Anno scolastico 2004-2005
Anno scolastico 2003-2004
Anno scolastico 2002-2003
Anno scolastico 2001-2002
Scritto da Maria Locatelli, amica
di famiglia, e Giuseppe Zois. La presentazione stasera nella sala della comunità
Corna Imagna, in un libro il ricordo del professor Costantino
Corna ImagnaUn libro per ricordare un protagonista della vita comunitaria e
culturale della Valle Imagna. L'uomo è Costantino Locatelli, nato a Ca' Andreane,
a Brancilione di Corna Imagna. Oggi ricorre il terzo anniversario della morte e
per sottolineare questa data, Maria ! Locatelli di Corna Imagna, amica di
famiglia di Costantino, ha voluto scrivere un libro che ha portato a compimento
insieme con Giuseppe Zois. Ha per titolo «Costantino Locatelli - Ritorno a
casa». La presentazione del volume, 192 pagine, avverrà stasera, dalle 20.30,
nella sala della comunità di Corna Imagna. A parlare di Costantino, oltre agli
autori, interverranno uno dei sei figli, Antonio Locatelli, e la nipote
Francesca, quindi il parroco di Rota Imagna don Stefano Bonazzi, che fu allievo
di Costantino, il parroco di Locatello e Corna don Roberto Favero, l'amico
professor Giuseppe Locatelli, Laura Cavagna, che fu sua allieva, e suor Carmela
dell'istituto Maria Consolatrice di Cepino.
È un libro di memoria e di gratitudine, che celebra e onora il legame di un
intellettuale con la sua gente e la sua terra. In copertina c'è un'immagine che
ritrae «CLoc», come si firmava Costantino, sull'uscio della sua casa, del suo
mondo di volti e di affetti.
Il professore, ch! e fu preside al liceo Lussana e insegnante al Collegio
vescovi! le Sant' Alessandro e formò alla sua scuola – soprattutto nelle materie
letterarie – generazioni di studenti, amava trascorrere i tempi che la scuola
gli lasciava liberi nella sua contrada, che fa il pendolo tra due paesi,
Locatello e Corna. E nel suo «rifugio» valdimagnino salivano numerosi gli
studenti: che aiutavano il professore nei lavori in campagna, ricambiati con
robuste lezioni di rafforzamento nelle diverse fragilità scolastiche ma,
soprattutto con indirizzi di vita.
«Il libro che Maria Locatelli ha voluto – spiega Zois – è uno sforzo mirato
prima di tutto a salvare alcuni percorsi di parola. Sono scritti che hanno
punteggiato diverse stagioni durante le quali Costantino collaborò con alcune
testate locali, innanzi tutto il bollettino parrocchiale di Locatello, grazie al
quale teneva un collegamento con i numerosi emigranti in Svizzera e in Francia.
Con un paziente lavoro di recupero, Maria Locatelli ha ripreso e ordinato i
numerosi contributi offerti alla comunità. Un! viaggio nel tempo, fra
testimonianze, scampoli di vita vissuta, saggezza della civiltà contadina,
tradizioni. Ci sono molti ricordi che non hanno confini di paese, a partire
dalla devozione di tutti in valle e nei luoghi dove gli emigranti si sono recati
in cerca di lavoro: la Madonna della Cornabusa». «Ma non è solo un libro di pur
prezioso lavoro di salvaguardia – continua Zois –. Il libro su Costantino
Locatelli reca numerosi contributi inediti, a partire da quelli della famiglia e
comprende una testimonianza del vescovo Roberto Amadei, legato a Costantino
Locatelli da stima e amicizia, e una del professor Giuseppe Locatelli, pure di
Brancilione. Oltre a una ricca documentazione fotografica, pure inedita, il
libro chiude con due capitoli che raccolgono i racconti educativi della moglie
di Costantino, Adelaide, e il frutto delle ricerche storiche del dottor Angelo
Invernizzi sulle chiese di Locatello e Brancilione».Giovedì
04 Marzo 2010 PROVINCIA Pagina 37
Collegio Sant'alessandro
Ottocento magliette in aiuto di Haiti
«Indossa il verde per Haiti» è la scritta che compare sulle magliette realizzate
dagli allievi del Collegio vescovile Sant'Alessandro come risposta concreta al
sisma che di recente ha sconvolto questa parte del mondo. Il ricavato della loro
vendita è stato infatti destinato alle popolazioni colpite per sostenerle
soprattutto in ambito sanitario e si è scelto il verde perché tale colore s!
imboleggia la speranza. Mercoledì mattina si è tenuto, all'auditorium del
Collegio vescovile, un appuntamento che ha concluso questa iniziativa ma allo
stesso tempo ha aperto altri possibili percorsi di beneficenza. All'incontro
sono intervenuti numerosi allievi delle medie e delle superiori del Collegio e
il preside Lucio Sisana. «L'obiettivo – ha detto Edoardo Monti, rappresentante
degli studenti – è stato quello di aiutare Haiti e le popolazioni terremotate.
In quest'ottica abbiamo provveduto a far stampare quasi 800 magliette, poi
vendute a 10 euro ciascuna. Tolte le spese vive per la loro realizzazione, la
parte restante, circa 6.300 euro, è stata destinata in beneficenza alla
Fondazione Francesca Rava, presente già da 25 anni in Haiti». In rappresentanza
di questa Fondazione sono intervenute ieri Paola Corno e Ida Venier. Info:
02/54122917.Venerdì
05 Marzo 2010 CRONACA Pagina 21
Successo per l'iniziativa degli
studenti del Collegio. Già 800 prenotazioni
Al Sant'Alessandro magliette per Haiti
Una raccolta fondi per Haiti attraverso la vendita di magliette con il logo del
Collegio Vescovile Sant'Alessandro.
Questa l'originale iniziativa in tema di solidarietà ideata da Edoardo Monti,
attualmente in 3ªA al liceo classico e rappresentante degli studenti nel
Consiglio d'Istituto, per contribuire agli aiuti in favore della! popolazione
dell'isola caraibica colpita dal terremoto.
La raccolta fondi per Haiti ha previsto dunque la distribuzione (dietro
un'offerta minima di 10 euro) di t-shirt bianche a maniche corte, che riportano
la scritta «Wear green for Haiti» (Vesti verde per Haiti), il logo del Sant'Alex
e «S. Alex for Haiti 2010», tutte rigorosamente in verde in segno di speranza.
L'iniziativa ha riscosso immediato successo tra gli studenti, tanto che sono
state ricevute ordinazioni per ben 800 copie, non solo da studenti e genitori
del collegio, ma anche da parte di genitori in visita alla scuola durante l'open
day e di numerosi studenti delle altre scuole cittadine, come ha sottolineato lo
stesso Monti: «Abbiamo venduto magliette anche a studenti delle altre scuole
bergamasche ricevendo inoltre il plauso di moltissime persone per l'iniziativa.
Con l'ultima ristampa ho pensato di destinare 20 magliette alle autorità, tra
cui il vescovo Francesco Beschi, e altre 40 da mandare di! rettamente ad Haiti
in favore degli orfani e dei missionari ch! e operan o in loco. Devo dire che in
questa mia iniziativa ho potuto contare sul supporto e il consenso di tutto il
Collegio, che mi ha sostenuto nella realizzazione di questa idea che è partita
con l'obiettivo di creare senso di appartenenza tra gli studenti e allo stesso
tempo sensibilizzarli sul dramma vissuto dalla popolazione di Haiti. Per offrire
un aiuto concreto abbiamo dunque raccolto una cifra non di poco conto, tenendo
presente che è stata ideata da studenti che vivono comunque un periodo di
crisi».
Detratte le spese per la stampa, infatti, saranno devoluti per Haiti circa 6.000
euro che saranno donati, nel corso di una cerimonia ufficiale di consegna che si
terrà verso i primi di marzo nell'auditorium del Collegio di via Garibaldi,
all'Associazione Nph (Nuestros Pequenos Hermanos) rappresentata in Italia
dall'associazione Francesca Rava onlus.
Nel frattempo il gruppo su Facebook «S.Alex for Haiti» ha raggiunto la cifra di
272 membri ed anche attraverso il social ! network prosegue la prenotazione
delle magliette a scopo benefico.
Alessandro BelottiLunedì
15 Febbraio 2010 CRONACA Pagina 11
Una maglietta del Sant'Alessandro
per aiutare Haiti
Il Collegio Sant'Alessandro per Haiti. All'indomani del terremoto di Haiti si è
messa in moto la macchina della solidarietà degli studenti del Collegio
Vescovile Sant'Alessandro. Su iniziativa di Edoardo Monti, rappresentante degli
studenti nel Consiglio d'Istituto, è stata proposta la stampa di una t-shirt con
il giglio del Sant'Alessandro e la scritta «Wear Green for Haiti! ». Ne sono
state stampate e vendute 680 copie. Detratte le spese per la stampa saranno
devoluti per Haiti circa 5.500 euro che saranno donati all'Associazione Nph (Nuestros
Pequeños Hermanos), rappresentata in Italia dall'Associazione Francesca Rava
onlus. Haiti ma anche l'Abruzzo. Si ricorda infatti che, tra le varie iniziative
di solidarietà in cui sono impegnate le scuole bergamasche, c'è stata la
raccolta fondi a favore delle scuole di L'Aquila (colpita dal terremoto),
gestita dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo insieme alla Consulta
studentesca. Questa sottoscrizione ha permesso di raccogliere una somma
significativa.Martedì
09 Febbraio 2010 SPECIALI Pagina 27
Cambio al S. Alessandro Per la prima volta un laico alla presidenza
Come si
sente sulla sedia di monsignor Sana?
«Prendo
le misure, come preside è la mia prima volta. Però, prima degli anni al Sarpi,
sono stato suo vicepreside e inoltre monsignor Sana resterà rettore del
Collegio, oltre che presidente dell’Opera Sant’Alessandro che amministra le
scuole della diocesi. Il Collegio preserva e tutela così la sua identità
cristiana, mentre la dirigenza di un laico che ha insegnato anche nella scuola
statale apre a prospettive e opportunità nuove, per esempio a forme di
collaborazione che superino la dicotomia paritaria-statale».
Quali
sono i suoi progetti?
«Costituire gruppi di lavoro e referenti d’area per favorire il confronto e lo
scambio fra i docenti. Poi, se parte la riforma, il lancio del liceo musicale e
la possibilità di un liceo scientifico senza latino accanto al modello
tradizionale. Abbiamo una tradizione solida che ci consente di offrire
opportunità nuove. Inoltre facciamo parte di un sistema di scuole che fanno rete
e che hanno ormai tutti dirigenti laici che vogliono collaborare fra loro».
Le
iscrizioni al Sant’Alessandro negli ultimi anni sono diminuite.
«Del 10%
negli ultimi due anni. La questione della retta è oggettiva, anche se con la
dote scuola della Regione qualche
possibilità
in più c’è. In attesa della parità definitiva bisognerà trovare delle idee.
Quest’anno sono 450 iscritti di cui 120 nelle due sezioni delle medie e 330 alle
superiori suddivisi in una sezione del classico e nelle tre del biennio e due
nel triennio dello scientifico. Va detto che la concorrenza è forte».
Il suo
concetto di eccellenza qual è?
«Penso
che l’eccellenza di una scuola cattolica sia dare una valida preparazione
didattica e metodologica insieme a un contributo all’educazione della persona,
in collaborazione con la famiglia».
Lei
comincia a lavorare come preside in concomitanza con la riforma delle superiori.
Cosa ne
pensa?
«Questa
riforma mette le scuole superiori davanti a un bivio: o ripristinare il
curriculum tradizionale o lanciare alcune novità utilizzando l’autonomia
scolastica. Noi abbiamo istituito una commissione per valutare le possibili
strade. Di certo voglio che esca un progetto condiviso con il collegio dei
docenti in modo che poi si porti avanti con coerenza».
Qual è la
sua agenda?
«La
priorità è l’open day di novembre: avere una proposta chiara e strutturata da
offrire al territorio. L’altro obiettivo è la costituzione della squadra dei
docenti, credo molto nel lavoro ordinato di gruppo».
E le
famiglie?
«Qui c’è
una forte componente dei genitori, sarà un lavoro di collaborazione nel rispetto
dei ruoli».
La sua
idea di scuola?
«Credo
che la scuola debba evitare l’omologazione ma debba mantenere una proposta,
un’idea di uomo e di donna alte. La scuola dovrebbe essere un segno di
contraddizione, per far vivere la modernità con intelligenza»
Il Sant’Alessandro
è un Collegio vescovile e la valorizzazione del laicato è uno dei primi messaggi
forti del vescovo Beschi.
«Direi di sì, e mi sento di ringraziarlo per questa fiducia nei confronti dei laici, per questa apertura della Chiesa bergamasca alla collaborazione con chi vive inserito nella società. Spero che noi laici ci dimostriamo all’altezza. Per quanto riguarda il Collegio, il fatto che monsignor Sana resti come rettore mostra che il vescovo dà fiducia ai laici ma anche non ritira il suo impegno diretto nella scuola e anche questo è un segno importante». Susanna Pesenti L'eco di Bergamo 18 settembre 2009. L
L'Eco di Bergamop
Sant'Alessandro, festa con gli alunni di ieri e di oggi
Ritrovo ex allievi
Confronto al Sant'Alessandro tra gli studenti che voteranno e i candidati alla presidenza della Provincia
Marzani fa il bis e conserva il titolo italiano ragazze
Morto don Giuseppe Arnoldi
Federica progetta impianti eolici
Elena Afelli_2009-02-25_IL_GIORNO.pdf
A lezione in negozio_Andreoli.pdf
Alessandro Persico_Pio XII_L'Eco di Bergamo.pdf
Daniel Vonrufs nuovo console onorario.pdf
Dante in quattro aperitivi_Enzo Noris.pdf
La Commedia di Dante è più platonica che cristiana.pdf
Lezione ai prof_Dario Nicoli.pdf
Per la nuova sede del Cai torna il socio don Achille.pdf
Premiate le
docenti Aymon e Sonzogni. Monsignor Sana: parità economica, strada ancora lunga
Sant'Alessandro, festa con gli alunni di ieri e di oggi
Al Collegio vescovile Sant'Alessandro è finita la scuola. All'attivo, dal 7
settembre, 204 giorni di lezione. E via con gli scrutini a go-go. Ma se l'evento
della mattina è stato lo squillo dell'ultima campanella, nel pomeriggio i
portoni dell'istituto paritario si sono riaperti per! accogliere un numeroso
gruppo di studenti, docenti e genitori di ieri e di oggi, per l'incontro annuale
degli ex allievi.
A fare gli onori di casa il rettore e preside monsignor Achille Sana, 70 anni,
quasi la metà alla guida del Sant'Alessandro, con immutato carisma. All'invito
hanno risposto in tanti, raggiunti grazie anche alla tecnologia. Basti dire che
gli ex allievi hanno un semestrale molto diffuso («La Sveglia»), un sito
internet degno di nota (www.exsantalex.it), mentre il portale ufficiale
dell'istituto (www.santalex.it) ha registrato oltre 14 mila visitatori calcolati
dallo scorso ottobre. L'appuntamento è iniziato con una Messa in suffragio del
professor don Giuseppe Arnoldi, scomparso a fine marzo, e della professoressa
Maria Rosa Provenzi, a vent'anni dalla morte. «Eccezionali esempi di dedizione
al proprio dovere e compito educativo», ha rimarcato durante l'omelia monsignor
Sana.
La festa degli ex allievi è stata soprattutto l'occasione per celebrare! i 25
anni d'insegnamento nell'istituto di due professoresse. ! Dal 1984 a oggi
conservano la stessa passione Paola Aymon, di Bergamo, fino al 2007 docente di
educazione tecnica e poi artistica alle medie e oggi di disegno e storia
dell'arte allo scientifico, e Maria Cristina Sonzogni, di Trescore Balneario,
docente di matematica e fisica allo scientifico del Sant'Alessandro e dal 1993
anche all'Istituto statale «Secco Suardo» di Bergamo. Sono state premiate, per
la continuità didattica e l'alto livello educativo manifestato nella loro opera,
con omaggi floreali e un volume di riflessioni spirituali dei Padri della
Chiesa.
Omaggi poi per i neolaureati e per chi si è diplomato tanti anni fa: tra gli
altri il giornalista de L'Eco di Bergamo Pierluigi Saurgnani, maturità classica
edizione 1979. Tra i presenti anche Marcella Ruggeri, presidente dell'Agesc del
Sant'Alessandro e nel Comitato genitori. Oggi il Sant'Alessandro - scuola media,
licei classico, scientifico, scientifico a indirizzo musicale - è una scuola che
guarda al futuro facendo te! soro di un grande passato. Quanto al presente,
monsignor Sana non ha mancato di sottolineare quanto sia lunga la strada da
percorrere per la parità economica e quindi la libertà di educazione: «La scuola
paritaria non statale (perciò anche la scuola paritaria cattolica) fa parte del
sistema scolastico nazionale, ma non viene riconosciuta come servizio pubblico -
afferma con forza monsignor Sana -. Il problema è che non trova il clima
politico e sociale per affermarsi nell'opinione pubblica e nella classe di
governo. La nostra scuola è un'orfanella, ammirata, ma non adottata dallo
Stato». Una questione annosa ancora irrisolta, per cui si attendono risposte.
Teresa Capezzuto

Sant'Alessandro
Ritrovo ex allievi
Al Collegio vescovile Sant'Alessandro di Bergamo, oggi alle 17, studenti,
docenti e genitori di ieri e di oggi si ritroveranno per l'incontro annuale
degli ex allievi. L'appuntamento sarà anche occasione per celebrare i 25 anni
d'insegnamento nell'istituto di due professoresse. «Dal 1984 ad oggi - spiegano
dal collegio - conservano la stessa passione Paola Aymon, di Bergamo, fi! no al
2007 docente di educazione tecnica e poi artistica alle medie e oggi di disegno
e storia dell'arte allo scientifico, e Maria Cristina Sonzogni, di Trescore
Balneario, docente di matematica e fisica allo scientifico del Sant'Alessandro e
dal 1993 anche all'Istituto statale "Secco Suardo" di Bergamo».
Confronto
al Sant'Alessandro tra gli studenti che voteranno e i candidati alla presidenza
della Provincia
I giovani chiedono sicurezza e svago
I politici promettono maggior
rispetto della legalità e più manifestazioni musicali di rilievo
Le elezioni sono sempre più vicine e i politici bergamaschi, nel tentativo di
dedicarsi e confrontarsi anche con i più giovani, tornano a scuola. Proprio come
ieri nell'auditorium del Collegio v! escovile Sant'Alessandro dove a partire
dalle 11 cinque candidati presidenti alla Provincia si sono incontrati con un
centinaio di studenti per presentare i programmi di ogni lista e rispondere alle
domande: a partire dal tema della sicurezza, passando per le proposte di svago
che riguardano i giovani, senza dimenticare la delicata questione del turismo
con l'aeroporto di Orio e la crisi economica che si riflette negativamente sui
lavoratori bergamaschi. Al dibattito, moderato da Milly Denti, professoressa del
Collegio Sant'Alessandro, sono intervenuti i candidati Francesco Cornolti del Pd
per il centrosinistra, Luigi Pisoni della Lista Bettoni, Ettore Pirovano della
Lega per il centrodestra, Gabriele Cimadoro dell'Italia dei Valori e infine
Andrea Cologno in corsa per La Destra. Dopo la classica presentazione del
programma politico di ogni candidato in cinque minuti (rigorosamente
cronometrati) il primo tema affrontato è stato quello della sicurezza: a ogni
politico è stat! o chiesto quali sono le soluzioni future a questo problema per!
cepito s empre di più anche dai giovani. «A livello nazionale ci dovrebbe essere
un rappresentante delle forze dell'ordine ogni 200 abitanti - introduce Luigi
Pisoni (Lista Bettoni) - in provincia di Bergamo c'è invece un solo poliziotto
su 600 abitanti. Non c'è dubbio che il responsabile della sicurezza è il
ministero degli Interni a cui non ci stanchiamo di chiedere un'integrazione
delle forze dell'ordine ferme dal 1989». «Più che stare a parlare bisogna
cominciare ad agire - ha preso parola Francesco Cornolti -. Non generiamo
allarmi e paure ma troviamo i soldi per dare una mano agli organici delle forze
armate. La soluzione è investire in legalità e senso civico». Per Andrea Cologno
(La destra) «la sicurezza è il punto primario da raggiungere attraverso
prevenzione e legalità. La soluzione non può che essere quella di investire il
5% delle risorse economiche della Provincia esclusivamente per le forze
dell'ordine». «Il problema non sono i cittadini stranieri ma quelli clandestini!
- ha aggiunto Pirovano -. Purtroppo il senso di insicurezza dei cittadini
aumenta sempre più». «Sullo stop alla clandestinità eravamo d'accordo con la
Lega - conclude Gabriele Cimadoro (Italia dei Valori) - non di certo con
l'indulto portato avanti da Berlusconi che non ha facilitato la gestione della
sicurezza». Dalla lotta alla delinquenza si passa quindi all'attuale carenza di
occasioni di svago e divertimento per i giovani: «La Provincia in merito non ha
competenze specifiche - ha puntualizzato Cornolti - resta la volontà chiara di
sostenere con forza le attività dei giovani». Pisoni e Pirovano si trovano
invece d'accordo sull'esigenza di creare più manifestazioni musicali di rilievo
per regalare più vita alla provincia mentre Cologno analizza il problema sotto
l'aspetto culturale: «In questi tempi i giovani non sono presi in considerazione
come una risorsa ma solo come appendice. Va cambiata questa impostazione». «Se
eletto - ha concluso Cimadoro - chiederei agli stud! enti di reggere
l'assessorato dedicato alle loro esigenze dand! o loro r esponsabilità
gestionali».
Vittorio Ravazzini
Scherma A
Rimini la spadista del Creberg supera la rivale più forte. A Segnini Bocchia
l'argento allieve
Marzani fa il bis e conserva il titolo italiano ragazze
Roberta Marzani, ancora lei, caratterizza la 46ª edizione del Gran premio
giovanissimi di Rimini laureandosi campionessa italiana per la seconda volta
consecutiva dopo la medaglia d'oro conquistata lo scorso anno sulle stesse
pedane romagnole. La talentuosa spadista Crebe! rg si conferma ai vertici
nazionali a livello giovanile in un torneo di valore assoluto, che ha visto
incrociare le lame a circa 2.700 schermidori e schermitrici.
Roberta Marzani si è imposta, nella categoria ragazze, in una memorabile finale
contro Alice Clerici, superando l'atleta della Marchesa Torino per 15-10 al
termine di una gara condotta con la sicurezza di una veterana. Finale degna se
si considera che si affrontavano per la medaglia d'oro le prime due spadiste del
ranking nazionale.
Non è stato l'unico acuto di una trasferta ricca di soddisfazioni per gli
spadaccini orobici.
La Bergamasca Scherma può vantare pure un invidiabile secondo posto: lo ha
conquistato Elisa Segnini Bocchia, che torna da Rimini con il titolo di
vicecampionessa italiana tra le allieve. La giovane spadista si è dovuta
inchinare soltanto in finale per 15-11 contro Isabella Signani (Circolo
ravennate della spada) dopo una gara tiratissima. Nello stesso raggruppamento
bene anche ! Laura e Chiara Albini giunte rispettivamente settima e quattor!
dicesima .
Per quanto riguarda la società di Leali, nell'ultima giornata di duelli, si sono
distinti anche Gino Magnini che ha chiuso ottavo tra i Giovanissimi e Agostino
Tazzioli, nono nella categoria Maschietti. Magnini si è dovuto arrendere per
10-4 agli ottavi contro Andrea Tradardi (Ivrea) poi medaglia d'oro. Tazzioli,
all'esordio in una competizione nazionale, è stato sconfitto di misura da Pio De
Mercato (Scherma Loyola) dopo aver disputato una promettente fase a gironi in
una categoria dominata da Bernardo Ricci (Scherma Orvieto).
Le altre società schermistiche bergamasche, pur non demeritando, non hanno
raggiunto il podio. Francesco Zani, unico atleta in forza alla Marcellini di
Sarnico, però, si è ben comportato tra gli allievi. Il fiorettista ha
conquistato quattro vittorie nei gironi e dopo essersi aggiudicato la prima
diretta si è classificato 34° su 100 concorrenti in pedana. Sono stati autori di
assalti al di sotto delle proprie possibilità gli atleti della S! cherma
Bergamo, che non hanno ottenuto piazzamenti di rilievo a Rimini in una
competizione, comunque, dall'alto coefficiente di difficoltà.
