria. Qualche accenno anche ai temi dell'economia e del lavoro, della famiglia e della sanità, della ricerca e della giustizia. Da Jannone un invito pressante «ad andare a votare: il ruolo della politica è importante. Bisogna conoscerla e dedicarsi alla politica, anche a quella attiva». Tre le priorità indicate da Misiani: il lavoro e la necessità di creare reti di protezione per affrontare la precarietà, il sostegno alle famiglie in difficoltà, il rilancio dell'economia.
Ma l'incontro è stato spesso segnato da critiche reciproche e scambi di accuse. In mezzo anche i ragazzi che, nonostante tutto, ascoltano, partecipano e fanno domande precise e pertinenti, dimostrando grande attenzione e voglia di capire. Al termine non manca un pizzico di delusione da parte di qualcuno presente in sala per come si è svolto il confronto sul palco. Dal canto suo la professoressa Denti, a margine dell'incontro, osserva che «invece i ragazzi, con le loro domande, si sono dimostrati interessati. Pensavano di poter risolvere in questa occasione la tanta non chiarezza di questa campagna elettorale». G. Ra.

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I «Promessi sposi», come i giovani d'oggi

Davanti alla precarietà del lavoro e a case con prezzi alle stelle chi non si è mai sentito un po' come Renzo Tramaglino e Lucia Mondella con un matrimonio «impossibile»? «Non s'ha da fare, né domani, né mai»... I due giovani, però, alla fine coronano il loro sogno: le nozze, una famiglia. Cresciuti e rafforzati dalle difficoltà, grazie alla consapevolezza che la Provvidenza divina è dentro la loro storia, la fede li accompagna e li guida, lasciandoli nel contempo liberi di scegliere. La lezione del Manzoni è sempre attuale? Il parallelismo è quanto mai azzeccato per i giovani fidanzati in cammino verso il matrimonio. A loro si rivolge in primis il libro «Questo matrimonio… s'ha da fare» (Edizioni Centro Ambrosiano, 136 pagine, 9,50 euro): l'ultima fatica editoriale di don Silvano Caccia, responsabile del Servizio per la Famiglia della diocesi di Milano, già insegnante di Lettere nel Ginnasio del Seminario diocesano di Venegono Inferiore (Varese). L'autore l'ha presentata al Collegio vescovile Sant'Alessandro di Bergamo attraverso una conversazione con la 5ª A dello scientifico, dopo un'introduzione di Enzo Noris, insegnante di Lettere nei licei del Sant'Alessandro nonché impegnato nella pastorale familiare. «I giovani hanno il desiderio di essere una coppia stabile, di una famiglia, chiedono alla Chiesa di dare un significato alla loro scelta di vita con il matrimonio che sostiene l'amore, aiutato dalla fede e garantito da una fiducia reciproca – commenta don Caccia –. Certo, i giovani domandano di essere aiutati a formare una famiglia. La società, perciò, è chiamata a dare garanzie di lavoro stabile, case a prezzi accessibili, servizi sociali per i figli». Nel suo libro Caccia lascia «parlare» a lungo Manzoni e ad ogni scena del romanzo selezionata affianca gli strumenti per favorire la riflessione: un breve commento, alcuni passi biblici e delle tracce per il confronto con la vita di coppia e di famiglia. «Attraverso la narrazione di Manzoni è possibile raccogliere una visione dell'amore, del matrimonio e della famiglia, nella quale Vangelo e umanità sono raccolti in armoniosa sintesi». Quale il «sugo della storia»? Spetta al lettore individuarlo. Prima di concludere però, l'autore offre una traccia già ben rimarcata nella presentazione del libro, curata da monsignor Marco Ballarini (dottore della Biblioteca Ambrosiana). Renzo e Lucia, finalmente sposi e genitori cristiani, «conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore».
Teresa Capezzuto

Da L'eco di Bergamo del 28 marzo 2006

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Grande musica al Sant'Alessandro

Tre concerti da camera per un Festival organizzato da Iesmus e Santa Cecilia Apre il 26 marzo Natalia Gutman, poi il Trio Ciaikovskij e una maratona mozartiana

 

 

Battesimo d'eccellenza per il Festival di musica da camera organizzato da Iesmus (Istituto europeo studi musicali) e Accademia musicale Santa Cecilia di Bergamo. La nuova rassegna promossa dai due sodalizi musicali cittadini e patrocinata dalla Provincia di Bergamo sarà inaugurata domenica 26 marzo nella cornice cittadina dell'auditorium del Collegio vescovile Sant'Alessandro con l'intervento di una madrina d'eccezione, la grande violoncellista russa Natalia Gutman . Con lei anche il pianista Dimitri Vinnik, il violinista Sviatoslav Moroz e il soprano Olga Diachkovskaja per un ghiotto programma basato su musiche di Franz Schubert, Dimitri Sostakovic e Anton Arensky. Seguiranno poi altri due appuntamenti con ospiti di assoluto riguardo legati al mondo dell'Accademia – il Trio Ciaikovskij in primis – andando ad arricchire quella che già si prospetta come una festa della musica di indiscutibile caratura artistica, un singolare trittico concertistico delle meraviglie.
La neonata manifestazione non è che l'ultimo fiore all'occhiello delle numerose attività musicali promosse in collaborazione da Iesmus e Accademia Santa Cecilia. Stretti in un virtuoso e rodato sodalizio, i due enti musicali cittadini animano infatti già da alcuni anni la vita culturale e artistica bergamasca muovendosi su più fronti, da quello concertistico a quello divulgativo a quello propriamente didattico. Quest'ultimo, certo meno appariscente degli altri, è pur tuttavia l'aspetto da tenere in maggior considerazione, innanzitutto perché ha profonde radici storiche – si appoggia infatti sulla pluriennale esperienza d'insegnamento musicale della Scuola musicale Santa Cecilia – e perché grazie ad esso l'Accademia può a tutt'oggi accompagnare un allievo dai primi approcci propedeutici alla musica fino a corsi di perfezionamento di altissimo livello.
Proprio questi corsi da alcuni anni a questa parte stanno inoltre destando l'attenzione del panorama internazionale per la grande qualità ad essi conferita da insegnanti di assoluta caratura. Musicisti di tutto il mondo vengono a Bergamo per frequentare le masterclass di pianoforte e di musica da camera di Kostantin Bogino, quelle di violino di Dejan Bogdanovich, quelle di clavicembalo e basso continuo di Edoardo Bellotti.
In perfetta sintonia con questa importante attività si pone allora il nuovo Festival di musica da camera che, come ha detto ieri il presidente di Iesmus Dietelmo Pavoncelli nel corso della conferenza stampa di presentazione, «vuole essere precisamente la diretta espressione del livello musicale che la nostra scuola di perfezionamento è in grado di proporre». Ottima musica, quindi, e pure una dichiarazione di qualità a tutta la città. «Si tratta di una rassegna – ha detto il direttore dell'Accademia don Gilberto Sessantini – che si accosta alle altre pregevoli manifestazioni musicali cittadine con la particolarità di esplicitare le potenzialità artistiche che la nostra scuola è in grado di sviluppare».
Dopo l'inaugurazione sotto l'egida della Gutman, è previsto infatti l'intervento di artisti strettamente legati agli ambienti dell'Accademia. Mercoledì 29 marzo il celebre Trio Ciaikovskij – formato dal violinista Pavel Vernikov, dal violoncellista Anatole Liebermann e dal pianista, nonché fervido animatore della scuola di perfezionamento, Konstantin Bogino – proporrà un prelibato omaggio a Dimitri Sostakovic nel centenario della nascita. Sabato 1 aprile è poi prevista una Maratona musicale dedicata al 250° anniversario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart caratterizzata dalla presenza di numerosi musicisti di rango internazionale molti dei quali formatisi in seno all'Accademia, nonchè dalla presenza dell'Orchestra Sinfonica di Chioggia .
Tutti gli appuntamenti saranno all'auditorium Sant'Alessandro di via Garibaldi 3/h con inizio previsto per le 21 (fatta eccezione per la maratona mozartiana che partirà alle 18). Abbonamenti interi 40 euro, ridotti 25 euro acquistabili in prevendita presso Sana Casa della musica in via Taramelli 4 in città; biglietti singoli 15 e 10 euro acquistabili anche la sera del concerto. Per informazioni e prenotazioni tel. 335-5463084; indirizzi e mail: info@accademiasantacecilia.it oppure iesmus@virgilio.it.
Filippo Manini

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 Da Bergamo alle Olimpiadi, 500 metri di emozioni

A soli 13 anni è stato tedoforo olimpico. Andrea Mauri, che frequenta la terza media (sezione B) al Collegio vescovile Sant'Alessandro in via Garibaldi, a Bergamo, domenica ha rappresentato la sua scuola nel lungo viaggio della fiamma olimpica di Torino 2006. Protagonista della frazione di circa 500 metri con partenza da via San Giorgio e arrivo in via Autostrada, all'altezza di via Magrini. Andrea ha avuto l'onore di essere uno dei 10 mila tedofori che si stanno passando di mano in mano la fiamma olimpica, che arriverà a Torino il 9 febbraio e il giorno successivo illuminerà la cerimonia di apertura dei Giochi invernali. «È stata un'emozione unica e irripetibile, mi hanno regalato anche la fiaccola blu che ho portato davvero con orgoglio». A seguire la staffetta la mamma Barbara, il papà Alessandro, il fratello Jacopo, 16 anni, parenti, amici e compagni di scuola del Sant'Alessandro, e una rappresentanza dell'Unione sportiva stezzanese dove gioca Andrea, calciatore promettente: il presidente Mario Corti e l'allenatore Giuseppe Mascheretti. Oltre ai tantissimi bergamaschi che anche il piccolo tedoforo ha rappresentato. Andrea ha portato idealmente alti i colori della sua città, dove è nato e risiede insieme alla famiglia, nel quartiere San Paolo, in via Coghetti. Per Andrea Mauri lo spirito olimpico è un valore fondamentale: «Partecipa, sorridi, abbraccia, aiuta, coinvolgi, appassiona, ascolta, ama – così Andrea scrive in un racconto che contiene le sue emozioni di tedoforo –. Comincia a sorridere, a vedere che ogni cosa andrà per il verso giusto, prova a pensare sempre positivo e cerca di trasmettere questo pensiero a tutte le persone che incontri». Andrea i sani valori dello sport ce li ha nel sangue. Per lui è una grande passione. «Andrea pratica come hobby il nuoto, lo snowboard, il tiro con l'arco – spiega il papà Alessandro –. È anche calciatore a livello agonistico, gioca nell'Unione sportiva Stezzanese, categoria giovanissimi regionali B». Sportivo lo è anche il fratello Jacopo, 16 anni, con i colori della Pallanuoto Bergamo. Mentre la mamma Barbara Piazza insegna educazione fisica nei licei del Sant'Alessandro (classico, scientifico e scientifico a indirizzo musicale). E questa avventura è un po' merito suo. L'anno scorso la professoressa ha partecipato al progetto «Scuole in movimento», promosso dal ministero dell'Istruzione in collaborazione con il Coni, il comitato organizzatore Olimpiadi Torino 2006 e Coca Cola. Bisognava elaborare un progetto evidenziando come la scuola può motivare i ragazzi ai valori di una vita sana e attiva e a una rinnovata cultura dello sport. «Come insegnante ho inserito nel progetto tutte le attività sportive e motorie del Sant'Alessandro – racconta Barbara Piazza –. Una speciale giuria lo ha selezionato per la scuola media ed è passato alla fase regionale, dando la possibilità all'istituto di partecipare alla staffetta olimpica con un tedoforo». Domenica per Andrea è stata davvero una fiaccola di emozioni. Da Bergamo alle Olimpiadi.
Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 1 febbraio 2006

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I genitori? In gita a Parigi coi prof

 Ma chi l’ha detto che in gita ci vanno solo gli studenti? Così devono avere pensato alcuni professori e genitori del Collegio vescovile Sant’Alessandro di via Garibaldi, a Bergamo, volati da Orio al Serio a Parigi per trascorrere quattro giorni alla scoperta della bellissima capitale europea. Catalizzato dal fascino e dall’atmosfera d’oltralpe, il gruppetto giusto prima delle vacanze natalizie ha fatto tappa nei luoghi più famosi di Parigi, immergendosi nella storia e nella cultura francese. A guidare i nostri turisti – una decina di genitori –in questo insolito viaggio di istruzione sono stati due intraprendenti docenti del Sant’Alessandro: il professor Franco Campana, docente di disegno e storia dell’arte al liceo scientifico, e la professoressa Caterina Arrigoni, insegnante di educazione artistica alla scuola media e al liceo scientifico. «L’idea è nata l’anno scorso dal Comitato genitori durante una visita alla mostra su Cézanne e Renoir all’Accademia Carrara. In quella sortita i genitori hanno espresso il desiderio di poter replicare l’esperienza – spiega la professoressa Caterina Arrigoni –. Parigi? Il bilancio della gita è più che positivo, ha rafforzato il legame e l’alleanza educativa che unisce i docenti e i genitori del nostro istituto». Bando al riposo, i nostri impavidi visitatori hanno macinato chilometri. Sveglia molto presto, hanno camminato senza sosta per non perdersi nulla, compresa una capatina notturna sulla Tour Eiffel. Va da sé che alla sera si tornava «distrutti» nel piccolo hotel, proprio vicino all’Opéra. Giusto qualche ora di sonno e poi, via, di nuovo in viaggio seguendo anche un itinerario pittorico che li ha portati al Musée d’Orsay, al Musée Marmottan e al Louvre dove prof e genitori hanno tra l’altro vissuto in presa diretta i più celebri capolavori come la Gioconda di Leonardo, la Venere di Milo e la Nike di Samotracia. Non è mancato un tuffo nel fascino un po’ bohèmien di Montmartre, il quartiere parigino ritrovo prediletto di molti artisti e intellettuali. A Montmartre il gruppetto ha pranzato in un suggestivo ristorantino meta di artisti parigini. L’ultimo giorno non ci si è fatti mancare una breve sosta per lo shopping natalizio a la Galéries Lafayette. Tra i souvenir pure tre chili di pane acquistati da una mamma in un famoso panificio parigino. E ora? La gita è talmente piaciuta che qualche genitore già azzarda il nome di altre capitali europee. Arrivederci al prossimo viaggio.

Teresa Capezzuto

Da L’Eco di Bergamo di martedì 17 gennaio 2006

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Tiraboschi racconta la tv per i giovani tra reality e inchieste

  Architetto, produttore di programmi di successo come «Ciao Darwin», vicedirettore di Canale 5, e adesso direttore di Italia 1, Luca Tiraboschi, 42 anni, nato a Bergamo, ha incontrato gli studenti del biennio dello scientifico e della 5ª del classico del Collegio Vescovile Sant'Alessandro di Bergamo per il laboratorio di «Educazione all'immagine».
Luca Tiraboschi al Sant'Alessandro è di casa visto che, non solo da qualche anno è invitato a parlare di televisione, ma è anche un ex studente del liceo scientifico (si è diplomato al Collegio vescovile nel 1982).
Tiraboschi è anche creatore e autore di personaggi a fumetti e autore di romanzi, ma la sua chiacchierata con gli studenti è stata tutta incentrata sul canale che dirige, Italia 1. «La filosofia della nostra rete – ha spiegato Tiraboschi – punta a costruire una miscela di programmi in grado di risvegliare la parte giovanile che c'è in tutti. Per raggiungere questo obiettivo all'interno di Mediaset si lavora per la realizzazione di nuove idee che vanno essenzialmente in due direzioni, quella della comicità e quella della memoria. Qui sono nati programmi come Zelig e Colorado Cafè e sempre qui è stato deciso di riscoprire le vecchie comiche, come Stanlio e Olio, che fanno parte appunto della nostra memoria».
Tiraboschi ha poi anticipato quale sarà la programmazione di Italia 1 per il 2006, confermando la presenza nel palinsesto di programmi come il wrestling, «una certezza», dei reality, dei programmi musicali come «Top of the pop» e delle inchieste come «Lucignolo». Altra certezza sarà il motomondiale che, grazie a Valentino Rossi, è stato seguito moltissimo un po' da tutti. Sul fronte delle novità, invece, Tiraboschi ha annunciato che, al termine della quinta serie del Grande Fratello, Italia 1 ha in programma una trasmissione analoga in cui i partecipanti saranno dei vip. Che sia una specie di «L'Isola dei famosi»? Tiraboschi non si è sbilanciato, mentre si è lasciato sfuggire che sarà Alessia Marcuzzi a condurre l'edizione di quest'anno del Grande Fratello.
Alla fine da parte dei ragazzi raffica di domande, soprattutto sui programmi sportivi e musicali, anche se non sono mancate domande del tipo: «Cosa ne pensa del monito di Ciampi sulla tv spazzatura dei reality?». «Il ragionamento del presidente della Repubblica – ha commentato Tiraboschi – forse riguardava solo la tv pubblica, a pagamento. E poi se non si vogliono vedere i reality basta cambiare canale».
Tiziana Sallese

Da L’Eco di Bergamo di martedì 20 dicembre 200                                5Torna all'indice

 

Il medico di guerra incontra gli studenti

«Sono una delle poche persone che ha avuto la fortuna di realizzare il sogno della propria infanzia, fare il medico per aiutare i poveri. E, nonostante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare, non cambierei la mia vita con quella di nessun altro».
Chiara Castellani, originaria di Parma, che domani alle 21 terrà una conferenza nella sala Carrara del Collegio vescovile Sant'Alessandro, a Bergamo, è l'unico medico per 120.000 abitanti in una zona di 5 mila chilometri quadrati in Congo. Il suo ospedale si trova a Kimbau, un villaggio nella foresta ai confini con l'Angola. «Il mio obiettivo in questo momento - sottolinea Chiara, che è anche missionaria laica - è quello di portare a termine il progetto, finanziato dall'Aifo, l'associazione italiana "Amici di Raoul Follereau", per avere luce e acqua per l'ospedale. Abbiamo già la turbina per produrre l'energia necessaria e i tanti volontari che lavorano con noi stanno realizzando tutto ciò che serve per metterla in funzione. Il nostro è un lavoro lento, ma instancabile, e nonostante le difficoltà, non ultime le minacce verso il nostro ospedale, continuiamo a credere in questo sogno». Chiara Castellani ha davvero dedicato la vita al suo sogno. Dopo la laurea in medicina all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma e la specializzazione in ginecologia, a 27 anni parte per il Nicaragua dove resta sette anni, di cui gli ultimi tre in piena zona di guerra, diventando chirurgo di guerra.
Dopo il Nicaragua è la volta del Congo, allora Zaire, quando Chiara è vittima di un grave incidente stradale nel quale perde il braccio destro. Però non demorde, perché «il mio sogno era, e resta, quello di alleviare le sofferenze dei più poveri». «Sono arrivata nell'ospedale di Kimbau nel 1991, mandata dalla diocesi di Kenge – ricorda Chiara –, curiamo patologie di ogni tipo e i malati, spesso, arrivano anche da zone molto lontane».
Tiziana Gallese

 

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TRENT’ANNI DI ASSOCIAZIONE

PREMIATI TRE BERGAMASCHI

 

Ci sono anche tre bergamaschi tra l’ottantina di soci Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) premiati ieri pomeriggio a Milano,

al Convegno per i 30 anni dell’Associazione. Si tratta di monsignor Achille Sana, di Giampaolo Ferrari e di Renata Carnazzi Malinverni.

Tutti e tre hanno partecipato alla prima costituzione dell’Agesc a Bergamo, nel 1976, a Palazzo Rezzara, e in questi anni,

ciascuno con le proprie caratteristiche e disponibilità, hanno contribuito alla crescita dell’Associazione. Il premio - un portafotografie

- vuole sottolineare il grazie dell’Associazione e il riconoscimento dell’impegno associativo, nella giornata che celebra la «missione

educativa» dell’Agesc. Sul compito educativo - al centro della riflessione della giornata - ha insistito anche una tavola rotonda

tra rappresentanti di diverse associazioni ecclesiali, con l’interventodi Giorgio Pontiggia (Cl), Luigi Bobba (Acli) e Fabio Pizzul (Ac).

Diverse le accentuazioni per una identica passione, quella di educare, provocata in particolare da un appello sottoscritto nei giorni

scorsi da intellettuali, politici e giornalisti sul «rischio educativo». Un manifesto che dichiara la crisi «di una generazione di adulti di

educare i propri figli» e la difficoltà di una società nella quale si vive «come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità

di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta». Il rischio è «crescere una generazione di ragazzi che si

sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come nelle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a

volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere». Per questi giovani vale rilanciare l’impegno dell’educazione e della scuola.

 

Da L’Eco di Bergamo di sabato 19 novembre 2005

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da L’Eco di Bergamo di mercoledì 14 settembre 2005

 

Il preside: cari ragazzi, su con la vita. Dei pantaloni

Stanco di vedere pance all'aria e pantaloni a vita bassa, anzi bassissima, il preside del liceo Sant'Alessandro, monsignor Achille Sana, ha scritto una lettera ai suoi studenti invitandoli a presentarsi a scuola «in abiti decorosi e consoni». Il preside dichiara di essersi limitato, dopo aver consultato i docenti, a ricordare ai ragazzi cosa dice il regolamento scolastico e si dice certo che gli allievi abbiano compreso. Gli studenti sembrano aver recepito il messaggio. A giudicare dai primi giorni di scuola, spiega il preside, la lettera, che risale alla fine dello scorso aprile, ha sortito l'effetto sperato. Il presidente dell'Agesc, Silvio Petteni, plaude all'iniziativa e dichiara che la situazione nelle scuole sta degenerando, per questo «è giusto intervenire». Divisi invece i ragazzi che hanno detto la loro sul giornalino scolastico. Qualcuno approva l'intervento del preside, altri lo giudicano eccessivo.
Secondo Walter Fornasa, docente di psicologia dello sviluppo all'Università di Bergamo, «i ragazzi devono imparare a riflettere sulla cura di sé e sul rispetto dell'altro, in una fase in cui la dipendenza dalle mode è forte».

C. Bianchi a pagina 15

 

«Cari studenti, vestitevi in modo decoroso»

Sant'Alessandro, rispettata la circolare del preside inviata ad aprile. «I jeans a vita bassa non vanno bene» Il presidente dell'Agesc: una questione di buon gusto, nelle scuole la situazione sta degenerando

Anno scolastico nuovo, abitudini vecchie. E così la lettera aperta che monsignor Achille Sana, preside del Collegio vescovile Sant'Alessandro, ha scritto cinque mesi fa ai suoi studenti liceali, resta esposta in bacheca, almeno sino a quando la moda dei pantaloni a vita bassa non sarà sorpassata.
Lo scorso 28 aprile, stanco di vedere ombelichi all'aria, il preside ha preso carta e penna e ha invitato i ragazzi «a presentarsi a scuola ordinati nell'abito». «È diffusa – scriveva monsignor Sana – una nuova moda di vestirsi da parte degli alunni e delle alunne che non è da approvare». E per i duri di comprendonio entrava nel dettaglio: «Gli alunni tengono i calzoni a metà gamba così che appaiono le mutande. Le alunne portano magliette succinte che non coprono il corpo». Esibizione fisica e di narcisismo, la definisce monsignor Sana. «I ragazzi mi hanno spiegato che oggi nei negozi si trovano solo jeans a vita bassa e magliette corte – ci dice al telefono –. Certo l'adolescenza è esplosiva e capisco la voglia dei giovani di mettersi in mostra, ma l'abbigliamento deve essere decoroso». Il preside fa notare che, d'accordo con gli insegnanti, non ha fatto altro che richiamarsi al regolamento d'istituto che impone il divieto di «presentarsi a scuola in abbigliamenti eccentrici o poco decorosi». Di qui la raccomandazione ai docenti: «Persistendo il difetto, allontanate gli studenti dalla classe». Va detto che nessun allontanamento per abbigliamento succinto si è sinora verificato al Sant'Alessandro. Anzi, in questi primi giorni di scuola gli studenti avrebbero esibito «abiti consoni».

La lettera ha comprensibilmente diviso i ragazzi che si sono sfogati sul giornalino della scuola. E se Sofia, seconda liceo classico, condanna lo sfoggio di ombelichi e boxer («Per troppo tempo abbiamo assistito a una vera e propria "fiera della vanità", come se l'istituto si fosse trasformato in una passerella»), Roberto, terza liceo classico, se la ride di gusto, e si dice certo che l'abbigliamento dei suoi compagni non sia cambiato di una virgola.

Silvio Petteni, presidente provinciale dell'Agesc (l'Associazione genitori delle scuole cattoliche), promuove l'iniziativa di monsignor Sana. «La situazione sta degenerando. A scuola molti ragazzi vestono in maniera discutibile. È una questione di decenza e di buon gusto ed è giusto intervenire». Petteni sostiene che non sono pochi i dirigenti scolastici bergamaschi che, senza arrivare ad un richiamo nero su bianco, hanno invitato gli alunni ad adottare un abbigliamento più idoneo, perchè, dice, «è indubbio che certi comportamenti sono motivo di disturbo per la classe».

Walter Fornasa, docente di psicologia dello sviluppo all'Università di Bergamo, va oltre e spiega che il fenomeno segnala qualcosa di più profondo. Secondo il professore si tratta di «portare i ragazzi a riflettere sulla cura di sè e sul rispetto dell'altro, in una fase in cui la dipendenza dalle mode e da altri fattori esterni è molto radicata».

«Conosco monsignor Sana e non mi sembra un barricadero – dichiara Marco Rho, neuropsichiatra infantile e padre di figlie adolescenti –: un limite nel segno del decoro ci deve essere, probabilmente il preside è intervenuto a seguito di qualche eccesso. Resto dell'idea – aggiunge Rho – che l'ambiente in cui i ragazzi crescono sia determinante e si rifletta nei loro comportamenti».
Camilla Bianchi

 

 

Circolare del Preside del 28 aprile 2005

 

Ai genitori

Ai docenti

e agli alunni della Scuola media

del Ginnasio-Liceo Classico

e del Liceo Scientifico

 

E' diffusa una nuova moda di vestirsi da parte degli alunni e delle alunne quando si presentano a scuola che non è da approvare.  Gli alunni tengono i calzoni a metà gamba così che appaiono le mutande. Le alunne portano magliette succinte che non coprono il corpo. La moda porta  in  sé  i segni dell'esibizione fisica e del narcisismo del singolo individuo; è contrario al senso della proprietà personale, della delicatezza dei sentimenti e del rispetto   del prossimo che vive in comunità. Richiamo gli alunni e le alunne a rispettare la convivenza della comunità scolastica e a presentarsi a scuola ordinati nell'abito; il regolamento dell'istituto  dice: "E' vietato presentarsi a scuola in abbigliamenti eccentrici o poco decorosi". I docenti chiedono una condizione positiva per compiere l'opera della formazione e dell'educazione umana degli alunni.

Pertanto invito i  genitori e gli alunni a tenere presente la disapprovazione della scuola per l'abbigliamento descritto. Invito poi i docenti ad avvertire gli alunni e le alunne che si presentano con abbigliamento disordinato e persistendo il difetto ad allontanarli dalla classe .

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La Colombia raccontata al S. Alessandro

da L’Eco di Bergamo di sabato 9 aprile 2005

 

Diffondere la cultura della non violenza e promuovere comunità di pace. Con questo intento il Collegio vescovile Sant'Alessandro, grazie all'impegno del preside monsignor Achille Sana e del professor Eugenio Donadoni, ha promosso una sorta di gemellaggio di alcuni studenti dell'istituto con la comunità di pace e resistenza non violenta del Rio Jiguamiandò in Colombia. L'istituto cittadino ha organizzato due incontri per far conoscere la realtà di questa comunità di contadini colombiani che dal 1996 si trova a vivere in una regione trasformata in campo di battaglia per i continui scontri armati tra esercito governativo, paramilitari e guerriglieri delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) di ispirazione marxista. Agli incontri sono intervenuti Willinton Cuesta Cordoba, leader della Comunità del Rio Jiguamiandò, Delia Innocenti, ex allieva del Sant'Alessandro e attuale osservatrice della organizzazione internazionale Ipo (International peace observatory), Daniela Morandi, presidente di Ipo Italia e la professoressa Paola Villa. Il leader colombiano è in questi giorni a Bergamo, invitato dal Collegio S. Alessandro, dal Comune di Scanzorosciate e dall'Ipo Italia, per illustrare come la popolazione della Comunità di pace e resistenza non violenta, composta in prevalenza da neri e meticci - circa mille persone afrocolombiane, discendenti degli schiavi deportati dalle coste dell'Africa - abbia sempre vissuto pacificamente in questo territorio nel nord ovest della Colombia, nel dipartimento del Chocò, vicino a Panama, ricco di risorse minerarie e idriche, attuando un modello economico di autosviluppo. Ma negli ultimi anni la situazione è diventata difficile, per la violenza e gli scontri tra le parti armate. Willinton Cuesta Cordoba ha puntualizzato come siano proprio le minoranze, i contadini, i più poveri a subire le peggiori conseguenze. Sono stati infatti sfollati più volte dai loro villaggi, vengono privati della libertà di esprimersi, di educare i propri figli. «In questo difficile contesto - secondo il leader colombiano - la migliore risposta è promuovere una cultura della non violenza». L'Ipo ha invitato quanti siano interessati a visitare la Colombia o a opere di solidarietà e cooperazione a contattare Delia Innocenti (e mail: teglia99@yahoo.it).
Stefano Gervasoni

 

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Faccia a faccia con i candidati.

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Due «prof» inossidabili: una festa per i trent'anni di cattedra


Due prof moderne e piene di interessi. Pare che il tempo si sia fermato da quando, trent'anni fa, cominciarono la loro avventura dietro la cattedra al Collegio vescovile Sant'Alessandro, prestigioso istituto paritario cittadino, che conta circa 600 alunni tra la scuola media e i licei (scientifico, scientifico a indirizzo musicale e liceo classico). Dal '75 ad oggi la scuola ne ha visti di cambiamenti, eppure loro appaiono immutate. Conservano la freschezza di allora, sia nella dedizione spassionata verso i «loro» ragazzi - sempre in prima linea anche in gita - sia, salta all'occhio, nel fisico asciutto e nell'aspetto giovanile.
Trenta candeline, tanto che possono ben dirsi due pietre miliari del Sant'Alessandro: Marialuisa Ruck, docente di matematica e fisica al triennio del liceo scientifico, e Colombina Andreoli, docente di Lettere alla scuola media. Il collegio Sant'Alessandro le festeggia per i trent'anni tutti filati di insegnamento nell'istituto, premiandole nell'incontro annuale degli ex allievi in programma il 28 maggio (ore 17). Ci saranno tanti giovani di allora e di oggi, pronti a stringersi intorno alle prof in un abbraccio ideale. Alla cerimonia parteciperanno, tra gli altri, anche gli ex alunni della maturità classica edizione '65 e quelli della maturità scientifica edizione '75.
«Trent'anni? Una vita, direte voi. Per me? Un battito d'ali. Anni indimenticabili, vivaci, esuberanti, pieni, curiosi, interessanti, sempre nuovi. Non fatemi domande scontate come "Cos'è cambiato?" - esordisce la prof Andreoli -. Gli anni passano, tutti noi cambiamo. Io sono un'ottimista e il bicchiere lo vedo sempre mezzo pieno. Gli alunni saranno sempre splendidi, in linea di massima sta ai docenti capirli, apprezzarli, stimolarli, tirar fuori il meglio di loro».Non stupisce che colleghi e alunni la considerino una persona ottimista, solare, sempre disponibile e sincera nei rapporti, pronta a offrire il meglio di sé. «Amo i miei alunni e il mio lavoro. Ma appena mi diranno "Vada in pensione" me ne andrò a gonfie vele perché ho un progetto da realizzare nella mia casa di campagna a Lovere - scherza Colombina Andreoli -: aprire un localino, sarete avvisati al momento opportuno».
Anche Marialuisa Ruck è sulla stessa lunghezza d'onda: «Il feeling coi ragazzi è fondamentale - ribatte -, conservo ancora l'anello ricevuto in dono dai ragazzi, appena diplomati. Era la mia prima maturità. Per me simboleggia il riconoscimento di quanto tu dai. Un grazie vero, non legato ai voti. Sì, abbiamo perso un po' di quella "intoccabilità" del passato. Poi gli alunni oggi sono iperattivi. È la generazione del computer e della tv, non si soffermano più come prima sulle cose, ecco perché li "massacro" nel senso buono, con la giusta severità, per dare loro la logica per affrontare i problemi anche del domani».
Qualche volta ti capita di vederla in classe, durante le ricorrenze, con pasticcini, torte preparate con le sue mani. La professoressa Ruck è così: severa e spontanea, con la battuta pronta per renderti la matematica più umana. Sempre intenta a progettare: «Se fossi nata in un periodo storico diverso? Senza dubbio nel futuro, fra duemila anni - risponde -. Non mi volto indietro, preferisco l'oggi e, in classe, sono aperta all'innovazione». Di lei gli alunni apprezzano l'imparzialità, i colleghi la considerano un punto di riferimento.
Insomma, due prof che tutti vorrebbero. Sono approdate al Sant'Alessandro quando c'era ancora monsignor Paolo Carrara, che dell'istituto era rettore e preside. Poi ad accompagnarle nel viaggio arrivò monsignor Achille Sana. Era il 1977 quando il vescovo monsignor Clemente Gaddi affidò il rettorato del collegio a monsignor Sana, che sarebbe diventato anche preside nel 1984: «Esprimo alle docenti tanta gratitudine per la continuità didattica e l'alto livello educativo manifestato nella loro opera - precisa monsignor Sana -. Hanno anche rinunciato a un posto nello Stato in favore del servizio alla scuola cattolica e quindi alla comunità cristiana della nostra diocesi».
Marialuisa Ruck (Marilù per alunni e colleghi), residente in città e mamma di Silvia, si è laureata in Fisica alla Statale di Milano e poi (il primo ottobre del '75) è salita in cattedra al Sant'Alessandro insegnando nei primi anni matematica in prima scientifico, abbinata anche a scienze nella scuola media, rinunciando al ruolo nello Stato. Allegra e appassionata di thriller, ha ereditato forse il suo aspetto («Da giovane dicevano che somigliavo all'attrice Florinda Bolkan») e la sua apertura agli altri dalle origini «multietniche» (nonni ungheresi venuti in Italia all'epoca della Grande guerra, mamma di Mantova e papà nato a Savona, ma milanese d'adozione).
Colombina Andreoli, residente in città, si è laureata in Lettere alla Cattolica di Milano e subito (il 7 novembre del '75) ha iniziato la sua carriera di insegnante di Lettere sempre alle medie del Sant'Alessandro, nell'82 ha rinunciato alla nomina nello Stato nella scuola Papa Giovanni XXIII. Le due figlie, Annachiara e Valentina, sono i suoi gioielli. Con l'indole dell'«inguaribile adolescente» ama il trekking, andare in bicicletta, nuotare, la musica, il ballo, cucinare, fare giardinaggio, viaggiare e scrivere poesie. Non potevamo che concludere con alcuni versi di una sua poesia, «Vita»: «Fino all'ultimo dei miei giorni/ amerò/ i miei alunni sorridenti/ pronti ad ogni sfida/ È in loro che vedo/ la grandezza di Dio!».
Teresa Capezzuto (27 marzo 2005)


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Progetto Musica 2005

«La musica del primo Novecento, gli strumenti musicali, il preludio e la sonata, musica per solo piano e per duo, da camera per violino, chitarra e voce, segnavia verso una comprensione musicale». Con questi eloquenti intendimenti prende il via oggi alla Sala Bernareggi del Collegio vescovile Sant'Alessandro (ingresso da Via Garibaldi n. 49), il Progetto Musica 2005: una ricca serie di lezioni-concerto di alto profilo qualitativo. Questo percorso formativo, ormai avviato da qualche anno, è frutto di una collaborazione fra il Liceo scientifico musicale del Sant'Alessandro, la Scuola musicale Santa Cecilia e l'Accademia di alto perfezionamento «Santa Cecilia» di Konstantin Bogino. La proposta si inserisce nell'ambito delle attività integrative offerte agli studenti di quarta e quinta scientifico e di seconda e terza classico. Possono partecipare studenti di altre classi del Sant'Alessandro, ma anche studenti delle altre Scuole Cattoliche di Bergamo e provincia. Per ulteriori informazioni tel. 035-218500 oppure e-mail: santalex@santalex.it. Nel concerto inaugurale di oggi sarà protagonista la pianista Elena Monza che suonerà brani di Prokofiev, Scriabin e Chopin. La lezione-concerto avrà inizio alle 11,25 e gli altri appuntamenti proseguiranno con lo stesso orario per tutti i giovedì successivi fino alla fine di maggio. Gli incontri di questo mese saranno così articolati: il 10 marzo «L'organo, i suoi colori e l'improvvisazione» con la lezione di don Gilberto Sessantini, il 17 marzo «Debussy e Scriabin, tra impressionismo, simbolismo e esoterismo» con i pianisti Matteo Corio e Ernesto Moretti e il 31 marzo «Debussy, integrale del primo libro dei preludi» con Leonardo Zunica al pianoforte. I concerti saranno introdotti da Ernesto Moretti, coordinatore di questo progetto musicale, e saranno aperti al pubblico in forma gratuita.
Lorenzo Tassi

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Sfida a colpi di matematica al collegio «Sant'Alessandro»

Quarantacinque studenti con il «pallino» della matematica hanno partecipato al Collegio vescovile «Sant'Alessandro» alla fase provinciale della gara di giochi matematici organizzata dall'Unione matematica italiana che fa capo alla «Scuola superiore Normale» di Pisa. Ora gli elaborati verranno valutati dai docenti della commissione che sceglierà coloro che verranno ammessi alle fasi successive della gara.
Massimo impegno, dunque, per 45 alunni delle scuole di Bergamo e provincia che per tre ore si sono cimentati con problemi e quesiti. «La prima fase di questa gara – spiega Francesco Persico, docente di matematica e fisica al "Sant'Alessandro" – si è svolta a novembre nei singoli istituti che hanno selezionato gli allievi migliori. Dopo la fase provinciale i risultati vengono trasmessi all'Unione matematica che provvederà a individuare quanti e quali studenti avranno accesso alla fase regionale e quindi a quella nazionale che si terrà a maggio a Cesenatico».
La gara è rivolta soprattutto agli studenti del triennio, ma anche del biennio: «I quesiti posti nella gara – sottolinea Persico – non sono strettamente legati ai programmi che vengono svolti a scuola, ma richiedono anche intuizione, abilità matematica e creatività nell'individuare il percorso da compiere per giungere alla soluzione del problema. Conoscenza e abilità sono le doti richieste e, dunque, anche studenti di classi diverse possono competere tra di loro».
«Tra i concorrenti – precisa Persico – la percentuale più alta è di maschi. I maschi, infatti, nei livelli di eccellenza sono mediamente superiori alle femmine che, invece, li battono nel profitto scolastico dove entrano in gioco altre qualità come l'impegno e la costanza nello studio. Tra i partecipanti di quest'anno, come del resto è già avvenuto negli anni scorsi, una percentuale molto alta di studenti proviene dal liceo scientifico Galileo Galilei di Caravaggio. Il Collegio Sant'Alessandro, invece, è rappresentato da Alberto Fustinoni della quinta B dello scientifico».
T. S.

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Sant'Alessandro, iscrizioni al top
Crescono del 25%, da 105 a 131 alunni. Boom alle medie e allo scientifico
 
Tempo di bilanci per il Collegio Vescovile Sant' Alessandro di via Garibaldi. E i risultati sono più che positivi. L'offerta formativa conquista sempre maggiori consensi e a piacere è soprattutto la formula della settimana breve - da lunedì al venerdì- adottata dalla scuola media. In crescita anche il liceo scientifico e l'indirizzo musicale che da qui a qualche anno completerà la sua specializzazione. A fine gennaio, infatti, le iscrizioni per l'anno scolastico 2005-2006 hanno registrato un aumento di circa il 25%, 131 nuovi iscritti contro i 105 nello stesso periodo dell'anno scorso.
L'incremento più significato è stato proprio nelle scuole medie che hanno organizzato l'orario scolastico dal lunedì al venerdì - il sabato dunque i ragazzi sono a casa - e al liceo scientifico con 58 nuovi alunni. Poiché le iscrizioni al liceo scientifico sono di fatto sempre aperte è facile prevedere che arrivino altre richieste e, dunque, per il prossimo anno scolastico saranno attivate tre sezioni, invece delle due attuali.
«È stato molto apprezzato dai genitori il Piano dell'offerta formativa – ha sottolineato il rettore monsignor Achille Sana – sia per l'organizzazione delle ore di recupero, che sono collocate nel quadro orario della mattina, sia per le attività integrative che servono ad arricchire i temi e gli argomenti culturali che la scuola offre. L'indirizzo cattolico poi offre uno spunto in più per i genitori che tendono a un'educazione sempre più significativa dei propri figli».
In aumento anche le domande di iscrizione al liceo scientifico musicale:«Questa sperimentazione – ha precisato monsignor Sana – è al secondo anno di attuazione e, probabilmente, in vista della prossima riforma della scuola superiore, con alcune piccole modifiche sulla composizione dell'orario, sarà possibile farlo diventare liceo musicale a tutti gli effetti». La sperimentazione musicale è stata avviata due anni fa grazie all'autonomia scolastica che permetteva di modificare per il 15-18% il monte ore da destinare ad ogni disciplina.
Nel liceo scientifico è stato così possibile introdurre materie di indirizzo come Storia della musica, Teoria e solfeggio e strumento così da attuare la sperimentazione musicale. In questa prospettiva è possibile ipotizzare che fra tre anni al Collegio vescovile Sant'Alessandro sarà possibile avere la prima maturità in questo indirizzo.
T. S.