Francesco Fontanarosa
Morto don
Giuseppe Arnoldi
Oggi era il 46° di sacerdozio
È
morto all'età di 69 anni don Giuseppe Arnoldi, già insegnante del Seminario e
del Collegio Sant'Alessandro. Il sacerdote, che negli ultimi cinque anni aveva
vissuto alla parrocchia cittadina di San Paolo, l'altra notte è stato colto da
un infarto nella casa di riposo Piccinelli di Scanzo, dove era ospite dallo
scorso ottobre e dove è ora composta la salma. Oggi don Gi! useppe avrebbe
dovuto celebrare il suo 46° anniversario di sacerdozio. I funerali si terranno
martedì alle 14,30 nella chiesa parrocchiale di Sant'Alessandro in Colonna.
Nato a Peghera il 16 ottobre 1939, don Giuseppe Arnoldi era stato ordinato
sacerdote il 30 marzo 1963. Dall'anno del sacerdozio fino al 1968 fu insegnante
al Seminario di Clusone, quindi docente al Seminario di Bergamo fino al 1973.
Terminato il suo servizio nei due seminari, don Giuseppe proseguì la sua
attività di insegnamento al Collegio Sant'Alessandro, dove restò fino al 2002.
Sei anni fa purtroppo fu colto da un ictus. Dopo un periodo a Torre Boldone, si
trasferì alla parrocchia di San Paolo in città, dove restò fino allo scorso
ottobre ospite nella casa dell'allora parroco don Luigi Merelli, insieme al
quale era stato ordinato sacerdote nel '63: con lui proprio oggi avrebbe
celebrato il 46° anniversario di ordinazione. Dopo l'esperienza alla parrocchia
di San Paolo, don Giuseppe è stato ospit! ato alla casa di riposo di Scanzo.
«Dopo l'ictus - raccont! a don Lu igi Merelli - si era ripreso e le sue
condizioni di salute ultimamente non destavano particolare preoccupazione, tanto
che martedì scorso eravamo andati insieme a far visita a monsignor Roberto
Amadei e ci stavamo preparando a celebrare domani (oggi per chi legge, ndr)
l'anniversario di sacerdozio».
E Federica progetta impianti eolici
Carriera nel mondo dell'energia
pulita dopo la laurea al Politecnico
Ex allieva dell'istituto «Sant'Alessandro» in città e della facoltà di
Ingegneria aerospaziale del Politecnico di Milano, Federica Baretti, 28 anni di
Urgnano, oggi progetta impianti eolici in Alto Adige, dove ha trovato lavoro «al
volo», qualche mese dopo la laurea specialistica in aeronautica.
Una passione d! i famiglia, quella per la matematica in generale, ma solo delle
donne di casa Baretti: mamma Nadia è insegnante di «mate» alle elementari di
Spirano, mentre la piccola di casa - Gloria, 20 anni - pure lei è iscritta alla
facoltà di Ingegneria del Politecnico a Milano (papà Silvano è, invece,
vicedirettore al Centro di formazione professionale di Curno).
Federica, dunque, oggi lavora alla «Leitwind» di Vipiteno, in provincia di
Bolzano, come analista aeroelastica. Tra una quarantina di dipendenti da tutta
Europa (italiani, tedeschi, austriaci e tanti spagnoli), lei è l'unico ingegnere
aerospaziale e si occupa di studiare la dinamica delle turbine alimentate dal
vento e di collaborare alla progettazione degli impianti (in gergo
aerogeneratori) che producono energia pulita. L'ultimo in ordine di tempo, il
nuovo Parco eolico di Montacatini Val di Cecina, che s'inaugura oggi e che si
trova nel «Distretto delle energie rinnovabili della Toscana». Un parco che
produrrà a regim! e circa 16.200 megawatt di energia elettrica, consentendo un
r! isparmio di circa 3.600 tonnellate di petrolio e un taglio di quasi 16.000
tonnellate di anidride carbonica.
«Un settore che non conosce crisi - dice Federica -, e che anzi è in forte
sviluppo». Così il giovane ingegnere «in rosa» ha fatto le valigie e da Urgnano
si è trasferita in Alto Adige e oggi vive a Bressanone. Ha pure trovato l'amore,
in un collega di lavoro. La passione per la matematica (al liceo scientifico la
sua media si attestava tra l'8 e il 9 e alla fine si è diplomata con 100
centesimi) l'ha condotta dove voleva: un lavoro che le dà grandi soddisfazioni.
«Ma è stata veramente dura - dice sorridendo -: quando mia sorella ha annunciato
che voleva frequentare la facoltà di Ingegneria energetica le ho detto di
prepararsi ai sacrifici. Se guardo indietro, vedo ore e ore passate sui libri.
Io ero una che studiava davvero tanto. Ma ho avuto anche tantissime
soddisfazioni: il metodo di approccio scientifico alle cose mi serve anche nella
vita». E pensare che ha sc! elto ingegneria aerospaziale solo per curiosità: «Mi
piaceva la matematica. Ho seguito la presentazione della facoltà e mi son detta
"Perché no?"». Ci sarebbero mille ragioni (i sacrifici di cui parlava poc'anzi,
per esempio), ma lei ha detto sì.
C. Man.
Rassegna di
concerti
al Sant'Alessandro
Iniziano questa sera i «Concerti del Sant'Alessandro 2009» nel Salone Bernareggi
(alle 21, ingresso libero). Dodici appuntamenti, da qui al 28 maggio, che
esplorano in tre parti distinte un ampio spettro musicale: «Piano solo - in
forma di sonata», i «Concerti e visioni - in forma di Concerto» e infine «Gli
strumenti musicali».
Alla ribalta oggi saranno il chitarrista Paolo Vi! scardi e il violoncellista
Massimiliano Tisserant: il primo, docente dell'Accademia Santa Cecilia che
organizza i concerti, è stato allievo di Giorgio Oltremari all'istituto
Donizetti e cinque anni fa si è laureato in Lettere moderne. Il violoncellista,
milanese, ha vinto il concorso come professore d'orchestra al Teatro della
Fenice di Venezia nel 1997 e attualmente è membro stabile dei violoncellisti
della Scala.
Un connubio inedito, che attraversa in modo «originale» un tragitto storico, dal
barocco all'attualità. Il barocco è quello di Antonio Vivaldi con una delle sue
Sonate, modello della piena autonomia del genere strumentale. A seguire lo stile
galante ma tutt'altro che frivolo di Luigi Boccherini (un Rondò), poi il
passaggio tra Sette e Ottocento con il compositore e, soprattutto, organizzatore
tedesco Frederic Burgmuller. Si passa quindi alle istanze tardoromantiche e poi
novecentesche dei due grandi maestri spagnoli Isaac Albeniz (del quale cade il
centenario! della morte) e Enrique Granados, entrambi capaci di coniugare!
istanze popolari della loro terra con i movimenti allora più avanzati, in
particolare dell'impressionismo francese. La conclusione della serata è affidata
al compositore palermitano Giovanni Sollima, (le opere «Virginia Wolf, il flusso
di coscienza» e «Free life on Earth I-VII-VIII»), tra i più popolari e
interessanti del panorama contemporaneo italiano. Parallelamente l'iniziativa
congiunta del Collegio Sant'Alessandro e dell'Accademia Santa Cecilia prevede
(alle 11.30, ingresso libero) una lezione-concerto del pianista Fabiano
Casanova, alle prese con le temibili Sonate di Brahms e la ponderosa Sonata in
si minore di Liszt, pensata in particolare per gli studenti delle scuole
superiori.
B. Z. 12/03/2009
Il compleanno Il rettore del
Collegio vescovile festeggiato da generazioni di studenti ed ex allievi che non
lo hanno dimenticato
Settant'anni, metà alla guida del Sant'Alessandro
Monsignor Achille Sana: i ragazzi
valgono moltissimo ma non lo sanno. Sono iperprotetti, l'emergenza educativa c'è
Oggi monsignor Achille Sana, rettore e preside del Collegio vescovile Sant'Alessandro,
compie settant'anni. Quasi la metà, trentadue, li ! ha dedicati agli studenti
del Collegio. «È una tradizione che i rettori del Sant'Alessandro restino
praticamente tutta la vita - ride -. Il vescovo Amadei ci ha sempre scherzato
sopra dicendo di rassegnarmi...». Si interrompe, guarda per aria: «Per la verità
si è sempre premurato di sapere se volevo cambiare, ma...». Per un momento,
all'inizio degli anni '90, la rotta di don Achille Sana incrociò una parrocchia.
Quasi. Così oggi è ancora al timone della sua nave di cemento in via Garibaldi,
che governa dall'ufficetto in posizione strategica tra atrio e segreteria, dalla
porta sempre aperta. Nato a Barzana nel 1939, Achille Sana vive un'infanzia di
guerra prima di concludere gli studi nel Seminario investito dal vento del
Concilio. Don Achille è ordinato sacerdote nel 1964 e l'anno dopo torna in
Seminario come vicerettore. Intanto si laurea in Lettere e Filosofia
all'Università Cattolica di Milano e si specializza in psicologia. Nel 1977
approda al Collegio Sant'Alessandro p! er sostituire monsignor Paolo Carrara che
aveva guidato il col! legio da l 1947 portandovi il liceo scientifico,
l'apertura alle ragazze, il corpo docente laico, la nuova sede. Un'eredità
pesante. Don Sana trasloca da Città Alta portandosi soprattutto libri, le
Lettere di Gerolamo in cima al mucchio. Appassionato di Bibbia, sul comodino ha
i libri di Martini. Anche San Gerolamo? «Uso la sinossi delle tre versioni,
greco, latino, italiano. Nelle sue lettere Gerolamo rivela tutta l'accuratezza
filologica, la genialità della sua traduzione: rintraccia, confronta, soppesa,
discute i termini nei passaggi dall'ebraico al greco al latino per restare
fedele al testo. Prima di provare a cambiare una parola di Gerolamo ci penso,
assaporo la ricchezza, la finezza...». Si entusiasma, dietro le lenti gli occhi
azzurri si accendono e rivelano tutta la loro acutezza. Ma monsignor Sana tira
subito le redini a se stesso, l'umanista rientra disciplinatamente nel rettore.
C'è, intorno ad Achille Sana, un'aria di nettezza senza tempo che è prima di
tutto misura, sti! le interiore. Quale è il segreto dell'equanimità? «Ogni sera
cerco di dimenticarmi di quanto è successo durante il giorno con gli allievi e i
docenti, per poter ricominciare pulito ogni mattina, senza, come dire,
preclusioni affettive sia in bene sia in male».
La camicia a righine azzurre spunta dietro il colletto della talare d'ordinanza,
che il rettore porta con naturalezza, segno esteriore di un suo profondo
convincimento e cioè che «è importante che resti per ora un rettore sacerdote e
non laico, per permettere un dialogo continuo con i ragazzi, con le famiglie,
con i docenti». Ormai tutte le scuole cattoliche tendono a essere dirette da
laici, non è d'accordo? «Forse in futuro accadrà così anche per il Sant'Alessandro,
ma io non posso fare a meno di sentire che lo stile di questo collegio dipende
anche dalla particolare vocazione educativa insita nel sacerdozio». Forse la
talare la protegge anche dal troppo affetto per i suoi 500 ragazzi e ragazze dei
quali, si sa,! è molto fiero? «Chi, gli studenti? - sbuffa -. Credono di sap!
ere tutt o perché si collegano a Internet, hanno perso il senso della
riconoscenza ai genitori, non capiscono che apprendere è prendere dal docente e
se ne stan lì a farsi scorrere addosso le ore...». Qualcuno bussa, dalla porta
spunta una faccia simpatica, scarmigliata e rubiconda che tende il libretto dei
ritardi. Istantaneamente la fronte del preside si aggrotta, cambia anche il tono
di voce: «Sì, vieni dentro, ho visto che sei fuori posto... Come mai arrivi solo
adesso?». Borbottio: «Non... sentito... sveglia... preside...». La mano firma in
fretta il tagliando della riammissione in classe, l'allievo sparisce. Subito la
fronte si distende: se sei un preside, anche la faccia è un ferro del mestiere.
Ma davvero questa generazione vale poco? «Vale moltissimo, ma non lo sa.
L'emergenza educativa esiste - risponde monsignor Sana - questi ragazzi sono
iperprotetti, mi capitano madri che dicono "il mio bambino" di ragazzoni di
diciott'anni. La tecnologia e il benessere hanno p! ortato il paradigma del
maggior vantaggio con il minimo sforzo. Con le macchine funziona, ma se
trasferisci questo modo di pensare nell'orizzonte educativo, diventa una
sciagura. Perché l'educazione è trasmettere la consapevolezza che devi tenere
sotto controllo il tuo cammino, che se non fai fatica non raggiungi vette alte,
non è come l'auto che schiacci l'acceleratore e vai. Trasferire la mentalità
tecnologica nello sforzo intellettuale ti svia, ti impedisce di vedere il
processo interiore qual è, e cioè un'elaborazione lunga e a volte faticosa.
Spesso i ragazzi non "si vedono" nemmeno. Gli dico: guardatevi allo specchio,
come siete, cercate di capire chi siete, cosa valete, cosa volete».
Monsignor Sana guarda fuori dalla finestra, parla di un collegio che conosce
solo dalle carte e dai registri storici: quello di allievi come Giacomo Radini
Tedeschi o Bortolo Belotti, quando i ragazzi avevano solo una casa e due
genitori, quando la giornata in collegio era ! scandita dall'anno liturgico.
Nostalgia? «Mi chiedo se quella ! pratica religiosa regolare non predisponesse a
un'impostazione di vita ordinata, non radicasse un impianto etico che poi si
trasferiva nella professione, nella vita privata, nella partecipazione civile».
Come è nato il Collegio Sant'Alessandro? «Come un convitto per i ragazzi che
venivano in città a studiare.Poi ha aperto scuole proprie: le elementari, i
cinque anni del ginnasio, il Liceo classico, per breve tempo l'Avviamento.
Infine la scuola media, il Liceo scientifico». Dal 1846 è passata di qui metà
della borghesia bergamasca. Cosa è cambiato? «Le generazioni si sono modificate
sempre più in fretta, prima le leve di ragazzi erano stabili, simili tra loro,
poi qualcosa è partito, siamo arrivati ad avere modificazioni generazionali ogni
tre anni, adesso ogni anno l'approccio educativo dev'essere modificato».
In questo mare agitato il timone, oltre che sulla cultura, è tenuto fisso sulla
rotta del personalismo cristiano e del senso della comunità. Cosa significa
essere un! a scuola cattolica? «L'aggettivo cattolico...i genitori si affidano
fin troppo, delegano, chiedono alla scuola di supplire. Manteniamo alcuni segni
forti, al mattino la Messa è libera. Molti ragazzi entrano in cappella a dire le
preghiere...è bello. Ma, soprattutto, sto cercando di iscrivere il senso
cattolico nella scuola attraverso la parabola dei talenti. Cerco di far nascere
la coscienza del dovere di mettere a frutto le proprie capacità e di metterle a
servizio della società. In quanto cattolico, devi essere un buon cittadino». È
vero che parla con tutti gli allievi, uno per uno, a partire dal terzo anno
delle superiori? «Sono gli anni più produttivi per la testa e per il cuore. Non
devono perderli». Funziona? «Non subito, non sempre, ma si sentono presi sul
serio». Dicono che monsignor Sana sia sempre pronto a dare fiducia. È così? «Dio
sa quanto mi costa a volte urtarmi con il corpo docente...a volte rischio.
Eppure credo che se dai fiducia prima o poi i ragazzi risp! ondono... Ora sono
molto preoccupato per un ragazzo intelligen! tissimo che ha deciso di
non-fare-nulla-non-dire-nulla e non capisco perché...». Lo sguardo gli si
rattrista, si passa una mano tra i capelli che restano ritti. Qual è il punto
critico per l'educatore di oggi? «È difficile trasmettere il valore di un
progetto. Ai ragazzi non riesci a dare un'idea futura di sé, perché hanno tutto
già e non hanno idea di che cosa vuol dire "raggiungere". Hanno bisogno di
autonomia. I genitori devono lasciarli andare». Questa scuola è sempre stata
capace di innovare. Qual è il suo contributo? «Il mio contributo all'innovazione
sono state le scuole medie miste, il liceo musicale. Sono riconoscente a chi mi
ha preceduto per aver creato questa tradizione di fedeltà e innovazione. Oggi
però la scuola non è aiutata dal contesto, si è perso, in gran parte, il senso
del legame tra benessere e responsabilità».
Non che le passate generazioni di allievi fossero perfette: c'è stato anche
qualcuno «beccato di notte nella scuola a caccia di un certo c! ompito in
classe: lo spavento per le conseguenze gli fece riconnettere il cervello. Ma
dalla scuola sono usciti politici, diplomatici, imprenditori, professionisti,
scienziati in grado di dire la loro in contesti internazionali». La crisi della
cittadinanza è profonda, investe tutta la società italiana. Come si fa a dare
segnali diversi? «Questo collegio nella sua storia ha attraversato momenti
durissimi - ricorda monsignor Sana - eppure tutti i rettori son sempre rimasti
al loro posto: dietro di me ho solo 5 predecessori nello spazio di 163 anni».
È evidente che questa tradizione di fedeltà le dà forza. Ma forse la verità è
che, a guidare questa «parrocchia» di under 18, si diverte più di quanto si
preoccupi? «Si impara molto dai giovani. Per anni un alunno straniero che
restava solo durante le vacanze ha passato il Natale con i miei famigliari. Mi
insegnò l'importanza di interessarmi dei ragazzi oltre il cancello della scuola.
A volte sbaglio. Per impazienza son tropp! o duro, voglio il risultato, il
ragazzo si chiude. Mai interro! mpere il dialogo».
Entusiastici saluti urlati lo accolgono mentre passa davanti a un'aula aperta. «Son
quegli sconsiderati del recupero...» commenta tutto contento dopo averli
inceneriti con lo sguardo ed essersi informato di come vanno i loro affari di
quindicenni. Cosa significa essere preside per trent'anni? «Restare a lungo
nella scuola significa imparare a guardare oltre, appassionarsi alle
generazioni, trovare modi per legarle l'un l'altra», risponde mentre si
accomiata con un sorriso.
Su Facebook, il gruppo degli allievi del Sant'Alessandro ha 309 iscritti: si
chiama «Mens Sana in corpore Achille».
Susanna Pesenti 09/02/2009
Collegio
sant'Alessandro
Dall'impegno degli studenti del Collegio Vescovile Sant'Alessandro un aiuto al
St. Mary's Hospital di Lacor, fondato nel 1959 in Nord Uganda dalle suore
comboniane, che dal 1961 è stato sviluppato da due coraggiosi medici, i coniugi
Piero Corti e Lucille Teasdale. «I ragazzi hanno raccolto 3.500 euro - ha
spiegato il preside del Sant'Alessandro, monsignor Achille Sana -. Gli studenti
di 4ª C hanno dev! oluto alla Fondazione Piero e Lucille Corti un premio
ricevuto a un concorso, quelli di 5ª A si sono impegnati a vendere il calendario
della Fondazione. I più piccoli delle medie hanno donato i loro risparmi». Hanno
ricevuto la somma Rosangela Facchinetti, Giuliano Sacchi, Alessandra Marini,
volontari, e Achille Rosa, del consiglio di amministrazione della Fondazione.
08/02/2009
Sant'Alessandro, omaggio ai prof
storici
Una scuola che guarda al futuro facendo tesoro di un grande passato. È stata una
cerimonia sul filo dei ricordi quella che si è svolta ieri al Collegio vescovile
Sant'Alessandro di Bergamo, in festa per il tradizionale incontro degli ex
allievi. Circa duecento giovani di ieri e di oggi, ex allievi e studenti,
docenti, educatori, genitori, non hanno voluto mancare a questo importante
appuntamento iniziato con il ripercorrere la grande figura di monsignor Luigi
Bana, rettore del Collegio dal 1873 per ben 44 anni fino alla scomparsa avvenuta
il 1° luglio 1917. In suo suffragio una Messa, a 90 anni dalla morte, celebrata
da don Mario Tedoldi – già docente al Sant'Alessandro di italiano, latino e
inglese per 22 anni e preside dall'81 all'83 – assistito dall'attuale preside e
rettore monsignor Achille Sana. Presenti anche i pronipoti Giovanni, Giuseppe e
Luigi Bana che hanno ricordato il prozio come un grande uomo e un educatore che
ha insegnato ai giovani i valori perenni, guardando alla formazione della
persona.
«Grandi figure come i monsignori Luigi Bana, Paolo Carrara, Mario Fornoni,
Vittorio Maconi, come don Ippolito Maffeis e come tanti altri insegnanti maestri
di vita – ha detto don Mario Tedoldi – hanno costruito insieme lo stile e il
carisma del Sant'Alessandro, indirizzando i ragazzi a una coscienza e
rettitudine di vita».
Protagonisti della festa anche i quattro docenti premiati per la pluridecennale
presenza al Sant'Alessandro e l'alto livello educativo manifestato nella loro
opera: i professori Eugenio Donadoni, trent'anni di storia e filosofia al liceo
scientifico e promotore di tour ciclistici per tutta Europa, Maria Cristina
Viscardi, trent'anni di matematica e scienze alla scuola media del Sant'Alessandro
e anche delle Sacramentine di Bergamo, Patrizia Gasparini, venticinque anni di
matematica e scienze alla scuola media e attiva nel settore della chimica
nucleare, Tiziana Togni, venticinque anni di scienze, chimica, geografia ai
licei scientifico e classico, e appassionata di danza.
Monsignor Sana ha voluto sottolineare la centralità del rapporto interpersonale,
il lavoro educativo e didattico, oltre che rilanciare tra l'altro un forte
richiamo alla parità scolastica, anche economica, in linea con l'Europa. «La
scuola paritaria costituisce un risparmio per lo Stato – rimarca – eppure in
Italia avviene oggi che la libertà di scelta scolastica è unita all'onere delle
tasse per i genitori che fanno il patto educativo con la scuola non statale
paritaria».
Ospiti d'onore gli ex alunni della maturità 1958 – presenti il giornalista de
L'Eco di Bergamo e direttore di Orobie Pino Capellini e l'ingegnere chimico
nucleare Francesco Tamburrano – nonché molti altri ex allievi di tanti anni fa
tra i quali Gianfranco Gavazzeni che ha conseguito la maturità addirittura nel
lontano 1942 e Romano Valsecchi, maturità edizione 1952. Riconoscimenti a tutti
loro, oltre che agli ex alunni della maturità edizioni ‘98, '88, '78, '68, e
agli ex allievi neolaureati.
Teresa Capezzuto
Su YouTube l'invito del rettore
Monsignor Sana agli ex del Sant'Alessandro: «Vi aspetto»
Quando si dice essere all'avanguardia. Stare al passo con i tempi a volte può
significare anche cadere un po' nel ridicolo, quando si vuole abbracciare a
tutti i costi la modernità, ma riuscire a scoprire i vantaggi della tecnologia e
metterne in luce i suoi aspetti più positivi è un segno di intelligenza.
Prendiamo YouTube, il sito dove i giovani d'oggi ormai immettono di tutto, dal
filmato girato in casa tra amici a riprese a volte poco rispettose: però YouTube
è anche un modo per comunicare con tutti, velocemente, senza tanti fronzoli, per
raggiungere il maggior numero di persone con la minor fatica. L'ha capito bene
il rettore del Collegio Sant'Alessandro, monsignor Achille Sana, in carica dal
1977, che quest'anno, per il tradizionale incontro degli ex allievi, ha dato
l'annuncio anche con il conosciutissimo canale multimediale: sul sito il
rettore, con una ripresa di quasi due minuti, il suo consueto tono cordiale e
amabile, ha mandato in video il suo invito a tutti gli ex allievi per il ritrovo
che si tiene oggi alle 17 nel Collegio. E l'idea di fare un invito telematico è
riuscita, eccome: basta leggere alcune risposte degli ex allievi che, visitando
YouTube, hanno rivisto il volto del loro rettore. «Caro don Sana, dopo 15 anni
che ho lasciato il Collegio, mi commuove rivederti in YouTube. Da quando sei a
capo del Sant'Alessandro sei per tutti noi ex allievi un esempio di come deve
essere un buon direttore, attraverso il dialogo e la comunicazione con i
ragazzi, un modello di umiltà, di praticità e di vicinanza nelle relazioni
umane. Ancora una volta hai dimostrato di stare al passo con i tempi e di essere
un giovane tra i giovani». Il ritrovo, per gli ex allievi, è oggi alle 16,30 al
Collegio per una Messa in suffragio dei 90 anni dalla morte di monsignor Luigi
Bana, rettore dal 1874 per 44 anni fino alla sua scomparsa, il 1° luglio 1917.
Poi, alle 17, il ritrovo. Quest'anno saranno premiati gli insegnanti Eugenio
Donadoni, Maria Cristina Viscardi, Patrizia Gasparini, Tiziana Togni.
da L'Eco di Bergamo di sabato 31 maggio 2008
Ex allievi e prof in festa al collegio Sant'Alessandro
Collegio Sant'Alessandro in festa domani per il tradizionale incontro degli ex allievi. Quest'anno i protagonisti sono i professori Eugenio Donadoni, trent'anni di storia e filosofia al liceo scientifico e promotore di tour ciclistici per tutta Europa, Maria Cristina Viscardi, trent'anni di matematica e scienze alla scuola media del Sant'Alessandro e anche delle Sacramentine di Bergamo, Patrizia Gasparini, venticinque anni di matematica e scienze alla scuola media e attiva nel settore della chimica nucleare, Tiziana Togni, venticinque anni di scienze, chimica, geografia ai licei scientifico e classico, e appassionata di danza.
EX ALLIEVI IN FESTA
Il Sant'Alessandro consegnerà ai quattro prof un premio durante l'incontro annuale degli ex allievi, domani alle 17. Le ricorrenze da celebrare salgono a cinque considerando i novant'anni dalla morte di monsignor Luigi Bana, rettore del Collegio dal 1873 per 44 anni fino alla scomparsa avvenuta il 1° luglio 1917. In suo suffragio il rettore e preside del Sant'Alessandro monsignor Achille Sana celebrerà una Messa alle 16.30 nella cappella della scuola.
MESSA PER LUIGI BANA
«Attendo tutti gli ex allievi per gioire con loro e con i docenti presenti. L'assemblea annuale è sempre un momento d'incontro felice e di memoria del tempo passato – osserva monsignor Achille Sana –. Festeggeremo i professori Donadoni, Gasparini, Togni e Viscardi per la pluridecennale presenza al Sant'Alessandro e l'alto livello educativo manifestato nella loro opera. L'anniversario della morte di monsignor Luigi Bana sarà inoltre l'occasione per ripercorrerne lo stile e il carisma».
Il ricordo dei pronipoti
I fratelli
Giovanni, Giuseppe e Luigi Bana ricordano con affetto la grande figura del
prozio, monsignor Luigi Bana. «Nel 1872 il Collegio era stato costretto alla
temporanea chiusura per alcune difficoltà di spirito anticlericale sulla scia
delle leggi Rattazzi. La riapertura fu possibile un anno dopo, nel 1873, quando
venne designato come rettore don Luigi Bana che guidò il Collegio per ben 44
anni fino alla morte, portandolo a raggiungere splendidi risultati con
un'organizzazione che vedrà formarsi un corpo d'insegnanti ottimo per profondità
di dottrina e per abilità di insegnamento. Il Collegio inoltre, durante la prima
guerra mondiale, apportò un grande contributo con molti professori patrioti,
preparando le giovani leve ad un sano valore della patria».
IL RITORNO DOPO 50 ANNI
Domani verranno premiati anche gli ex alunni della maturità edizioni ‘98, '88, '78, '68 fino al 1958 che saranno gli ospiti d'onore per festeggiare i cinquant'anni dalla maturità classica. Anche gli ex allievi neolaureati saranno premiati.
Teresa Capezzuto da L'Eco di Bergamo di venerdì 30 maggio 2008
Il prof Di Pietro in classe c'azzecca con Cicerone «Promosso con distinto»
Lezione dell'ex pm agli studenti del Sant'Alessandro «Lo incontrassi, lo saluterei chiamandolo maestro»
Poche ore prima di dare
battaglia davanti a Montecitorio sull'emendamento «salvaRete4» (che a suo
giudizio «raggira la sentenza della Corte di giustizia europea uccidendo la
libertà d'informazione»), Antonio Di Pietro si è calato nella toga di Cicerone a
vantaggio degli allievi della III C del liceo scientifico del Collegio Sant'Alessandro,
a conclusione di un percorso annuale di analisi di sei orazioni a cura della
docente di latino, Giuseppina Zizzo.
Che c'azzecca il pm più famoso della Prima Repubblica con l'avvocato più famoso
della Repubblica romana? Latino a parte, più di quanto sembri. Entrambi
protagonisti di epoche di passaggi politici cruciali, entambi homines novi, una
carriera costruita senza patres alle spalle a garantire l'entrata in Senato, si
sarebbero capiti. Che cosa pensi Cicerone di Di Pietro, non è dato sapere. Ma Di
Pietro riconosce al collega dell'antichità di aver operato con «la convinzione
che debbano essere allontanati dallo Stato coloro che si approfittano dello
Stato e delle istituzioni. Abbiamo lo stesso problema oggi che uomini Enimont
fanno parte delle istituzioni repubblicane». Cicerone avvocato «per me è
promosso con "distinto". Lo incontrassi, lo saluterei chiamandolo maestro». E
Cicerone politico? «Di lui ne han dette di tutti i colori. Opportunista e
arrivista. Credo che volesse sinceramente la pace sociale, ma certo gli sarebbe
spiaciuto lasciare il posto che si era fatto». Non una mammola idealista,
insomma. «D'altra parte, come politico ha avuto il coraggio di tenere aperte le
porte del dialogo con il nemico. È stato razionale...».
Gli studenti lo ascoltano, non per reverenza (ai tempi di Mani Pulite stavano
all'asilo, la politica non è nei top ten degli interessi degli adolescenti
d'inizio secolo) ma perché sa farsi ascoltare, sudando in maniche di camicia,
senza slides perché la prima legge di Murphy in versione scolastica recita «se
una tecnologia serve per far bella figura con un relatore esterno, non
funzionerà». Lo ascoltano e fra cinquant'anni per loro Cicerone richiamerà il
ricordo di Di Pietro che si sbraccia tra occhiali e appunti. Bravo, che ha
preparato per i ragazzi relazione e materiale. Molti ignoti conferenzieri non
hanno lo stesso rispetto nei confronti degli studenti: abborracciano, pensando
di aver di fronte dei «minus habentes».
Merito di Cicerone, dal quale ha copiato «l'organizzazione mentale. La sua
tecnica dei "loci" era questo. Organizzarsi prima, sapere dove si vuole arrivare
con il ragionamento, per eccellere e battere l'avversario». Complice l'avvocato,
nel corso di due ore Di Pietro racconta ai ragazzi la sua filosofia di
magistrato e politico. Cose che magari in famiglia gli han sentito ripetere
molte volte, ma che non per questo sono da sottovalutare. «Con Mani Pulite sono
partito con la versione moderna dei loci: un computer in Procura. Per tre anni
ci ho infilato tutto quello che usciva nel campo degli illeciti amministrativi
prima nella città di Mialno, poi in Lombardia, poi in Italia. Tutto quel che
riguardava corruzione e concussione, pezzi staccati che un po' alla volta han
finito per dare un quadro logico accettabile. A questo punto abbiamo inventato
il pool, tre magistrati con specializzazioni diverse per affrontare con
competenza le questioni che emergevano: io investigativo, Davigo tecnico,
Colombo contabile. Abbiamo usato la comunicazione, la retorica di Cicerone:
docere-delectare-flectere....informare l'opinione pubblica, colpire la fantasia
anche con un linguaggio a immagini: il malloppo, Tangentopoli... per creare
consenso intorno al proprio operato, altrimenti ci avrebbero fermato». Cicerone
può prendere appunti. In tribunale, uno di fronte all'altro, avrebbero fatto
scintille.
Ma, specifica l'ex Pm che nel frattempo ha anche schizzato per gli studenti
l'intero codice di procedura penale, l'avvocato romano non sarebe stato a suo
agio con il processo accusatorio che vede riconosciuta pari dignità all'accusa e
alla difesa e, soprattutto, basa l'intero procedimento sulla solidità della
prova, raccolta dalla polzia giudiziaria agli ordini del pubblico ministero che
risponde al giudice delle indagini preliminari, il quale solo può decidere se
sussistono elementi sufficienti per passare dalle indagini preliminari al
rinivio a giudizio per il dibattimento. I ragazzi stanno perdendosi, Di Pietro
se ne accorge con la coda dell'occhio e li riacchiappa: «Su di me come pm hanno
scritto che ho arrestato Tizio e Caio. Mai arrestato nessuno. Il pm porta quelle
che ritiene prove al gip, che decide. Ma chi si ricorda i nomi dei vari gip dei
processi di Tangentopoli? Hanno scritto che il pm era sconfitto quando un caso
veniva archiviato. Ma il pm non è sconfitto se un indagato non va a giudizio, è
sconfitto se non ci va avendo commesso un illecito. Il pm è tenuto
all'imparzialità, a differenza dell'avvocato che può e deve difendere anche se a
conoscenza della colpevolezza del cliente». Come dire, il pool non è stato
persecutorio, caso mai il contrario. Ma forse in sala capisce solo chi ha più di
trent'anni.
«Il processo romano era sbilanciato sulla fase finale, la requisitoria
dell'accusa e l'arringa della difesa. Il dibattimento era soprattutto questione
di testimonianze incrociate e i giudici erano più senatori e cittadini che
professionisti. Adesso il processo accusatorio implica un lavoro scientifico
sulle prove». Qui le strade di Cicerone e Di Pietro si dividono: il pool ha
ottenuto le prove del sistema di corruzione e concussione, così ampio e scontato
da dover coniare il termine di «dazione ambientale» «Nel dibattimento la
retorica non basta. Le argomentazioni devono essere supportate da prove che
tengano. Esporre bene resta importante per modulare l'effetto: mettere in luce
il proprio materiale, in ombra quello dell'avversario. Ma non ci si può illudere
di "flectere" un giudice professionista ricorrendo alla "delectatio", perchè è
perfettamente in grado di scartavetrare l'emozione e arrivare al legno dei
fatti. Certo, ci sono ancora alcuni avvocati ciceroniani che pensano, con la
sovraesposizione mediatica, di raggiungere il loro obiettivo». Il riferimento
esplicito è al caso Cogne, prima dell'epilogo un po 'amaro: «Noi di Mani Pulite
abbiamo fatto da chirurghi, ma non siamo riusciti ad asportare tutto il tumore e
la chemioterapia politica è mancata del tutto». La metafora sanitaria
s'interrompe, scattano le mani e la voce: «Alla fine pare che se la prendano con
chi ha fatto l'inchiesta e mandino in Parlamento...».
Finisce la lezione, parte la domanda: on. Di Pietro, perché tanto strepito
sull'emendamento «salva Rete4»? «Perché Italia dei Valori ritiene che non si
possano usare furbescamente provvedimenti richiesti a livello europeo per
inserire norme che cristallizzano l'illecito e servono a farsi i fatti propri. E
a chi chiede perchè occuparsi di questo, quando il Paese ha problemi enormi,
rivolto - ciceronianamente - la domanda: perché il governo si occupa proprio di
questo, quando il Paese ha problemi enormi? Mala tempora currunt».
Susanna Pesenti da L’Eco di Bergamo di mercoledì 28 maggio 2008
Costruttori Ance Vanessa Pesenti guida i Giovani
È Vanessa
Pesenti, ingegnere di 32 anni, dell'impresa Pesenti Serafino di Brembate, la
nuova presidente del Gruppo Giovani dei costruttori edili dell'Ance Bergamo.
Eletta all'unanimità al termine dell'assemblea che si è tenuta venerdì sera
nella sede dell'Ance, succede a Marco Mazzoleni, presidente uscente, che a sua
volta era subentrato due anni fa a Simona Leggeri, attuale presidente nazionale
dei Giovani Ance.
Laureata in Ingegneria Gestionale all'Università di Bergamo nel 2000, Vanessa
Pesenti ha nel suo curriculum un master in «General management» e un'esperienza
lavorativa in una società di consulenza americana. Oggi è il braccio destro del
padre Serafino nell'azienda di famiglia: si occupa della direzione legata alla
progettazione strutturale e anche dell'attività commerciale e gestionale
dell'impresa. Da tre anni è iscritta al Gruppo Giovani, la sezione Ance degli
imprenditori under-40 che conta un centinaio di associati.
«Il Gruppo Giovani Ance sta vivendo un periodo di passaggio», ha detto la neo
presidente dopo la nomina. Di recente, infatti, è stato approvato il nuovo
Statuto che di fatto ha abolito il consiglio direttivo, che era l'organo
decisionale ed elettivo del gruppo, per introdurre la consulta, formata da tutti
gli iscritti: un'idea innovativa voluta dal presidente uscente Mazzoleni per
allargare la partecipazione e il coinvolgimento degli iscritti nelle scelte del
Gruppo. Dalla consulta è emerso il nome della nuova presidente. La nomina, la
prima secondo le nuove regole, è avvenuta all'unanimità: «È stato un grande
segno di fiducia nei miei confronti», ha detto Pesenti. «Il primo passo adesso è
quello di completare la squadra con la nomina dei due vice presidenti che
avverrà sempre attraverso la consulta e poi verranno stabilite le linee
programmatiche della mia presidenza». La neo presidente si muoverà nella
continuità con la presidenza Mazzoleni, sia rispetto all'apertura del gruppo
verso le imprese, un percorso che in questi anni ha visto crescere la
collaborazione anche con i giovani di Confindustria e degli artigiani, sia per i
progetti all'estero. Sul primo punto, spiega Pesenti, «l'obiettivo è continuare
a fare proselitismo e aumentare la partecipazione degli iscritti all'interno del
Gruppo. Del resto questa deve essere la fucina dell'Associazione sia in termini
di persone che di progetti: vogliamo portare novità e sperimentare nuove idee».
«Intendo portare avanti anche i contatti con l'estero - aggiunge -, una scelta
che si muove nella stessa direzione in cui vanno le imprese, ovvero l'apertura
ai mercati internazionali, e che ci permette di capire quali sono le prospettive
nei diversi Paesi e come si muovono i vari mercati nel nostro settore».
La neo presidente, fra l'altro, ha partecipato al recente viaggio che ha portato
30 giovani imprenditori dell'Ance bergamasca, accompagnati anche da una
delegazione dell'Ance nazionale, in Giappone. «È un Paese all'avanguardia per
gli aspetti tecnologici, che abbiamo voluto approfondire con questo viaggio»,
spiega Mazzoleni, che ha aperto il Gruppo Giovani a esperienze internazionali,
creando la «Commissione lavori esteri». «In Giappone - prosegue Mazzoleni -
abbiamo avuto la possibilità di visitare una grande impresa di costruzioni che è
tra le prime cinque del Paese, la Kajima Corporation. Abbiamo visto due
cantieri, di cui uno in corso per la costruzione di un grattacielo a Tokyo: solo
qui c'erano mille lavoratori». L'idea maturata di ritorno dal Giappone è avviare
un progetto per organizzare stage per imprenditori edili per confrontarsi
soprattutto con un modello organizzativo diverso: un'idea che il Gruppo Giovani
intende portare avanti e che Mazzoleni lascia ora in eredità alla neo presidente
Pesenti.
Da L’Eco di Bergamo di domenica 18 maggio 2008
Scherma Dopo la Albini, nuovo titolo nella spada U14 femminile
Marzani, per Bergamo è il bis tricolore
La baby della Bergamasca ha bissato il successo 2007 della compagna di club. Scanzi sfortunata: ko nei sedicesimi con la vincitrice Domani noi avremo il vantaggio della serenità, mentre la squadra di Gustinetti si giocherà molto. Ma noi in casa non abbiamo mai fatto brutte figure “
Prima giornata di duelli, a Rimini, e primi successi per la spedizione schermistica bergamasca. Roberta Marzani ha conquistato il titolo italiano nel 45° G. P. «Renzo Nostini», categoria Giovanissime. Il successo della spadista della Bergamasca Scherma Creberg ha inaugurato nel migliore dei modi la settimana di gare che si protrarranno fino a martedì 20 maggio. E quelle di Rimini sono pedane particolarmente fortunate per la squadra allenata dal maestro Zibigniew Demianiuk, dato che nel 2007 un’altra atleta orobica, Laura Albini, aveva conquistato la stessa vittoria. Marzani ha imposto la propria supremazia sulle avversarie sin dai gironi preliminari, nei quali si era classificata al primo posto, giungendo poi alla finale dominata con un secco 10-2 contro Rachele Caprari, della Frascati Scherma. Roberta Marzani con questa prestigiosa affermazione si conferma ai vertici della disciplina e migliora il secondo posto della passata stagione. È stata una gioia attesa, metabolizzata e perciò più bella, spiega la giovane bergamasca: «Sì, il mio obiettivo era quello di arrivare almeno sul podio. E dopo la vittoria in semifinale io e il mio maestro abbiamo capito che era possibile centrare l’impresa. Ci sono riuscita ed è stato certamente il migliore dei modi per concludere la stagione». Meno scintillante è stata la prestazione dell’altra atleta bergamasca in gara, Cristina Scanzi. La giovane promessa resta comunque tra le prime venti a livello nazionale e il suo cammino si è interrotto proprio contro Roberta Marzani, dato che le due schermitrici della Bergamasca si sono dovute affrontare nei sedicesimi in uno scontro fratricida. Nelle categorie maschili il risultato più apprezzabile è stato raggiunto da Gino Magnini, eliminato agli ottavi dopo un esordio promettente, mentre Lorenzo Sartori e Lorenzo Spreafico sono stati eliminati nella prima fase. Francesco Fontanarosa
L’ECO DI BERGAMO VENERDÌ 16 MAGGIO 2008
Ingrid, un'insegnante dal Canada «Bergamo ha cambiato la mia vita»
«Doveva essere una tappa di passaggio, invece ho trovato marito»
Dopo aver
viaggiato da un capo all'altro del pianeta, dal Canada alla Francia, al
Giappone, Ingrid Anderson ha trovato il luogo ideale per vivere nientemeno che
nella nostra città. Ingrid, originaria di Cornwall, una cittadina vicino a
Ottawa, è professoressa di inglese al Collegio vescovile Sant'Alessandro:
«Insegno agli studenti a conversare in modo più sciolto – spiega –, a parlare
con più sicurezza e senza vergogna. Cerco di insistere il più possibile per far
capire quanto l'inglese sia importante: è questa l'età per fare scambi
interculturali, per studiare o per lavorare all'estero, quando sono giovani e
non hanno ancora responsabilità. Sono esperienze fondamentali per aprire la
mente e, in futuro, per una carriera brillante».
Metodo Montessori
Ingrid, che è in Italia dal 1995, ha sempre vissuto a Bergamo, ma insegna al
liceo Sant'Alessandro da otto anni: «In Canada è molto di moda il metodo
educativo Montessori e, per essere abilitati all'insegnamento, è necessario
seguire un corso nei centri degli Stati Uniti, dell'Irlanda o di Bergamo. Su
consiglio di una cugina che aveva fatto la stessa esperienza, ho deciso di
partire alla volta dell'Italia all'età di 25 anni; così ho anche potuto
riscoprire le mie radici, visto che mio papà è nato a Roma. Presa la
certificazione alla Montessori sono tornata in Canada per concludere un
contratto che avevo con una scuola elementare di Ottawa. Tornata a Bergamo, ho
insegnato prima alla British School per quattro anni e poi sono passata al Sant'Alessandro».
È proprio la passione per le lingue, infatti, che ha guidato la professoressa
Ingrid nei suoi viaggi per il mondo. Terminato il liceo vicino a Toronto, ha
deciso di non cominciare subito l'università, ma di partire alla volta di
Parigi: «La conoscenza del francese – spiega – è fondamentale per poter trovare
un lavoro in Canada, e grazie all'anno trascorso in Francia come ragazza alla
pari, l'ho potuto approfondire bene. Tornata a casa, mi sono iscritta alla
Facoltà di Lingue della University of Western Ontario e, dopo la laurea, sono
partita per il Giappone dove, selezionata da un programma governativo, ho
insegnato inglese per un anno».
Il consiglio di papà
Il destino di Ingrid, però, non era né in Canada né in Giappone, ma proprio a
Bergamo: «Nei miei primi tempi qui, mio papà è stato a farmi visita e,
affascinato dalla città, mi ha consigliato di trovarmi un marito bergamasco». E
così è stato: Ingrid si è sposata, ha due bambini e si trova benissimo nella
nostra città, tanto da non avere più alcun progetto di tornare a vivere in
Canada: «Torno a casa ogni estate per vedere la mia famiglia ma, anche se ho
nostalgia, non sono pentita della scelta che ho fatto: il ricordo del mio Paese
rimane legato solo all'infanzia e all'adolescenza. Ormai la mia vita è qui.
Bergamo è una città incantevole, come anche le montagne che la circondano: è
molto più piacevole sciare qui che sulle piste canadesi, dove il termometro
scende anche venti gradi sotto zero. Bergamo, poi, è una città né piccola né
grande, dove è facile incontrare persone che conosci ovunque vai e questo mi
ricorda un po' Cornwall, la mia città d'origine».
Le chiediamo se non abbia avuto qualche difficoltà a legare con i bergamaschi
nei primi tempi: «Quando sono arrivata qui e non parlavo una parola di italiano,
ho cominciato a fare conoscenza con i miei vicini di casa andando a suonare il
campanello se mi mancava qualcosa in cucina… Dopo un primo momento di
diffidenza, sono nate delle amicizie. Credo però che in Canada, soprattutto nei
piccoli centri, ci siano meno barriere tra le persone: basta guardare le case
per accorgersene, quasi tutte senza recinzione. Comunque il bilancio è
sicuramente positivo: mi sono trovata molto bene con i miei suoceri, con gli
amici italiani conosciuti qui e con i colleghi del Sant'Alessandro. Ormai sono
molti anni che insegno al Collegio, e comincio proprio a sentirmi parte della
scuola».
«La vita è una sorpresa»
Non potrebbe chiedere di meglio, la professoressa Ingrid. «Ho imparato che la
vita è piena di sorprese e di coincidenze: un mio trisavolo, inglese, tanti anni
fa ha lasciato l'Inghilterra per Roma, dove è stato pittore sotto il nome di
William Dumbar e fotografo sotto il nome di Giacomo Anderson. Mio papà, anni più
tardi, ha lasciato Roma per il Canada, per avere più chance nella carriera di
medico».
«Io, più o meno alla stessa età che mio padre aveva quando se ne andava
dall'Italia, arrivavo a Bergamo e pensavo di starci per poco, giusto il tempo di
prendere la certificazione alla Montessori e di tornare a insegnare alla scuola
di Ottawa. Questo era il mio piano, che è stato del tutto stravolto. La cosa più
interessante della vita è che può cambiare in un momento, proprio quando meno te
l'aspetti».