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Studenti-giornalisti inviati in Regione con «La classe non è acqua»

 «La classe non è acqua» è arrivata, con tanto di telecamere e microfoni, nell’aula del Consiglio regionale della Lombardia. Una ventina di ragazzi della 5ª B del liceo Sant’Alessandro di Bergamo ha assistito ieri ai lavori di assessori e consiglieri, raccogliendo il materiale che servirà a preparare una serie di articoli e servizi sull’assemblea legislativa lombarda. «La classe non è acqua» è un’iniziativa promossa da «L’Eco di Bergamo», insieme a Bergamo Tv e Radio Alta, che invita i ragazzi degli istituti superiori a trasformarsi in cronisti «multimediali » per raccontare e raccontarsi in radio, in tv e sulla carta stampata. Dopo una breve presentazione dell’attività consiliare da parte del presidente Attilio Fontana e del vicepresidente Piergianni Prosperini, i ragazzi, accompagnati dall’operatore tv, hanno intervistato consiglieri, alcuni funzionari e segretari di gruppi. Le domande miravano a «scoprire» ciò che della vita istituzionale è meno noto all’esterno e i risvolti del lavoro quotidiano. Alcuni dei materiali raccolti saranno composti in un format dal titolo «Dietro le quinte», che avvicinerà ai giovani l’attività del parlamento della Lombardia. La pagina speciale de «La classe non è acqua» dedicata all’iniziativa sarà ne «L’Eco» del 9 febbraio. Bergamo Tv manderà in onda i filmati a partire da lunedì 14 febbraio.
Leandro Diana 

 

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Quel carteggio del vescovo Speranza con il cardinale

 
Da destra: monsignor Sana, monsignor Camozzi, don Zanchi, il prefetto Federico
Stile schietto che non indulge a poesia. Presentazione delle questioni in modo cristallino, come le acque del fiume Serio a Piario, il paese nativo di Pierluigi Speranza, vescovo di Bergamo dal 1854 al 1879. Sono le caratteristiche che emergono dalle lettere confluite nel volume «Prove di un difficile dialogo. Corrispondenza di Pierluigi Speranza Vescovo di Bergamo, dell'Ausiliare Alessandro Valsecchi e di altre personalità col Card. Prospero Caterini». Sono state raccolte e corredate da note esplicative da monsignor Ermenegildo Camozzi, nativo di Comenduno, per molti anni impegnato nella diplomazia pontificia. Il volume - finanziato dall'Opera diocesana Sant'Alessandro - è stato presentato nel Collegio Sant'Alessandro, alla presenza, fra gli altri, del prefetto Cono Federico, del vescovo ausiliare monsignor Lino Belotti, di monsignor Achille Sana, rettore del Collegio, e don Goffredo Zanchi, docente di Storia ecclesiastica. Il volume raccoglie le lettere scritte dal vescovo Speranza e dal suo ausiliare e poi coadiutore Valsecchi al cardinale Caterini, prefetto della Congregazione del Concilio, e quelle di risposta. «Le lettere - ha rilevato monsignor Camozzi - confermano l'altissima considerazione di cui era tenuto il vescovo Speranza nella Curia di Pio IX, che in Lombardia personificava l'intransigenza del pontefice. Speranza e Caterini condividevano la visione pessimistica sulla società uscita dalla Rivoluzione francese, l'assoluta intransigenza sulla difesa delle prerogative della Chiesa, il totale rifiuto della caduta del potere temporale dei papi. Nelle lettere - ha proseguito monsignor Camozzi - emerge un vescovo pronto a combattere, divorato dal fuoco di giungere alla perfezione. Però, come in Caterini, emerge un'assenza di senso storico sull'evoluzione in atto in Italia che ormai aveva preso altre vie».
Carmelo Epis

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Cinquecento pagine, un anno di scuola

Attività, lavori, esperienze nell'annuario del «Sant'Alessandro», dedicato a monsignor Paravisi

Più di 500 pagine fitte, fitte raccolte in un libro dalla veste elegante: 500 pagine che raccontano la vita del Sant'Alessandro, le attività, i lavori, ma anche le speranze e gli obiettivi di una scuola di grande tradizione, scuola cattolica che affonda le radici nel secolo del Risorgimento. Scrive il rettore monsignor Achille Sana nella presentazione dell'ultimo annuario presentato ieri nell'Auditorium della scuola, in via Garibaldi: «Come il fermacarte tiene uniti i documenti, così il libro dell'Annuario presenta le vicende dell'anno scolastico concluso agli alunni che ne sono stati attori, ai genitori che le hanno vissute di riflesso...».
E la presentazione di ieri mattina per il collegio vescovile è stata una festa con ragazzi, genitori, docenti... C'erano anche le autorità. Sul palco sedevano, accanto a monsignor Achille Sana, il vescovo ausiliare monsignor Lino Belotti, il presidente della Provincia Valerio Bettoni, il viceprefetto Lucio Marotta, l'assessore alla Pubblica istruzione del Comune di Bergamo Silvana Nespoli, il consigliere comunale Gianfranco Ceci (nonché ex allievo e genitore), Adriano Berneri, presidente del consiglio di istituto, Alessandra Masper, dirigente del centro servizi amministrativi (l'ex provveditorato agli studi).
La manifestazione è stata introdotta dal docente Domenico Gualandris, mentre la presentazione del libro è stata curata da Giuliana Santoro, insegnante di lettere alle scuole medie dell'istituto. E Giuliana Santoro ha sottolineato il valore della persona a cui quest'anno il volume è dedicato, monsignor Angelo Paravisi, vescovo di Crema, recentemente scomparso, per anni vescovo ausiliare di Bergamo e presidente dell'Opera Sant'Alessandro. «Era davvero grande l'amore che monsignor Angelo Paravisi aveva per i ragazzi e i giovani. Agli educatori diceva: "Fate un atto d'amore nei confronti dei ragazzi affidati alla vostra cura. Fatevi attenti al mondo dei giovani con passione, con uno sguardo d'amore, con la speranza e con l'entusiasmo che sa accogliere volentieri ogni opportunità capace di accompagnare il loro cammino di crescita"».
Monsignor Sana è apparso emozionato davanti alla platea gremita: «Il lavoro è abbondante come è ricca la varietà delle prove e dei risultati. Appare impegno, serietà, qualità, dedizione, estro». Monsignor Sana ha fatto riferimento al rinnovamento della scuola italiana e ha fatto notare come i problemi veri non riguardino tanto l'organizzazione del lavoro, «ma quelli che riguardano la disposizione spirituale degli alunni, la mente e le sue operazioni o la volontà con le sue caratteristiche come resistenza, pazienza, determinazione, attesa, speranza».
Le autorità intervenute hanno portato il loro saluto, l'augurio a tutte le componenti della scuola. Ha concluso la festa il vescovo ausiliare, monsignor Lino Belotti, che ha portato i saluti del vescovo Roberto Amadei. Ha detto monsignor Belotti: «Il vescovo in questi anni segue con cura le vicende della scuola e sostiene in modo concreto le iniziative che vanno a favore dell'istruzione e della formazione dei ragazzi e dei giovani. Alla chiesa sta a cuore la promozione dell'uomo e unisce la sua azione all'impegno dei genitori e dei docenti nello sforzo di dare le condizioni utili per preparare migliori la vita e il futuro».

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Dall'Australia alla scoperta della cultura bergamasca

 

 Gli studenti australiani ospiti del Collegio Sant'Alessandro fino al 2 dicembre

Un giorno abbondante di volo per tuffarsi nella terra degli avi, l'Italia, per viverla in presa diretta dopo averla studiata sui banchi di scuola. Dall'Australia dritti al Sant'Alessandro, dall'estate vacanziera (sui 20 gradi) all'inverno bergamasco, alla scoperta delle proprie radici e della lingua parlata dai loro genitori o nonni italiani.
Così trenta studenti australiani della scuola cattolica «Mazenod», college di Mulgrave a una manciata di chilometri da Melbourne, passeranno qualche giorno nella nostra città, accompagnati dai docenti Rosemary Kantor, Pina Parisi e Stefano Putrino, questi ultimi due originari della Sicilia, tra lezioni e tour in diverse perle d'arte e di cultura del Nord Italia.
Nove giorni intensi, da martedì scorso al 2 dicembre, di visite guidate, anche fuori provincia - sono previsti tour a Milano, Como e Lugano - momenti culturali, confronti fra esperienze e stili di vita.
I trenta ragazzi, tra i 15 e i 17 anni, sono stati subito «adottati» dalle famiglie ospitanti di alcuni loro coetanei del Sant'Alessandro (scuola media, ginnasio liceo classico, liceo scientifico tradizionale e scientifico a indirizzo musicale): il prestigioso istituto paritario cittadino, di via Garibaldi, a Bergamo, ha aperto le proprie porte per accoglierli come a casa, in un clima festoso e familiare.
Il gemellaggio è stato pensato e realizzato dalla docente d'inglese Milly Denti, referente per i progetti internazionali del Sant'Alessandro, anche «per potenziare sul campo l'educazione alla mondialità, fare incontrare i nostri alunni con altre nazioni e culture».
«Si tratta di una felice combinazione di conoscenze, amicizie, scambio di esperienze – aggiunge monsignor Achille Sana, rettore e preside del Sant'Alessandro –. Così si costruisce l'unità e la fratellanza dei popoli».
Dell'Italia già apprezzano l'arte e la cultura, il cibo, le nostre abitudini. Della nostra città conosceranno anche le sedi istituzionali: domani alle 11,30 verranno ricevuti dal presidente della Provincia, Valerio Bettoni, mentre mercoledì 1° dicembre (alle 15) dal sindaco Roberto Bruni. I ragazzi australiani saranno anche protagonisti nel convegno «Immigrazione e emigrazione: problema o risorsa?», organizzato in tandem dal college australiano e dal Sant'Alessandro, in programma il 29 novembre (con inizio alle 11, presso il Sant'Alessandro, nel salone Bernareggi) e aperto a tutti gli istituti superiori bergamaschi.
Teresa Capezzuto (24 novembre 2004)

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Niente fumo nel cortile della scuola
Il preside del collegio Sant'Alessandro: così si accresce la qualità educativa
A partire da ieri all'interno del collegio vescovile Sant'Alessandro il divieto di fumo è stato esteso anche ai cortili. La decisione è stata presa dai competenti organi collegiali. Finora l'applicazione della legge sul divieto di fumo in un luogo pubblico, la numero 400 del 23 agosto 1988, e di quella sulla tutela della salute dei non fumatori, numero 3 del 16 gennaio 2003, è stata applicata nella scuola del Collegio soltanto per quanto riguarda i luoghi interni, ma non i cortili.
A proposito del provvedimento il preside del Collegio, monsignor Achille Sana, ha indirizzato una lettera ai genitori degli alunni della scuola media, del ginnasio-liceo classico e del liceo scientifico. Nella nota monsignor Sana sottolinea che ha avuto «il consenso dei genitori rappresentanti di classe e di tutti gli organi collegiali» e, soprattutto, spiega che intende «ottenere migliore qualità della scuola tenuto presente l'ambiente dove vivono insieme gli alunni e persone adulte e tenuta presente la forza dell'imitazione».
Monsignor Sana è convinto che in questo modo «la qualità didattica si unisca alla qualità educativa» e chiede la collaborazione dei docenti e dei genitori e soprattutto «la matura consapevolezza degli alunni che troveranno nell'opera educativa della scuola una spinta utile alle loro motivazioni personali».
Per coloro che non osserveranno le nuove disposizioni saranno adottati i provvedimenti previsti dalla legge e quelli descritti nel regolamento d'istituto. «Un gradino in più nella virtù – esorta monsignor Sana – sarà una vittoria in più nel cammino della propria autonomia. Spero di ottenere un comune consenso all'attività educativa della scuola». Da L’Eco di Bergamo 23 novembre 2004

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L'election day si studia al liceo

Al Sant'Alessandro alcune lezioni di storia dedicate alle consultazioni Usa

La quinta B del Sant'Alessandro ha dedicato alcune lezioni al voto negli Usa (foto Bedolis)

Quando si dice che la scuola deve fornire gli strumenti per comprendere la realtà in cui si vive: è il caso degli alunni della classe quinta B liceo scientifico del collegio vescovile Sant'Alessandro che, guidati da Eugenio Donadoni, docente di storia e filosofia del triennio, hanno cercato di far chiarezza sul complesso meccanismo delle elezioni americane.
«L'insegnamento della storia - spiega Eugenio Donadoni - obbliga i docenti ad affrontare anche questioni inerenti l'educazione civica, materia spesso negletta e alquanto astratta per gli studenti che la trovano decisamente noiosa. Quindi, da tempo, prendo spunto dagli avvenimenti di attualità per trattare con gli studenti del triennio questioni di tipo istituzionale. Non entro nel merito delle valutazioni politiche che lascio ovviamente dibattere a loro. Mi limito ad offrire gli strumenti per capire».
In occasione dunque di appuntamenti speciali, come è il caso delle elezioni americane o dell'elezione del Parlamento europeo, Eugenio Donadoni prepara un supplemento al foglio quindicinale del collegio Sant'Alessandro. Qui tutti i ragazzi possono trovare i chiarimenti necessari per approfondire in classe l'argomento. Così, già da tempo, soprattutto i ragazzi di quinta avevano incominciato a familiarizzare con termini come Congresso o «grandi elettori».
«Veramente - spiega Sara - è dall'inizio dell'anno che ci stiamo occupando dell'elezione del presidente americano. Certo nelle ultime due settimane, ormai alla vigilia dell'election day, abbiamo intensificato e portato a termine il lavoro».
«Il materiale usato per gli approfondimenti è stato la Costituzione americana - precisa Donadoni - lettura non facile, anche per questioni di tempo, ma che ha dato modo di chiarire alcuni aspetti importanti del meccanismo elettorale americano. Successivamente sono stati fatti i confronti tra il Congresso e il nostro Parlamento, tra i poteri del presidente americano e quello italiano. Sono stati sfatati anche alcuni luoghi comuni come quello che non può candidarsi alla presidenza chi non è americano. In realtà non lo può fare chi non è americano al momento della nascita». «A casa - continua Sara - abbiamo approfondito l'argomento. Personalmente mi sono occupata di capire due opuscoli che ci sono stati mandati da un ex alunno che al momento risiede in America: uno, dello Stato del Nevada usato nelle elezione del 2000, spiega il sistema di votazione per "punzonatura", l'altro dello Stato della California stampato in occasione di queste elezioni. Soprattutto quest'ultimo l'ho trovato uno strumento interessante, perché arriva a ogni famiglia e spiega ai cittadini californiani anche una serie di referendum per i quali sono chiamati a votare».
Mentre i ragazzi ci raccontano come hanno lavorato, il professor Donadoni non perde l'occasione per fare qualche domanda e così la chiacchierata rischia di trasformarsi in un'interrogazione. Alla nostra domanda se questo tipo di lavoro li interessi, i ragazzi non hanno incertezze: «Molti di noi - commenta ancora Sara - lo scorso giugno hanno votato per il Parlamento europeo. Il lavoro fatto a scuola è stato importante per votare con consapevolezza».
«Certo - precisa Alberto - le elezioni americane non ci coinvolgono, direttamente ma il dibattito di questi giorni mi ha appassionato perché comunque la politica italiana deve confrontarsi con quella americana».
Tiziana Sallese  (L'Eco di Bergamo 4.11.2004) 

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Maturità 2003-2004

In un file Pdf gli esiti della maturità 2003_2004 da L'eco di Bergamo del 16 luglio 2004.

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Sant'Alessandro, premio ai «decani»
Festeggiati il professor Gallizioli e monsignor Sana per 40 anni d'attività pastorale
Monsignor Achille Sana consegna un riconoscimento al professor Gallizioli

Al Collegio vescovile Sant'Alessandro la festa degli ex allievi ha visto due protagonisti d'eccezione. Giovani di ieri e di oggi si sono stretti attorno a monsignor Achille Sana, rettore del Collegio da 27 anni e preside da 20, che ha compiuto i 40 anni di attività pastorale. Grande festa anche per il filosofo-professore Virgilio Gallizioli, per i suoi trent'anni d'insegnamento nell'istituto, diviso tra storia e filosofia, prima allo scientifico e poi al classico.
Monsignor Sana ha sottolineato l'importanza del lavoro educativo e didattico e rilanciato il richiamo alla parità scolastica in linea con l'Europa. Il professor Gallizioli ha raccomandato di tendere sempre ai valori perenni e invitato tutti ai raid ciclistici che da 31 anni lo vedono protagonista sulle due ruote. Folta la rappresentanza dei docenti. Presente anche Pinuccia Fadda Schopf, insegnante di matematica e fisica nei due licei per 32 anni, ora in pensione. Da segnalare, tra le novità, che il Sant'Alessandro da settembre sarà una delle 20 scuole italiane partecipanti al progetto «Che cosa sai dell'Europa?» che, come spiega la docente Milly Denti, permetterà di «cavalcare» la nuova Unione Europea, facendone argomento di crescita. Infine omaggi a neolaureati e reduci della maturità 1979 tra cui Annamaria Roviello e Maria Cristina Sonzogni (ora insegnanti del Collegio), Giovanni Modina (direttore di Canale 5) e don Enzo Viscardi. Stemmi agli ex alunni della maturità 1994.
Teresa Capezzuto Da  L’Eco di Bergamo del 26 maggio 2004

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«I miei 40 anni da educatore»

Monsignor Achille Sana festeggia il traguardo di attività pastorale «I genitori premiano il progetto scolastico del Sant'Alessandro»

Anno Domini 2004. Domani, 23 maggio, monsignor Achille Sana compie 40 anni di attività pastorale. Nel lontano 1964 fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Bergamo da monsignor Clemente Gaddi. La prima Messa nella chiesa parrocchiale di Longuelo. L'occasione verrà festeggiata proprio al Collegio vescovile Sant'Alessandro, di cui monsignor Sana è rettore da 27 anni e preside da 20. A tributargli gli onori del caso giovani di ieri e di oggi e tanti docenti, in occasione della Festa annuale degli ex allievi in programma oggi (ore 17). Verrà premiato anche il professore di storia e filosofia Virgilio Gallizioli, per i trent'anni di insegnamento filati al Sant'Alessandro. Davvero una gran giornata per il prestigioso istituto cittadino. Ancor di più per monsignor Sana, che dal prossimo settembre sarà anche il preside della scuola Sacro Cuore di Villa d'Adda. Sacerdozio e scuola: un legame stretto, in qualità anche di delegato provinciale, vicepresidente regionale e consigliere nazionale per la Federazione italiana delle attività educative.
Monsignor Sana, si sente più pastore di anime, professore, educatore, dirigente?
«Mentre sono educatore sono pastore di anime. La vita pastorale si manifesta non solo nel servizio parrocchiale, ma anche in servizi apostolici diversi, come la scuola».
Qual è stato il passo più difficile affrontato in questi 40 anni di sacerdozio?
«Le lusinghe di essere parroco o di occupare altre funzioni sono sempre state tentazioni vive. Ecco, mi hanno richiesto più forza morale la fedeltà e la continuità alla missione pastorale al servizio della scuola».
Il Sant'Alessandro sarà certificato in qualità: conta più il bollino blu o il rapporto educativo?
«Il certificato di qualità può far confondere la qualità specifica della scuola, che è relazione interpersonale, con una realtà aziendale. Ha invece un grosso valore dal punto di vista amministrativo e sociale. Ma resta fondamentale il concetto di comunità educante, il lavoro educativo e didattico verso i ragazzi. È dalle udienze con Giovanni Paolo II (dall'89 monsignor Sana è cappellano di Sua Santità, ndr) che ho ricevuto un'impronta fortissima di spiritualità nella relazione umana».
Un carisma che porterà al Sacro Cuore di Villa d'Adda?
«In questa scuola raccolgo l'eredità della direttrice, suor Elettra Vaglio, costruita in tanti anni di lavoro costante e lungimirante. La diocesi, attraverso l'Opera Sant'Alessandro, dal prossimo settembre assumerà in gestione la scuola di Villa d'Adda e anche l'istituto cittadino Bambin Gesù proprio per non farli chiudere, vista la carenza di personale religioso».
Scuola cattolica: oltre alla crisi delle vocazioni si deve fare i conti con una parità incompiuta.
«Oggi più che mai è urgente anche una parità economica per la libertà di scelta delle famiglie, come avviene già in Europa».
Assume quindi maggiore portata il successo delle iscrizioni al Sant'Alessandro.
«I genitori premiano il nostro progetto educativo. È andato molto bene il liceo classico, mentre si sono stabilizzati il liceo scientifico tradizionale, lo scientifico a indirizzo musicale (partito lo scorso settembre), medie e elementari. La nostra offerta formativa è anche molto ricca. Dal prossimo anno scolastico saremo una delle venti scuole italiane che partecipano al progetto "Che cosa sai dell'Europa?"».
Tanti auguri, dunque.
«Mi auguro di continuare in eternità insieme ai ragazzi...».
Teresa Capezzuto

Da L’Eco di Bergamo del 22 maggio 2004

 

Per il secondo anno consecutivo «Fuoriclasse cup» ha fatto tappa a Bergamo. Alunni e studenti di 19 classi di elementari, medie e superiori provenienti da Bergamo e provincia si sono dati appuntamento alle 9 al Lazzaretto, trasformato in un villaggio sportivo con l'allestimento di appositi stand e cinque campi di calcetto, per trascorrere una mattinata all'insegna dello sport in compagnia dell'ex capitano dell'Atalanta Eugenio Perico che ha assistito divertito alla manifestazione premiando i partecipanti.
«Si tratta di un'iniziativa - dice il responsabile Lorenzo Bottacchi - promossa dalla settore giovanile e scolastico della Federazione italiana gioco calcio e da Coca Cola in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca che coinvolge le scuole e punta a far riscoprire i valori genuini del calcio». Spiega Simonetta Cavallone, coordinatrice ufficio educazione fisica Csa di Bergamo: «Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti e lo dobbiamo anche alla collaborazione di Bergamo Sport. Con "Fuoriclasse cup" i valori genuini del calcio sono proposti ai ragazzi come una chiave di lettura nuova, attraverso l'analisi e lo sviluppo in classe dei tre temi suggeriti dal regolamento: la nuova Europa, gli Europei di calcio 2004 e lo stile di vita attivo».
Entusiasti gli alunni di quinta elementare dell'Imiberg: «È stata un'esperienza bellissima, il gioco di squadra è stato fondamentale». I vincitori che accedono alla finale nazionale in programma il 28 e 29 maggio a Firenze sono gli studenti dell'Istituto Oberdan di Treviglio e del Collegio Sant'Alessandro.
Le quattro classi che vinceranno la fase nazionale si aggiudicheranno il «Trofeo Fuoriclasse cup 2004», saranno nominate ambasciatrici Unicef ed entreranno a far parte della Nazionale delle scuole. Inoltre avranno un'opportunità unica, quella di seguire la Nazionale italiana di calcio a Coverciano: agli Europei di calcio saranno inviate speciali e seguiranno una partita di qualificazione della Nazionale.
Eleonora Capelli

Da L’Eco di Bergamo di giovedì 1 aprile

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«Dialogo tra genitori e figli, unica cura contro il disagio»
Chiama alla responsabilità, chiede un maggior impegno e invita a non lasciarsi andare a facili condanne verso i giovani. Don Fausto Resmini non ha mancato di lanciare uno dei suoi accorati appelli contro «il pensiero debole e la fragilità del benessere» che spesso intorpidiscono la nostra società, durante l'incontro che martedì sera il cappellano delle carceri ha tenuto al Collegio vescovile Sant'Alessandro intervenendo sul tema «Le devianze giovanili», promosso in collaborazione con l'Associazione genitori e l'Agesc.
«Le devianze mostrano una sofferenza più profonda - esordisce don Resmini - che è una variabile del disagio, ma che è espressione di un malessere che si può superare con il dialogo, con una relazione più profonda e più vera tra genitori e figli. Spesso, invece, il dialogo tra padri e figli si riduce a un riempirsi di cose, di oggetti che non suppliscono la presenza, l'affetto, la vicinanza. Siamo chiamati ad ascoltare, a impegnarci di più, come soggetti educativi responsabili della nostra società. Non possiamo chiamarci fuori davanti a certe devianze, con la scusa che non ci interessano direttamente. Tutti sono nostri figli, verso tutti siamo responsabili».
Il sacerdote, che da anni soccorre i giovani sulle strade di notte con il suo camper, pensa anche a un ruolo morale degli adulti. «Viviamo in un tempo in cui tutto diventa lecito - osserva don Resmini - perché la maggior parte dei reati rimane impunita. Ma non possiamo demandare solo alla giustizia, il nostro ruolo di persone adulte deve puntare alla formazione della coscienza dei giovani, per distinguere ciò che è giusto e corretto da ciò che è male. Non possiamo continuare a pensare a una società che corre ai ripari creando le comunità di recupero, si deve prevenire con l'impegno in prima persona, nel volontariato, nell'assistenza, nell'educazione alle nuove generazioni».
Don Resmini condanna anche un linguaggio che pare legalizzare o tollerare certe scelte. «Si chiamano droghe leggere - puntualizza - come se questo termine ci sollevasse dalla gravità del ricorso a queste sostanze. Ma stiamo sempre parlando di stupefacenti, che abbiamo imparato a tollerare, giustificando una nostra mancata presa di posizione».
Spazia dall'impegno civile alle settimane in comunità, come proposta da offrire ai giovani perché abbiano una visione della vita diversa. «Sono certo che se a qualche ragazzo si proponesse di trascorrere una settimana con il mio camper alla stazione, come credito formativo - azzarda il sacerdote - qualcuno di voi, come genitore, avrebbe da ridire sottolineando i pericoli. Sarebbe più facile, e certamente più "dignitoso" secondo alcuni, sostenere le spese di una costosa settimana di studio a Londra».
Il prete, che segue anche i carcerati nella casa circondariale di via Gleno, difende i giovani e sottolinea che può succedere di «sbagliare una volta. Noi dobbiamo essere l'altra parte della società, quella che non si ferma alla condanna, ma che sa generosamente offrire altre possibilità per far emergere il meglio che è dentro ogni giovane che diventa uomo».
Davide Agazzi

 

 

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Olimpiadi di Fisica
Da L’Eco di Bergamo di venerdì 19 dicembre 2003  

Un centinaio di studenti all’Olimpiade di fisica

Squillo della campanella e scatta la gara di fisica al Collegio vescovile Sant’Alessandro. Oltre un centinaio di ragazzi si è confrontato con la fase di istituto dell’Olimpiade italiana di fisica, che giunge alla diciottesima edizione. Gli studenti in poco più di un’ora hanno sviscerato tutto quello che sapevano di meccanica, ottica, elettrostatica, termodinamica e altri settori della disciplina, compresa la fisica nucleare. Quaranta in totale i problemi, tutti a risposta multipla, cinque punti per ogni esercizio esatto, zero per quello errato, un punto per quello lasciato senza risposta. Totale: 200 punti, e c’è già chi scommette di averne totalizzati almeno 130. Per gli studenti più bravi sono pronte altre fasi di qualificazione, nel 2004. Il 13 febbraio le gare interprovinciali, dal 14 al 17 aprile la prova nazionale a Senigallia. Il Campionato mondiale, invece, si svolgerà in Corea dal 15 al 23 luglio 2004.

Teresa Capezzuto  

 

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Facchinetti, da Astino ai Pooh

Roby Facchinetti e Catena Fiorello in una pausa delle riprese al Collegio Sant'Alessandro (foto Bedolis)

«Era fisicamente minuto, e quella fisarmonica che si portava sempre sulle spalle lo faceva sembrare ancora più piccolo. Non se ne separava mai. Ed è stata la sua fortuna: oggi è diventato meritatamente un campione della musica». Così monsignor Achille Sana, rettore del Collegio vescovile S. Alessandro, parla del suo compagno d'infanzia Roby Facchinetti, oggi leader dei Pooh ma ieri, quando erano entrambi ragazzi, frequentavano l'oratorio di Longuelo e abitavano a poche decine di metri dal Monastero di Astino.
L'occasione per il flash back è stata la registrazione che si è svolta ieri al Collegio S. Alessandro di un frammento del nuovo programma di Raitre, Nati senza camicia , che andrà in onda in primavera in seconda serata e che segnerà un debutto alla conduzione, quello della bruna siciliana Catena Fiorello, sorella dei già noti Rosario e Beppe.
Nati senza camicia , dunque, e le camicie negli anni dell'immediato dopoguerra a casa Facchinetti probabilmente non abbondavano:«Mio padre lavorava alla Dalmine e per arrotondare faceva il falegname. Di soldi in casa se ne vedevano davvero pochi», racconta Roby facendo tornare alla mente una sua canzone dal titolo Ma perché non si vive per sempre , contenuto nel suo secondo album da solista Fai col cuore , in cui racconta la sua infanzia. «Non è stata certo una famiglia ricca, la mia: per comprarmi la prima fisarmonica mio padre dovette firmare delle cambiali. E se sono riuscito a fare quello che dall'età di tre anni ho sempre desiderato è dipeso unicamente dalla passione, dalla determinazione a non arrendersi davanti ad alcun ostacolo», prosegue il musicista. «Ero cosciente che se volevo riuscire nel mondo della musica e cambiare la mia condizione sociale non potevo contare sull'aiuto di nessuno, tantomeno, sulle condizioni economiche della mia famiglia».
Un tuffo nei ricordi Facchinetti lo fa anche ricordando i suoi primi maestri: Aldo Sala, Luigi Ravasio e Felice Bergamelli.
«La prima volta che mi sono esibito da solista è stato all'oratorio di Longuelo. Il maestro Ravasio aveva un gruppo musicale composto da una trentina di fisarmonicisti che si chiamava Complesso Primavera. Suonavamo in tutti i teatri della bergamasca, ma quella volta all'oratorio di Longuelo mi chiese di esibirmi da solista: ero poco più che un bambino, fu il mio battesimo fuori dal gruppo, un'emozione indimenticabile».
«Questa con i Pooh è la seconda storia che Nati senza camicia sta registrando, dopo quella che vede protagonista Renato Pozzetto», afferma la conduttrice Catena Fiorello. «Sarà una bella esperienza e l'occasione per fare un programma semplice, non urlato e senza effetti speciali su personaggi della musica, dello sport e dell'imprenditoria», spiega. «Farò da trait d'union tra passato, presente e futuro di grandi storie. E soprattutto il programma sarà l'occasione per lanciare un messaggio positivo ai giovani. E cioè, che l'essere nati senza "camicia" non preclude alcunché per riuscire nella vita in grandi imprese».
Toni Mirabile

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Nuovo laboratorio linguistico al Sant'Alessandro

Al Collegio vescovile Sant'Alessandro (elementari, medie, scientifico, classico, nuovo scientifico a indirizzo musicale), già all'avanguardia per strutture e offerta formativa, nasce un nuovissimo laboratorio linguistico multimediale (sulle ceneri del primo, del 1987) basato su rete «teachnet», con valenza interdisciplinare al servizio di docenti, studenti e in prospettiva anche dei genitori: 30 postazioni singole e pc, dotate ognuna di lettore Dvd, videoregistratore e flexcam, collegamento satellitare e altre tecnologie avanzate.
«È una possibilità in più per un approccio alle lingue importante per la vita - spiega don Paolo Rossi, procuratore legale dell'Opera Sant'Alessandro -. Anche per ottimizzare i risultati improntati già all'eccellenza visto che i nostri diplomati si laureano tutti in corso e non ci sono abbandoni».
La struttura permette di utilizzare tutti i media, di collegarsi anche in videoconferenza con tutto il mondo, di accedere ai canali didattici satellitari e altre opportunità. Un nuovo strumento, quindi, per stimolare la curiosità all'apprendimento, per affinare la preparazione nella prima e seconda lingua anche in vista degli esami di inglese per le certificazioni europee, per inediti scambi anche con Paesi extra Ue. Costo del progetto: circa 190 mila euro (compresi 5 anni di insegnante madrelingua), un grande sforzo che fa l'Opera Sant'Alessandro, che gestisce il Collegio di cui è rettore e preside monsignor Achille Sana. Un grosso aiuto è arrivato dalla Fondazione Cariplo di Milano. Alla presentazione c'erano anche, tra gli altri, i professori Milly Denti (Inglese nei licei) e Domenico Gualandris (anche vicepreside dello scientifico). Siti Internet: www.santalex.it e
www.exsantalex.it.

Teresa Capezzutto (da L'eco di Bergamo del 21 ottobre 2003)


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 «Un lavoro ricco di soddisfazioni Ma la precarietà scoraggia i giovani»

Anche la scuola bergamasca invecchia e sempre meno giovani si rivolgono all’insegnamento come scelta di vita. Per qualcuno è addirittura un ripiego. Per Margherita Ianniello no, lei va controcorrente: ha scelto questa professione perché adora i rapporti umani con i colleghi e i ragazzi. Margherita ha solo 29 anni e già dal ’98 insegna al Collegio vescovile Sant’Alessandro, scuola paritaria dove ha studiato. Supplente fino al 2000, poi le abilitazioni in latino, greco, italiano, storia, geografia, educazione civica per le medie e le superiori. Nonostante fosse in cima alla graduatoria con punteggi d’eccellenza, Margherita ha rifiutato il posto di ruolo nei ranghi dello Stato, per continuare ad insegnare come abilitata al Sant’Alessandro: ora è in cattedra al liceo classico, al ginnasio con latino e greco, al triennio con italiano. «Da subito ho preso seriamente questo lavoro, mi sentivo un po’ diversa dai miei coetanei, ma non sono un’eccezione: ho alcuni colleghi giovani che, come me, amano l’insegnamento». Quali sono le differenze con i docenti anziani? «Noi giovani siamo più disposti verso le novità, mentre gli altri restano ancorati alla modalità di insegnamento acquisita con anni di esperienza sul campo, sono più restii all’introduzione di attività integrative e alle materie opzionali con una diversa organizzazione dell’orario ». E il rapporto con il computer? «I colleghi più anziani restano legati al cartaceo e alle modalità tradizionali di studio che allena la mente. In questo caso, però, ritengo che il computer sia un mezzo utile, ma che non possa sostituirsi al lavoro in classe». Come valorizzare la professione docente? «Purtroppo molti insegnanti raggiungono i 50 anni da precari e questo frena i giovani, mentre bisognerebbe inserire in ruolo il personale e pagarlo adeguatamente». Qual è il male maggiore di cui soffrono gli studenti oggi? «Rispetto a dieci anni fa la scuola si è abbassata di livello: i ragazzi hanno poca voglia di studiare e le famiglie li appoggiano. Meno si fa e meglio è, pensano. Va da sé che in molti casi i ragazzi lasciano la scuola perché hanno poca voglia di impegnarsi». Te. Ca.

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Maturità, il Sant'Alessandro fa il pieno di promossi

Gli allievi del Collegio Sant'Alessandro presenti alla consegna dei diplomi (Foto Bedolis)

Un commento sui risultati, uno scambio di opinioni sul futuro, una stretta di mano ai professori e qualche fotografia. Si sono salutati così gli 80 maturati del Collegio vescovile Sant'Alessandro, tornati a scuola sabato mattina per la consegna dei diplomi.
Tutti promossi sia nella sezione del liceo classico che nelle tre dello scientifico, con 11 studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti. Per il classico: Tibisay Morgandi, Edy Poloni, Carlo Vizzardi. Per lo scientifico nella 5ª A Francesca Elia, mentre il record spetta alla 5ª B, con ben 5 100/100: Claudia Brembilla, Marilisa Vincenza Cagnetti, Edoardo Donati, Maurizio Previtali e Michele Rizzi. Ma c'è chi ha fatto di più. Nella 5ª C Susi Grassi oltre al punteggio pieno ha meritato anche la menzione: «Non me l'aspettavo, è stata una bella sorpresa. La prova di matematica e l'orale mi hanno dato grandi soddisfazioni. Ho portato una tesina sulla figura di Ulisse nell'arte e nella letteratura. Ora sono indecisa se iscrivermi alla facoltà di matematica o di biotecnologie. Porterò con me un ricordo speciale dei miei compagni di classe e dei miei insegnanti». Cento centesimi anche per la sua compagna Valentina Bosio. A presiedere la cerimonia, nella sala Carrara dell'istituto, il preside monsignor Achille Sana: «Sono contento che abbiate superato in modo eccellente la vostra ultima prova, grazie anche agli insegnanti che vi hanno seguito passo dopo passo. E se non siete pienamente soddisfatti non temete: gli anni di studio che vi attendono vi permetteranno di esplicare in modo più personale e profetico le potenzialità nascoste, che il poco tempo a disposizione dell'esame di maturità non vi ha permesso di esprimere». Soddisfatto anche Lucio Sisana, professore di latino e greco, vicepresidente della commissione per il classico: «Risultati in media con l'andamento della classe nel triennio. L'importante è non creare illusioni, i ragazzi devono capire quanto valgono nel corso dell'anno scolastico, anche se in alcuni casi l'emozione può giocare brutti scherzi. Il giudizio complessivo è sicuramente positivo. Qualche problema è arrivato dall'orale, per via delle tesine e dei pochi minuti in cui lo studente deve dimostrare la propria abilità interdisciplinare». D'accordo Marialuisa Ruck, professoressa di matematica e vicepresidente della commissione della 5ª A dello scientifico: «Se il tema d'italiano e lo scritto di matematica sono stati conformi alla preparazione, la terza prova si è dimostrata ancora una volta come la più impegnativa. Comunque gli allievi hanno affrontato gli esami con molta serietà: tensioni o delusioni vanno messe inevitabilmente in conto». Ma ormai la maturità è lasciata alle spalle. Chiuso un capitolo, se ne apre un altro, come sostiene la studentessa Francesca Elia: «Con l'università si cambia mondo, ma ho voglia di novità».
Be. Ra.

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«Con i giovani ogni giorno è speciale»
Monsignor Sana: il mio metodo educativo? Motivare chi ha più bisogno

 
«Il ricordo più bello di tutti questi anni? Ogni giorno è un giorno speciale con i miei giovani. Penso però con molto piacere agli ex alunni, quando ti vengono a trovare e ti ringraziano per l'opera educativa compiuta». Monsignor Achille Sana è alla guida del Collegio vescovile Sant'Alessandro da ben 26 anni come rettore e da 19 come preside. Una carriera tra le più lunghe, in Bergamasca, come guida di intere generazioni. E chi può dimenticare, tra l'altro, le sue lezioni di religione, segno della volontà di essere anche docente tra i docenti? Tutto questo da più di un quarto di secolo. Non è un caso, dunque, che monsignor Achille Sana abbia ricevuto un meritato riconoscimento per il suo impegno profuso nella formazione dei giovani, cioè il Premio Rotary per la professionalità 2002-2003 che gli è stato conferito dal Rotary Bergamo Sud.
Siamo nel suo ufficio, dove monsignor Sana (monsignore dall'89) si raccoglie abitualmente per ricevere insegnanti, allievi, genitori. Alle sue spalle campeggia la figura di un giovane Sant'Alessandro, su un cavallo fiero, mentre su una parete c'è una iconografia (è una copia) uscita dal pennello di Lorenzo Lotto: Santa Caterina che riceve l'anello della sapienza da Gesù bambino. Un po' l'emblema del Collegio con un metodo pedagogico che è investimento in umanità. «Rappresentano - ci spiega monsignor Sana - la scuola come forza educativa, guida solida, ma anche il valore della sapienza, cioè di una scuola che riesce sempre a conservare quella qualità indispensabile per condurre ogni alunno ai suoi livelli massimi».
E il Sant'Alessandro, anche grazie a lui, è palestra di vita perché allena ogni ragazzo come persona. La vita di monsignor Sana è tutto un ribollire di persone, avvenimenti, idee, progetti. Nato a Barzana nel '39, sottolinea: «Dalle mie radici deriva un concetto di educazione che è semplicità di rapporti e consapevolezza che la nobiltà del frutto nasce sempre dall'impegno».
Arrivano poi gli anni della prima formazione, nel Seminario di Bergamo. Nel '64 è poi ordinato sacerdote e nel '77 consegue la laurea in filosofia alla cattolica di Milano, con una tesi su Sigmund Freud: «Mi ha lasciato una matrice di analisi dell'animo umano». Dal '64 al '65 è anche coadiutore ad Alzano maggiore, mentre dal '65 al 77 è vicerettore in Seminario. È sempre il '77 quando l'allora vescovo di Bergamo, monsignor Clemente Gaddi, lo chiama a dirigere il Collegio Sant'Alessandro e sette anni dopo ne diventa anche preside. Monsignor Sana ama riferirsi al modello di San Giovanni Bosco (1815-1888): «Alla sua metodologia del cuore, cioè il ragazzo deve sapere che tu lo ami, e della prevenzione, intesa come capacità dell'educatore di prevedere il cammino più giusto per il giovane».
E l'essenza del Collegio è proprio l'essere scuola cattolica: «È dalle udienze con il Santo Padre, Giovanni Paolo II, l'ultima in occasione del 150° anniversario di fondazione del Collegio, che ho ricevuto un'impronta fortissima di spiritualità nella relazione umana. L'essere scuola cattolica si manifesta proprio in quella attenzione che si dà all'alunno più bisognoso di motivazioni e punti di riferimento, per fargli recuperare stima in se stesso».
Insomma: una risorsa per una scuola, ci dice monsignor Sana, che ha sempre più a che fare con ragazzi che rischiano di perdersi, con famiglie disgregate, in una società dominata da un programma eminentemente economico. E la scuola, dove sta andando? «Dall'accento sulla professionalità e l'abilitazione al lavoro, fortunatamente ora, con la riforma Moratti, si assiste alla riabilitazione dell'alunno come portatore di messaggi umani».
Monsignor Sana, gli chiediamo, ha qualche brutto ricordo? «Mi addolora il ricordo dei tanti ragazzi colpiti dalla sofferenza di essere rimasti orfani o degli alunni portati via da malattie e da incidenti stradali». Non mancano dei rimpianti: «Non riuscire a estendere il servizio educativo del Collegio a tutti i ragazzi, specie i meno fortunati, magari sbandati, oppure i giovani che lasciano presto la scuola attratti dalle prospettive lavorative».
In questo senso la parità economica potrebbe servire? «Certo, sarebbe una grande possibilità per accogliere tutti».
Monsignor Sana, già membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano, attualmente è delegato provinciale per la scuola cattolica, vicepresidente regionale e consigliere nazionale Federazione italiana delle attività educative (Fidae), assistente diocesano dell'Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc): «Le considero come un'opportunità per entrare più a contatto con il mondo dei ragazzi. Mi auguro davvero di continuare a stare con loro finché potrò».
Teresa Capezzuto (da l'eco di Bergamo di mercoledì 2 luglio)

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Da settembre l’indirizzo musicale accanto al corso tradizionale
Con il rettore monsignor Sana, gli ex alunni che hanno conseguito la maturità nel ’63

Ormai è ufficiale. Dal prossimo settembre al Collegio vescovile Sant’Alessandro debutterà il liceo scientifico a indirizzo musicale. Si tratta di una proposta inedita nel panorama bergamasco che arricchirà l’offerta formativa del collegio di via Garibaldi, in aggiunta a elementari, medie, liceo classico e al liceo scientifico (corso tradizionale). A sostegno del nuovo liceo, pensato per favorire l’inserimento dei ragazzi al conservatorio, è in atto un protocollo di intesa tra l’Opera Sant’Alessandro (che gestisce il collegio) e l’Istituto musicale Donizetti: il protocollo prevede tra l’altro il riconoscimento dei programmi e delle valutazioni assegnate dal liceo per le discipline musicali, voti a tutti gli effetti validi per accedere al conservatorio. L’annuncio è stato dato ieri proprio da monsignor Achille Sana, rettore e preside del Sant’Alessandro, in occasione della festa degli ex allievi. «Il nuovo liceo ha riscosso una risposta molto positiva, anche se poi diversi genitori hanno rinunciato alla scelta del corso per i propri figli per un problema di retta scolastica elevata, motivata dalle lezioni individuali necessarie per allenarsi nello strumento musicale. Così a partire sarà una decina di studenti», ha precisato monsignor Sana. Da qui l’appello per la parità economica: «Nel sistema scolastico nazionale la scuola paritaria sta con i suoi titoli di pieno riconoscimento della sua funzione pubblica - ha ribadito monsignor Sana -, quindi lo Stato deve garantire il diritto civile per un’effettiva libertà di scelta delle famiglie. Purtroppo ritengo che l’attesa sarà ancora lunga». Un’attesa che però non frena l’avvio del nuovo liceo, dove gli alunni potranno raggiungere il titolo finale di maturità scientifica senza avere l’obbligo di ottenere ogni anno un risultato positivo nell’esame dello strumento. La struttura inoltre mette a disposizione degli alunni sale musicali, strumenti e attrezzature, agevolata dalla presenza nel collegio della scuola musicale Santa Cecilia. La festa degli ex alunni è stata scandita anche da momenti toccanti sul filo dei ricordi, come la partecipazione degli ex alunni che hanno raggiunto la maturità classica nel ’63: l’invito è stato lanciato da Maurizio Sala Chiri e da Franco Ardemagni, che hanno riunito i loro compagni di un tempo per farli ritrovare quarant’anni dopo e il pensiero è corso anche ai compagni che ora non ci sono più, i cari Gianmichele Astori, Giuliano Frana e Carluccio Gervasoni. Tra i presenti anche il professor Giuseppe Farina, oltre 40 anni di insegnamento alle spalle, di cui una ventina al Sant’Alessandro. Non sono mancati omaggi ai neolaureati e ai «reduci » della maturità 1993, consegnati dalla docente Maria Cristina Sonzogni. Il vicepresidente dell’Associazione ex allievi Fabio Colombo ha poi premiato i vincitori del concorso «La mia scuola in uno spot» (gli studenti Federico Rossi, Susi e Monica Grassi, Benedetta Mangili, Chiara Mingardi). Tra le novità il nuovo sito Internet degli ex allievi (www.exsantalex.it). E dopo la festa la visita a una mostra allestita per celebrare i duecento numeri del giornale della scuola: il «Santalessandro», che annovera tra le presenze storiche della redazione i professori Milly Denti, Domenico Gualandris e Eugenio Donadoni.

Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo di domenica 25  maggio 2003

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 Appello del vescovo ai ragazzi all’incontro con i maturandi dei licei del Sant’Alessandro e della Capitanio

Giovani e Chiesa, frattura da superare  

Si avvicina la maturità, una tappa importante nel percorso di vita dei ragazzi. Ognuno con proprie opinioni e alcuni interrogativi sulla realtà e i grandi problemi esistenziali.

Per riflettere su questi temi il vescovo, monsignor Roberto Amadei, ha voluto incontrare un folto gruppo di maturandi entrando proprio nella scuola, il luogo dove i ragazzi si sono formati e stanno per chiudere un ciclo di studi. In un clima di profonda partecipazione il vescovo ha parlato a oltre un centinaio di maturandi del Collegio vescovile Sant’Alessandro (liceo classico e scientifico) e della Santa Bartolomea Capitanio (liceo linguistico europeo).

È stato un colloquio «amichevole», in cui monsignor Amadei ha risposto alle sollecitazioni lanciate di volta in volta dai ragazzi, ospitati nel salone Bernareggi del Sant’Alessandro. Parlando del rapporto tra i giovani e la Chiesa, monsignor Amadei ha rilevato che c’è un «fosso », dovuto principalmente alla secolarizzazione odierna che privilegia il «carpe diem», cioè il cogliere attimo per attimo le soddisfazioni immediate: «Gesù si presenta come lo sconfitto che serve, lava i piedi e quindi non attrae, diversamente da qualche personaggio di successo di oggi, - ha rilevato monsignor Amadei - ma la fede deve essere una decisione personale. Tocca a voi scegliere la strada di Gesù Cristo». Anche di fronte alla morte di Dio sostenuta da molti pensatori del Novecento?

Ha chiesto un maturando. «La morte pronunciata da questi pensatori riguarda solo un Dio fabbricato da loro. L’amore di Dio - ha chiarito il vescovo Amadei - è la ricchezza morale dell’uomo, la sorgente dell’etica cristiana è l’Amore, la Carità di Dio per noi e quella che ci incarica di distribuire al prossimo». Non è mancato anche un approfondimento, in tempi di globalizzazione, del tema della giustizia rispetto alla distribuzione delle risorse. La Chiesa come si fa portatrice del messaggio di giustizia? Hanno chiesto i ragazzi. Monsignor Amadei ha portato esempi concreti, di santi della Carità, figure che della dedizione ai poveri hanno fatto la loro missione di vita. «La giustizia sociale - ha aggiunto il vescovo Amadei - è un imperativo etico di tutta la società occidentale ed è necessario che i vari organismi internazionali facciano nascere gesti di carità». Quanto alla posizione etica della Chiesa rispetto alla sessualità, il vescovo ha ricordato come questa sia sempre stata considerata un’attività alta all’interno del matrimonio. Ecco l’invito: «Utilizzate la sessualità non come ricerca egoistica del piacere, ma come ricerca del bene altrui, come un dono». Il vescovo ha rivolto i propri auguri ai giovani maturandi ricordando la propria maturità sostenuta, provenendo dal Seminario, al collegio Sant’Alessandro: «Quelli furono gli esami più importanti della mia vita, li ricordo ancora. Esami anche duri su tutte le materie del triennio».

Tanta la soddisfazione dei giovani e degli altri intervenuti: monsignor Achille Sana (preside del collegio Sant’Alessandro), Silvana Marconi (preside del liceo linguistico della Capitanio) e don Pietro Biaggi (padre spirituale del Sant’Alessandro).  

Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 7 maggio

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 Open day bis: articolo sul Liceo Musicale

Collegio Sant'Alessandro, piace il nuovo liceo musicale

Piacciono i nuovi indirizzi attivati al Collegio vescovile Sant'Alessandro

A pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni al primo anno di scuola (dalle materne alle superiori), al Collegio vescovile Sant'Alessandro, in via Garibaldi 3, si registrano già buoni risultati. Senza contare che per tutte le scuole paritarie il termine del 25 gennaio 2003 è più flessibile e in pratica le iscrizioni all'anno scolastico 2003/2004 sono sempre aperte. Un fatto che gioca a favore anche del nuovo liceo scientifico a indirizzo musicale del Sant'Alessandro per studiare musica ai fini della professione, una proposta inedita nel panorama bergamasco che ormai sembra avviarsi verso il debutto già dal prossimo settembre, in aggiunta a elementari, medie, liceo classico e al liceo scientifico (corso tradizionale).
«Il corso ha suscitato interesse e attesa e molti sono i genitori che hanno visitato la scuola con il proposito di avviare il figlio a questo indirizzo, oltre ai 12 studenti che si sono già preiscritti», spiega monsignor Achille Sana, che del collegio è rettore e preside. Una fiducia espressa anche dal comitato di gestione dell'istituto che il 16 gennaio (nella stessa giornata ha avuto luogo anche l'open day) si è riunito per esaminare i numeri. «Si tratta di una grande opportunità per città e provincia - rileva don Paolo Rossi, presidente del comitato - dove mancava un corso di questo tipo, pensato proprio per favorire l'inserimento dei ragazzi al conservatorio».
Che vuol dire Sant'Alessandro e Istituto musicale Donizetti in piena collaborazione. «È stata già concordata una bozza di intesa fra l'Opera Sant'Alessandro (che gestisce il collegio) e il conservatorio Donizetti articolata in diversi punti - precisa monsignor Sana -. Tra gli altri prevede il riconoscimento dei programmi e delle valutazioni assegnate dal liceo per le discipline musicali (teoria e solfeggio, strumento, storia della musica, armonia e analisi, pianoforte complementare, esercitazione corale, esercitazioni orchestrali), voti a tutti gli effetti validi per accedere al conservatorio».
La frequenza del liceo offre la possibilità di seguire contemporaneamente i due curricoli: in pratica gli alunni possono spendere gli anni del liceo scientifico per raggiungere il titolo finale di maturità scientifica senza avere l'obbligo di ottenere ogni anno un risultato positivo nell'esame dello strumento. Il liceo nasce infatti sull'impianto tradizionale dello scientifico con una modifica del quadro orario per inserire le discipline del settore musicale, una possibilità permessa proprio dalla legge dell'autonomia scolastica. La struttura mette a disposizione degli alunni sale musicali, strumenti e attrezzature, agevolata dalla presenza nel collegio della scuola musicale «Santa Cecilia». Quanto alle rette, monsignor Sana sta pensando a ulteriori agevolazioni in aggiunta agli interventi del Pirellone e della Provincia (buono scuola e borse di studio).
Teresa Capezzuto (Eco di Bergamo del 20 gennaio 2003)

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Presentazione dell'annuario 2001-2002
 

Da L’Eco di Bergamo di domenica 22 dicembre 2002

«La scuola cattolica, una realtà fortemente radicata sul territorio»

 Con il vescovo ausiliare mons. Lino Belotti e il rettore mons. Achille Sana, studenti premiati con le borse di studio

La scuola e la vita, la famiglia, la società, la scuola e i cambiamenti in atto nel panorama delle riforme. Il Collegio vescovile Sant'Alessandro ha riflettuto ieri durante la Festa dell'annuario su questi binomi inscindibili, ripercorrendo anche la sua storia per festeggiare i 25 anni di rettorato di monsignor Achille Sana a cui è stato dedicato l'annuario 2001/2002.
«La scuola prepara alla vita nell'ottica della maturazione della persona, in questo senso più che al rendimento deve guardare alla ricchezza interiore della persona con un patto educativo forte con la famiglia e in rapporto con la società organizzata che trova nella scuola quei valori che sono fonte di cultura e di scelte etiche e professionali dei cittadini». Così si è espresso il vescovo ausiliare monsignor Lino Belotti, racchiudendo il messaggio educativo del collegio. Oggi la scuola cattolica, una realtà fortemente radicata nel territorio, «è chiamata a elaborare le risposte fondamentali alle giovani generazioni e deve riferirsi alla visione dell'uomo ispirata al pensiero di Dio, capace quindi di dialogare con le altre culture e religioni», ha proseguito monsignor Belotti, che ha chiuso la festa dell'annuario con l'auspicio che il Natale resti festa di pace, luce e Grazia per la venuta del Signore.
Una cerimonia inaugurata da monsignor Achille Sana con una riflessione sull'offerta formativa: «Sono già pronti i programmi per il nuovo liceo scientifico a indirizzo musicale, un corso che ha pochi esempi in Italia, ed è stata già concordata una bozza di intesa fra l'Opera S. Alessandro e l'Istituto musicale Donizetti». Quanto al tema della parità: «Nel sistema scolastico nazionale la scuola paritaria sta con i suoi titoli di pieno riconoscimento della sua funzione pubblica, quindi non è possibile accettare la riduzione delle somme che già solo in parte sostengono le scuole materne cattoliche, al contrario appare preziosa la nascita del principio del credito di imposta per le famiglie che sostengono con una retta l'istruzione dei figli». Ma monsignor Sana ha anche ribadito l'importanza del valore educativo della scuola, alla luce delle trasformazioni culturali che toccano famiglia e società.
Alla presentazione dell'annuario hanno partecipato numerose personalità, sottolineando come il Sant'Alessandro sia divenuto una pietra miliare dello sviluppo della società bergamasca degli ultimi decenni: Luigi Roffia in rappresentanza dell'ex provveditorato (Csa), Cosimo Malagnini per il Comune di Bergamo, il presidente del consiglio d'istituto Adriano Berneri, il presidente dell'Associazione ex allievi Stefano Colombo. Davvero una mattinata intensa - moderata dalla docente Milly Denti - specialmente nel ritratto che di monsignor Sana ha fatto l'ex docente Fernando Noris, riassumibile così: «Scegliamo come esempi coloro che insegnano con la loro vita». Durante la festa sono state inoltre distribuite le borse di studio messe in palio dal collegio per gli studenti più meritevoli e consegnati i distintivi ai neodiplomati.
Teresa Capezzuto
Da L’Eco di Bergamo di domenica 22 dicembre 2002

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Modina al Sant'Alessandro «La nostra tv è di alta qualità»
 

«Non sarà un caso che due direttori di rete a Mediaset (l'altro è Luca Tiraboschi a capo di Italia 1, ndr) abbiano frequentato il Collegio Sant'Alessandro di Bergamo». Ha esordito così ieri Giovanni Modina di Castelli Calepio, ex studente del liceo e oggi direttore di Canale 5, davanti agli alunni del quarto anno dell'Istituto cittadino, nell'ambito del ciclo di incontri organizzato dalla docente Emilia Denti.
Direttore, cosa pensa del livello qualitativo della televisione?
«Cos'è la qualità?»
Il direttore di Canale 5 che dice?
«Che i nostri palinsesti sono di alta qualità, compatibilmente con i vincoli che impone la televisione commerciale».
Come si misura la qualità di un programma?
«Non si misura».
Pippo Baudo propone una sorta di comitato che valuti il livello qualitativo dei programmi.
«Baudo vuole fare tantissime cose, dopo ogni risultato mediocre dei suoi programmi. Cosa vuol dire misurare il gradimento? Che 5 persone impongono a tutti le loro scelte? Bisognerebbe che la gente studiasse un po' di più la statistica prima di parlare di argomenti che non conosce. Oggi non si può fare a meno delle rilevazioni di Auditel».
Quali sono i programmi di maggior qualità di Canale 5?
«Terra è un programma di qualità».
Ne avete in mente altri?
«Forse sì, compatibilmente con le risorse a disposizione. Adesso replichiamo Verissimo anche al mattino, se troveremo maggiori risorse faremo nuovi programmi informativi in quella fascia oraria».
Cosa le piace delle reti Rai?
«Report è un ottimo programma. Ma è loro e non si possono riempire i palinsesti con programmi fotocopia».
E per quanto riguarda l'intrattenimento?
«Ottimo il programma di Gianni Morandi Uno di noi ».
Cosa pensa di quelli di Maria De Filippi, Uomini e donne e C'è posta per te?
«Sono di ottimo livello, con missioni diverse e con storie differenti. Ovvio che poi ciascuno ha un gusto personale».
Striscia la notizia le crea molti problemi?
«Anzi, mi crea molte soddisfazioni. Se non ci fosse il mio lavoro sarebbe più difficile».
Qualche mese fa Antonio Ricci ha accennato a un passaggio in Rai, cosa farebbe Mediaset per tenerlo in squadra?
«Il giusto. Se le richieste economiche dovessero essere non sopportabili, valuteremo: le quotazioni alla Ronaldo sono finite, nel calcio come in tv».
Fabrizio Frizzi è in rottura con Raiuno. Approderà a Canale 5?
«Lo escludo: stiamo tagliando i costi e di nuovi contratti non se ne parla».
Toni Mirabile

Da
L’Eco di Bergamo di mercoledì 6 novembre 2002

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Di Pietro contro tutti: centrodestra Erode, centrosinistra Pilato
GIUSTIZIA La sala del Sant’Alessandro piena per il faccia a faccia fra Di Pietro e Ceci

E nel finale Tonino Di Pietro da Montenero di Bisaccia tira fuori il suo lato più pirotecnico, quello del tribuno, con il solito slang tutto personale, ma efficace assai. «Non c’azzecca proprio...»: sono le 10,25 e la platea dei ragazzi del Sant’Alessandro sussulta dopo due ore di dibattito in punta di fioretto su codici vigenti e desueti, sentenze di Cassazione, Cirami sì Cirami no, giudice naturale o meno. Solo un piccolo inciampo geotecnico all’esordio – «Uno ruba un motorino a Bergamo e non può essere giudicato da uno a Brescia... Oddio, proprio lì: la lingua batte dove il dente duole, ma non l’ho fatto apposta» – e poi disquisizioni giurisprudenziali, stando bene attenti ad evitare la politica in quanto tale. Fino al gran finale. «A Milano c’è un Tribunale normale: il pool di Di Pietro, Davigo, D’Ambrosio e Borrelli non c’è più. Perché criminalizzare l’azione della magistratura? C’è un processo su un passaggio di denaro tra tre conti: il primo fa capo alla Fininvest, il secondo a Previti e il terzo a Squillante. Qui si ragiona su un documento bancario: invece di parlare di attacco politico, di giudici comunisti, si vada lì e si "spieghi un’altra spiegazione". Tutto qua». L’ex pm, ex poliziotto, ex senatore, avvocato – «tanto i titoli sono gratis» – Antonio Di Pietro rompe gli indugi. Altolà al centrodestra, ma anche un bel cazzotto al centrosinistra: «Il bambino giustizia lo sta uccidendo Erode centrodestra ma anche Ponzio Pilato centrosinistra. Per me la legge sul legittimo sospetto è tecnicamente sba- E gliata, ma chi presenta 700 emendamenti è semplicemente ridicolo, è solo ostruzionismo». Né di qua né di là: il Tonino nazionale esce dal girotondo e invita i ragazzi dell’ultimo anno del liceo del Sant’Alessandro a «scegliere le persone, mai i simboli. Perché non esiste una parte che faccia solo bene e l’altra solo male». Una sberla a destra – «contro di me, in Puglia, hanno candidato tal Gianfranco Frigerio da Cernusco sul Naviglio, non lo conosceva nessuno, tranne io: era Gianstefano Frigerio, condannato tre volte» – e una a sinistra: «La scorsa settimana ero a Telese per un convegno, e il moderatore era un parlamentare diessino: ci siamo guardati e gli ho chiesto, ma ci siamo mai visti? Mi ha risposto di sì. A San Vittore». E già che ci siamo, una al centro: «Il responsabile organizzativo della nuovissima Margherita era Enzo Carra: 2 anni con sentenza passata in giudicato. La questione giustizia in Italia non si sistemerà mai perché 102 parlamentari su 930 hanno problemi con la giustizia». Stabilito questo, sul legittimo sospetto «siamo tutti d’accordo sulla terapia, ma non sulla diagnosi. Perché il punto è questo, non servono 700 emendamenti, ma 3: tipicizzare i casi di legittimo sospetto, perché diversamente la situazione è del tipo "non voglio quel giudice perché non voglio quel giudice", lasciare al giudice che riceve il processo la facoltà di ripetere o meno certi atti (e non ripetere tutto daccapo), e far sì che i ricorsi alla Cassazione abbiano valore solo sullo stato e grado del giudizio». «Ma la Cirami non viene dal nulla: i suoi firmatari sono ex magistrati, gente che ha un alto senso della giustizia – ribatte Gianfranco Ceci, avvocato e presidente del Consiglio comunale –. Il legittimo sospetto era già contenuto nel Codice Rocco degli anni Trenta e nella legge delega per il nuovo Codice di procedura penale: si tratta di colmare un vuoto normativo, rilevato anche dalla Cassazione. Il problema è uno solo: dare il migliore processo possibile al cittadino, un processo giusto». Rincara la dose un altro avvocato, Emilio Gueli: «La 1ª sezione penale della Cassazione nel 1990 aveva suggerito che il legittimo sospetto fosse ricompreso nel concetto normativo più ampio del "pregiudizio alla libera determinazione delle persone", poi altri pronunciamenti di altre sezioni avevano modificato questo orientamento in occasione di due processi, uno era del ’98 contro Berlusconi». L’ex pm più famoso d’Italia però bolla queste affermazioni come un falso problema: «Li avete letti i giornali? C’è già chi sta dicendo che il suo processo non finirà a Brescia ma a Perugia. E allora il problema è un altro: qui c’è chi vuole un "non giudice" che non lo giudichi. Per questo io dico che bisogna indicarli i casi di legittimo sospetto e non limitarci a indicazione generiche». Così parlò Tonino Di Pietro, «uno che ha lavorato con Falcone e Borsellino, che ha arrestato fior di criminali, e alla fine ha dovuto confrontarsi con chi? Con Occhetto, dico io... Uno che già antropologicamente è perdente». Antonio Di Pietro, ex senatore dell’Ulivo: ha invitato i giovani del Sant’Alessandro a scegliere le persone e non i simboli, non lesinando critiche alla Casa delle libertà come al centrosinistra Gianfranco Ceci, avvocato, presidente del Consiglio comunale di Bergamo ed esponente di Forza Italia: ha difeso l’impostazione del testo della Cirami, sottolineando la necessità di un giusto processo Per l’ex pm di «Mani Pulite» il problema è che «c’è chi vuole un "non giudice" che non lo giudichi, che parla di spostare processi a Brescia prima e Perugia poi. Per questo vanno indicati e specificati i casi di legittimo sospetto». Ribatte Ceci: «Il testo della Cirami non viene dal nulla, i suoi firmatari sono ex magistrati, gente che ha un alto senso della giustizia»  Dino Nikpalj Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 23 ottobre 2002