Caterina Migani
Da L’Eco di Bergamo 12 maggio 2008
«La matematica in medicina è uno strumento salvavita»
Un docente di analisi alla Emory University di Atlanta
Le prescrivo una Tac, un esame del sangue e una... simulazione numerica ». La matematica applicata alla medicina, anche nel quotidiano rapporto con il medico di famiglia. Perchè no? Già nel Settecento, il matematico Leonhard Euler sviluppò la matematica cardiovascolare, con un modello della fluidodinamica del sangue nelle arterie. Oggi, 21° secolo, unmatematico bergamasco, il 38enne Alessandro Veneziani, dallo scorso settembre professore associato in Analisi numerica, al Dipartimento di Matematica e Informatica della "Emory University" di Atlanta, sta cercando di calare (insieme ad altri matematici e ingegneri) l'arcigna e fredda matematica nella pratica medico-diagnostica. Veneziani, già approdato al MOX(Centro di modellistica e calcolo scientifico del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano, dove è stato docente di analisi numerica dal 2002 al 2007), e Docente di Calcolo Numerico presso l'Università degli Studi di Verona (dal 1997 al 2000) e Bergamo (dal 2000 al 2007), ha portato alla Emory University la sua conoscenza e passione per i problemi correlati al flusso sanguigno nell'uomo. Grazie all'aiuto delle equazioni di scolastica memoria. Vogliamo fare unesempio concreto? «Ci sono bambini che nascono con un difetto cardiaco, la ipoplasia del ventricolo sinistro. Sono pazienti che devono essere sottoposti a un trapianto di cuore. Nel frattempo, per permettere ai bimbi di sopravvivere nell'attesa di un trapianto, è necessario inserire loro un vaso artificiale chiamato shunt. Ebbene, attraverso simulazioni al computer, grazie a calcoli matematici, i cardiochirurghi possono dimensionare e posizionare in modo ottimale il vaso artificiale stesso. Con i miei colleghi del LaBSdel Politecnico di Milano e il chirurgo Marc de Laval del Great Ormond Street Hospital di Londra ci abbiamo provato...e con risultati davvero soddisfacenti ». Quando la matematica ha un... "cuore". Lei sta coordinando anche il progetto "Aneurisk", supportato da "Siemens Medical solutions - Italy", in collaborazione con il "Mario Negri" di Ranica. Di che si tratta? «Stiamo lavorando su equazioni che descrivano il moto del sangue negli aneurismi cerebrali (di cui è rimasto vittima recentemente il Presidente dell'Atalanta Ruggieri nda), che sono delle specie di bolle che si formano nei vasi sanguigni e che, trattandosi di zone dove la parete vascolare è più debole, possono rompersi. Il problema è che è difficile per il neuroradiologo e il neurochirurgo decidere se è opportuno operare il paziente o meno (l'intervento non è privo di rischi). Risolvendo queste equazioni e facendo una analisi statistica dei risultati si può prevedere il rischio di rottura dei vasi, fornendo quindi elementi ulteriori per prendere una decisione corretta.» La matematicapuòquindi rivoluzionare la diagnostica, migliorandola. Ci spiega come? «L'applicazione di un modello matematico permette spesso di effettuare previsioni e quindi di dare maggiori elementi di giudizio prima di decidere una terapia. E' un po' come per le previsioni del tempo. Se sappiamo che pioverà, evitiamo di andare a fare una gita. Se possiamo prevedere ragionevolmente cosa succederà dopo un intervento chirurgico, grazie al fatto che lo effettuiamo nel mondo virtuale della matematica e dei numeri, possiamo aiutare il chirurgo a fare un intervento migliore e più mirato. Stiamo usando modelli antichi come le equazioni di Eulero, manegli ultimi dieci-quindici anni i progressi nel calcolo scientifico e nelle immagini diagnostiche hanno posto gli studi di fluidodinamica numerica nel fronte avanzato della ricerca medica perché possono dare risposte quantitative». Si potrebbe quindi prevedere se e quando ci sarà un aneurisma cerebrale? «Oggi i medici hanno a disposizione molte immagini e le sanno leggere. Ma ci sono tante informazioni nascoste dentro a quelle immagini! Con la Matematica noi possiamo andare oltre l'immagine. . Con la simulazione possiamo cercare di prevedere cosa succederà in futuro, fornendo indicazioni per la prognosi». Giuseppe Purcaro
Da Il Giorno 10 maggio 2008
Al Sant'Alessandro
confronto fra candidati e neo-elettori
«Servono più diplomati»
Economia, energia, trasporti, costi della politica. E, soprattutto, scuola e
università. La campagna elettorale è sbarcata ieri mattina al collegio vescovile
Sant'Alessandro: i candidati orobici di sette dei partiti in corsa si sono dati
appuntamento per una tavola rotonda nell'auditorium della scuola. L'attento
uditorio era formato dagli allievi delle classi quarte e quinte del liceo
scientifico, e seconde e terze del liceo classico.
Agli elettori in erba, che domenica e lunedì voteranno per la prima volta, gli
aspiranti parlamentari hanno illustrato i punti chiave dei loro programmi. «Il
nostro sistema formativo è carente soprattutto dal punto di vista delle
discipline scientifiche – ha esordito per il Pd Giovanni Sanga –. Per questo ci
proponiamo di introdurre nei programmi più ore di matematica. Gli obiettivi sono
poi portare all'85% la percentuale di diplomati, incrementare l'autonomia
scolastica e aprire gli istituti per tutta la giornata, utilizzandoli anche per
funzioni extrascolastiche e facendone dei luoghi di riferimento per i
quartieri». Giorgio Jannone (Pdl) ha ricordato l'idea di formazione che muove il
suo partito, fondata sulle tre «I»: «Portare i nostri studenti al livello dei
coetanei europei significa migliorare soprattutto la loro conoscenza di inglese
e informatica, e prepararli meglio al mondo dell'impresa e del lavoro». Ad
aggiungere una «quarta I» (identità) è stato invece Andrea Cologno (La Destra)
secondo il quale «tra le materie di insegnamento andrebbe reintrodotta
l'educazione civica, per rafforzare il senso di cittadinanza. Tutti, anche gli
stranieri, devono conoscere e rispettare le regole dello Stato». Degli
insegnanti ha parlato il leghista Ettore Pirovano , che si prefigge di
«eliminare i fannulloni dalle scuole pubbliche e utilizzare meglio le risorse: è
inaccettabile che il ministero dell'Istruzione abbia qualcosa come un un milione
e 300 mila dipendenti in Italia». Sul fronte opposto, l'insegnante e candidata
alla Camera della Sinistra arcobaleno Rosangela Pesenti parla di «valorizzare e
restituire dignità al ruolo dei docenti. Fondamentale è poi che il ministro
dell'Istruzione sia una persona che viene dal mondo della scuola e che ne abbia
profonda conoscenza, contrariamente a quanto è avvenuto in alcuni casi in
passato». Di università si è invece occupato l'esponente dell'Italia dei Valori,
Gabriele Cimadoro : «Se vogliamo creare un sistema di alta formazione davvero di
eccellenza, dobbiamo smettere di disperdere risorse nella creazione di un numero
enorme di atenei sparsi qua e là. Io ad esempio mi sono battuto contro
l'apertura della facoltà di Ingegneria a Dalmine, quando abbiamo Milano e Lecco
a pochi chilometri di distanza». D'accordo Francesco Giorgio (Udc): «È
necessario tagliare sugli atenei “inutili”, per convogliare le risorse verso
quelli principali. E aumentare gli investimenti per la ricerca. Altrimenti
l'università diventa un luogo spersonalizzante, dove non si riesce a vivere
un'esperienza davvero formativa».
Fausta Morandi
Eco di Bergamo 8 aprile 2008
L'eroe dei cieli,
lezione al Sant'Alessandro
Con una lezione incentrata
sulla figura della triplice medaglia d'oro al valor militare Antonio Locatelli e
al recente restauro del suo aereo si è conclusa la serie di incontri tenuti dai
componenti dell'Assoarma di Bergamo agli studenti del Collegio vescovile Sant'Alessandro,
in città.
Per l'associazione che coordina una quindicina di associazioni d'arma una
replica di quanto già fatto l'anno scorso. «Offriamo ai docenti – spiega il
generale Giorgio Taviani, presidente Assoarma Bergamo – specifici ausili
didattici per trasmettere ai giovani i valori educativi. Con i docenti possiamo
in questo modo contribuire allo sviluppo di un libero giudizio critico e alla
formazione degli studenti come futuri cittadini italiani e europei». Oltre a
Taviani, presenti per Assoarma anche Paolo Moschini ed Ermanno Molteni,
caponucleo dell'Associazione aeronautica di Ponte San Pietro.
Moschini ha presentato in profondità la figura di Locatelli, mentre Molteni,
dato il suo impegno durante il recupero e il restauro dell'aereo, ha ripercorso
la storia dell'Ansaldo A1 Balilla, dalla costruzione (tra i collaudatori anche
Francesco Baracca) alla conclusione dei lavori di restauro da parte del gruppo
Amici velivoli storici che lo hanno riportato all'antico splendore e
riconsegnato ai bergamaschi l'8 giugno del 2003.
«Siamo tutti molto soddisfatti di questi incontri – spiegano monsignor Achille
Sana, rettore del Sant'Alessandro e Giuseppina Zizzo, insegnante di lettere allo
scientifico – perché, grazie alle esposizioni dei componenti di Assoarma, gli
studenti hanno avuto modo di approfondire temi storici di grande rilevanza,
alcuni dei quali sino a pochi anni fa quasi ignorati da libri di storia e
stampa».
Marco Conti
L'Eco di Bergamo 27 febbraio 2008
Sant'Alessandro L'ex allievo insegna l'arte di scrivere
Magari ci scriverà sopra qualcosa, Guido Bosticco,
35 anni, docente di tecniche di scrittura alle università di Pavia e Lucca,
tornato per qualche ora al suo liceo, il Collegio vescovile Sant'Alessandro, per
parlare ai ragazzi di prima del Classico di come si può scrivere.
Sul tema ha appena firmato un libro: «Riempire i vuoti. Un manuale soggettivo di
scrittura e comunicazione» (sarà presentato il 28 febbraio alle 17 alla Libreria
Palomar, in via Mai) che attualizza l'arte retorica, riportandola alle sue
radici filosofiche, psicologiche, semiotiche e pratiche: l'arte di comunicare
attraverso la parola, la scoperta che il testo non solo costruisce mondi, ma in
buona parte la percezione del mondo. Per cui vale la pena anche scrivere un
tema, se questo serve per appropriarsi della realtà.
I ragazzi hanno ascoltato con attenzione più che con appunti, ma a questo
rimedierà il professor Enzo Noris, che ha invitato l'ex allievo dopo averne
scovato il libro nella biblioteca della scuola e, scorrendolo, aver scoperto che
l'autore si era aggirato per cinque anni per il Sant'Alessandro. «Dopo la
conferenza – ha annunciato il professor Noris alla sua classe – lavoreremo su
quello che abbiamo sentito. Rifletteremo e, naturalmente, scriveremo». In prima
liceo classico la maturità è ancora lontana, ma al professor Noris non piace
perdere tempo. Quanto a Bosticco, nel suo intervento è partito dalla teoria
della comunicazione (emittente-messaggio-ricevente, non poteva essere
diversamente per un ex allievo del professor Virgilio Gallizioli, al quale
imputa tra l'altro la scelta della laurea in filosofia).
Ha spiegato poi che qualunque tipo di testo ha vincoli di tempo, spazio, target
che possono essere sfruttati per canalizzare lo sforzo espressivo. Ha spiegato
forma e contenuto e dato una dritta metodologica: imparare ad osservare le cose
«come se» se ne dovesse scrivere. «La penna-antenna che capta il segnale della
realtà e lo restituisce codificato in un testo». Poi suggerimenti da metter via
per la serie infinita di temi che ancora li aspetta: il punto di vista del
racconto, la messa a fuoco dei dettagli che contano, l'esporsi a buone letture
nei giorni precedenti la scrittura di un testo importante perché la parola
appropriata scacci quella approssimativa. Come direbbe Queneau, c'è bisogno di
esercizi di stile.
Guido Bosticco oltre che filosofo e semiologo è anche giornalista
professionista. Dopo qualche anno di redazione (alla Provincia di Cremona e a
Libero) ha deciso che ne aveva abbastanza e con Giovanni Magnoli (un amico, come
lui ex allievo del Collegio Borromeo a Pavia), ha fondato Epoché, agenzia di
consulenza giornalistica e culturale con un occhio alla comunicazione
istituzionale e alla politica. «Proprio in questo settore – spiega – Epoché si
sta ritagliando uno spazio come consulenza di comunicazione politica e strategia
di relazione per candidati in campagna elettorale. Abbiamo esperienza in ambito
comunale, provinciale, regionale e nazionale. Il consulente elettorale è uno
spazio ancora poco coperto in Italia. È promettente». Soprattutto quest'anno.
Susanna Pesenti
L'eco di Begamo 6 febbraio 2008
La secchiata d’acqua sugli studenti in corteo
Per manifestare il loro diritto allo studio ieri gli studenti delle scuole superiori si sono dati appuntamento alle 9,30 in piazza Marconi. La mobilitazione, promossa dal Movimento studentesco, rientrava nell’ambito delle manifestazioni che hanno coinvolto anche altre città, per la quarta edizione della «Giornata mondiale di mobilitazione studentesca per l’accesso al sapere», indetta al Social Forum di Nairobi. Scarsa la partecipazione degli studenti, poco più di un centinaio, che dalla stazione hanno dato vita a un corteo che si è snodato lungo via Roma per proseguire fino al Collegio Sant’Alessandro, dove era prevista una sosta. A differenza di quanto successo negli anni scorsi non ci sono state dimostrazioni particolari. Anzi, il corteo degli studenti è stato fatto oggetto di secchiate d’acqua da parte di un’inquilina dell’edificio adiacente il collegio. «Chiediamo
– si leggeva in una nota del Movimento studentesco – maggiori investimenti nella scuola pubblica, tagli ai finanziamenti alle private, l’abolizione del buono scuola e lo stanziamento di fondi per l’edilizia scolastica». Tra le richieste degli studenti anche quella di bloccare la riforma Formigoni dell’istruzione in Lombardia.
(testo di Tiziana Sallese, foto Bedolis)
Da L’Eco di Bergamo di domenica 18 novembra 2007
E la cugina campionessa in Inghilterra
Studia a Bergamo, ma tira di
scherma per la nazionale di Sua Maestà Elisabetta II d'Inghilterra. E dopo aver
conquistato il terzo posto nel campionato nazionale britannico di spada under 20
(nel 2005 e nel 2006 aveva agguantato l'oro), nei giorni scorsi nella gara di
Coppa del mondo a Ponte de Sor, in Portogallo, si è piazzata al quinto posto. Ma
che ci fa una studentessa di quarta al liceo scientifico «Sant'Alessandro» nella
Nazionale inglese di scherma? Elisa Albini, 17 anni, ha la doppia nazionalità
italiana e inglese, visto che papà Andrea è bergamasco, mentre mamma Bridget O'Connor
è originaria dell'isola britannica (irlandese da parte di padre). È dall'età di
10 anni che Elisa pratica questa disciplina sportiva. La passione è scattata nel
2000, quando la studentessa ha seguito in tivù le gare delle Olimpiadi di
Sydney. Così da un bel po' trascorre il tempo libero nella sala scherma del
Palazzetto dello sport, dove si allena con la sua squadra (la Bergamasca scherma
Creberg), sotto la guida del coach Zbigniew Demianiuk, che è stato allenatore
della squadra polacca di questa disciplina olimpica. D'estate poi, si allena nei
campus internazionali in Polonia, dove incontra tanti ragazzi di nazionalità
diverse, tutti con la sua stessa passione per la scherma. E poi oggi partecipa
alle competizioni del circuito di Coppa del mondo under 20 con i colori
britannici: nel 2006 si è classificata 31ª ai Campionati del mondo in Corea del
Sud ed è arrivata in finale nella gara di Coppa del mondo in Portogallo. Dopo
l'oro nazionale nel 2006, quest'anno si è, dunque, dovuta accontentare del
bronzo, ma solo perché non era al meglio della forma. Ora la aspetta Praga: la
raggiungerà insieme a Samuele Rivolta, un'altra stella del vivaio Demianiuk, per
i campionati europei.
C. Gh. Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 24 ottobre 2007
Al Sant'Alessandro Dante senza segreti
Tra novembre e dicembre tre incontri d'approfondimento per studenti
Il Collegio
vescovile Sant'Alessandro organizza un'iniziativa di approfondimento dedicata al
sommo poeta Dante Alighieri. I destinatari sono gli studenti del triennio
superiore del liceo classico e scientifico interessati ad approfondire questo
genere di studio.
Sono previsti tre incontri pomeridiani a cadenza quindicinale il giovedì dalle
15 alle 17 nel Salone Bernareggi del Collegio (via Garibaldi 3, Bergamo), nel
dettaglio l'8 e il 22 novembre e il 6 dicembre. I relatori vengono reperiti
grazie alla Società Dante Alighieri, comitato di Bergamo. L'adesione è libera,
ma è richiesta una seria motivazione ad approfondire i contenuti del percorso e
a partecipare con continuità agli incontri in programma: per motivi
organizzativi è richiesta una conferma telefonica al numero 035/218.500 e si
ricorda che gli studenti di altre scuole devono essere accompagnati da un
docente. Gli obiettivi di questo ciclo di appuntamenti sono l'approfondimento
dei contenuti relativi alla figura e all'opera di Dante, della biografia –
soffermandosi sulle fonti, gli aneddoti e l'iconografia –, di temi e questioni
di particolare rilevanza presenti nelle tre cantiche. Inoltre si vuole far
conoscere agli studenti la Società Dante Alighieri e le sue proposte culturali.
Il primo appuntamento è in calendario per l'8 novembre e vedrà come relatore il
professor Giangabriele Vertova (da confermare) sul tema «La selva oscura:
realismo ed allegoria nel canto proemiale della Commedia». Il 22 dello stesso
mese il professor Giovanni Dal Covolo tratterà il tema «Il ruolo dei poeti e
della poesia nel Purgatorio: Casella, Stazio, Forese, Bonagiunta, Guinizzelli,
Arnaldo Daniello». Lo stesso relatore sarà protagonista dell'ultimo
appuntamento, quello del 6 dicembre, incentrato sul tema: «L'Uno nel molteplice-
il molteplice nell'Uno: il Paradiso di Dante». Al termine del ciclo è previsto
un test di valutazione della soddisfazione dei partecipanti.
Da L’Eco di Bergamo di giovedì 23 ottobre 2007
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SANT'ALESSANDRO SECONDO IN ITALIA Pietro, quel Pitagora orobico Si è piazzato 11 ° ai mondiali dei giochi matematici di Parigi
di NICOLETTA PRANDI BERGAMO –
UN PICCOLO GENIO dei numeri, ma non ha nulla di folle, anzi. Pietro Patelli, alunno di terza media del Collegio vescovile Sant'Alessandro di Bergamo, 13 anni, appare come un ragazzo molto più maturo della sua età. Anche per una sorta di quieta saggezza naturale che imprime alle sue parole quando risponde alle domande. Quest'anno ha raggiunto risultati eccezionali: secondo alla finale nazionale dei Campionati internazionali di giochi matematici alla Bocconi di Milano del maggio scorso e 11 ° alla finale internazionale di Parigi a fine di agosto, SECCHIONE? «No - risponde, - mi piace studiare, ma non mi esaurisco sui libri. Riesco abbastanza bene in tutte le materie scolastiche; nella mia classe però sono tutti su un buon livello». Difficile farsi raccontare di qualche marachella o punto debole: il ragazzo risponde al cliché che tutte le mamme del mondo vorrebbero. Sereno, posato, suona il pianoforte, va in bicicletta, gioca a tennis e a scacchi, ama la famiglia, ha la passione per la vela e gli piace leggere, soprattutto Salgari. «La lettura è la sua forza - spiega mamma Mara. - Sin da quando era piccolo legge moltissimo». Parigi è stata una bella avventura, vincente grazie a un mix di allegria, calma e distensione. «Alle semifinali al Sant'Alessandro non ero andato benissimo - ricorda - ma alla prova in Francia sono arrivato in modo molto positivo; avevo dormito bene, giocato, mi ero divertito. La gara, divisa in due parti, era molto difficile, ma ho sbagliato solo un quesito su sette nella prima e due su sette nella seconda». Al campionato sulla Senna hanno partecipato centinaia di studenti divisi per età in sei categorie. Solo quattro italiani partecipavano a quella di Patelli, ma il ragazzo era svantaggiato dal fatto di non conoscere il francese. Ecco una delle domande: «Fino a IONE 2007 incluso, quanti numeri barra di cui il numero totale di barre è uguale a 20 esistono?» Roba da far accapponare la pelle, ma il giovane bergamasco ha affrontato l'esame con determinazione e in una ventina di minuti ha risposto ai quesiti. «Ci avevano dato due ore per ciascuna delle prove, proibite calcolatrici, solo biro e pastelli colorati. Ero tranquillo, anche se un po' di preoccupazione c'era. Poi, quando mi sono concentrato non ho più pensato a niente e non vedevo l'ora di risolvere il problema». IL CAMPIONATO è stato dominato da polacchi e svizzeri, ma c'erano anche canadesi e,nigeriani tra i partecipanti. «E stata una competizione vissuta in modo molto positivo -spiega la mamma. - I ragazzi non si sentivano uno contro l'altro, ma avevano una sana voglia di vincere». Pietro, che il prossimo anno andrà di diritto alle finali nazionali di Milano, è entusiasta: «Parteciperò di nuovo, mi piace mettermi in gioco in una gara dove ci sono regole e valori precisi». Bravo Pietro! Sono con tè, oltre a tua sorella Valeria e papa Luciano, gli amici, i professori e tutti quelli che ancora credono in una scuola seria basata sul merito. Al futuro, invece, ci penseremo poi, visto che quando tè lo chiedono rispondi con un bei sorriso: «Non so... vedremo».
Da “Il Giorno” di domenica 23 settembre 2007
La galoppata del professore di filosofia
Fedele al motto secondo cui un passo al giorno leva il medico di torno, Eugenio
Donadoni, docente di filosofia al collegio vescovile Sant'Alessandro in città,
ancora una volta ha inforcato la bicicletta e via, con due amici, come ad ogni
estate, ha percorso le strade della Svizzera, dell'Alto Adige e dell'Austria per
un totale di circa seicento chilometri svolti in cinque tappe. Partenza da
Brembate e prima tappa a Nuova Olonio dopo avere superato il Culmine di San
Pietro. Quindi bussola puntata verso l'Engadina e salite al Passo del Maloja, al
Fuorn, al passo di Resia, al bergamasco passo di San Marco. Insieme a Eugenio
Donadoni, 55 anni appena compiuti, c'erano Pierluigi Goisis e Daniele Zanchi,
rispettivamente di 29 e 30 anni.
Donadoni è così arrivato al suo diciottesimo tour, in tono un po' minore
rispetto a quelli che lo hanno portato a Barcellona o a toccare le principali
città della Mitteleuropa fino alla Germania Orientale, ma sempre impegnativi dal
punto di vista ciclistico e memorabili dal punto di vista dei paesaggi. E non è
detto che il futuro non rappresenti un ritorno alle grandi imprese. (31 agosto
2007. L'Eco di Bergamo)
«Una volta le famiglie volevano che i
ragazzi rispettassero regole e doveri, ma non è più la norma»
Monsignor Achille Sana è rettore del Collegio dal 1977: ha visto crescere
generazioni di giovani
Oggi si riunisce l’assemblea annuale degli ex allievi del Collegio Sant’Alessandro. Nell’occasione sarà presente anche il preside e rettore monsignor Achille Sana, che festeggia i 30 anni di rettorato. Nel corso dell’incontro il Collegio festeggia anche Milly Denti, da 30 anni dietro la cattedra, con la consegna di un riconoscimento. «Ricordo bene quel giorno, era l’agosto del 1977, erano anni particolari, un periodo difficile per la scuola e la società italiana. A Bergamo erano gli ultimi tempi del vescovo Clemente Gaddi. A quel tempo io ero in seminario come vicerettore e quindi conoscevo il vescovo. Fu Gaddi a chiamarmi e a propormi di diventare rettore del Collegio Sant’Alessandro». A quel tempo il Collegio costituiva una struttura grossa e articolata. Oltre al rettore vi risiedevano nove preti mentre ancora era aperto l’internato, l’ospitalità per gli alunni, il collegio vero e proprio che in quegli anni contava centoventi ragazzi. Trent’anni dopo monsignor Achille Sana parla nel suo piccolo ufficio di preside. Una vocazione educativa la sua? «È stata una scelta dei miei superiori che prima mi hanno mandato in oratorio, poi in seminario, infine qui… Ma in effetti io ho sempre amato stare con i ragazzi. Anche da chierico ogni volta che c’era da stare con i ragazzi chiamavano me e io mi trovavo bene. Anche quando ero a Barzana, poi a Longuelo. L’oratorio era la mia casa. Eravamo figli di contadini, si andava a scuola o a lavorare nel campo e poi tutti all’oratorio a giocare a calcio. Ecco, questa vita da ragazzo, questi rapporti hanno lasciato in me un deposito felice che poi probabilmente ha dato frutti nella mia vita di adulto». In questi trent’anni sono cambiate molte cose... «Trent’anni fa si dava di certo più importanza a regole e doveri. Le famiglie impostavano in maniera diversa il discorso educativo. La normalità era la tensione verso la conquista della promozione e della stima dell’insegnante e della scuola. Le famiglie ci tenevano che i ragazzi rispettassero regole e doveri per conquistare promozione e stima. Oggi non è più la norma. Ci sono ancora famiglie così. Ma la maggior parte punta di più al risultato, al successo. L’importante è arrivare alla promozione. La fatica necessaria per arrivarci, lo studio, la crescita difficoltosa del ragazzo sono meno importanti. Piuttosto che affrontare una conquista faticosa di un qualcosa, oggi si preferisce il regalo. Un esempio banale: il ragazzo fa fatica a scuola? Si cambia scuola, se ne sceglie una più facile. Il ragazzo è bocciato? Gli compriamo lo stesso la moto. Ma così non si aiutano i figli a diventare grandi». È un problema del Sant’Alessandro? «No, è un problema di tutta la nostra società che non è più ispirata eticamente a un modello di uomo armonico e forte. Ma è una società che punta all’arrivismo, presunzione, arroganza. L’importante è arrivare in cima, il come non conta. È la società dei pettegolezzi, delle litigiosità… Basta guardare le figure politiche, i conflitti televisivi. Sono modelli negativi che entrano profondamente nella coscienza dei giovani». Viviamo un momento di emergenza educativa? «Viviamo un momento di difficoltà educativa che parte dai genitori e ricade sui figli. Ormai si ha in testa come valore solo il benessere economico. E l’onestà? E la correttezza? Sempre più famiglie non hanno un progetto di vita. Esiste soltanto il lavoro e il cercare di evitare le grane. Marito e moglie fuori tutto il giorno, figli soli o affidati alla romena o russa di turno. Dov’è finito il papà educatore? E la figura della madre? Non è così per tutti, sia chiaro, io sto generalizzando, sto avvertendo di un pericolo forte che stiamo correndo». In questa situazione che cosa può fare la scuola? «Può diventare decisiva perché viene spesso chiamata a sostituire delle figure educative che sono inesistenti. È un compito enorme, una grande sfida». E il ruolo della scuola cattolica? «Fare da contrasto a questa situazione, proporre modelli umani e cristiani profondi. Il vero senso della scuola cattolica è fare di tutto per salvare l’originalità umana. Qui al Collegio Sant’Alessandro abbiamo anche non battezzati, non praticanti, ragazzi di altre religioni e va bene così. C’è molto rispetto da parte loro anche nei confronti della religione. Noi operiamo convinti che lavorare per l’uomo, per la sua dignità, significhi fare la volontà del Signore». Paolo Aresi da L’Eco di Bergamo di sabato 9 giugno 2007
Gli ex allievi: accolti a braccia aperte
«Il rettore ha sempre dato fiducia ai giovani». Collegio in festa anche per la prof Milly Denti
È il giorno dei festeggiamenti al Collegio Sant’Alessandro, ma anche quello dei ricordi. I 30 anni di rettorato di monsignor Achille Sana diventano un’occasione per rievocare il passato, da parte degli ex alunni e di chi è stato docente, per ripercorrere gli anni passati al Collegio sotto la guida di monsignor Sana. Sempre nella giornata di oggi viene festeggiata una persona che ha ricoperto entrambi i ruoli: prima studentessa al liceo classico poi insegnante di lingua e letteratura inglese, Milly Denti riceverà un premio alle 17 in occasione dell’incontro annuale degli ex allievi. La professoressa è considerata una colonna portante della storia del Collegio vescovile, per il suo carisma e la sua energia, ma anche per il suo spirito fortemente multiculturale, che la vede in prima linea nell’organizzare gemellaggi e scambi culturali con le scuole di mezzo mondo. Oggi la professoressa ricopre vari incarichi di responsabilità al Sant’Alessandro, è membro del Comitato di gestione, collaboratrice del preside, responsabile del progetto per la gestione della qualità e direttore responsabile del quindicinale scolastico «Sant’Alessandro ». Tra gli ex docenti del Collegio figura anche il critico d’arte Fernando Noris, che vanta un’esperienza di 22 anni come insegnante di Storia dell’arte al liceo classico e la cui carriera di docente si conclude proprio oggi alla scuola media di Trescore, in vista della pensione. «Ho deciso di passare alle medie proprio seguendo un insegnamento di monsignor Sana, secondo cui alle medie si ha più possibilità di incidere a livello educativo sui ragazzi. Monsignor Sana lo ricordo soprattutto come un uomo saggio e lungimirante, che sa guardare avanti e precorrere i tempi. Ha un grande interesse per i beni culturali ed è stato lui vent’anni fa a darmi l’incarico di catalogare il patrimonio storico e artistico di cui il Collegio si era ritrovato in possesso. Ricordo anche il progetto per la certificazione di qualità della scuola, partito una quindicina di anni fa dopo un dibattito tra le scuole cattoliche. Oggi si parla moltissimo di qualità della scuola, allora eravamo veramente in anticipo». Un ricordo affettuoso di monsignor Sana viene anche e soprattutto da chi l’ha conosciuto come studente: come Gianpietro Masserini, meglio conosciuto come «il Masse», diplomato al classico nell’84 e oggi attivo nel gruppo degli ex allievi, che del rettore ricorda le lunghe discussioni a proposito dei suoi capelli ritenuti troppo lunghi – «allora ero un po’ una testa calda» – e il primo traumatico impatto con le lezioni di religione tenute da monsignor Sana in persona. «Lui ha parlato per un’ora e io mi sono reso conto di non aver capito niente, ho pensato seriamente di cambiare corso di studi, ho cominciato a capirlo solo dopo gli anni del liceo. Credo che la migliore caratteristica de "l’Achille", così lo chiamo io, sia la sua capacità di riporre fiducia nei giovani che gli stanno vicino». Anche Filippo Crippa si ritrova abitualmente con gli ex allievi, di cui è stato anche il presidente: «Certe battute e commenti di monsignor Sana animano ancora oggi le nostre cene – racconta –. Non ha mai avuto l’impostazione cattedratica, è sempre stato concreto, schietto, parlava senza perifrasi. E riusciva a rendere interessanti le sue lezioni di religione, una materia che spesso viene sottovaluatata e trattata dagli studenti come di serie B». Federico Cabrini ha frequentato le medie al Collegio nei primi anni ’80 e del rettore ricorda soprattutto il suo essere sempre presente: «Tutti i giorni eravamo sicuri di vederlo per i corridoi, sempre con una battuta per tutti. Una persona splendida, autorevole, ma non autoritaria, infaticabile. Sono stato a trovarlo lo scorso febbraio dopo molti anni in cui non ci siamo visti e lui mi ha accolto a braccia aperte, si ricordava i nomi dei miei compagni e dei miei professori come se fosse ieri ». Monica Colombo da L’Eco di Bergamo di sabato 9 giugno 2007
Matematica, premi agli studenti da podio
Matematica che passione. Gli studenti bergamaschi anche quest'anno hanno dato
prova della loro abilità partecipando, e soprattutto vincendo, a tutte le
manifestazioni di giochi matematici, dalle Olimpiadi ai campionati organizzati
dall'Università Bocconi.
Al Collegio vescovile Sant'Alessandro il tradizionale appuntamento di fine anno
con tutti i piccoli geni che sono stati premiati con un assegno dalla Banca
Popolare di Bergamo-Credito Varesino. «È un'occasione per gratificare gli
studenti che sono entusiasti di partecipare a questo tipo di gare», ha
sottolineato Maria Cristina Sonzogni, responsabile provinciale delle Olimpiadi
della matematica 2007. Hanno ritirato il premio, consegnato da Silvana Fassi
della Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino, Andrea Broggi, Gianluca Doria,
Marcello Fumagalli, Stefano Girardi, Diego Grassi, Fabio Maffioletti, Francesco
Nani, Fabio Pizzigalli, Andrea Truzzi, Federico Zonca e Pietro Patelli del Sant'Alessandro;
Davide Galliani del Liceo scientifico di Caravaggio, Paolo Perrone del
Mascheroni, Francesco Basso Basset e Luca Ghibelli dell'Amaldi di Alzano, Paolo
Carniti e Marco Savi del Lussana, Mauro Mantegazza del Natta. Da L’Eco di
Bergamo di martedì 12 giugno 2007
«Un anno a Bergamo, come in
famiglia»
I racconti di tre studentesse straniere in città con Intercultura. E in 30 sono
pronti a partire
Non hanno dubbi, le tre ragazze straniere che hanno trascorso un anno a Bergamo
grazie a Intercultura e che tra poco torneranno a casa: prima o poi in Italia ci
ritorneranno. Ad Erika, norvegese, sono piaciute tanto le città d'arte; Freyja,
islandese, dovrà ritornare perché qui ha trovato il fidanzato; e Pei, cinese, ha
già deciso che frequenterà qui l'università. Un'esperienza quindi del tutto
positiva per le tre ragazze, che sono state ospiti in famiglie bergamasche e
trattate come figlie, compresi i turni per lavare i piatti e l'obbligo di
rientrare ad orari prestabiliti la sera, e hanno frequentato la scuola
superiore, che ha permesso loro in pochi mesi di imparare un ottimo italiano.
«All'inizio è stata dura – racconta Erika, 18 anni, che ha frequentato il liceo
artistico ed è stata ospitata prima a Villongo e poi a Bergamo – mi esprimevo a
gesti ed era difficile ambientarsi. Poi pian piano le cose sono andate meglio,
con il cibo mi sono dovuta mettere in riga perché avevo messo su 10 chili». Lo
stesso vale per Freyja, 18 anni, ospite di due famiglie a Brembate e studentessa
a Presezzo: «Abbiamo visto posti stupendi e le famiglie sono state gentili, mi
hanno aiutato molto ad imparare l'italiano correggendomi. Anch'io sono subito
ingrassata a forza di pasta e lasagne».
«All'inizio il cibo proprio non mi piaceva – racconta invece Pei, 16 anni, che
ha studiato al liceo Sant'Alessandro e ha vissuto ad Azzano San Paolo –, una
sera ho preparato dei piatti cinesi per la mia famiglia ed è stato un successo.
A scuola ho studiato i Promessi Sposi, è una bella storia». Che cosa non è
piaciuto dell'Italia? Freyja ed Erika hanno trovato i loro coetanei un po'
chiusi, mentre a Pei non è piaciuto vedere quanto sia diffusa l'abitudine di
fumare. Oltre alle tre ragazze che hanno passato qui un anno intero, dallo
scorso settembre sono venuti a Bergamo per periodi più brevi un canadese, un
americano, un belga, due australiani, uno studente dalla Malesia e uno dal Costa
Rica.
I bergamaschi che sono andati all'estero sono invece una trentina, mentre
altrettanti partiranno tra pochi giorni. «Il 7 giugno faremo una cena di saluto
nel chiostro del Museo storico – afferma Mietta Rodeschini, vicepresidente
internazionale di Intercultura che vanta più di 50 anni di attività negli scambi
culturali a livello di scuole superiori –. Devo dire che Bergamo ha dei grandi
numeri in quanto a studenti che partono. Purtroppo è ancora difficile trovare
famiglie disposte a ospitare e questo è un peccato, perché è davvero
un'esperienza formativa straordinaria che cambia la vita e che in più può essere
fatta con la sicurezza di appoggiarsi a noi, un'associazione no profit con 50
anni di storia. Soltanto vivendo in famiglia si può conoscere davvero la cultura
di un Paese, ed è solo conoscendosi che si può davvero costruire la pace».
Proprio in base a questo principio Intercultura ha recentemente costituito una
Fondazione che si occuperà dei progetti speciali come l'Erasmus delle scuole
superiori e dei progetti di scambio con i Paesi islamici. Inoltre sta
promuovendo una petizione a livello europeo perché diventi obbligatorio per
tutti i ragazzi inserire nei curricula l'esperienza di un anno all'estero. Per
informazioni e dettagli, sia per studenti che volessero fare questa esperienza,
sia per famiglie interessate a ospitare, si può consultare il sito
www.intercultura.it oppure telefonare alla responsabile ospitalità Alice Gamba
al numero 333.6625639.
Monica Colombo Da L’Eco di Bergamo del 30 maggio 2007
«Servire la comunità vuol dire integrarsi»
Dal Giappone emigrate a Stezzano: Satoko e Yumie ora lavorano per favorire
l'incontro Stasera al liceo Amaldi di Azzano spettacolo all'insegna dello
scambio delle culture
Ultimo incontro interculturale di MetaMorfè prima dello spettacolo Narciso siamo
noi: canti di guarigione, in programma questa sera alle 21 nel cortile del liceo
scientifico Edoardo Amaldi di Alzano Lombardo. Il progetto, ideato dalla
professoressa Enrica Manni e che coinvolge in modo particolare gli alunni del
biennio, è stato pensato per fare della scuola un laboratorio di sperimentazione
dell'interculturalità, di principi quali il dialogo, il pluralismo e la
convivenza delle differenze.
In seguito a numerosi incontri con esperte sulla religione ebraica, sulla
letteratura iraniana e sulla scrittura ideografica, sullo sciamanesimo, sulle
poesie africane e quelle giapponesi, dopo aver ospitato a scuola una mostra di
maschere africane legate ai riti d'iniziazione, sono intervenute nell'aula magna
del liceo le signore giapponesi Satoko Nagashima e Yumie Miura per sperimentare
assieme ai ragazzi di 1ªB, 1ªC e 1ªH l'antica tecnica degli origami.
«Molto più di un gioco creativo artistico – ha spiegato Yumie –, la tecnica
degli origami è alta matematica, un metodo che viene utilizzato per
rappresentare le forme della geometria dello spazio per prendere confidenza con
la terza dimensione, costruendone gli oggetti più comuni. Una tecnica introdotta
anche nelle scuole elementari giapponesi per far sviluppare il cervello
attraverso la manualità fine».
Dopo una breve introduzione teorica sulla cultura nipponica, i ragazzi, guidati
passo per passo dalle maestre giapponesi, hanno realizzato con la tecnica degli
origami le buste che conterranno la locandina dello spettacolo di questa sera.
«È un'esperienza molto interessante – dice Satoko – perché i ragazzi sono
curiosi, interessati all'argomento. Sono disposti ad aprire le loro menti ad
altre culture, a guardare le cose da un diverso punto di vista per scoprire un
differente modo di vivere. Inoltre, hanno più o meno l'età dei miei figli,
quindi per me è come se fossero proprio miei figli ed è un piacere relazionarmi
con loro». Satoko Nagashima, cinquantunenne proveniente da Chiba, a sessanta
chilometri da Tokyo, è in Italia da quasi vent'anni. Ha lasciato la sua
famiglia, il suo Paese, dov'era impiegata nel settore trasporti, per partire
come volontaria della «Federazione internazionale di famiglie per la pace nel
mondo». Quattro mesi in Inghilterra e sei anni in Germania, dove ha conosciuto
il suo attuale marito, il bergamasco Alessandro D'Adda, poi ancora un anno e
mezzo a Roma prima di poter raggiungere stabilmente il marito a Stezzano. Oggi è
casalinga, madre di quattro figli, e fa attività di volontariato per disabili e
anziani del suo Paese.
Yumie Miura, invece, cinquantacinquenne proveniente da Shimanè, ha lasciato la
sua professione di insegnante elementare nel 1984 per raggiungere il marito
Toyoki Miuri, responsabile del settore import/export di un'azienda tessile e che
era a Stezzano già da nove anni. Entrambe collaborano da diversi anni con il Cem
(Centro educazione alla mondialità), per concretizzare proposte di intercultura
sul territorio bergamasco, per promuovere attività che facciano conoscere la
loro cultura nel Paese dove attualmente vivono. «Noi vogliamo bene alla gente
bergamasca – aggiunge Satoko – e vogliamo collaborare, fare qualcosa di buono
per la società italiana. Purtroppo molte persone si chiudono, fanno fatica a
entrare in contatto con chi ha una cultura diversa, e le occasioni di
interscambio in cui potersi raccontare sono molto poche. Forse se noi immigrati
imparassimo a metterci a servizio della comunità ospitante, questo ci aiuterebbe
a integrarci meglio».
Alla mattinata dedicata agli origami era presente anche una sedicenne cinese,
Pei Ouyang, a Bergamo da otto mesi grazie all'Associazione Intercultura, ex Afs
(American Field Service), che permette a ragazzi e ragazze di seconda liceo di
trascorrere un anno in una scuola straniera, riconoscendo legalmente l'anno di
studio. La ragazza, proveniente da Jioujiang, vicino a Shanghai, è ospite del
liceo scientifico Sant'Alessandro di Bergamo e resterà in Italia ancora per un
paio di mesi. «Sono occasioni di scambio di culture molto interessanti – dice
Pei –, ai ragazzi piacciono queste attività e forse bisognerebbe ripeterle più
spesso».
Stefania Barcella Da L’Eco di Bergamo del 29 maggio 2007
Dopo 30 anni dietro la cattedra, il 9 giugno un premio che riunirà nuovi ed ex allievi. «Ma il mio sogno è mezzo secolo di insegnamento»
Il Sant'Alessandro festeggia Milly Denti, la prof dei gemellaggi
Milly
Denti (Emilia all'anagrafe), 53 anni, è un pezzo di storia del Collegio
vescovile Sant'Alessandro di Bergamo, prima come studentessa (maturità classica
nel '72) e poi come insegnante di lingua e letteratura inglese dal 19 settembre
del '77.
Trent'anni tutti filati dietro la cattedra al Sant'Alessandro, prima alle medie
e al ginnasio, poi nei licei (classico e scientifico). Davvero una ricorrenza da
festeggiare. La scuola le consegnerà un premio durante l'incontro annuale degli
ex allievi, sabato 9 giugno alle 17.
Ci saranno tanti giovani di allora e di oggi, insegnanti, il preside e rettore
monsignor Achille Sana, per tributarle un giusto riconoscimento. Di questa prof
carismatica e poliedrica balzano subito all'occhio l'esplosione di energia, la
carica umana e il feeling con i ragazzi miscelato alla giusta severità. Quella
intraprendenza di chi usa le armi del sapere senza arroganza, per farti crescere
come persona e con una mentalità multiculturale, ereditata forse dalle origini «multietniche»
(bisnonna ebrea del ghetto di Venezia, papà emiliano, mamma lodigiana).
C'è lei alla testa dei frequenti gemellaggi tra il Sant'Alessandro e le scuole
di mezzo mondo, «esperienze importanti – spiega lei – per potenziare sul campo
l'educazione alla mondialità, fare incontrare i nostri alunni con altre nazioni,
culture e stili di vita». Nel '97 te la ritrovi così in Belgio a coltivare la
terra e accudire al bestiame, com'è ovvio insieme ai suoi alunni: «Si trattava
di uno scambio interculturale con una scuola professionale, in mezzo alla
campagna». E nel '99 c'è il viaggio più avventuroso, in Irlanda con la 5ªA
scientifico: in quel frangente te la vedi al volante di un minibus, naturalmente
con guida a sinistra (i panni di autista, assicura, li indossò per contenere i
costi agevolando i ragazzi).
Per farti amare i testi in lingua, passa con disinvoltura da Shakespeare ai
celebri romanzi per ragazzi come «L'isola del tesoro» di Stevenson alla grande
poesia romantica, e in classe è sempre intenta a progettare e sperimentare su
più fronti. Ciò l'ha portata persino a tradurre dal francese in italiano la «Médée»
(Medea) composta da Charpentier, visto che dell'autore esistevano solo
traduzioni in tedesco e in inglese.
Ora Milly Denti spera che il suo lavoro venga pubblicato: ha tradotto
Charpentier nel 2004-2005 nell'ambito di un percorso interdisciplinare, ma se
fosse sulla macchina del tempo, alla antica Grecia la professoressa preferirebbe
il Rinascimento: «È un periodo di scoperte – spiega –, invenzioni e
contrapposizioni anche violente tra vari aspetti culturali».
Non a caso al Sant'Alessandro Milly Denti è tutor per studenti stranieri,
referente per gli scambi scolastici internazionali e formatrice per l'educazione
alla mondialità. Un bagaglio di esperienze e professionalità davvero
invidiabile, maturate sul campo in abbinamento ai numerosi corsi di formazione e
aggiornamento (in prevalenza sul versante antropologico) anche in contesti
internazionali prestigiosi come l'Università di Cambridge. Tra i vari incarichi
di responsabilità al Sant'Alessandro, è anche membro del Comitato di gestione,
collaboratrice del preside, responsabile del Progetto per la gestione della
qualità, direttore responsabile del quindicinale scolastico «Sant'Alessandro».
La mentalità interculturale, comunque, resta il file rouge. Questo è il filtro
dello sguardo con cui ai suoi alunni fa leggere e interpretare la realtà, sempre
con la stessa passione di trent'anni fa e che conserva per il futuro.
«Il mio sogno – ammette lei – è poter festeggiare i cinquant'anni d'insegnamento
e mettere a disposizione la mia esperienza ai colleghi più giovani». E gli
auguri, a questo punto, sono d'obbligo.
Teresa Capezzuto
Da L’Ecod di Bergamo di lunedì 28 maggio 2007

I giorni della caccia Al via i «quaderni» del Sant'Alessandro
«I giorni della mia caccia» è il titolo della prima
opera letteraria pubblicata da Alessandro Balestra, docente di Lettere al liceo
scientifico Sant'Alessandro di Bergamo. E proprio il collegio vescovile Sant'Alessandro
ha deciso di inserire il lavoro di Balestra come primo numero della nuova
collana editoriale «I piccoli quaderni». Spiega Eugenio Donadoni, docente di
filosofia e bibliotecario del Collegio: «Questa collana affianca quella
maggiore, chiamata appunto "I Quaderni". Si avvertiva l'esigenza di trovare uno
sbocco editoriale per le piccole produzioni letterarie dei docenti ma anche
degli allievi e dei genitori spaziando dalla narrativa alla poesia alla
saggistica. Questo di Alessandro Balestra è il primo numero, un piccolo libro
che mescola poesia e narrativa».
Un piccolo libro elegante, dalla veste grafica curata da Domenico Gualandris e
da Paola Aymon, architetto e insegnante del S. Alessandro. Balestra, 44 anni,
abita a Bergamo ma ha origini brembane. Si legge nel risvolto di copertina: «Fin
dall'infanzia segue il padre al capanno di caccia, dove si appassiona all'arte
venatoria e alla montagna». E la montagna e la caccia sono protagoniste di
questi scritti che sono stati presentati nei giorni scorsi al Sant'Alessandro a
cura del docente Giacomo Paris e del rettore, monsignor Achille Sana.
Pagine sobrie dove tengono campo le descrizioni di ambienti e di stati d'animo,
descrizioni pennellate in maniera essenziale, frugale. Non ci sono concessioni
alla retorica, Balestra scrive con prosa diretta, asciutta, ricorda, ma non
concede spazio al nostalgismo.
Ricorda la sua prima impresa da cacciatore, l'uccisione del primo tordo, con
semplicità. Scrive: «Lo raccolsi e gli lisciai con cura il dorso olivastro, poi
mi diressi di fretta verso il capanno dove mio padre, che aveva già capito tutto
perché si era affacciato alla feritoia, mi accolse con un sorriso sereno e
comprensivo: "Vé sa col tò durt, ignorànt!". A distanza di tanti anni quella
prima azione di caccia solitaria occupa ancora un angolo particolare nel mio
cuore di cacciatore, che si commuove al ricordo del volto di mio padre quando,
pieno d'orgoglio, corsi da lui con il mio uccelletto fra le mani. Proprio allora
ho capito che la caccia è uno stato dell'anima, un inestricabile groviglio di
emozioni, lontane da qualsiasi tipo di violenza».
Balestra esprime il paradosso della caccia, dell'amore per la natura, per la
vittima stessa, e l'emozione dello sparo, del mettere fine alla vita di un
animale: sensazioni che si collegano all'essenzialità dell'esistere. Vengono in
mente brani di Dino Buzzati. Scrive ancora Balestra: «Le raffiche di tramontana
scendono dal Pizzo e rombano nella faggeta, sollevando da terra nuvole
disordinate di foglie rinsecchite. Il vento mi colpisce e sferza il mio corpo
intirizzito che si scalda un po' dopo molti passi veloci sullo stretto sentiero
aggrappato alla costa che conduce all'antica pieve di legno e sassi».