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 «Senza la gavetta non si fa carriera»

Gli studenti del Sant'Alessandro faccia a faccia con gli ex allievi che hanno fatto successo «La gavetta? Un periodo lungo e difficile, ma necessario per formare il carattere di una persona e acquisire le competenze fondamentali di una professione». Parole di Matteo Zanetti, 38 anni, consigliere delgato della «Zanetti S.p.a.» di Lallio, azienda leader nella produzione di Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Zanetti ha incontrato gli studenti del collegio vescovile «Sant'Alessandro», nell'ambito di un ciclo di conferenze di orientamento, rivolte agli studenti delle classi quarte dei licei scientifico e classico. In tutto circa 80 ragazzi, radunati nell'aula magna del collegio.
Zanetti si è rivolto a loro, illustrando la sua esperienza imprenditoriale e tracciando un quadro degli sbocchi offerti dal mercato del lavoro bergamasco ai giovani che terminano il loro ciclo di studi. «Senza la gavetta - ha esordito - è difficile pensare di poter fare carriera. Molti giovani si scoraggiano perché, nei primi anni di lavoro, faticano molto senza ricevere le gratificazioni che vorrebbero. Ma bisogna tener duro: la gavetta forma il carattere e serve ad imparare il mestiere che si vuol fare nella vita».
I ragazzi del «Sant'Alessandro» hanno seguito parola per parola il discorso di Zanetti, soprattutto quando il giovane industriale si è soffermato sui requisiti richiesti, agli studenti di oggi, dal mercato del lavoro bergamasco: «Ciò che da sempre fa funzionare bene le imprese - ha detto Zanetti - è il capitale umano. Le persone cioè, con il loro entusiasmo, la loro passione per il lavoro e la dedizione all'azienda. Fatte salve queste componenti, ai giovani di oggi il mercato del lavoro a Bergamo chiede qualcosa in più: una grande capacità di adattamento, la disponibilità a frequentare non solo l'università, ma anche corsi post-lauream, e la capacità di affrontare anche esperienze di lavoro lontano da casa, magari all'estero».
Per i ragazzi del «Sant'Alessandro» Matteo Zanetti è stato, in questo senso, un perfetto esempio da seguire: a soli 38 anni è consigliere delegato della «Zanetti S.p.a», che ha sede a Lallio e stabilimenti a Mantova, Trento, Cremona, Reggio Emilia e Rovato. E non solo: sul suo curriculum fa capolino, oltre al diploma conseguito al «Sant'Alessandro» e alla laurea in Economia e commercio, anche un'esperienza come ufficiale al comando provinciale della Guardia di finanza. Per quanto riguarda il presente, Zanetti è anche consigliere d'amministrazione della «Wuber» di Medolago, (leader nella produzione di wurstel), consigliere dell'Atalanta, vicepresidente del gruppo Giovani Imprenditori di Bergamo, e assistente alle cattedre di Economia Aziendale e Economia degli Intermediari Finanziari all'Università di Bergamo.
«Ma come fa a conciliare lavoro e famiglia?», gli ha chiesto un liceale. Zanetti infatti è sposato dal 1995 e ha due figli: «Il tempo - ha spiegato ai ragazzi - è una risorsa limitata. Il segreto sta nel saperlo gestire al meglio».  
Da L’Eco di Bergamo di martedì 22 ottobre 2002

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S. Alessandro, premiati i cervelloni
Tanti premi per gli studenti che si sono distinti in varie discipline. Ieri al Collegio vescovile Sant'Alessandro è arrivata una valanga di riconoscimenti. Premi di studio in denaro offerti dalla Banca Popolare di Bergamo agli studenti bergamaschi che si sono distinti nelle gare scientifiche come le Olimpiadi di matematica e di fisica.
Ecco i «cervelloni» bergamaschi di quest'anno. Per le Olimpiadi 2002 organizzate dalla Scuola normale superiore di Pisa: Federico Poloni, Marco Lupi e Fabio Bettani (scientifico Galilei), Lorenzo Piccirillo e Giorgio Perico (Lussana), Anna Bonini e Luigi Ranghetti (scientifico Amaldi), Marco Roversi (Secco Suardo). Fra i campioni dei vari giochi matematici anche tredici studenti del Sant'Alessandro: Susi Grassi, Federico Rossi, Carlo Allevi, Alberto Fustinoni, Nicola Gritti, Alessandro Gorbani, David Capelli, Edoardo Carminati, Riccardo Giorgi, Carlo Ciglioni, Alberto Sottocornola, Jacopo Felici, Marcello Fumagalli. Quindi, per i riconoscimenti tutti interni al collegio vescovile Sant'Alessandro, medaglie, coppe e trofei per i più sportivi che hanno dimostrato abilità da campioni nei tornei e i campionati provinciali, regionali e nazionali per le diverse specialità.

T. C.(8 giugno 2002 - L'eco di Bergamo)


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Fine anno con sorpresa
Il manipolo di giovani che ieri mattina stazionava sotto le finestre del Sant'Alessandro, in via Garibaldi, non ha tenuto troppo nascoste le intenzioni bellicose. Attrezzati di bombe d'acqua e di scorte adeguate, hanno iniziato a scaldare l'atmosfera con insulti all'insegna degli studenti che, all'interno, attendevano il suono dell'ultima campanella dell'anno.
Si preparava il rito: come da tre anni a questa parte l'Istituto viene preso di mira da gruppi di studenti di altre scuole desiderosi di partecipare a modo loro alla festa di fine anno del Collegio Sant'Alessandro. Premeditazioni da goliardi. E forse anche un po' di cattiveria. Durante l'anno il Collegio vescovile è una delle mete preferite dei cortei studenteschi, e spesso è oggetto di cori e lanci di uova e verdura varia. La logica è chiara quanto fragile: abbattere il simbolo per contestare ciò che sembra rappresentare, furia iconoclasta contro i «contenitori», il Sant'Alessandro come Palazzo Frizzoni. Ma ieri non era in programma nessuna manifestazione. Il gruppo di «goliardi» voleva solamente guastare la festa. L'assedio, grazie alla presenza di due equipaggi della Questura, non è durato molto. Ma gli assedianti, in tutto una ventina, erano ben informati oltre che ottimamente equipaggiati. Non hanno tenuto sotto mira solo l'uscita principale di via Garibaldi, ma anche i passaggi secondari in vicolo delle Torri e in via Sant'Alessandro.
Dall'interno non sono stati con le mani in mano: mentre qualcuno si dava alla fuga qualcun altro tentava una reazione. E dalle parti di vicolo delle Torri si è visto anche il rettore in persona, affacciarsi all'uscita, prendersi la sua razione d'acqua e lanciarsi all'inseguimento degli assedianti. In breve la situazione è tornata alla calma, fatto salvo per i nervi degli automobilisti incolonnati lungo via Tasca e intorno alla Rotonda dei Mille. Forse i veri assediati sono stati loro.

P. D. (8 giugno 2002 - L'eco di Bergamo)


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Un liceo musicale al Sant'Alessandro
Per il trentennale dello scientifico un convegno internazionale e un concorso di marketing

Mani che si stringono, storie che si incontrano. Arrivano nell'atrio del collegio e li assale un flash dei tempi dell'adolescenza ed è tutto un tripudio di ricordi e di emozioni. La tradizionale festa degli ex allievi del Collegio vescovile Sant'Alessandro quest'anno si è vissuta in un'atmosfera po' speciale. Discorsi e premiazioni si sono intrecciati con i festeggiamenti per i 25 anni di rettorato di monsignor Achille Sana e i trent'anni del liceo scientifico, da quando nel '72 sfornò i primi diplomati.
E poi il via alle celebrazioni e si annunciano le iniziative che scandiranno tutto il 2002. Per tenere vivo il passato guardando già al futuro. Quello che ha in mente l'istituto di via Garibaldi è un grande convegno internazionale (in calendario per il 29 novembre): sarà un'occasione per parlare di mobilità studentesca aperta a tutti gli studenti stranieri presenti nelle scuole superiori bergamasche dove protagonista sarà la scuola mondiale.
Pronto anche il 1° Concorso marketing «La mia scuola in uno spot», dove studenti ed ex allievi potranno cimentarsi sul versante creativo per dare un tocco di freschezza all'istituto, ideandone una nuova immagine attraverso gli strumenti di comunicazione più disparati: le iscrizioni, gratuite, devono pervenire alla segreteria del collegio entro il 30 ottobre, lo stop alla presentazione degli elaborati è fissato al 30 marzo 2003.
Ad annunciarle i componenti del consiglio direttivo degli ex allievi (presenti Luigi Bana, Fabio Colombo, Emilia Denti e Eugenio Donadoni). «Al convegno parteciperanno anche l'ambasciatore australiano in Italia e una ventina di studenti di Melbourne con cui da tempo la nostra scuola effettua degli scambi interculturali», spiega Emilia Denti. Per una scuola al passo coi tempi e aperta alle nuove frontiere educative. «Anche il concorso contribuirà a dare alla scuola un taglio aperto ai nuovi orientamenti - annuncia Luigi Bana - in un'ottica di globalizzazione culturale».
A cavallo tra memoria, presente, e progetti futuri anche il discorso di benvenuto del rettore, monsignor Achille Sana: «La nostra scuola presenta le sue qualità di livello culturale e di attenzione educativa come programma ideale del piano dell'offerta formativa». In particolare è «allo studio da parte dell'Opera Sant'Alessandro (che gestisce il collegio, ndr) un liceo musicale» da affiancare ai licei classico e scientifico, alle medie e alle elementari del collegio (partite lo scorso settembre con una prima, quest'anno le elementari avranno anche una seconda). Con un occhio alle riforme («si attendono indicazioni più chiare», rileva) e soprattutto un forte richiamo alla parità economica: «Una meta da attendere con fiducia - prosegue monsignor Sana - Nel prospetto di una maturazione sociale delle idee di libertà educativa e di giustizia distributiva». Ma prima che cali il sipario sull'incontro annuale, arrivano le premiazioni dei neolaureati e una pioggia di distintivi per i pionieri dello scientifico (maturità del '72) e per due decani del liceo classico: Franco Bugada e Bruno Sarchi (diplomatosi nel '34).
Teresa Capezzuto (Eco di Bergamo 26 maggio 2002)

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Domani una grande festa per unire presente e passato
Domani il Collegio vescovile Sant'Alessandro aprirà i festeggiamenti che segneranno tutto il 2002 per celebrare i trent'anni del liceo scientifico e i 25 anni di rettorato di monsignor Achille Sana. Alle 17, nell'istituto di via Garibaldi 3, docenti, studenti di ieri e di oggi e genitori si ritroveranno per condividere momenti passati e successi in occasione dell'incontro annuale degli ex allievi. Un appuntamento scandito, com'è tradizione, dalle premiazioni dei neolaureati, ma quest'anno eletto anche a momento ideale per rendere noto il programma delle celebrazioni delle due ricorrenze. Tra le numerose iniziative, un convegno internazionale e inoltre un concorso dal titolo «La mia scuola in uno spot», bandito dall'Associazione degli ex allievi. Il 27 maggio del 1972 un decreto ministeriale concedeva la legalizzazione al liceo scientifico dell'istituto e nel luglio dello stesso anno la prima classe raggiungeva il traguardo della maturità, mentre nell'agosto del '77 il vescovo monsignor Clemente Gaddi affidava il rettorato del collegio Sant'Alessandro a monsignor Achille Sana, che sarebbe diventato anche preside nel 1984.
Sempre domani, alle 14,30, ma all'auditorium di piazza Libertà, saranno premiati gli studenti del Collegio che hanno vinto nel 2001 le fasi nazionali dei Campionati studenteschi di pallamano maschile e softball femminile. Sono Michele Rizzi, Carlo Ciglioni e Carlo Valentini per la pallamano maschile, e Monica Ciglioni, Marta Scarabelli, Benedetta Mangili, Erica Tirloni, Federica Vitali, Alessandra Pesenti e Annamaria Tucci per il softball femminile. Alla premiazione saranno presenti anche gli olimpionici bergamaschi di Salt Lake City.

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Gli ex alunni festeggiano i 30 anni dello scientifico
Trenta candeline, e ce n'è da raccontare sul liceo scientifico del Collegio vescovile Sant'Alessandro, da quando nel '72 sfornò i primi diplomati, fino ad oggi (in tutto 1.567 diplomati fino al 2001). Venne fondato nel '67 da monsignor Paolo Carrara, che dell'istituto era rettore e preside. Fin dall'inizio si guardò alle nuove frontiere scientifiche, senza dimenticare l'umanesimo. Una formula con al centro l'alunno e intorno a lui la palestra di vita del liceo. Allora il viaggio alla scoperta dello scientifico, tra passato e presente, non può che essere affidato a professori e studenti.
 Abbiamo detto «attenzione all'uomo». Ricorda Giuseppe Farina, oltre 40 anni di insegnamento spesi nelle «humanae litterae», di cui una ventina allo scientifico Sant'Alessandro (dal '73): «I classici giocarono sempre un ruolo importante nel migliorare la vita interiore dei giovani. I miei studenti amavano molto Ungaretti, la sua parola era per loro metafora di un viaggio alla ricerca di un approdo». Massimo Von Wunster, maturità nel '76, ora amministratore delegato e direttore generale della società Heineken in Italia: «La formazione umanistica, unita a quella tecnica, ha rappresentato per me una bussola per orientarmi nelle scelte future. La specializzazione è venuta Misura di tutto, i giovani. E c'era chi puntava molto sull'aspetto pedagogico. Natale Merelli ogni tre mesi convocava i genitori per approfondire temi come l'adolescenza, l'amicizia. Insegna lettere allo scientifico dal '75 all'88. «Volevo essere per i miei studenti un "maestro di vita" e ogni anno - racconta - ci riunivamo tutti in un convivio all'insegna della socialità». Carlo Pesenti, maturità nell'81, oggi condirettore generale di Italcementi, dice di lui: «Insegnava italiano e latino ed era davvero un "personaggio" nel senso migliore del termine».
 Un liceo dove anche la tradizione cristiana gioca e giocava un suo ruolo. Guido Menolfi, maturità nell'82, ordinato sacerdote nell'88 viveva in collegio da convittore: «Anni formativi, tra i prof ero molto legato a Costantino Locatelli (italiano e latino) - dice -. Per i voti usava anche numeri relativi, ma alla fine ti trasmetteva tanta umanità». «I giovani erano molto attenti all'aspetto morale della religione cristiana, vicina ai loro problemi adolescenziali - afferma Umberto Amadigi, insegnante di religione laico al liceo (dall'80 fino al '94), ma seguivano anche tutti gli altri aspetti».
E i liceali? Secondo Daniela Maggioni, che nell'85 inaugura il servizio psicologico (il S. Alessandro fu la prima scuola ad adottarlo in Lombardia) e lo porta avanti fino al 2001, sono cambiati: «Dagli anni '90 i ragazzi davanti a una scelta crollano perché i genitori li hanno privati della possibilità di sperimentare e della voglia di futuro». Un fatto che può aver influito sul recente «calo nel rendimento, disorientamento e poca motivazione», rilevati da Marialuisa Ruck (dal '75 docente di matematica e fisica) e Milly Denti (dal '77 docente di inglese). «Anche i prestiti dei libri nella nostra ricca biblioteca - dice Eugenio Donadoni (dal '78 insegna filosofia e storia) - sono calati dalla fine degli anni '80, ma forse si attinge più ad altre fonti».
 Intanto il liceo scientifico, spiega il vicepreside Domenico Gualandris, sta pensando a un nuovo indirizzo accanto al tradizionale: «Sarà più tecnico e soprattutto al biennio darà più spazio all'utilizzo dei laboratori e alla manualità».
Teresa Capezzuto (Eco di Bergamo 24 maggio 2002)

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Maturità 1972, i ricordi dei primi diplomati
I pensieri corrono sul filo dei ricordi. Quel mondo di esperienze vissute con la consapevolezza di essere la classe apripista dello scientifico al Sant'Alessandro (nella foto, la classe nell'anno scolastico '67-'68, con la professoressa Corona) rivive quasi fosse ieri negli allievi di allora, classe '52 o '53. Quei prof della vecchia guardia, un po' tiranni, ma anche amici che ti facevano amare la scuola e la vita, si materializzano. In una sorta di nuvoletta immortale i compagni di banco Flavio Tasca, come Fausto Radici, della mitica valanga azzurra. Tra i docenti il libro della memoria si apre su monsignor Mario Fornoni, insegnante di scienze e chimica, Maria Luisa Corona (inglese), Antonia Lussana (latino), Roberto Besenzoni (matematica e fisica), don Mario Tedoldi, ancora vivente (in quella classe insegnava lettere e fu membro interno alla maturità). «Don Tedoldi era un mito - ripensa Alba Donizetti - coniugava la severità con la simpatia dei suoi richiami e prima della maturità ci portò qualche giorno al rifugio Poieto. Tutti ci coccolavano, me e la mia amica Silvia, perché eravamo le uniche donne della classe». «Quando arrivammo al Sant'Alessandro, in quinta - conferma Silvia Andreini - i maschi furono cordiali con noi». In effetti quella classe si trovava ancora tutta al maschile nonostante nel '67 le ragazze fossero state ammesse alle superiori, mentre per le medie si dovrà aspettare il 1986. Anni intensi quelli del collegio. «All'inizio l'ingresso dell'istituto era in via Sant'Alessandro alta ed era proprio lì che ogni mattina ci fermavamo prima delle lezioni - ricorda Giancarlo Boschi -. Si dava l'ultima ripassatina, oppure si parlava, anche di politica». I prof erano rigorosi e maestri di vita. «Ricordo monsignor Fornoni, una figura carismatica di grande eloquenza (famose le sue battute ironiche e salaci) e notevole cultura - racconta Paolo Longhi -: nella primavera del '69 ci portò a Monte Carlo e al museo della scienza la guida locale annichilì di fronte alla sua preparazione». D'accordo Rossano Giangregorio: «Eccezionale, ti rendeva le sue materie vicine a te, e quando ti dava un tre subito sdrammatizzava». Passano gli anni. I ragazzi sono sempre più uniti, studiano sodo. Così si arriva al primo luglio del '72 con la maturità in trasferta al Lussana. «Mi dissero che avevo fatto il miglior tema e il peggior compito di matematica - ricorda Andrea Balducci - ma poi tutto finì bene». C'è chi sapeva tutto: «Sì - dice Giovanni Tasca - ma all'orale di fisica caddi sui condensatori». Un valzer da Mazzini a Verga, da Pirandello alla prova di matematica e alle due materie orali. Quindi il diploma, l'università, il lavoro, qualche rimpatriata. E il caro vecchio liceo? «Tanti valori e una giusta severità - ricorda Sergio Belotti -. Era un bene». Così in molti al Sant'Alessandro ci hanno mandato i figli.
Teresa Capezzuto (Eco di Bergamo 24 maggio 2002)

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Monsignor Sana, rettore da 25 anni: «Cambiare senza rinunciare alla qualità»
Il suo nome è diventato sinonimo di educazione (nel senso classico del termine), i suoi progetti, i suoi valori sono diventati icona, immagine della scuola, emblema di un percorso formativo. Migliaia di persone ci hanno passato gli anni dell'adolescenza, sono cresciute nelle sue stanze, un po' austere, ma cariche di umanità. E ancora oggi è ritenuto, da chi lo ha vissuto o da chi lo conosce anche solo per fama, una pietra miliare dello sviluppo della società bergamasca degli ultimi decenni. Culturale, ma non solo. Il collegio vescovile Sant'Alessandro è così, ma definirlo non è tanto facile. Perché il glorioso istituto cittadino di via Garibaldi non è mai uguale a se stesso, cambia coi tempi, cammina con gli studenti. Non si fissa in un punto e tende sempre a migliorarsi.
Eccone però l'essenza, che va di pari passo con l'essere scuola cattolica. «Il segreto della nostra scuola sta proprio qui, ma il cattolicesimo non va visto solo dal punto di vista del motivo spirituale all'educazione religiosa, del cristiano educatore a nome della Chiesa. L'essere scuola cattolica si manifesta in quella attenzione che si dà all'alunno più bisognoso di motivazioni e punti di riferimento. Non bisogna portare all'eccellenza solo chi già può, si deve anche motivare il ragazzo che ha perso stima di sé, per farlo realizzare come persona e come cittadino del domani»: monsignor Achille Sana riassume così il senso che guida la sua scuola, e su cui tutta la scuola dovrebbe puntare.
Ci tiene più che alle celebrazioni per il suo anniversario. In fondo non è cambiato, dicono di lui, lo stesso eloquio forbito, lo stesso piglio manageriale, diviso com'è tra celebrazione della Messa mattutina nella cappella del collegio, l'insegnamento della religione cattolica in diverse classi, i compiti di rettore e preside. Insomma, anche un «magister», un docente tra i docenti. Era il 1977 quando l'allora vescovo di Bergamo, monsignor Clemente Gaddi, lo chiamò a dirigere il collegio, sette anni dopo ne diventò anche preside.
Passano gli anni. Oggi l'istituto conta quasi 600 studenti tra scuola elementare (ripristinata dallo scorso settembre con una prima di 18 alunni, fatta partire dall'Opera Sant'Alessandro, che gestisce il collegio), media (175 alunni) e superiore tra liceo scientifico (296) e classico (100).
Cos'è cambiato da allora? «La nostra scuola è sempre una comunità educante e sono convinto che il gruppo dei docenti, così preparati e motivati, rappresenti ancora la principale fortuna dell'istituto. Per il resto, sono cambiate la famiglia e la società». In che senso? «Tante famiglie hanno scarsa attenzione verso i figli, si disgregano e così il ragazzo diventa fragile, non ha nessuna aspirazione o si orienta verso valori deboli».
E la società? «C'è una certa mentalità arrivista e competitiva e chi non riesce a spuntarla resta escluso, ma noi vogliamo evitarlo. Una società il cui programma è eminentemente economico, del tipo "devi studiare per rendere" e verso la quale la scuola deve comunque rispondere».
Tanto che il collegio si apre sempre più verso il territorio: «All'inizio il mio progetto era "Più preparato sei, migliori saranno domani la tua presenza e la tua testimonianza nella società". Solo più avanti abbiamo capito l'importanza dei legami a rete. Tant'è che ora la nostra scuola è impegnata in due settori tra i progetti costruiti dall'ex provveditorato: la ricerca delle nuove metodologie informatiche per elevare la qualità della formazione, come di curricula più rispondenti alla società tecnologica, sempre però carichi di valenze formative».
In effetti oggi il collegio è innovativo: dai laboratori alle lingue straniere, all'informatica. Nuova anche la struttura dell'orario, tale da permettere varie attività integrative e di approfondimento, nonché spazio sistematico per il recupero. Ricca anche l'offerta pomeridiana che comprende, tra l'altro, attività sportive aggiuntive. E ancora, possibilità di stage, di studio anche all'estero e di usufruire del servizio psicologico.
Un istituto paritario («Ora però è urgente anche una parità economica per la libertà di scelta delle famiglie», rileva), una scuola che vive le riforme: «Tra l'urgenza del cambiamento e una certa riserva sui metodi c'è un punto fermo - commenta monsignor Sana -: non bisogna abbandonare la qualità tecnica e di contenutito che garantisce al ragazzo una preparazione solida e una mente flessibile, in grado di garantirgli in futuro libera espressione di responsabilità sociale. Questo è l'antidoto alla graduale flessione della preparazione culturale degli alunni».
Teresa Capezzuto (Eco di Bergamo 24 maggio 2002)