P. A.
Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 9 maggio 2007
Addio professor Locatelli voce della Valle Imagna
È morto a 91 anni l'insegnante studioso delle tradizioni montane
Forte l'impegno nella scuola, dal Lussana al Sant'Alessandro
VALLE IMAGNA All'età
di 91 anni si è spento nella sua abitazione di Bergamo, in via Crescenzi,
Costantino Locatelli, esemplare figura di insegnante, oltre che appassionato
ricercatore e testimone della cultura e delle tradizioni della montagna
bergamasca, in particolare della Valle Imagna. I funerali si terranno domani
alle 15 partendo, su espressa volontà dello scomparso, dalla casa natale di
Brancilione di Sopra, piccola borgata di Corna Imagna, nel cui cimitero avrà
luogo la sepoltura. Le esequie si terranno nella chiesa parrocchiale di
Locatello.
Lo chiamavano «la voce della valle» e della Valle Imagna Costantino Locatelli
era una delle figure più note e rappresentative. Negli ultimi tempi la malattia
l'aveva costretto a Bergamo, ma il suo cuore era sempre lassù, a Bransiù de
Sura , dove fino a un paio d'anni fa era solito trascorrere lunghi periodi
nell'antica dimora di famiglia, con la rustica stalla che compare più volte nei
suoi ricordi d'infanzia. Nato il 22 novembre del 1915, dopo la laurea in Lettere
classiche all'Università Cattolica di Milano (era il giugno del 1940) aveva
condiviso la sorte di tanti giovani della sua età: arruolato, era stato inviato,
con il grado di sottotenente di fanteria, sul fronte jugoslavo; si comportò da
valoroso e fu insignito della Croce al merito di guerra.
Terminata la guerra, incominciò a insegnare dedicando buona parte della sua
lunga esistenza alla scuola e ai giovani: ben 35 anni come professore nella
scuola statale, prima all'Esperia e poi al liceo scientifico Lussana, di cui fu
anche preside, seguirono altri 13 anni all'Istituto Sant'Alessandro e, infine,
sei anni come preside dell'Istituto di Maria Consolatrice (scuola superiore) di
Cepino. Un incarico non casuale perché la Valle Imagna era sempre nel suo cuore.
La valle, le tradizioni, la cultura, la storia di una gente che nel corso dei
secoli aveva affrontato vicende e sacrifici d'ogni genere: erano le sue radici,
da cui non si distaccò mai.
Pur essendo andato ad abitare a Bergamo e pur tra gli impegni della numerosa
famiglia (il matrimonio con Adelaide Fin è stato allietato alla nascita di sei
figli) e quelli dell'insegnamento, il professor Locatelli era solito trascorrere
il suo tempo libero in Valle Imagna, nella casa di Brancilione. Erano giorni di
«immersione totale» nell'ambiente, nelle tradizioni e nelle consuetudini di
sempre (fino a qualche anno fa coltivava ancora l'orto accanto alla casa
natale), dedicandosi al tempo stesso a studi e ricerche.
Cordiale e arguto, suscitava in chi lo incontrava una simpatia istintiva, tanto
da divenire un punto di riferimento non solo per gli abitanti della valle e per
i frequentatori, ma anche nelle manifestazioni e nei convegni ai quali veniva
invitato per le sue doti di studioso e di ricercatore. Tra i fondatori del
Centro Studi Valle Imagna, ne fu attivissimo esponente offrendo un rilevante
apporto alla sua crescita e al suo prestigio. Non meno importante la sua
partecipazione all'attività editoriale del Centro. Il nome di Costantino
Locatelli compare, assieme a quello di Antonio Carminati, in due volumi di
grande importanza sulle consuetudini e le tradizioni della gente dell'Imagna: «Castignì
de Sansimù» e «La stala e la cà», nei quali il contributo dell'anziano
insegnante è fondamentale per la conoscenza di un mondo ormai scomparso.
Altrettanto importante la sua presenza nella realizzazione di una serie di
volumi sull'emigrazione valdimagnina in Europa: una raccolta di testimonianze di
vita, di sacrifici, di nostalgia per la casa e il paese lontani; uno dei
contributi più originali del Centro Studi alla conoscenza del patrimonio umano
della gente bergamasca. Di lui restano anche i sette volumi realizzati con
cartoline storiche della Valle Imagna, preziosi strumenti per leggere i
cambiamenti intervenuti sul territorio dal punto di vista sociale, economico,
del costumi, del paesaggio.
Uno degli scritti più noti del professor Costantino Locatelli è quello dedicato
alla «lom», la rudimentale lucerna che ravvivava le lunghe notti lungo l'Imagna.
Come le «madelaines», i celebri biscotti il cui profumo e sapore guidavano
Proust nella sua «recherche», la «lom» aveva il potere di ricordagli le quiete
serate nella stalla di Brancilione, i suoi frequentatori, la serenità di quei
momenti, la recita del Rosario… Per ultimo, il lieve soffio che spegneva la
tremula fiammella: gli abitanti lasciavano la stalla e uscivano fuori nel grande
buio della notte. Tutto era silenzio, e «nel cielo (dell'Imagna) splendevano le
stelle».
Pino Capellini
«Mi sento parte di voi»
L'ultimo omaggio di Costantino Locatelli alla Valle Imagna
VALLE IMAGNA La Valle
Imagna si è fermata ieri pomeriggio per dare l'estremo saluto alla sua «voce»,
Costantino Locatelli, scomparso domenica. E lui, avendo già pensato al momento
estremo, ha lasciato un messaggio postumo, letto ai suoi funerali.
«Se non sono mosso da presunzione - aveva scritto - vorrei esprimere il grazie
per il bene che la gente delle due comunità di Locatello e di Corna mi ha
variamente dimostrato, pur nella sobrietà di gesti e comportamenti tipici della
Valle Imagna. Sono convinto di avervi tutti amati, di sentirmi parte di voi,
anche se necessità di lavoro, di residenza, di impegni spesso ci hanno tenuto
fisicamente e topograficamente distaccati».
Così si è congedato Locatelli: nella chiesa parrocchiale di Locatello, una folla
commossa si è stretta attorno al feretro, deposto a terra sui «piodesù» della
chiesa, rischiarato dal cero pasquale e accompagnato solo da cinque rose
bianche, portate dai nipoti del defunto. Parenti, amici, ex colleghi e studenti,
concittadini e conoscenti sono venuti così a rendere omaggio a un uomo che
durante i suoi 91 anni di vita ha saputo essere, oltre che un familiare
affettuoso e un amico sincero, un insegnante esemplare, un appassionato
ricercatore e un testimone della cultura bergamasca. Nato il 22 novembre del
1915, si laureò in Lettere all'Università Cattolica di Milano; seguirono poi gli
anni sul fronte jugoslavo come sottotenente di fanteria e, al termine della
guerra, arrivò il momento dell'insegnamento: prima all'Esperia, poi al liceo
scientifico Lussana (dove fu anche preside), all'Istituto Sant'Alessandro e
infine all'istituto di Santa Maria Consolatrice a Cepino, dove rivestì
nuovamente il ruolo di preside.
A tutto questo si aggiunsero i numerosi studi, le ricerche e i volumi pubblicati
con il Centro Studi Valle Imagna, del quale fu tra i fondatori. Per Antonio
Carminati, coordinatore del Centro Studi «se ne va un uomo fondamentale per la
cultura valdimagnina». Sull'altare, attorniato da 18 sacerdoti dei paesi vicini
(presenti anche monsignor Achille Sana, preside del Sant'Alessandro, e monsignor
Antonio Pesenti, cancelliere della Curia) don Roberto Favero, parroco di
Locatello e Corna Imagna, al termine dell'omelia ha letto la lettera inviata ai
familiari dal vescovo Roberto Amadei: «Esprimo la mia partecipazione al lutto
per la morte di Costantino Locatelli. Ho sempre avuto una grande stima per
questo insegnante del quale ho apprezzato la fede robusta, la professionalità
nell'insegnamento, il senso profondo della famiglia, l'affetto per i suoi
studenti e l'amore per la sua Valle».
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Corna Imagna Lodovico Locatelli,
il sindaco di Locatello Mario Locatelli, il presidente della Comunità montana
Teodoro Merati, il consigliere regionale di An Piero Macconi, il maresciallo
Andrea Paris, comandante della stazione dei carabinieri di Sant'Omobono Terme.
Al termine la salma è stata portata al cimitero di Locatello: ad aprire il
corteo funebre numerosi alpini. «Il papà ha voluto essere sepolto nella stessa
tomba dei suoi genitori», ha spiegato la figlia Angiola.
Michela Offredi – da L’Eco di Bergamo
Gli amici:uomo schietto e curioso
«L’ho visto solo pochi giorni fa: soffriva, era a letto. Ma lucido. Mi ha riconosciuto, salutato e commosso perché anche in quel momento ho sentito il suo legame col collegio». Monsignor Achille Sana, preside del Sant’Alessandro, ha lavorato per circa sei anni insieme a Costantino Locatelli che insegnava con uno stile tutto suo: «Con i colleghi e con gli studenti emergeva immediatamente la sua schiettezza valdimagnina. Colpiva in modo particolare tutti, me compreso, la prontezza di valutazione dei fatti, degli episodi e anche delle persone. E, nello stesso modo in cui lui capiva gli altri, proprio per via della sua immediatezza, anche gli altri si mettevano subito in sintonia col professor Locatelli». Buoni rapporti sì, ma anche una certa rigidità: «Lo sa che lui normalmente rimandava quasi tutta la classe a settembre? E ai miei dubbi, alle mie obiezioni rispondeva serafico: "Guardi che l’anno scolastico dura fino a settembre". E via, tutti a riparare le sue materie». Nonostante questo era molto amato dai ragazzi: «Tanto era duro sul latino e la grammatica, tanto era disponibile a far vivere agli studenti un pezzo di vita in Valle Imagna. Nei weekend li invitava a casa sua e li ospitava. E si divertivano, eccome se si divertivano». Mancherà a molti Costantino Locatelli, lo conferma Massimo Centini che, in veste di consigliere del Centro Studi Valle Imagna l’ha conosciuto una decina d’anni orsono: «Ironico, curioso, giovane. Era un piacere conversare con lui di tante cose, a cominciare, non se lo immagina, dalla "mia" Torino dove lui studiò quando io non ero ancora nato. E me la descriveva con passione, quella Torino che non c’è più». Il professor Centini è rimasto colpito dalla concretezza di questo intellettuale: «Ricercatore, studioso sì, ma insieme ricco di pathos, di amore per la terra. No, non è facile oggi incontrare gente così», conclude.
R. d. C.
Corso musicale al Liceo Sant'Alessandro
A partire dal prossimo
anno scolastico verrà attivato al liceo classico del Collegio Vescovile Sant'Alessandro
un percorso musicale. Il collegio dei docenti, infatti, nella riunione di
giovedì scorso ha approvato, all'unanimità, la proposta del preside, monsignor
Achille Sana, di dare la possibilità agli studenti della scuola media, che già
hanno intrapreso lo studio di uno strumento, di poter continuare la loro
formazione musicale anche una volta iscritti al liceo classico.
Questa possibilità esiste già da tempo per gli alunni del liceo scientifico,
liceo che, addirittura, prevede un vero e proprio indirizzo musicale anche se
dopo lo stop del ministro Fioroni alla riforma Moratti della scuola secondaria
il diploma di maturità resta quello di un normale liceo scientifico. «Il
progetto – ha spiegato monsignor Sana – è nato dalla richiesta dei genitori di
numerosi studenti della scuola media. Questa richiesta evidenzia come ormai sia
sempre più estesa da parte dei ragazzi la voglia di musica, intesa come
educazione al suono e alla pratica strumentale. Del resto ciò avviene già da
tempo in molte altre nazioni, mentre in Italia l'educazione musicale è sempre
stata un po' la cenerentola delle discipline scolastiche. I giovani invece
chiedono da tempo la possibilità di approfondire l'esercizio della musica, sia
come teoria e solfeggio, sia come studio di uno strumento. Non ultimo –
sottolinea monsignor Sana – siamo stati spinti ad avviare questa esperienza
anche al classico dopo la positiva esperienza di questi anni al liceo
scientifico».
«La proposta dell'indirizzo musicale allo scientifico – ha precisato a questo
proposito la vicepreside Milly Denti – proseguirà anche in futuro grazie alla
possibilità offerta dall'autonomia scolastica di ridurre del 15 per cento il
monte ore di alcune discipline. È così possibile inserire nel piano orario lo
studio della teoria e della pratica musicale. Cosa diversa invece – precisa la
docente – è il percorso musicale al classico perché il curriculum scolastico
resta inalterato, infatti le quattro ore da destinare alla musica vengono
recuperate dalle attività integrative (due ore) dal recupero (1 ora) e
dall'uscita da scuola posticipata di un'ora ora il sabato». Il progetto del
percorso musicale è stato reso possibile grazie alla collaborazione dei docenti
dell'Accademia musicale di Santa Cecilia di Bergamo che già prestano servizio
presso il liceo scientifico ad indirizzo musicale.
Tiziana Sallese
Da L’Eco di Bergamo di domenica 25 febbraio 2007
Il fascino lieve della poesia luminosa di Edda Ghilardi Vincenti
D elicatezza e forza,
del cuore e della mente, convivono in equilibrio nei versi gentili e luminosi di
Edda Ghilardi Vincenti. È con il fascino lieve ma insistente della sua poesia,
che l'autrice bergamasca, da quando ha pubblicato il suo primo libro,
Emozioni nel 2002, riesce a conquistare i favori di un pubblico affezionato
di lettori e a ottenere riconoscimenti prestigiosi in alcuni dei numerosi premi
di poesia diffusi nella nostra penisola.
Da quando ha lasciato l'insegnamento di Lingua e letteratura inglese, che ha
esercitato anche a livello universitario, Edda Ghilardi Vincenti è tornata alla
sua precoce passione per la poesia, e grazie all'aiuto di un'amica, che l'ha
convinta e sostenuta nel suo sforzo letterario, ha cominciato a pubblicare i
suoi versi in diverse raccolte. Oltre a quella già citata del 2002, Sognando
dell'anno successivo, Vele dell'anima e Tra terra e cielo del
2004, e ancora Paris Paris , una silloge di poesie in francese e in
italiano, Lungo il fiume dei pensieri e Sui sentieri della vita
nel 2006, ed è fresco di stampa il suo nuovo libro Scorrono i giorni
della casa editrice Ibiskos.
Con questa sua ricca produzione la Ghilardi Vincenti si è ritagliata un posto di
tutto riguardo all'interno di uno dei microcosmi che compongono il quadro più
ampio della poesia in Italia. Non è infatti nella sperimentazione linguistica o
nel rispecchiamento delle contraddizioni della nostra contemporaneità che
l'autrice trova alimento per la sua scrittura. Il suo «diario dell'anima», come
lo definisce il critico Manrico Testi, rievoca echi di pascoliana e leopardiana
memoria, e i temi della memoria, degli affetti familiari, la contemplazione
della natura e la meditazione sui valori alti della vita creano un tessuto
ammaliante di serenità, anche nella tristezza, di gratitudine anche dopo
l'esperienza del dolore. Sono moltissimi i riconoscimenti che in questi anni la
Ghilardi Vincenti ha ottenuto con le sue poesie, alcune delle quali sono anche
inserite in antologie letterarie. Nel solo mese di dicembre dello scorso anno,
sono state ben cinque le manifestazioni nelle quali la Ghilardi Vincenti è stata
premiata, da Santa Margherita Ligure a Milano, Messina e Firenze, dove Sui
sentieri della vita (Ibiskos) si è aggiudicato il 3° posto ex aequo nella 9ª
edizione del concorso dell'ACSI «Firenze capitale d'Europa».
La voce chiara dell'autrice si unisce alla fermezza etica nell'affermare,
insieme alle bellezze che ci vengono offerte dalla vita, anche il fondamento
della prima tra tutte le regole, quella dell'amore donato, in cui si rivela «il
senso della vita». Non è mai la pur dolce e sottile malinconia di certi versi a
prevalere - «Come nebbia/ scende lento il tramonto/ tra gli alberi cupi/ come
cimiteri/ e case spoglie/ di luce e colore» - quanto la distesa radiosità di
un'anima disposta sempre al bene e al bello: «E negli occhi rimane ancora/ la
splendente, radiosa immagine/ di un lago di intenso azzurro,/ dalle acque
quiete, dolce pace/ per gli occhi e per l'anima, uno scrigno/ splendido per il
sole al tramonto...».
Non esita, Edda Ghilardi Vincenti, a parlare della necessità di un «messaggio»
per la poesia di oggi, che serva a «risvegliare le coscienze» e a farle
riflettere «sui mali della società: l'egoismo, l'edonismo, l'indifferenza».
Anche per questo la poesia deve arrivare a tutti, e il suo dettato deve essere
piano, lineare, comprensibile sin dalla prima lettura perché, come recita una
frase particolarmente amata dall'autrice, tratta da I raggi e le ombre di
Victor Hugo: «...la poesia è la stella che conduce a Dio, re e pastori».
Maria Tosca Finazzi
Da L’Eco di Bergamo di martedì 9 gennaio 2007
Al Sant'Alessandro la sfida a colpi di numeri e quesiti
Matematica,
che passione! Uno degli spauracchi storici della scuola è per pochi studenti, a
dir la verità eletti, un vero e proprio divertimento. In questi giorni, al
Collegio vescovile Sant'Alessandro, si è svolta la fase provinciale delle
Olimpiadi di matematica organizzate dall'Unione matematica italiana che fa capo
alla Scuola superiore Normale di Pisa. La sfida a colpi di problemi e
dimostrazioni ha impegnato 54 alunni provenienti dalle scuole superiori di
Bergamo e provincia che, per tre ore, si sono cimentati con calcoli e numeri.
«Prima di partecipare a questa fase dei giochi – spiega Francesco Persico,
docente di matematica e fisica al Sant'Alessandro – i ragazzi sono stati
selezionati nei rispettivi istituti. I test che sono chiamati a risolvere adesso
verranno corretti secondo criteri e modalità stabilite a livello nazionale.
Dopodiché i risultati saranno trasmessi all'Unione matematica che provvederà a
individuare quanti e quali studenti avranno accesso alla fase regionale e quindi
a quella nazionale che si terrà in maggio a Cesenatico». Per tutti i ragazzi che
vi prendono parte, la gara è anche una sfida con se stessi perché devono mettere
in campo anche la loro capacità di intuito e ragionamento. «I quesiti – prosegue
– non sono strettamente legati ai programmi e quindi la gara è rivolta agli
studenti del biennio e triennio. Certo, i ragazzi che hanno già svolto
determinati programmi o che provengono da alcuni istituti di indirizzo si
sentono più a loro agio. I quesiti richiedono intuizione, abilità matematica e
creatività nell'individuare il percorso da compiere per giungere alla
soluzione».
Nella fase provinciale della gara i ragazzi hanno dovuto risolvere 18 quesiti,
divisi in tre gruppi diversi: 12 a risposta multipla, 4 a risposta numerica e 2
di tipo dimostrativo algebrico e geometrico. «Tra i concorrenti – precisa
Persico – la percentuale più alta è di maschi. Le ragazze che di solito li
battono in diligenza, impegno e nel profitto scolastico, in questo tipo di prova
non tradizionale cedono il passo all'intuito e alla capacità di saper vedere il
problema. Non mancano naturalmente anche i geni tra le femmine». Una tra tutte -
ricorda Persico - è Susy Grassi, una nostra studentessa con il pallino per i
numeri che adesso frequenta il quarto anno della facoltà di matematica. Del
resto la famiglia Grassi ha proprio un debole per la matematica: infatti anche
quest'anno per la fase provinciale sono stati selezionati, oltre ad Andrea
Truzzi, anche i due fratelli di Susy, Fabio e Diego che poco tempo fa si sono
aggiudicati i «Giochi di Archimede», rispettivamente nella gara del Biennio e in
quella del Triennio. Per Fabio è la prima volta, mentre Diego ha bissato il
successo dell'anno scorso migliorandosi di ben 40 punti, passando da 60/125 a
100/125 punti. Ma rimane imbattuto il record di 111/125 punti della sorella Susi
che resiste dal 2002.
Tiziana Gallese
Da L’Eco di Bergamo di sabato 24 febbraio 2007
Il bergamasco Giulio Terzi nominato ambasciatore
È giunto al top della
carriera diplomatica Giulio Terzi di Sant'Agata, bergamasco, nominato
ambasciatore dal Consiglio dei ministri. La nomina di Giulio Terzi, che era già
ministro plenipotenziario, è un importante passo in avanti in una carriera che
l'ha visto protagonista di tante esperienze in giro per il mondo a rappresentare
l'Italia. Un'attività iniziata a 27 anni dopo la laurea in Giurisprudenza, con i
primi incarichi a Parigi, Ottawa, e a Vancouver dove è stato reggente del
Consolato generale. Quindi un incarico alla Nato di Bruxelles come primo
consigliere e ancora ministro consigliere all'Onu. Nel 2002 Giulio Terzi, figlio
del marchese Giuseppe, proprietario della tenuta di Tresolzio a Brembate Sopra,
è partito alla volta di Tel Aviv dove è rimasto, quale ambasciatore italiano,
fino al 2004 quando invece è rientrato in Italia alla Farnesina come
vicesegretario generale del ministero degli Esteri, allora guidato da Gianfranco
Fini.
L'altro giorno, su proposta di un altro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema,
di diverso colore politico rispetto al predecessore ma a quanto pare dello
stesso parere, il bergamasco ha compiuto l'ultimo passo in avanti. Già, perché
la nomina ad ambasciatore di grado è condivisa in Italia con soli altri
ventisette diplomatici. Sono 28 in tutto gli ambasciatori come Giulio Terzi di
Sant'Agata. Perché normalmente la nomina ad ambasciatore è temporanea, legata
cioè al periodo in cui un diplomatico viene inviato in un determinato Paese. Per
il bergamasco questa qualifica invece è definitiva: è ambasciatore anche in
Italia. Come adesso che prosegue nel suo ruolo di direttore generale degli
affari politici della Farnesina.
Il giusto premio per uno che «non molla mai»: così lo descriveva qualche anno fa
Francesco Paolo Fulci, per anni ambasciatore italiano all'Onu, che ha lavorato
con Giulio Terzi sia all'ambasciata canadese sia alla Nato e alle Nazioni unite.
«Non molla mai e alla fine riesce sempre a far prevalere il suo punto di vista,
che sono poi gli interessi italiani. Infatti ha collezionato una catena di
successi. Quando era consigliere commerciale a Ottawa, per esempio, le
esportazioni Italia-Canada sono triplicate».
Un altro estimatore è l'ex ministro Mirko Tremaglia, pure bergamasco a cui da
sempre stanno a cuore i contatti con il resto del mondo. Tremaglia aveva
commentato con gioia il rientro di Terzi di Sant'Agata a Roma alla Farnesina, un
paio d'anni fa, come vicesegretario degli Esteri: «Una promozione
importantissima che dimostra come il diplomatico bergamasco sia considerato tra
i primi della classe nei rapporti con il mondo».
Oggi è Gilberto Bonalumi tra i primi a congratularsi con lui. Una quindicina
d'anni orsono, Bonalumi era stato il relatore della legge di riordino della
Farnesina, a dire il vero ancora ferma: «È davvero in vetta. E se lo merita»,
dichiara orgoglioso.
Rosella del Castello
Il secchione senza pupa in cattedra per un giorno
Era talmente stufo di
fare serate in discoteca che non ci ha pensato un attimo a togliersi i panni del
vip e rivestire quelli di studente di fisica. Alessandro Sala, il «secchione»
vincitore del reality di Italia 1 La pupa e il secchione , ha dedicato
ieri mattina un paio d'ore ai ragazzi della 5ª B del liceo scientifico del
Collegio Sant'Alessandro, dove ha tenuto una lezione su «Superconduttori,
semiconduttori e nanotecnologie». Naturalmente non poteva mancare al termine uno
spazio per le domande sulla sua esperienza televisiva da parte della
professoressa di fisica Maria Cristina Sonzogni e degli studenti.
Seduto su un banco del laboratorio di fisica e circondato dai ragazzi, Sala ha
risposto con semplicità e ironia. «Sono stato contattato dal programma, erano in
cerca di secchioni e forse hanno pensato a me perché sono socio del Mensa
(associazione che raggruppa le persone dai punteggi più alti nel test del
quoziente intellettivo). Ho pensato di buttarmi, visto che si trattava di
un'esperienza nuova, ho fatto il provino e sono stato preso».
Laurea triennale in Fisica con 110 e lode a Trieste, Sala sta studiando per la
specialistica e racconta che all'università nessuno ha arricciato il naso per la
sua scelta di approdare in tv, ma anzi, professori e colleghi sono stati i suoi
primi fan. E all'inevitabile domanda sull'effettiva veridicità del programma, è
stato categorico: «Era tutto vero, le ragazze sono davvero così. Gli autori non
ci dicevano cosa dire o cosa fare, ma dovete tenere conto che ricucendo
un'intera giornata in mezz'ora di montaggio, in pratica possono fare di te ciò
che vogliono. Inizialmente noi ragazzi ci siamo trovati un po' a disagio, si
pensava addirittura di uscire».
E mentre si susseguivano le domande su che fine abbiano fatto gli altri
concorrenti, soprattutto la «pupa» a lui abbinata, Rosy, Sala ha ammesso che
l'esperienza l'ha un po' cambiato, anche se non troppo. «Dal punto di vista
economico mi sono preso i soldi della vincita e ho guadagnato un po' con le
serate in discoteca. Per il resto oggi guardo il mondo con occhi diversi, più
smaliziati, credo ci sia sempre una crescita quando ci si scontra con una realtà
completamente nuova. E poi avrò qualcosa da raccontare ai nipotini».
Ora si torna alla vita normale di prima, dedicata alla scienza. Una scelta che
Sala consiglia vivamente anche agli studenti: «Non abbiate paura di lanciarvi
negli studi scientifici, questi sono gli anni giusti perché è in atto il
ricambio generazionale tra i professori, tutti vicini alla pensione. Tra una
decina d'anni sarete ricercatissimi».
Musica per le orecchie della professoressa Sonzogni, che ha riposto le sue
speranze nel giovane fisico anche per incoraggiare gli studenti a riempire le
facoltà scientifiche. «Ho seguito la trasmissione e sono rimasta colpita dalle
sue capacità didattiche messe in gioco con la ragazza. Ho pensato che finalmente
in tv si potevano vedere persone di un certo spessore, e che Alessandro potesse
essere un buon esempio e un incoraggiamento negli studi».
Anche nei reality show, insomma, cercando bene forse si può trovare qualcosa di
valido.
M. Col.
Da L’eco di Bergamo di sabato 24 marzo 2007
La Passione in dialetto medievale
Al Sant'Alessandro la lauda che veniva cantata dai Disciplini nel '400
La Passione del
Signore evocata e riproposta nella sua somma drammaticità, con la forza e il
pathos del dialetto bergamasco medievale. Va in scena all'inizio della Settimana
santa, lunedì alle 20,30, nella cappella del Collegio Liceo Sant'Alessandro,
«Chi vol, odì del nost Signior», lauda in bergamasco medievale sugli eventi
della Passione di Cristo, dal tradimento di Giuda fino alla crocifissione, morte
e risurrezione di Gesù. A curarne allestimento e regia è Maurizio Tabani, attore
bergamasco apprezzato anche a livello nazionale quale interprete, tra l'altro,
della fiction su Marco Pantani (dove impersona il ruolo del padre), del film per
la tv «L'uomo del margine» su don Primo Mazzolari e ora impegnato sul set di
«Hotel Meina», di Carlo Lizzani. Il lavoro proposto da Tabani riprende un testo
della fine del '400, conservato alla Biblioteca Mai come «Frammento Borsetti».
Si tratta di una lauda in sessantatré quartine di novenari a rima baciata, con
un ritornello di due versi anch'essi in rima baciata ripetuto dopo ogni strofa.
La lauda faceva parte della preghiera comunitaria dei Disciplini di Santa Maria
Maddalena di Bergamo, che in occasione delle ricorrenze religiose più importanti
veniva recitata in pubblico, con partecipazione corale e grande effetto di
teatralità. «La rappresentazione, molto stilizzata a livello scenico – osserva
Tabani –, è di grande impatto emotivo, prodotto, oltre che dal tema, dalla forza
espressiva dell'antico dialetto bergamasco ben diverso dall'attuale. Si tratta
di un dialetto colto, di ricerca, di grande intensità drammatica, senza alcun
rapporto con gli accenti invece prevalentemente comici delle produzioni teatrali
in dialetto dei nostri giorni». Insieme a Tabani, che farà da narratore, saranno
sulla scena Renata Pozzi, Alessandra Ingoglia, Silvia Pesenti Barilli, Ivan
Criscuolo e e Jerry Franceschini; scene e immagini di Pierluigi Piantanida,
movimenti scenici di Monica Zanoni e musiche originali di Claudio Galante. «È la
prima volta che mettiamo in scena la Passione in una scuola: è un fatto
importante, per l'intrinseco valore religioso di questa lauda e per il recupero
culturale di parte del nostro antico retaggio linguistico», sottolinea Tabani.
La rappresentazione è aperta a tutti; ingresso libero. Sarà replicata martedì
alle 21 alla chiesa del Carmine.
Giovanni Ruggeri
Da L’Eco di Bergamo di sabato 31 marzo 2007
L'antico dialetto del '400 dà voce alla Passione
«Chi vol, odì del nost
Signor, / Cum al morì cum grant dolor». Così invita il ritornello della lauda
tardo quattrocentesca che canta in antico dialetto bergamasco la Passione di
Cristo, dal tradimento di Giuda all'incontro tra Gesù risorto e Maddalena. Il
testo, donato da Antonio Tiraboschi alla Biblioteca Mai di Bergamo, è stato
messo in scena, lunedì sera, nella cappella del Collegio vescovile Sant'Alessandro
e, ieri, al Carmine in Città Alta. «Per la prima volta – spiega il rettore del
collegio monsignor Achille Sana – abbiamo proposto in Quaresima una
rappresentazione sacra, invece degli abituali momenti di preghiera e meditazione
in cappella. L'idea è nata quasi per caso, dalla professoressa di lettere
Giuseppina Zizzo. La forza teatrale dei personaggi, la dicitura ben studiata e
comprensibile, il pubblico di genitori numeroso ed entusiasta hanno cancellato
ogni perplessità». Maurizio Tabani (narratore), Renata Pozzi (Maria), Ilaria
Moretto (Maddalena), Silvia Pesenti Barili (Maria di Betania), Ivan Criscuolo
(Gesù) e Fabiano Facchetti (Pilato) hanno recitato le quartine di novenari a
rima baciata, con toni enfatici che ricordano le laudi medievali di Iacopone da
Todi. Guidati da Monica Zanoni in un contesto scenico essenziale e accompagnati
da proiezioni di opere d'arte a cura di Pierluigi Piantanida e da musiche sacre
corali composte da Claudio Galante. Difatti è andato perduto lo spartito
originale della laude che, come tradizione medioevale, era presumibilmente
cantata in processione durante la Quaresima da singoli interpreti e da un coro,
era dramma vissuto sulla scena pubblica con una sentita partecipazione della
gente.
Elisabetta Calcaterra
Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 4 aprile 2007
Dal Sant'Alessandro aiuti all'Uganda
Con
una cerimonia all'insegna della sobrietà, nella sala Carrara del Collegio
vescovile Sant'Alessandro, gli studenti hanno consegnato a Luigi Cicciò, da
vent'anni medico volontario in Africa, la somma raccolta da novembre a oggi. Una
cifra di circa 3.000 euro che andrà a finanziare un laboratorio ortopedico ad
Arua, nel West Nile in Uganda, dove il medico, 46 anni ed ex allievo del
Collegio Sant'Alessandro, opera come volontario per il Cuamm Medici per
l'Africa, organizzazione non governativa che si occupa di salute, che ha sede a
Padova e appartiene alla federazione delle ong d'ispirazione cattolica.
Nel corso della serata Cicciò ha ripercorso la sua storia personale e
l'importanza del laboratorio ortopedico che segue i disabili e il recupero
funzionale delle persone amputate. Il laboratorio di Arua offre il suo servizio
a una popolazione di più di 2,2 milioni di abitanti, e secondo una stima
sommaria il numero delle persone disabili in Uganda ammonterebbe a circa 71.000.
Grazie alle sue cliniche mobili, il Cuamm ha identificato negli ultimi tre anni
326 pazienti amputati, 94 dei quali hanno già ottenuto protesi, mentre 220 sono
ancora in attesa di un arto artificiale. Il medico ha così lanciato un nuovo
appello perché occorre acquistare componenti e materiali per circa 60 protesi,
10 tutori, 15 corsetti lombari e 15 collari cervicali, per un costo di 14.000
euro. Per chi volesse contribuire, c'è il conto corrente postale 17101353
intestato a Cuamm, oppure fare un bonifico bancario sul conto 107890 (Abi 05018,
Cab 12101 della Banca Popolare Etica di Padova con la causale «Servizi
riabilitazione West Nile Uganda Cicciò».
Davide Agazzi
Da L’Eco di Bergamo di martedì
Reduci in lutto: è morto il professor Pietro Raffaelli
È morto all'improvviso
nelle prime ore di ieri il professor Pietro Raffaelli, una delle voci più
significative a Bergamo sulla storia del XX secolo. Lo piangono la moglie Piera
Pennati e i figli Maria Pia, Giovanni, Antonia e Enrica.
Aveva 91 anni, ma nonostante l'età avanzata non aveva mai smesso di guardare
agli anni difficili del Novecento con lucidità e spirito critico, uniti a una
singolare signorilità. Lui, che li aveva vissuti in prima persona sulla propria
pelle, poteva ben farlo. Nato a Bergamo il 30 agosto del 1915, quinto di otto
figli, maturità classica al liceo Sarpi e laurea alla Cattolica, nel 1939 finì
sotto le armi nella divisione Acqui, che finirà decimata sotto il fuoco nazista
nelle isole greche di Corfù e Cefalonia nel settembre '43. Raffaelli scampò
all'eccidio perché si trovava a Merano per addestrare reclute. Ma non alla
prigionia in Germania. Tornò a Bergamo solo il 23 agosto 1945. Nel Dopoguerra si
dedicò all'insegnamento, partecipò al Movimento ecclesiale di impegno culturale
(il Meic) e all'Unione cattolica insegnanti medi (Uciim). A riposo dal 1980, fu
preside per due anni all'istituto San Marco e al Collegio Sant'Alessandro. Non
rinunciò alla militanza politica, nelle file della Dc: fu sindaco di Nembro dal
1956 al 1960 (nell'aprile 2005 il Comune seriano lo premiò con la cittadinanza
onoraria) e vicepresidente della Provincia di Bergamo dal 1970 al 1975. Per
quasi 30 anni (dal 1973 al 2001) è stato presidente dell'associazione
combattenti e reduci di Bergamo, di cui era ancora presidente onorario. Alla
tragica vicenda della Divisione Acqui ha dedicato scritti e interventi sempre
puntuali e appassionati. Poco meno di un mese fa, il 17 dicembre, introdusse il
convegno organizzato dall'Istituto per la storia della resistenza e dell'età
contemporanea (Isrec) sul tema «Militari nella resistenza e nella prigionia».
«Un tenace difensore della memoria – così lo ricorda Angelo Bendotti, direttore
dell'Isrec –, che dietro un'apparente semplicità di modi serbava un tratto di
signorilità d'altri tempi. Fu tra i nostri primi iscritti (l'Isrec fu fondata
nel 1968, ndr) nella convinzione che anche i militari italiani prigionieri
parteciparono, a loro modo, alla storia della Resistenza. L'Isrec organizzerà
una giornata di studio per ricordare la sua figura». I funerali di Pietro
Raffaelli (la salma è composta nella camera mortuaria della Clinica San
Francesco) saranno celebrati domani alle 9 al Tempio votivo.
P. D.
Da L’Eco di Bergamo di martedì 9 gennaio 2007
Premio al patron delle agende
L'onorificenza in memoria di Lindo Castelli: fondò la Lediberg
Con una cerimonia
commovente, il sindaco di San Paolo d'Argon Elena Pezzoli ha assegnato il
premio-benemerenza «San Mauro d'oro 2007» alla memoria dell'imprenditore Lindo
Castelli, fondatore della Lediberg. Come ha spiegato il vicesindaco Angelo Pecis,
«Castelli rappresenta un esempio virtuoso per la passione e la fedeltà ai valori
che lo hanno guidato». Nella grande «Sala del sole» gremita di pubblico, dopo
l'intervento del sindaco Pezzoli, hanno preso la parola tra gli altri il vice
prefetto Lucio Marotta, il presidente della Provincia Valerio Bettoni,
l'assessore provinciale Tecla Rondi, Mario Ratti, ex presidente dell'Unione
industriali di Bergamo che, a nome del presidente di Confindustria Bergamo
Alberto Barcella, ha definito Castelli «intelligente imprenditore, illuminato da
valori etici». In sala anche il parroco don Angelo Pezzoli, sindaci e
amministratori dei paesi vicini.
Tra le testimonianze che si sono succedute, quelle di Giancarlo Finardi,
allenatore del settore primavera dell'Atalanta Calcio; Camillo Fiori, già
titolare della Johnson spa; Domenico Barbaro, rappresentante del consiglio di
fabbrica della Lediberg; del dipendente Luigi Bergamaschi e del sindacalista
Claudio Cavagna. Tre lettori hanno poi presentato la biografia di Castelli, nato
a Vertova nel 1938. Dopo l'avviamento professionale, a 15 anni inizia il suo
percorso lavorativo come apprendista legatore all'Istituto Italiano di arti
grafiche di Bergamo. Un mese dopo viene assunta anche Maria Regonesi, che
diventerà sua moglie. Dopo il diploma di ragioniere, nel 1966 si mette in
proprio: nasce così la Legatoria Castelli, in uno scantinato di Colognola.
È di quegli anni il primo contatto per la lavorazione di agende, tramite Camillo
Fiori, fondatore della Johnson di Seriate. Nel 1969 la Legatoria Castelli,
divenuta Lediberg, conta 42 dipendenti. Nel 1973 si decide di costruire lo
stabilimento di San Paolo d'Argon e nella società entrano i fratelli Pezzini.
Nel frattempo erano nati i tre figli di Lindo Castelli: Maurizio, Daniela e
Monica. Quando Castelli muore, nel 2005, i dipendenti del gruppo sono 1.450 e
quell'anno le agende prodotte sono 97 milioni. Al termine della serata Maria
Regonesi ha ricevuto il premio insieme al figlio Maurizio, che ha promesso di
continuare l'opera intrapresa dal padre, tenendo fede ai suoi insegnamenti.
Rossella Tomassoni
Da L’Eco di Bergamo
Collegio Sant'Alessandro: tre mesi di concerti
Domani, giovedì 1°
marzo, alle 11.25 prendono il via i «Concerti del sant'Alessandro», IX stagione
del Progetto Musica frutto della collaborazione fra il liceo scientifico
musicale del Collegio Vescovile Sant'Alessandro e l'Accademia musicale di Santa
Cecilia di Bergamo.
Il progetto prevede una serie di lezioni-concerto che si terranno il giovedì
fino alla fine di maggio. Tutti i concerti si terranno nella sala Bernareggi del
Collegio, ingresso da via Garibaldi 3.
Nei primi tre incontri il tema è: «Il pianoforte in Russia»: si parte domani con
pagine di Mussorgsky e Prokofiev, al pianoforte Chiara Bertoglio. L'8 marzo
pagine di Scriabin con Stefanio Gatti, Sara Costa ed Elena Monza al pianoforte.
Il 15 marzo pagine di Stravinsky e Rachmaninov con il duo pianistico Silvia
Fignelli e Cristiana Raimondi. Il 22 marzo pagine di Rachmaninov, Schedrin e
Prokofiev con Antonio Cagnazzo al piano.
A partire dal 29 marzo il tema degli incontri sarà «La musica da camera, trii
diversi». Si comincia con il Trio InUno (oboe, fagotto e piano), mentre il 12
aprile seguirà il Trio viola, clarinetto e piano (Marco Lorenzi, Marco Mazzoleni,
Giuseppe Bonandrini, Matteo Castagnoli). Il 19 aprile è in agenda il Concerto
straordinario «Spazio Trivella» del Duo pianistico Daniele e Davide Trivella. Il
26 aprile il Trio Malipiero (violino, violoncello e piano). Infine, dal 3
maggio, il tema degli incontri sarà «Gli strumenti musicali». Ne riparleremo.
L'ingegnere che fa «volare» i nuotatori
Bergamo: Alessandro Veneziani ha progettato i costumi per la squadra degli azzurri ad Atene A 37 anni premiato alla carriera dall'Accademia di scienze e lettere, fondata da Napoleone
Se Emiliano Brembilla
è riuscito a salire sul podio al terzo posto, con i compagni della 4x100
maschile, alle Olimpiadi di Atene, il merito non è solo del suo talento e dei
durissimi allenamenti. Una piccola parte di quel successo è attribuibile anche
all'ingegner Alessandro Veneziani, di Bergamo, e alla sua infinita passione per
la matematica. Senza, infatti, il costume indossato dagli Azzurri in quell'occasione
e modellato grazie a un progetto del marchio Arena proprio sul corpo di
Brembilla, non avrebbe garantito le stesse performance, in particolare, non
avrebbe distribuito in maniera tanto ottimale tessuti di diversa viscosità lungo
il costume intero ribattezzato «Power skin extreme». Merito della matematica, si
diceva. Merito del calcolo numerico e dei suoi modelli applicati ai fluidi. È
questa la specializzazione di Alessandro, 37 anni, fratello di Andrea
(consigliere comunale a Bergamo) e nipote dell'ex sindaco Cesare Veneziani.
Una specializzazione che lo ha portato ad allargare a dismisura gli orizzonti
della propria materia – dal nuoto alla meccanica, dall'ingegneria alla medicina
– e che ieri gli è valsa la consegna di un prestigioso riconoscimento: il premio
intitolato a Giovanni Sacchi Landriani (giovane matematico pavese scomparso alla
fine degli Anni '80) che l'Istituto lombardo Accademia di scienze e lettere,
istituzione fondata da Napoleone nel '700 sul modello dell'Institut de France,
ha deciso di conferirgli per la brillante carriera. Una carriera ricca di
esperienze tutte dal duplice filo della teoria e della pratica. «Da buon
bergamasco – racconta – ho sempre coltivato un interesse per gli aspetti che
hanno anche dei risvolti concreti. Ciò che mi ha affascinato fin dall'inizio è
stata proprio la possibilità di applicare i modelli matematici alla realtà in
tutte le sue diverse forme. Il destino ci ha messo come al solito lo zampino e
così, dopo il liceo classico e la laurea in ingegneria, l'occasione per dare
concretezza a questa mia vocazione è arrivata grazie all'anno di servizio civile
che ho trascorso al centro di ricerca dell'istituto Mario Negri a Villa Camozzi:
qui ho cominciato a occuparmi di emodinamica e quindi di modelli matematici
applicati ai fluidi. Il dottorato vinto a Milano e la collaborazione con il
docente Alfio Quarteroni (divenuto famoso anche per gli studi sullo scafo di
Alinghi, ndr), mi hanno fatto approdare nel 2002 al Mox, il centro di
modellistica e calcolo scientifico del Politecnico che cerca di introdurre più
matematica e rigore scientifico nello studio di processi di ogni genere:
industriali, sociali, medici». Qualche esempio? La seconda pelle dei nuotatori,
si diceva, ma Veneziani si occupa anche di meccanica e in particolare
dell'interazione tra oli e guarnizioni, collaborando con Brembo e Ducati, solo
per citare due industrie particolarmente note. Ci sono poi gli studi
sull'andamento di alcune specie come i lupi o più semplicemente quelli sui
flussi di traffico. «L'applicazione di un modello matematico – aggiunge il
giovane professore –, consente in genere di effettuare previsioni e quindi di
guidare nelle scelte con maggiore elementi a disposizione. Al di là della
versatilità del metodo, questi modelli offrono vantaggi e aprono nuovi orizzonti
soprattutto in campo medico. Che il flusso sanguigno incidesse sulla parete di
un vaso, formando placche arteriosclerotiche lo si sapeva da anni, il fatto di
simularne però tempi e modalità è un risultato più recente raggiunto proprio
grazie l'utilizzo del calcolo numerico. Da questo punto di vista le applicazioni
maggiori dei modelli matematici si hanno ora in campo cardiovascolare, io mi sto
occupando soprattutto di aneurismi cerebrali: perché si formano? Con quali
tempistiche? Sono tutte domande alle quali si può dare risposta, fornendo
preziose informazioni ai medici che in questo modo sono in grado di meglio
ponderare le scelte».
Proprio questo orizzonte così ampio è valso a Veneziani – sposato con Laura e
padre di Emma e Anna – il premio dell'Accademia di scienze e lettere che, oltre
a essere stata istituita da Napoleone, può vantare tra i suoi storici presidenti
anche Alessandro Volta e Alessandro Manzoni. Ieri alla consegna, nell'ambito
dell'inaugurazione dell'anno accademico nel Salone Napoleonico di Brera,
Veneziani si è presentato naturalmente in giacca e cravatta e, chi lo conosce
bene sa quanto questa veste non sia una tra le sue predilette. Del resto quello
matematico è anche un ambiente, per certi versi molto informale: diversamente
Veneziani non avrebbe potuto partecipare come relatore a un recente convegno a
Halle, in Germania, vestendo la magliette «Coston beach» del Bepi. «Sono un suo
fan sfegatato – spiega – e spesso ci sentiamo tramite e-mail: quella della
t-shirt è stata una specie di scommessa, ho voluto sfidarlo dimostrandogli
quanto, tutto sommato, il nostro ambiente non sia sempre così attento alla forma
e come ci si possa divertire anche insegnando matematica». Un pizzico di
goliardia, insomma. La stessa che, sempre in Germania, l'ha spinto a concludere
un intervento con l'immagine dell'Italia campione del mondo anticipata dalla
didascalia «A volte i sogni possono diventare realtà». Dalla coppa di Berlino al
podio di Atene al premio di un matematico.
Emanuele Falchetti – da L’Eco di Bergamo di venerdì 16 febbraio 2007
Campioni in matematica, pioggia di premi: Consegnati i riconoscimenti a 13 studenti, nove del Collegio Sant'Alessandro
«I giovani rappresentano
il futuro, l'entusiasmo e la creatività degli uomini di domani». Con queste
parole, ieri mattina all'auditorium del Collegio vescovile Sant'Alessandro,
Silvana Fassi, della Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino, ha voluto
sottolineare il momento della consegna dei premi assegnati dalla banca a 13
studenti delle scuole superiori.
Gli studenti premiati si sono distinti nelle gare delle Olimpiadi di
matematica e di fisica, nei campionati Kangarou e nei campionati
internazionali di giochi matematici organizzati dall'Università Bocconi di
Milano. Le gare si sono svolte sia a livello provinciale sia a livello di
istituto per gli studenti del Sant'Alessandro. Tredici i ragazzi premiati,
nove gli studenti del Sant'Alessandro: i fratelli Andrea e Stefano Truzzi, i
fratelli Fabio e Diego Grassi, Raffaello Marzani, Marcello Fumagalli, Fabio
Maffioletti, Pietro Baldini e Michela Cangelli. Quattro gli studenti
provenienti da altri istituti della provincia: Lucia Morotti del Lussana,
Matteo Mondini e Luca Ghidelli dell'Amaldi di Zogno e Davide Galliani del
Galilei di Caravaggio. Gli studenti sono stati premiati, oltre che dalla
funzionaria della banca, anche dalle insegnanti di matematica e fisica Maria
Cristina Sonzogni e Marialuisa Ruck che da anni, insieme al collega
Francesco Persico, organizzano la partecipazione degli studenti alle gare di
matematica e fisica. «Un premio – ha sottolineato monsignor Achille Sana,
preside del Sant'Alessandro – che deve incoraggiare gli studenti a fare
sempre meglio nello studio e nella vita e che deve sollecitare tutti a
mettere a frutto le proprie capacità e potenzialità». La mattinata si è
conclusa con il saggio musicale degli allievi dei primi tre anni del liceo
scientifico ad indirizzo musicale. T. S.
da L’Eco di Bergamo di mercoledì 7 giugno 2006
Greco-latino, premiato al Certamen di Firenze
Greco e latino
non lo spaventano di certo. Roberto Vedovati, studente 19enne di Villa di Serio
che frequenta l'ultimo anno del liceo classico al Collegio vescovile Sant'Alessandro
di Bergamo, è l'unico bergamasco tra i premiati al XXXII Certamen Classicum
Florentinum.