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Nei programmi del Collegio vescovile anche un viaggio nei luoghi della memoria
Nuovi corsi al Sant'Alessandro Informatica e inglese per 5 anni

L'informatica e l'inglese sono i due nuovi corsi che accompagnano l'iter scolastico dei licei classico e scientifico del Collegio vescovile Sant'Alessandro. Nella due giorni di «open day» il Collegio ha avuto modo di farsi conoscere a molti, dagli ex alunni che ritornano a salutare i docenti ai genitori che stanno valutando il corso di studi per i propri figli. «Da due anni - spiega Domenico Gualandris, vicepreside del liceo scientifico - l'informatica e l'inglese sono diventate due materie che si aggiungono al programma del ciclo scolastico. Nel biennio si offrono corsi per l'alfabetizzazione informatica, mentre nel triennio si collega l'utilizzo della materia alle diverse discipline. I laboratori di lingua inglese sono gestiti da un'insegnante madrelingua che approfondisce un metodo basato più sulla comunicazione della lingua rispetto allo studio meccanico della grammatica».
I nuovi laboratori d'informatica sono stati realizzati con il contributo della Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino. «Abbiamo esteso lo studio della storia dell'arte al quinquennio. - afferma Lucio Sisana, vicepreside del liceo classico - Nell'ultimo anno di corso si segue anche un corso di musica, quest'anno svilupperemo un percorso sulla figura di Poppea di Tacito musicata da Monteverdi. Offriremo anche un percorso sulla musica del '900». Aspetti e percorsi nuovi affrontati nelle diverse discipline, educazione fisica compresa che offre corsi di aerobica di snow board. C'è poi un aspetto culturale e spirituale che caratterizza i viaggi del Collegio vescovile. «L'anno scorso abbiamo seguito un itinerario in Turchia sulle orme di San Paolo - racconta don Pietro Biagi, direttore spirituale della scuola - mentre quest'anno percorreremo un tracciato attraverso le città che si affacciano sul Danubio. Visiteremo alcune città dell'est europeo e i luoghi della memoria come i campi di concentramento. Un viaggio attraverso la cultura europea alla riscoperta della fede cristiana». «Sono soddisfatto dell'attenzione che ci è stata riservata in questi due giorni - dichiara il rettore mons. Achille Sana - un segno che la proposta scolastica offerta dal Collegio è valida e trova un riconoscimento nella società».
27 novembre 2001 L’eco di Bergamo D. A.

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Per due giorni porte aperte al S. Alessandro
Il collegio vescovile Sant'Alessandro, scuola paritaria gestita dall'Opera Sant'Alessandro, raddoppia per farsi conoscere a studenti e genitori. Si propongono come una sorta di vetrina le due giornate di «open day» in programma per questo weekend. In pratica sabato (dalle 14,30 alle 18) e domenica (dalle 9,30 alle 11,30) docenti e studenti della scuola elementare (partita quest'anno con una prima di 18 alunni), media (in tutto 175 alunni) e superiore tra liceo scientifico (296) e liceo classico (100) saranno a disposizione, all'interno dell'istituto di via Garibaldi 3, per presentare le strutture e il piano dell'offerta formativa relativo ai vari ordini di scuola.
Un progetto con alcuni punti ispiratori: «Il nostro istituto pone al centro la valorizzazione dell'alunno come risorsa - sottolinea il dirigente scolastico, mons. Achille Sana - attraverso il rigore metodologico e la flessibilità educativa, la tradizione cristiana e l'innovazione culturale, l'arricchimento valoriale, l'individualizzazione dell'insegnamento, ma anche la socializzazione». Insomma, un istituto che vuole rispondere ai bisogni degli allievi guidandoli alle richieste della società.
Quasi una «palestra di vita» con alcune specificità, così come sono state illustrate ieri dai vicepresidi, nonché docenti, Lucio Sisana, Domenico Gualandris e Adriano Morè. Forte l'attenzione alle lingue straniere con l'inglese per tutti gli anni curricolari (anche con figure madrelingua) e, per la seconda lingua, a scelta tedesco e spagnolo per le medie e i primi tre anni dello scientifico. Anche l'informatica assume un ruolo strategico per tutto il quinquennio delle superiori.
Nuova la struttura dell'orario, tale da permettere alle superiori varie attività integrative e di approfondimento (dalle scienze sociali fino al settore artistico e musicale), nonché spazio sistematico per il recupero (nelle ultime due ore del venerdì), mentre l'offerta pomeridiana comprende, tra l'altro, attività sportive aggiuntive. E ancora, possibilità di stage, di studio anche all'estero e di usufruire del servizio psicologico.
Il tutto in ambienti all'avanguardia come, ad esempio, una ricca biblioteca, sala stampa, vari laboratori (di cui uno linguistico e tre d'informatica), tre palestre e, in esterno, campo da calcio, pallacanestro, pallavolo e pallamano, in linea con il potenziamento delle attività sportive. Per saperne di più è possibile accedere anche al sito Internet: www.santalex.it.
20 novembre 2001 L’Eco di Bergamo Teresa Capezzuto

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Esami di stato: il trend dei risultati si conferma largamente positivo. Buoni i voti anche in altri istituti della città e della provincia   
Collegio S. Alessandro, 62 nuovi diplomati

Tutti promossi i 62 studenti del Collegio Vescovile S. Alessandro di Bergamo che hanno sostenuto l'esame di stato edizione 2001. Otto allievi hanno raggiunto il massimo punteggio, diplomandosi con la votazione di 100/100. Tatiana Alletto e Marta Catalfamo hanno fatto «cento» nella maturità classica, mentre gli altri sei studenti che hanno raggiunto l'eccellenza frequentavano il liceo scientifico. Nella classe 5ª A del liceo scientifico sette allievi hanno raggiunto o superato i novanta centesimi e quattro di loro (Federica Maffeis, Domenico Maffeo, Elisa Musso e Gianluca Peruta) si sono diplomati con 100/100. Risultati positivi anche nella 5ª B, con due «cento» (Marco Ghitti e Laura Locatelli ) e altri tre studenti che hanno raggiunto o superato quota «novanta». I promossi con votazioni al di sotto dei novanta centesimi sono stati complessivamente 45. Per tutti, adesso, è arrivato il momento del meritato riposo dopo le ore spese sui libri.
Ecco di seguito l'elenco completo degli studenti che hanno superato l'esame ottenendo il diploma.
3ª Liceo classico - Votazioni dal 60/100 all'89/100: Angeloni Francesco, Baldi Alessandra, Bertoli Carola, Carnazzi Gaia, Carrara Laura, Cinti Paolo, Ferrari Bellisario Maria Claudia, Macconi Maria Vittoria, Papini Alice, Radolovich Stefano Chris, Roveri Chiara, Savoldelli Massimo, Tiboni Francesco.
Votazioni dal 90/100 al 100/100: Alletto Tatiana 100/100, Catalfamo Marta 100/100, Magri Viviana 97/100, Peretti Alice 93/100, Ravasio Giovanni 94/100.
Liceo scientifico
 5ª A - Votazioni dal 60/100 all'89/100: Alberti Chiara, Bertocchi Diego, Cagimicali Chiara, Calvi Emanuele, Chiappa Emanuela, Foresti Attilio, Manzoni Chiara, Masserini Roberta, Motta Alessandro, Panattoni Luca, Rivola Andrea, Rota Francesca, Sartori Marta Lavinia Maddalena, Savi Claudia, Solari Suardi Paola, Valzania Valentina.
Votazioni dal 90/100 al 100/100: Maffeis Federica 100/100, Maffeo Domenico 100/100, Musso Elisa 100/100, Pagani Francesca 90/100, Peruta Gianluca 100/100, Sonzoni Rita 97/100, Zanne Daniela 90/100.
5ª B - Votazioni dal 60/100 all'89/100: Belussi Daniele, Brumana Andrea, Carminati Federico, Delia Silvia, Galati Carlo Salvatore, Giovelli Luca, Gualteroni Stefano, Locatelli Oscar, Petrosillo Davide, Raitano Federica, Seccomandi Carlotta, Tassi Alfio, Techel Ines, Tinti Paola, Valle Agata, Vismara Claudia.
Votazioni dal 90/100 al 100/100: Beierling Lucian 90/100, Caldieraro Maria Francesca 90/100, Canova Paolo 93/100, Ghitti Marco 100/100, Locatelli Laura 100/100.

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Sant'Alessandro, una pioggia di premi
Da L'Eco di Bergamo del giorno 9 giugno 2001
Riconoscimenti a 15 studenti che si sono distinti nelle olimpiadi di matematica e fisica
Una pioggia di premi. Al Collegio vescovile Sant'Alessandro sono stati consegnati quindici riconoscimenti agli studenti che si sono distinti nelle gare provinciali e nazionali delle olimpiadi di matematica 2001 e nelle olimpiadi di fisica 2001.
Tre le scuole che hanno partecipato alla gara il Collegio Sant'Alessandro, il liceo scientifico Galilei di Caravaggio e il liceo scientifico Mascheroni. I tre istituti hanno aderito a cinque gare: la gara «Kangourou della matematica 2001» organizzata dal Dipartimento di matematica dell'Università degli Studi di Milano, le olimpiadi di matematica organizzate dalla Scuola Normale di Pisa, le olimpiadi di fisica promosse dall'«Associazione Insegnamento di fisica» di Venezia Mestre, le olimpiadi di Informatica e i campionati internazionali di giochi matematici organizzati dall'Università Bocconi di Milano. Tra i vincitori: Federico Poloni del liceo scientifico Galilei che si è qualificato terzo alla gara nazionale ed andrà a Washington per la finale mondiale, Susi Grassi, finalista europea «Kangourou Euromat» a Parigi e Federico Rossi, ammesso alla nazionale. I premi sono stati consegnati da Patrizio Previtali, rappresentante della Banca Popolare di Bergamo–Credito Varesino.

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Sant'Alessandro, via al primo anno del ciclo di base
Da L'Eco di Bergamo del giorno 27 maggio 2001

La festa della laurea. Da 41 anni gli ex allievi del Collegio vescovile Sant'Alessandro si ritrovano per condividere momenti passati e successi di oggi. Così anche ieri discorsi, premiazioni e strette di mano hanno reso bene lo spirito di una «comunità educante» che guarda anche al futuro all'interno del mare delle riforme.
Proprio il rettore del Collegio mons. Achille Sana ha fatto il punto su alcuni temi «caldi» della scuola italiana: parità, autonomia, riforma dei cicli, giudicando un «fatto negativo» il possibile «stravolgimento» o «rallentamento» delle riforme. «Il cammino intrapreso ormai è un processo irreversibile, rimandarlo significherebbe svilire le energie messe in atto - ha affermato mons. Achille Sana nel discorso di benvenuto -, per una scuola che punti alla qualità tenendosi alla pari con le nuove leggi non rinunciando alla propria originalità».
Da questo punto di vista il Sant'Alessandro è pronto. Quest'anno ha ottenuto il titolo di scuola paritaria, ora però ci si aspetta anche una parità economica: «È necessario un adeguato sostegno da parte dello Stato - ha proseguito mons. Achille Sana -, solo così le famiglie potranno scegliere liberamente tra scuole statali e non statali, senza che debbano sobbarcarsi la spesa di tasse e rette pesanti. In tal senso il buono scuola della Regione e le borse di studio della Provincia sono primi passi verso la piena realizzazione della libertà di scelta scolastica, cui mira la scuola cattolica».
Intanto l'autonomia ha già dato libertà nella gestione della scuola. Dal prossimo settembre l'Opera Sant'Alessandro, che gestisce il Collegio vescovile Sant'Alessandro e l'istituto S. Bartolomea Capitanio, farà partire anche il primo anno del ciclo di base (ex prima elementare). Si tratta per ora di una sola sezione realizzata negli spazi del collegio, ma il progetto dell'Opera Sant'Alessandro è l'allestimento di una sede più accogliente in via Garibaldi. Per le superiori è in cantiere un progetto sulla futura apertura di un liceo musicale - artistico, che dovrebbe affiancarsi al classico e allo scientifico.
Una proposta educativa e formativa sempre più ricca. Come hanno ribadito i docenti Emilia Denti, Eugenio Donadoni e l'avvocato Giovanni Bana, componenti del consiglio direttivo dell'Associazione ex allievi presieduta da Stefano Colombo. In primo piano già dal prossimo settembre svariati incontri riguardanti religione, salute, ambiente, economia.
L'annuale incontro si è concluso con le premiazioni degli studenti laureati negli ultimi anni. Riconoscimenti sono andati anche agli ex allievi che si sono diplomati negli anni 1981 e 1991, cioè nel ventennale e nel decennale del loro esame di maturità.
Anche perché - a detta di molti - il Sant'Alessandro non si dimentica. Tant'è che c'è chi ha scelto di rimanerci. Come Margherita Ianniello: «È una scuola ricca di valori in cui credo e che ora - dice l'ex allieva, ora insegnante allo scientifico - vorrei comunicare ai ragazzi nuovi». Ma anche le «sudate carte» danno il loro risultato per il successo nel lavoro: «Per ora collaboro con due riviste di critica letteraria - racconta per esempio il neolaureato Giovanni Caldara - sognando però un futuro da scrittore». Teresa Capezzuto

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Musica e numeri a braccetto
Da L'Eco di Bergamo del giorno 18 maggio 2001
«Il risuonar dell'armonia: un modo di abitare l'Occidente» è l'intrigante titolo di un incontro di studio dedicato al binomio musica e matematica che si svolgerà domani dalle 9.00 alle 13.00 presso l'istituto Magistrale Secco Suardo di Bergamo a ingresso libero. La mattinata prevede tre nuclei tematici attorno a cui si svolgerà un confronto-incontro di studiosi di matematica, filosofia e musica. Si inizia con «la musica antica», con il senso dell'armonia in Omero e Dante, l'Antifairesi pitagorica come melodia del logos matematico e l'esecuzione di brani di melodia greca e di musica tardo antica e medievale. Segue la «musica Barocca» con il dialogo tra Vincenzo Galilei e il figlio Galileo su «scienza moderna e musica, la sensibilità classica e l'apertura verso la formalizzazione». Dopo una esecuzione di musica barocca si passerà alla «musica contemporanea» con il rapporto tra Leopardi, Montale e la libertà come fondamento della verità matematica, seguita alla «rivoluzione non euclidea». L'incontro è stato realizzato grazie alla collaborazione tra l'Istituto Magistrale Secco Suardo, il Laboratorio Didattico di matematica e filosofia, il gruppo «I mercoledi del Suardo», l'Istituto Statale Maironi da Ponte di Presezzo e docenti del Collegio Vescovile S. Alessandro.

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Giochi matematici per il S. Alessandro
Da L'Eco di Bergamo del giorno 11 aprile 2001

Il Collegio Sant'Alessandro è risultato l'istituto meglio classificato, tra quelli bergamaschi, nella gara a squadre di giochi matematici organizzati dall'Università «Bocconi» di Milano.
La sfida si è svolta la settimana scorsa via Internet e ha visto la partecipazione di scuole da un po' tutta Italia, tra quelle che avevano raccolto almeno quindici iscrizioni ai campionati internazionali che si sono svolti a marzo.
La squadra del Collegio Sant'Alessandro, guidata dal professor Domenico Gualandris era composta da diciotto studenti del liceo classico e del liceo scientifico, in gran parte iscritti al biennio. La competizione proponeva problemi, sotto forma di giochi matematici, che spaziavano anche nella gestione e direzione strategica del gruppo.
A livello nazionale il successo finale della competizione dedicata ai giochi matematici è andato al liceo scientifico Peano di Cuneo.

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Da Istanbul a Efeso, il pellegrinaggio di studenti, genitori e insegnanti del S. Alessandro
Turchia, in viaggio sulle orme di Paolo
da L'Eco di Bergamo del 20 marzo 2001

Dopo Santiago de Compostela, Gerusalemme e Roma, anche quest'anno studenti, genitori e professori del Collegio Vescovile Sant'Alessandro hanno organizzato un pellegrinaggio. La meta prescelta è stata la Turchia: in 150 si sono messi in viaggio da Istanbul a Efeso, sulle orme di San Paolo.

Da Istanbul ad Efeso, attraverso l'immenso altopiano anatolico, alla scoperta di una natura primitiva e di una spiritualità autentica e incontaminata. Un'esperienza unica, carica di momenti di riflessione sulla fede e sull'opera di evangelizzazione di San Paolo (che va al di là del tempo e di differenze religiose e culturali) e momenti di puro svago giovanile.
Il tutto ambientato in uno scenario che accomuna oriente ed occidente, antico e moderno, e racconta una storia ricca di grandi civiltà e tesori storici.
Una terra e una popolazione ospitali che accrescono la voglia di farvi ritorno per riscoprire nuovi orizzonti.

Giulia Rottigni
Classe 2ª B
Liceo Scientifico
Sant'Alessandro

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Progetto Musica: Meduri, una bella sorpresa

da L'Eco di Bergamo del 7 marzo 2001
Ogni tanto capita ed è sempre una sorpresa molto gradita. All'ultimo concerto del Progetto Musica 2001 del Collegio vescovile S. Alessandro lunedì sera era di scena una giovane pianista che ha sbalordito: Valeria Meduri. Un bel curriculum già corposo e un programma non meno denso sono stati confermati da esecuzioni imperiose decise e baldanzose, in cui la vigoria del gesto tecnico ha dato spettacolo da sola. La predilezione per le atmosfere vibranti, fatte non solo di slanci sonori turbinosi, ma anche di accese enfasi liriche si leggeva chiaramente tra la filigrana della locandina scelta dalla giovane interprete, che metteva in fila la Fantasia in fa minore di Chopin, la Fantasia op. 28 e la Sonata «La messa nera» di Skriabin, visionario e avveniristico ma ancora intriso di fumi romantici, la Ballata in si minore e la temibilissima Fantasia e Fuga su Bach di Liszt e per finire il Debussy più pirotecnico de L'isle joyeuse.
Era quasi scritto nel programma, però la giovane pianista ha confermato inequivocabilmente una vocazione e una facilità tecnica di primo piano, sgranando ottave, salti, arpeggi spezzati, trilli, ribattuti e quant'altro con irridente facilità.
Valeria Meduri però non è stata soltanto questo, perché la plasticità del canto e la pertinenza del fraseggiare lirico sono sempre stati dalla sua parte. Due limiti - in parte anche a ciò che scriviamo - sono derivati da un lato dalla scarsa e immeritata partecipazione di pubblico (la manifestazione è assai recente) dall'altro dall'inadeguatezza dello strumento che ha finito anche per «cedere» materialmente alla industriosa foga della solista.
Bernardino Zappa

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Leggio, la sfida continua

da L'Eco di Bergamo del 28 febbraio 2001
"Leggio", seconda settimana di gioco, altri tre vincitori. Tre volti noti, che già la scorsa edizione avevano conquistato alcuni dei bellissimi premi in palio e che questa settimana vincono un cellulare. E il loro impegno e la loro costanza sono stati ancora una volta premiati. Ma vediamo di chi si tratta.
Elena Barcella ha 21 anni, abita a Nembro, e frequenta il terzo anno di Relazioni pubbliche allo Iulm di Milano, con indirizzo moda e design. Il suo sogno: diventare una giornalista di moda. Intanto si esercita inviando notizie di cronaca locale alla redazione di "Leggio". Un impegno quotidiano a cui dedica anche un'ora al giorno. "Trovare notizie non è sempre facile - dice -, allora mi metto al telefono e chiamo parenti e amici per cercare nuovi spunti".
Occhi puntati sulla notizia anche per Matteo Francesco Bettoni, 16 anni, di Spinone al Lago, che frequenta il liceo scientifico "Lorenzo Lotto" di Trescore. "Invio molte notizie dal mondo della scuola - dice -, dall'incontro con don Di Noto alla raccolta fondi per i Paesi poveri. Ma trovo molti spunti anche nel tragitto casa-liceo e durante le passeggiate del tempo libero". Il terzo campione della settimana è Matteo Giovanelli, 16 anni, di Bonate Sopra, che frequenta la V ginnasio del liceo classico S. Alessandro di Bergamo: "Il bello di Leggio? Ci sprona alla lettura del quotidiano e ci fa appassionare alle notizie". Una formula collaudata che - viste le centinaia di iscrizioni - sembra piacere a molti. E questa settimana altri tre cellulari attendono nuovi vincitori.

 

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Il S. Alessandro adotta a distanza 9 bimbi indiani

da L'eco di Bergamo del 25 febbraio 2001
Sanny Gandala è una bambina di 6 anni, della missione di Allipallì, nel Sud-Est dell'India. È il nono bimbo adottato dal Collegio Vescovile Sant'Alessandro, come segno di solidarietà verso i bisognosi da parte di studenti, docenti e famiglie di studenti del Collegio cittadino.
"L'iniziativa - sottolinea il rettore monsignor Achille Sana - è nata nel contesto del progetto di solidarietà attuato dal Consiglio di istituto. Questo conferma l'impegno sul piano educativo, per allargare gli orizzonti degli studenti sui problemi del mondo".
L'iniziativa ha preso il via due anni fa, quando una docente del Sant'Alessandro ha promosso l'adozione a distanza fra i suoi studenti del liceo scientifico. Due classi hanno aderito subito, adottando un bambino ciascuna. L'iniziativa è stata fatta propria anche da docenti, studenti e loro famiglie ed ex-allievi. L'importo annuale di 500 mila lire per ogni adozione garantisce il sostentamento e l'istruzione dei bambini adottati. Il legame con questi ultimi viene mantenuto da don Pietro Paganessi, vicario parrocchiale di Seriate, che periodicamente incontra gli studenti del Sant'Alessandro per informarli sull'impiego dei fondi.
L'impegno verso i bambini indiani da adottare continuerà, per giungere a quota dieci. "L'impegno per le adozioni sarà almeno quinquennale - sottolinea don Pietro Biaggi, padre spirituale del Sant'Alessandro -. L'iniziativa caritativa, che non è l'unica di quelle svolte dal Collegio, ha raccolto vasta rispondenza, tanto da coinvolgere sempre classi, genitori e docenti". Domani, con rientro il 5 marzo, il Collegio Vescovile Sant'Alessandro parte per un pellegrinaggio in Turchia, sulle orme di San Paolo e del Beato Papa Giovanni, che fu delegato apostolico in quel Paese. Il viaggio toccherà Istanbul, Cappadocia, Efeso e Smirne.
Carmelo Epis

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Nuova scuola, promossa l'incertezza
Perplessità di presidi e sindacalisti sui programmi del ciclo di base

da L'Eco di Bergamo del 9 febbraio 2001
A 24 ore dalla presentazione delle «indicazioni curriculari» del ciclo di base presentate dal ministro De Mauro, la sola certezza è che nessuno è ancora riuscito a farsi un'idea di che cosa contengano esattamente le circa 150 pagine che racchiudono la riforma della scuola di base.
C'è comunque chi ha già iniziato ad analizzarla. Come il prof. Rino Tiani, dirigente scolastico dell'istituto comprensivo «Camozzi» (1.260 studenti), nonché presidente dell'associazione che raggruppa i presidi. «Da quello che ho letto - dice - non c'è molta chiarezza. Mettere la lingua straniera al 1° anno della scuola di base è sbagliato: studi fatti consigliano che è meglio iniziare a 8 anni e non a 6; a quest'età è prematuro, perché ci possono essere interferenze con la lingua madre, soprattutto oggi con il notevole afflusso di stranieri nelle nostre scuole. Anche diluire troppo l'insegnamento delle lingue straniere è sbagliato, perché è molto meglio fare due o tre anni a 6 ore a settimana, piuttosto che fare 2 ore cominciando dalla 1ª elementare».
«La musica - prosegue Tiani - pare dimenticata, così come credo che per la vecchia "ginnastica" non esista solo il problema di trasformarla in "espressione del corpo", ma anche di trovare le competenze adeguate per questo tipo di trasformazione. Quanto alla Storia, mi pare di buon senso iniziare al 5° anno con percorsi non ripetitivi, ma non perderei la possibilità di introdurre già dal 2° anno il mito, la favola, come forma di avviamento alla Storia fatto in forma di gioco». A Tiani resta un altro interrogativo: «Se i primi due anni devono essere di 30 ore alla settimana, che ne sarà delle scuole a tempo a pieno, che di ore ne fanno 40?».
Anche il rettore del Collegio vescovile «Sant'Alessandro», mons. Achille Sana, si è già soffermato sulle nuove indicazioni presentate da De Mauro.
«Ci sono innegabilmente alcune suggestioni che lusingano - sottolinea - ma ci sono anche forti limiti. Ciò che lusinga è l'affermazione, fortissima, del ruolo educativo della scuola: si procede nello sviluppare i programmi secondo un sistema educativo del cittadino, in cui, da questo punto di vista, si utilizzano terminologie mai utilizzate prima. Va valutata positivamente anche la costruzione dei programmi secondo una logica di continuità ed essenzialità».
Certo non mancano aspetti tutti da chiarire. «Di fatto questa è la sintesi dei gruppi di lavoro della Commissione che ha studiato i nuovi curriculi, ma non è detto che il ministro approvi e quindi potrebbe essere suscettibile di variazioni. In sostanza si afferma che la scuola deve essere fatta dai docenti, visto che vengono date solo le metodiche dell'insegnamento: si esaminano le finalità, gli obiettivi, le competenze. Alla fine è un assemblaggio delle tecnologie dell'insegnamento, ma non ci sono i contenuti: è un salto nel buio. Ogni corpo docente, nell'autonomia, costruisce il proprio materiale didattico. Pregio o difetto? Laddove il corpo docente è ben preparato, si può star certi che la scuola sarà di altissimo livello, ma dove i docenti non avranno il respiro culturale necessario, la scuola scadrà di livello. Come proposta di lavoro non è male: si è preparato uno stomaco, ma non si è detto che cosa dargli da mangiare per farlo funzionare bene. Vedremo».
E i sindacati? Per Loris Colombo, segretario provinciale dello Snals, è «una riforma che globalmente non ci piace, anche perché non ha assolutamente coinvolto il personale della scuola, da cui si pretende un ulteriore sforzo senza dare nulla in cambio. C'è poi il grosso rischio dei tagli: la perdita di un anno di scuola comporterà inevitabilmente la riduzione degli organici».
Di tenore diverso le dichiarazioni di Antonio Bettoni, responsabile della Cgil Scuola: «La riforma è un documento di 144 pagine: chi si è affrettato a fare commenti l'ha fatto più sul sentito dire che dopo una lettura approfondita. Due le questioni di fondo. La prima è che finalmente sono arrivati i curriculi di cui c'era necessità per affrontare il futuro della scuola di base. La seconda è che il ministro si è impegnato a far circolare queste "proposte" tra gli insegnanti, consentendo loro di esprimere pareri e chiedere cambiamenti. Credo che la riforma abbia grossa corposità nei suoi contenuti, che rispondono alla scuola dell'autonomia. Tagli al personale? Questa riforma non implica necessariamente tagli del personale, anche perché il Parlamento si è impegnato a riutilizzare in base alle competenze quelle figure che dovessero venir penalizzate».
Pesantissime le critiche di Vanni Stroppa, della Cisl Scuola: «La demagogica rincorsa all'americanizzazione del nostro sistema formativo, la razionalizzazione al ribasso dell'esistente, i contenuti leggeri dei curriculi, più attenti alle mode che ai bisogni formativi degli alunni rischiano di fare del ciclo di base la nuova scuola dell'analfabetismo di massa».
Per Sebastiano Testa, della Uil Scuola bergamasca, «esistono alcuni elementi che vanno nella direzione giusta, ma è prioritario un più alto livello di coinvolgimento degli insegnanti che fino ad ora hanno garantito agli studenti buoni livelli di formazione».
Infine la Gilda che, non condividendo «un riordino dei cicli che non rispetta l'evoluzione intellettuale e psico affettiva degli alunni e che disconosce la specificità e l'identità professionale dei docenti», ha già attivato una raccolta di firme «per chiedere di sospendere l'applicazione della legge di riordino dei cicli d'istruzione».
Alberto Ceresoli

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«Scuole cattoliche in rete» da domani in quattro istituti

da L'eco di Bergamo dell'8 febbraio 2001
Domani e sabato quattro istituti superiori della città daranno vita a «Scuole cattoliche in rete», un'iniziativa giunta alla terza edizione mirata a fornire proposte per i giovani che si stanno preparando all'Esame di Stato. Protagonisti dell'iniziativa 140 studenti dell'ultimo anno del Seminario Vescovile, dell'istituto Sant'Angela Merici (scientifico biologico), delle Suore Sacramentine (magistrali sperimentali psicopedagogico e auxopedico), e i licei classico e scientifico del collegio Sant'Alessandro. Titolo dell'edizione è «In laboratorio. Dove l'apprendimento si realizza quando l'intuizione sposa la tecnica».
Nella due giorni al via domani i quattro istituti interessati metteranno a disposizione i propri laboratori per proporre esperienze di fisica, chimica, biologia, e per offrire corsi monografici di informatica e psicologia.
Il materiale prodotto in fase di elaborazione dei progetti è ovviamente disponibile in rete all'indirizzo Internet
www.santalex.it/rete/rete.htm.

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Nelle scuole si legge Primo Levi Mostre e incontri

Da L'Eco di Bergamo del 25 gennaio 2001
Domani diverse iniziative per la Giornata della memoria. Al Collegio vescovile S. Alessandro le lezioni inizieranno leggendo un brano di «Se questo è un uomo» di Primo Levi. Il liceo scientifico Mascheroni inaugura le mostre «Viaggio ad Auschwitz» e «L'angelo necessario». La biblioteca di Borgo Palazzo, nella sala delle Scuderie, alle 10, organizza un incontro con Salvo Parigi e Marussia Galmozzi Cremaschi. I consiglieri regionali Carlo Saffioti e Marcello Raimondi si recheranno al Parco delle Rimembranze alla Rocca, sulla lapide che ricorda le vittime bergamasche della Shoa.

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 «Sette in condotta? No, servono tempo e ascolto»

da L'Eco di Bergamo del 24 gennaio 2001
Parlano i prof: «Non basta salire in cattedra per avere autorità. Bisogna sudarsela ogni giorno»
«Sette in condotta, più severità?». Da un articolo di «Repubblica» di lunedì si è aperto un dibattito nazionale. Loredana Scaramuzza sorride, dice: «Non credo alle formule, cerchiamo prima di capirci. Esiste una serie di condizioni che rendono oggi l'insegnamento più difficile. E quindi anche l'apprendimento e la disciplina. Ma se per severità si intende la minaccia, la rigidità, no, non credo che ce ne sia bisogno. Credo invece che serva più colloquio, più tempo per parlare con i ragazzi che sono prima di tutto persone. Invece la tendenza è contraria, la struttura allontana ragazzi e insegnanti, il risultato è lo scollamento, l'estraneità e quindi...»
Poco tempo per i ragazzi
E quindi il venire meno dell'interesse. La professoressa Scaramuzza insegna lettere da trent'anni, è docente a Seriate nelle scuole medie inferiori. Dice: «Un grosso problema è nato con le ultime leggi che hanno alzato il tetto di alunni per classe. Il massimo era di 25 allievi, adesso è salito a 28. Per le prime. In caso di presenza di un alunno handicappato il tetto era a 20, adesso è a 25. Costituisce un problema la riduzione dell'ora da 60 a 50 minuti. Altra difficoltà è data dalla presenza di ragazzi stranieri che non capiscono la nostra lingua e a cui l'insegnante deve dedicare particolari attenzioni. Il risultato è che il tempo per la relazione, per il rapporto con ogni singolo ragazzo si riduce. Così si fa fatica a farli parlare, i ragazzi, non si trova il tempo per quei piccoli dibattiti sull'amicizia, sul rapporto con gli adulti e via dicendo, temi a cui loro tengono molto. Insomma, si finisce con il diventare estranei».
L'insegnante aggiunge che in trent'anni i ragazzi sono senza dubbio cambiati, che oggi hanno minore capacità di attenzione, che sono pieni di energia, ma che si tratta di un'energia difficile da incanalare. «Nelle scuole medie esiste confusione per quanto riguarda i ruoli, i ragazzi quando arrivano in prima ti danno del «tu» e ci impiegano qualche mese per capire che non siamo più alle elementari. Del resto, credo che il "lei" serva, che crei quel necessario distacco, quel senso del ruolo adulto con cui il ragazzo può poi identificarsi. C'è confusione anche nelle famiglie. Qualche anno fa, al primo giorno di scuola, i genitori accompagnarono i ragazzini della prima media, si formarono le classi, i ragazzi salirono le scale e andarono in aula. I genitori restarono nell'atrio, avevano l'aria spaesata. Ero vicepreside, così dovetti prendere la parola per dire che potevano andare a casa e che potevano fidarsi...».
«I ragazzi di oggi? Se li sai motivare ti seguono dappertutto, anche nel fuoco». Il professor Adriano Morè non ha dubbi: insegnare oggi è più difficile, al professore si chiede più impegno, più capacità, ma poi i risultati arrivano. Da 22 anni insegna nelle scuole medie inferiori del Sant'Alessandro. Racconta: «Oggi se pensi di essere considerato un'autorità semplicemente perché sali in cattedra hai sbagliato tutto. Oggi diventi autorevole se i ragazzi capiscono di venire considerati, ascoltati, aiutati da un adulto. L'insegnante deve credere in quello che fa. Se fingi, se non sei convinto, i ragazzi ti scoprono subito, in cinque minuti sei incasellato e archiviato. Non è questione di sette in condotta o di imposizioni. Se guadagni la loro fiducia, i ragazzi ti danno tutto, ma non è facile conquistare la fiducia di una persona. E un conto è il lavoro di un insegnante di italiano che ha a disposizione dieci ore alla settimana per tessere un rapporto, un conto è il lavoro di un docente che sta in classe soltanto un'ora o due alla settimana».
Il bottone della play station
Morè conferma tuttavia il calo della capacità di attenzione, la difficoltà nello studio. «Questi sono dati obiettivi. I ragazzi non vengono educati a riflettere, sono portati alla soddisfazione immediata. Si schiaccia il bottone della televisione o del computer o della play station e la soddisfazione è immediata. Studiare è diverso, studiare può anche annoiare. Io cerco di insegnare ai miei ragazzi che non bisogna avere paura della noia, che anche questa va accettata e affrontata».
Ma ogni ragazzo, dice l'insegnante, porta con sè una storia, nessun ragazzo è uguale a un altro. Cruciale è il ruolo della famiglia. «Se famiglia e scuola sono in sintonia, allora è probabile il successo educativo. Se la famiglia va dalla parte opposta o non si interessa per nulla del figlio allora la scuola è impotente, l'esito educativo sarà un disastro».
Paolo Aresi

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In Città Alta un viaggio tra Edgar e Michael: il primo pittore surrealista, il secondo scrittore
Il magico mondo della famiglia Ende
«Lo specchio nello specchio», una mostra sospesa tra arte, sogno e letteratura
Il giorno in cui ci è stata proposta la visita ad un mostra pensavo di vedere la classica esposizione di quadri. Invece quando i miei compagni ed io ci siamo recati in Città Alta, l'esposizione dal titolo accattivante «Lo specchio nello specchio» non si è rivelata la solita carrellata di quadri, ma anzi nel suo insieme mi ha dato una visione più ampia del rapporto affettivo-creativo intercorso tra i due artisti: uno pittore e l'altro scrittore, uno padre e l'altro figlio.
La mostra si snoda su diversi percorsi che ben mettono in evidenza quanto ognuno dei due personaggi abbia riflesso sull'altro, due veri specchi che si rimandano stimoli e suggerimenti creativi oltre che affetto e complicità. Si svolge in luoghi diversi: il Palazzo della Ragione, la Sala dei Giuristi e la Biblioteca Maj. È dedicata a Edgar Ende, pittore surrealista, e a suo  figlio Michael Ende, scrittore.
I disegni di Edgar mi sono piaciuti molto, ho trovato interessanti le immagini surrealiste e soprattutto il sapere che gli artisti spesso scendono nel profondo della loro anima e riescono a portare alla luce molti oggetti non ancora scoperti. Questo dimostra che la fantasia e la vena artistica anticipano di molto tante scoperte anche scientifiche, perciò ho pensato e riflettuto sul fatto che il nostro immaginario e la nostra creatività non vanno mai sottovalutate.
Nella Sala dei Giuristi invece sono presenti le nove grandi installazioni del mondo di Michael Ende che rendono vivamente concreti gli scenari, le situazioni e i personaggi protagonisti dei libri di questo autore. Questa è la parte che mi ha coinvolto di più. Mi sono divertita ad osservare, toccare ed attraversare gli scenari fantastici creati dalla fantasia dello scrittore, rivivendo le atmosfere e le situazioni descritte nei suoi racconti. Inoltre in questa parte della mostra è stato ricostruito lo studio dove Edgar creava i suoi disegni.
Alla Biblioteca Maj sono esposti i libri di Michael Ende, fonti letterarie e repertori della letteratura fantastica tedesca dai quali l'autore ha tratto alcune idee per scrivere i suoi romanzi: è bello scoprire quali scrittori hanno ispirato e aiutato un personaggio così importante. Erano presenti in bella mostra anche i libri tradotti in tutte le lingue europee e in molte extraeuropee.
Chiara Brignoli Classe 4ª Ginnasio Liceo Sant'Alessandro

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SuperG poesie

da L'Eco di Bergamo del 23 gennaio 2001
Sogno
 Sgorgano queste tristi melodie
dall'alchemica fonte del mio cervello
e si disperdono si distruggono
nell'aria malinconica del mattino.

Mentre guardo questi suoni evolversi
in emozioni sento un anima che incrina
i miei pensieri e li cristallizza facendo
di me suo schiavo.

Come un prigioniero senza più urla in gola
stendo incapace i miei occhi su questo manto di
pensieri,immobile al richiamo d'avorio di una
speranza infedele e discontinua.

Ma
io credo nel sogno della vita.
Matteo Giovanelli Liceo classico Sant'Alessandro

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Olimpiadi di matematica, i qualificati

da L'Eco di Bergamo del 23 gennaio 2001
Si è conclusa la fase d'istituto delle Olimpiadi di Matematica 2001, manifestazione organizzata dalla Normale di Pisa in collaborazione con l'Unione matematica italiana. Nella bergamasca sono 12 i poli scolastici superiori, per un totale di 1529 studenti, 735 del biennio e 794 del triennio. I migliori? Federico Poloni del liceo scientifico «Galilei» di Caravaggio per il triennio e Laura Grassi del liceo scientifico «Mascheroni» per il biennio . I 46 studenti meglio classificati in questa prima fase si incontreranno mercoledì 21 febbraio al Collegio Sant'Alessandro (dove insegna Cristina Sonzogni, da anni responsabile provinciale del progetto) per disputarsi l'accesso alla fase finale nazionale che si svolgerà a Cesenatico a maggio.

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Sant'Alessandro scuola pronta alle sfide del futuro

da L'Eco di Bergamo dell'11 gennaio 2001
Il primo quadrimestre si sta concludendo e per le scuole e gli studenti è già tempo di un bilancio. Dopo i primi quattro mesi di autonomia il collegio Sant'Alessandro tira le somme sulle novità introdotte per gli studenti come il calendario scolastico e diverse iniziative. «L'inizio anticipato di alcuni giorni - si legge in un comunicato del Collegio - rispetto alla data del calendario regionale ha consentito di ritagliare due brevi intervalli di quattro giorni, uno a novembre e l'altro a Carnevale». Ma anche l'orario scolastico è stato modificato: la riduzione dell'unità oraria a 50 minuti ha permesso ai docenti di ricavare spazi per attività integrative. «In fase di programmazione ogni consiglio di classe ha predisposto un piano di interventi dei singoli docenti nelle unità orarie che si sono create: ogni classe infatti dispone di 35 unità didattiche settimanali. Inoltre sono state riconfermate tutte le attività già sperimentate negli anni scorsi: teatro, cineforum e progetto musica. Per le classi quinte sono stati proposti corsi quadrimestrali di informatica e un corso di diritto costituzionale sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti».
E poi, con l'autonomia, il collegio Sant'Alessandro, ha istituito anche nuove materie curriculari, come la seconda lingua straniera (spagnolo o tedesco) per il liceo scientifico, il proseguimento della lingua straniera nel liceo classico e anche storia dell'arte nel ginnasio. «Forse gli studenti si attendevano qualcosa di più rispetto alle materie integrative - si legge ancora nel comunicato - ma il Collegio docenti ha preferito pensare ad un perfezionamento di alcune attività e ad una migliore organizzazione del recupero».

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