Si tratta di un concorso nazionale tra i più impegnativi, che prevede una
traduzione dal greco al latino di un brano di prosa o poesia a scelta e relativo
commento. Quest'anno i brani erano tratti dalle «Vite parallele» di Plutarco e
dalle «Troiane» di Euripide. Sei le ore a disposizione. Alla gara partecipano
solo i migliori studenti «classicisti» provenienti da tutta Italia. Roberto
Vedovati si è aggiudicato una «menzione onorevole» che gli è stata assegnata
all'unanimità. Grazie a questo brillante risultato parteciperà alla premiazione
a Firenze sabato alle 10,30 a Palazzo Vecchio. Ad accompagnarlo alla cerimonia
di sicuro ci sarà il papà Fabrizio. Sono stati invitati anche monsignor Achille
Sana, rettore e preside del Collegio vescovile Sant'Alessandro e la docente di
latino e greco Margherita Ianniello. Un risultato improntato all'eccellenza.
Ancor più visto la ristrettissima rosa dei premiati. Per la cronaca oltre alle
«menzione onorevole» per Roberto Vedovati, verranno consegnati diplomi e premi
ai primi quattro classificati: nell'ordine Elia Ruben Rudoni del «Carlo Alberto»
di Novara, Edoardo Battaglia del «Machiavelli» di Lucca, Clara Sanvito del
«Carducci» di Milano, Emanuele Vivarelli del «Dante» di Firenze. Premio
speciale, infine, a Luca Sbordone del «Nievo» di Santa Maria Capua Vetere. La
delegazione orobica era composta da tre studenti «classicisti» tutti del Sant'Alessandro:
insieme a Roberto anche Davide Poli e Laura Terzi, entrambi del penultimo anno
del classico. Roberto è molto contento e ci tiene a ringraziare anche la sua
insegnante di greco e latino, Margherita Ianniello: «La prova era impegnativa e
questo riconoscimento è stata una sorpresa. Speravo però di aver fatto bella
figura. Si tratta davvero della gara di traduzione per eccellenza, io ho scelto
di cimentarmi con il brano di Plutarco». Un bel biglietto da visita per uno come
Roberto che dopo il liceo si iscriverà a Filosofia, alla Statale di Milano. Il
Sant'Alessandro anche nelle precedenti edizioni del concorso ha visto alcuni
suoi studenti distinguersi. Quest'anno, inoltre, si sono registrati altri premi
per i «classicisti» del Sant'Alessandro. Al «Certamen Clusonense» versione «maius»,
gara nazionale di traduzione dal latino organizzata dall'Istituto «Fantoni» di
Clusone, sempre Roberto Vedovati ha ottenuto una menzione di merito mentre la
sua compagna di classe Giulia Biffi ha vinto il premio «Maida».
Teresa Capezzuto
Da L’Eco di bergamo di giovedì 18 maggio 2006
Referendum e devolution, dibattito al Sant'Alessandro
Lezione di politica vera condita da fair
play quella data ieri mattina agli studenti del collegio vescovile Sant'Alessandro
in città dagli onorevoli Antonio Di Pietro, presidente di Italia dei Valori, e
dal leghista Giancarlo Pagliarini, sul tema della devolution e conseguente
referendum confermativo di fine giugno. Sulla riforma fatta dal governo
Berlusconi, Di Pietro ribadisce il suo «no a una modifica o, per meglio dire,
una riscrittura della Costituzione fatta a colpi di maggioranza. Un nuovo
documento con il quale si avrebbe un primo ministro dai superpoteri e messo
nelle condizioni di poter comandare da solo, con un presidente della Repubblica
relegato a ruolo marginale e una Corte costituzionale meno indipendente e più
legata all'influenza politica». Pagliarini, precisando come «sarebbe opportuno
modificare la Costituzione ogni dieci anni per consentire alle generazioni
future di stare al passo con i tempi», rileva che «quando in un'azienda comanda
solo una persona è meglio. Bene quindi che anche in politica ci sia un Primo
ministro "forte" che potrebbe essere "sfiduciato" dal Parlamento». Ribatte Di
Pietro: «E se quell'unica persona comanda male? Meglio invece un bilanciamento
dei poteri che dia più garanzie per tutti». Contrapposizione anche in merito
alla podestà legislativa che spetta alle Regioni in tema di sanità, scuola e
polizia locale. «Molto bene - rileva Pagliarini - perché si comincia a dare
maggiori responsabilità immettendo una concorrenza che genera sempre risultati
migliori. È la base di un sistema federale». La preoccupazione dell'ex
magistrato di Mani pulite è per «un'Italia che non dia gli stessi diritti a
tutti, ampliando il divario Nord-Sud. È giusto avere una scuola, una sanità e
una polizia lombarda che si differenzi da quella siciliana?». Rassicura
Pagliarini: «Nella nuova riforma ci sono paletti ben precisi fissati dallo
Stato. Se, ad esempio, un abitante di Napoli vuole curarsi a Milano potrà
continuare a farlo». Per Di Pietro la proposta finale è di «votare no per poi
scrivere contestualmente, maggioranza e minoranza, un nuovo testo con due
soggetti che facciano da peso e contrappeso». Per Pagliarini una «soluzione
difficile visto che la nostra classe politica pensa solamente a delegittimare
l'avversario». Alla fine la coordinatrice Milly Denti ha invitato gli studenti
«a esercitare il diritto del voto»; tra i ragazzi, molti confermano di «avere le
idee più chiare», pochissimi gli indecisi.
Marco Conti
Da L’Eco di Bergamo di sabato 13 maggio 2006
La scuola divide otto candidati
Polemiche incrociate nel dibattito al Sant'Alessandro. «Promossi» gli studenti
Doveva
essere l'occasione per presentare i programmi e per un confronto sulle diverse
proposte per il futuro del nostro Paese, ma le polemiche e gli scontri di questa
campagna elettorale sempre più infuocata non hanno risparmiato neppure quegli
studenti del Collegio vescovile Sant'Alessandro chiamati al voto per la prima
volta.
L'intenzione era delle migliori: un incontro tra i candidati alla Camera dei due
schieramenti e gli studenti. L'obiettivo era altrettanto esplicito e dichiarato:
«È un momento formativo per fare chiarezza - aveva sottolineato all'inizio
dell'incontro Emilia Denti, vicepreside del Sant'Alessandro, che ha coordinato
l'incontro -. La politica fa parte della responsabilità personale. Ai candidati
presenti si chiede chiarezza e che ci si riferisca ai propri programmi». Ma
l'invito viene rispettato per poco e ben presto l'incontro si trasforma in uno
scontro, talvolta anche dai toni accesi, tra gli esponenti del centrodestra e
del centrosinistra, con i primi che non perdono occasione per sottolineare le
«divisioni» degli avversari e questi che, a loro volta, ricordano i ministri del
governo persi per strada in questi anni, criticano «i provvedimenti varati per i
più forti da parte della maggioranza», le magliette che «portano allo scontro di
civiltà», i «discorsi ideologici», con buona pace della chiarezza sui programmi
e del confronto. E tra un rimpallo e l'altro non mancano i richiami ai vari
candidati «scomodi» dell'una e dell'altra parte, al modello Zapatero, sino alla
tangenziale est. Quattro per parte i candidati presenti: per il centrodestra
Luca Volontè (Udc), Giorgio Jannone (Forza italia), Mario Gandolfi (An), Giacomo
Stucchi (Lega); per il centrosinistra Giuliana Reduzzi (Margherita), Antonio
Misiani (Ds), Giorgio Myallonnier (Rosa nel Pugno), Ezio Locatelli
(Rifondazione).
Tra i temi più gettonati la riforma Moratti, la libertà di scelta educativa e la
scuola pubblica paritaria. Qualche accenno anche ai temi dell'economia e del
lavoro, della famiglia e della sanità, della ricerca e della giustizia. Da
Jannone un invito pressante «ad andare a votare: il ruolo della politica è
importante. Bisogna conoscerla e dedicarsi alla politica, anche a quella
attiva». Tre le priorità indicate da Misiani: il lavoro e la necessità di creare
reti di protezione per affrontare la precarietà, il sostegno alle famiglie in
difficoltà, il rilancio dell'economia.
Ma l'incontro è stato spesso segnato da critiche reciproche e scambi di accuse.
In mezzo anche i ragazzi che, nonostante tutto, ascoltano, partecipano e fanno
domande precise e pertinenti, dimostrando grande attenzione e voglia di capire.
Al termine non manca un pizzico di delusione da parte di qualcuno presente in
sala per come si è svolto il confronto sul palco. Dal canto suo la professoressa
Denti, a margine dell'incontro, osserva che «invece i ragazzi, con le loro
domande, si sono dimostrati interessati. Pensavano di poter risolvere in questa
occasione la tanta non chiarezza di questa campagna elettorale». G. Ra.
I «Promessi sposi», come i giovani d'oggi
Davanti alla precarietà del lavoro e a case con
prezzi alle stelle chi non si è mai sentito un po' come Renzo
Tramaglino e Lucia Mondella
con un matrimonio «impossibile»?
«Non s'ha da fare, né domani, né mai»... I due
giovani, però, alla fine coronano il loro sogno: le nozze, una famiglia.
Cresciuti e rafforzati dalle difficoltà, grazie alla consapevolezza che la
Provvidenza divina è dentro la loro storia, la fede li accompagna e li
guida, lasciandoli nel contempo liberi di
scegliere. La lezione del Manzoni è sempre
attuale? Il parallelismo è quanto mai azzeccato per i giovani fidanzati in
cammino verso il matrimonio. A loro si rivolge in primis il libro «Questo
matrimonio… s'ha da fare» (Edizioni Centro
Ambrosiano, 136 pagine, 9,50 euro): l'ultima fatica editoriale di don
Silvano Caccia, responsabile del Servizio per la Famiglia della diocesi di
Milano, già insegnante di Lettere nel Ginnasio del Seminario diocesano di
Venegono Inferiore (Varese). L'autore l'ha
presentata al Collegio vescovile Sant'Alessandro
di Bergamo attraverso una conversazione con la 5ª A dello scientifico, dopo
un'introduzione di Enzo Noris, insegnante di
Lettere nei licei del Sant'Alessandro nonché
impegnato nella pastorale familiare. «I giovani hanno il desiderio di essere
una coppia stabile, di una famiglia, chiedono alla Chiesa di dare un
significato alla loro scelta di vita con il matrimonio che sostiene l'amore,
aiutato dalla fede e garantito da una fiducia reciproca – commenta don
Caccia –. Certo, i giovani domandano di essere
aiutati a formare una famiglia. La società, perciò, è chiamata a dare
garanzie di lavoro stabile, case a prezzi accessibili, servizi sociali per i
figli». Nel suo libro Caccia lascia «parlare» a lungo
Manzoni e ad ogni scena del romanzo selezionata
affianca gli strumenti per favorire la riflessione: un breve
commento, alcuni passi biblici e delle tracce per il confronto con la vita
di coppia e di famiglia. «Attraverso la narrazione di
Manzoni è possibile raccogliere una visione dell'amore, del
matrimonio e della famiglia, nella quale Vangelo e umanità
sono raccolti in armoniosa sintesi». Quale il
«sugo della storia»? Spetta al lettore individuarlo. Prima di
concludere però, l'autore offre una traccia già
ben rimarcata nella presentazione del libro, curata da monsignor Marco
Ballarini (dottore della Biblioteca Ambrosiana).
Renzo e Lucia, finalmente sposi e genitori cristiani, «conclusero
che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la
condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando
vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li
rende utili per una vita migliore».
Teresa Capezzuto
Da L'eco di Bergamo del 28 marzo 2006
Grande musica al Sant'Alessandro
Tre concerti da camera per un Festival organizzato da Iesmus e Santa Cecilia Apre il 26 marzo Natalia Gutman, poi il Trio Ciaikovskij e una maratona mozartiana
Battesimo
d'eccellenza per il Festival di musica da camera organizzato da Iesmus (Istituto
europeo studi musicali) e Accademia musicale Santa Cecilia di Bergamo. La nuova
rassegna promossa dai due sodalizi musicali cittadini e patrocinata dalla
Provincia di Bergamo sarà inaugurata domenica 26 marzo nella cornice
cittadina dell'auditorium del Collegio vescovile Sant'Alessandro con
l'intervento di una madrina d'eccezione, la grande violoncellista russa
Natalia Gutman . Con lei anche il pianista Dimitri Vinnik, il violinista
Sviatoslav Moroz e il soprano Olga Diachkovskaja per un ghiotto programma basato
su musiche di Franz Schubert, Dimitri Sostakovic e Anton Arensky. Seguiranno poi
altri due appuntamenti con ospiti di assoluto riguardo legati al mondo
dell'Accademia – il Trio Ciaikovskij in primis – andando ad arricchire quella
che già si prospetta come una festa della musica di indiscutibile caratura
artistica, un singolare trittico concertistico delle meraviglie.
La neonata manifestazione non è che l'ultimo fiore all'occhiello delle numerose
attività musicali promosse in collaborazione da Iesmus e Accademia Santa
Cecilia. Stretti in un virtuoso e rodato sodalizio, i due enti musicali
cittadini animano infatti già da alcuni anni la vita culturale e artistica
bergamasca muovendosi su più fronti, da quello concertistico a quello
divulgativo a quello propriamente didattico. Quest'ultimo, certo meno
appariscente degli altri, è pur tuttavia l'aspetto da tenere in maggior
considerazione, innanzitutto perché ha profonde radici storiche – si appoggia
infatti sulla pluriennale esperienza d'insegnamento musicale della Scuola
musicale Santa Cecilia – e perché grazie ad esso l'Accademia può a tutt'oggi
accompagnare un allievo dai primi approcci propedeutici alla musica fino a corsi
di perfezionamento di altissimo livello.
Proprio questi corsi da alcuni anni a questa parte stanno inoltre destando
l'attenzione del panorama internazionale per la grande qualità ad essi conferita
da insegnanti di assoluta caratura. Musicisti di tutto il mondo vengono a
Bergamo per frequentare le masterclass di pianoforte e di musica da camera di
Kostantin Bogino, quelle di violino di Dejan Bogdanovich, quelle di clavicembalo
e basso continuo di Edoardo Bellotti.
In perfetta sintonia con questa importante attività si pone allora il nuovo
Festival di musica da camera che, come ha detto ieri il presidente di Iesmus
Dietelmo Pavoncelli nel corso della conferenza stampa di presentazione, «vuole
essere precisamente la diretta espressione del livello musicale che la nostra
scuola di perfezionamento è in grado di proporre». Ottima musica, quindi, e pure
una dichiarazione di qualità a tutta la città. «Si tratta di una rassegna – ha
detto il direttore dell'Accademia don Gilberto Sessantini – che si accosta alle
altre pregevoli manifestazioni musicali cittadine con la particolarità di
esplicitare le potenzialità artistiche che la nostra scuola è in grado di
sviluppare».
Dopo l'inaugurazione sotto l'egida della Gutman, è previsto infatti l'intervento
di artisti strettamente legati agli ambienti dell'Accademia. Mercoledì 29
marzo il celebre Trio Ciaikovskij – formato dal violinista Pavel Vernikov,
dal violoncellista Anatole Liebermann e dal pianista, nonché fervido animatore
della scuola di perfezionamento, Konstantin Bogino – proporrà un prelibato
omaggio a Dimitri Sostakovic nel centenario della nascita. Sabato 1 aprile
è poi prevista una Maratona musicale dedicata al 250° anniversario della nascita
di Wolfgang Amadeus Mozart caratterizzata dalla presenza di numerosi musicisti
di rango internazionale molti dei quali formatisi in seno all'Accademia, nonchè
dalla presenza dell'Orchestra Sinfonica di Chioggia .
Tutti gli appuntamenti saranno all'auditorium Sant'Alessandro di via Garibaldi
3/h con inizio previsto per le 21 (fatta eccezione per la maratona mozartiana
che partirà alle 18). Abbonamenti interi 40 euro, ridotti 25 euro acquistabili
in prevendita presso Sana Casa della musica in via Taramelli 4 in città;
biglietti singoli 15 e 10 euro acquistabili anche la sera del concerto. Per
informazioni e prenotazioni tel. 335-5463084; indirizzi e mail: info@accademiasantacecilia.it
oppure iesmus@virgilio.it.
Filippo Manini
Da Bergamo alle Olimpiadi, 500 metri di emozioni
A soli 13 anni è stato tedoforo olimpico. Andrea
Mauri, che frequenta la terza media (sezione B) al Collegio vescovile Sant'Alessandro
in via Garibaldi, a Bergamo, domenica ha rappresentato la sua scuola nel lungo
viaggio della fiamma olimpica di Torino 2006. Protagonista della frazione di
circa 500 metri con partenza da via San Giorgio e arrivo in via Autostrada,
all'altezza di via Magrini. Andrea ha avuto l'onore di essere uno dei 10 mila
tedofori che si stanno passando di mano in mano la fiamma olimpica, che arriverà
a Torino il 9 febbraio e il giorno successivo illuminerà la cerimonia di
apertura dei Giochi invernali. «È stata un'emozione unica e irripetibile, mi
hanno regalato anche la fiaccola blu che ho portato davvero con orgoglio». A
seguire la staffetta la mamma Barbara, il papà Alessandro, il fratello Jacopo,
16 anni, parenti, amici e compagni di scuola del Sant'Alessandro, e una
rappresentanza dell'Unione sportiva stezzanese dove gioca Andrea, calciatore
promettente: il presidente Mario Corti e l'allenatore Giuseppe Mascheretti.
Oltre ai tantissimi bergamaschi che anche il piccolo tedoforo ha rappresentato.
Andrea ha portato idealmente alti i colori della sua città, dove è nato e
risiede insieme alla famiglia, nel quartiere San Paolo, in via Coghetti. Per
Andrea Mauri lo spirito olimpico è un valore fondamentale: «Partecipa, sorridi,
abbraccia, aiuta, coinvolgi, appassiona, ascolta, ama – così Andrea scrive in un
racconto che contiene le sue emozioni di tedoforo –. Comincia a sorridere, a
vedere che ogni cosa andrà per il verso giusto, prova a pensare sempre positivo
e cerca di trasmettere questo pensiero a tutte le persone che incontri». Andrea
i sani valori dello sport ce li ha nel sangue. Per lui è una grande passione.
«Andrea pratica come hobby il nuoto, lo snowboard, il tiro con l'arco – spiega
il papà Alessandro –. È anche calciatore a livello agonistico, gioca nell'Unione
sportiva Stezzanese, categoria giovanissimi regionali B». Sportivo lo è anche il
fratello Jacopo, 16 anni, con i colori della Pallanuoto Bergamo. Mentre la mamma
Barbara Piazza insegna educazione fisica nei licei del Sant'Alessandro
(classico, scientifico e scientifico a indirizzo musicale). E questa avventura è
un po' merito suo. L'anno scorso la professoressa ha partecipato al progetto
«Scuole in movimento», promosso dal ministero dell'Istruzione in collaborazione
con il Coni, il comitato organizzatore Olimpiadi Torino 2006 e Coca Cola.
Bisognava elaborare un progetto evidenziando come la scuola può motivare i
ragazzi ai valori di una vita sana e attiva e a una rinnovata cultura dello
sport. «Come insegnante ho inserito nel progetto tutte le attività sportive e
motorie del Sant'Alessandro – racconta Barbara Piazza –. Una speciale giuria lo
ha selezionato per la scuola media ed è passato alla fase regionale, dando la
possibilità all'istituto di partecipare alla staffetta olimpica con un
tedoforo». Domenica per Andrea è stata davvero una fiaccola di emozioni. Da
Bergamo alle Olimpiadi.
Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 1 febbraio 2006
I genitori? In gita a Parigi coi prof
Ma chi l’ha detto che in gita ci vanno solo gli studenti? Così devono avere pensato alcuni professori e genitori del Collegio vescovile Sant’Alessandro di via Garibaldi, a Bergamo, volati da Orio al Serio a Parigi per trascorrere quattro giorni alla scoperta della bellissima capitale europea. Catalizzato dal fascino e dall’atmosfera d’oltralpe, il gruppetto giusto prima delle vacanze natalizie ha fatto tappa nei luoghi più famosi di Parigi, immergendosi nella storia e nella cultura francese. A guidare i nostri turisti – una decina di genitori –in questo insolito viaggio di istruzione sono stati due intraprendenti docenti del Sant’Alessandro: il professor Franco Campana, docente di disegno e storia dell’arte al liceo scientifico, e la professoressa Caterina Arrigoni, insegnante di educazione artistica alla scuola media e al liceo scientifico. «L’idea è nata l’anno scorso dal Comitato genitori durante una visita alla mostra su Cézanne e Renoir all’Accademia Carrara. In quella sortita i genitori hanno espresso il desiderio di poter replicare l’esperienza – spiega la professoressa Caterina Arrigoni –. Parigi? Il bilancio della gita è più che positivo, ha rafforzato il legame e l’alleanza educativa che unisce i docenti e i genitori del nostro istituto». Bando al riposo, i nostri impavidi visitatori hanno macinato chilometri. Sveglia molto presto, hanno camminato senza sosta per non perdersi nulla, compresa una capatina notturna sulla Tour Eiffel. Va da sé che alla sera si tornava «distrutti» nel piccolo hotel, proprio vicino all’Opéra. Giusto qualche ora di sonno e poi, via, di nuovo in viaggio seguendo anche un itinerario pittorico che li ha portati al Musée d’Orsay, al Musée Marmottan e al Louvre dove prof e genitori hanno tra l’altro vissuto in presa diretta i più celebri capolavori come la Gioconda di Leonardo, la Venere di Milo e la Nike di Samotracia. Non è mancato un tuffo nel fascino un po’ bohèmien di Montmartre, il quartiere parigino ritrovo prediletto di molti artisti e intellettuali. A Montmartre il gruppetto ha pranzato in un suggestivo ristorantino meta di artisti parigini. L’ultimo giorno non ci si è fatti mancare una breve sosta per lo shopping natalizio a la Galéries Lafayette. Tra i souvenir pure tre chili di pane acquistati da una mamma in un famoso panificio parigino. E ora? La gita è talmente piaciuta che qualche genitore già azzarda il nome di altre capitali europee. Arrivederci al prossimo viaggio.
Teresa Capezzuto
Da L’Eco di Bergamo di martedì 17 gennaio 2006
Tiraboschi racconta la tv per i giovani tra reality e inchieste
Architetto,
produttore di programmi di successo come «Ciao Darwin», vicedirettore di Canale
5, e adesso direttore di Italia 1, Luca Tiraboschi, 42 anni, nato a Bergamo, ha
incontrato gli studenti del biennio dello scientifico e della 5ª del classico
del Collegio Vescovile Sant'Alessandro di Bergamo per il laboratorio di
«Educazione all'immagine».
Luca Tiraboschi al Sant'Alessandro è di casa visto che, non solo da qualche anno
è invitato a parlare di televisione, ma è anche un ex studente del liceo
scientifico (si è diplomato al Collegio vescovile nel 1982).
Tiraboschi è anche creatore e autore di personaggi a fumetti e autore di
romanzi, ma la sua chiacchierata con gli studenti è stata tutta incentrata sul
canale che dirige, Italia 1. «La filosofia della nostra rete – ha spiegato
Tiraboschi – punta a costruire una miscela di programmi in grado di risvegliare
la parte giovanile che c'è in tutti. Per raggiungere questo obiettivo
all'interno di Mediaset si lavora per la realizzazione di nuove idee che vanno
essenzialmente in due direzioni, quella della comicità e quella della memoria.
Qui sono nati programmi come Zelig e Colorado Cafè e sempre qui è stato deciso
di riscoprire le vecchie comiche, come Stanlio e Olio, che fanno parte appunto
della nostra memoria».
Tiraboschi ha poi anticipato quale sarà la programmazione di Italia 1 per il
2006, confermando la presenza nel palinsesto di programmi come il wrestling,
«una certezza», dei reality, dei programmi musicali come «Top of the pop» e
delle inchieste come «Lucignolo». Altra certezza sarà il motomondiale che,
grazie a Valentino Rossi, è stato seguito moltissimo un po' da tutti. Sul fronte
delle novità, invece, Tiraboschi ha annunciato che, al termine della quinta
serie del Grande Fratello, Italia 1 ha in programma una trasmissione analoga in
cui i partecipanti saranno dei vip. Che sia una specie di «L'Isola dei famosi»?
Tiraboschi non si è sbilanciato, mentre si è lasciato sfuggire che sarà Alessia
Marcuzzi a condurre l'edizione di quest'anno del Grande Fratello.
Alla fine da parte dei ragazzi raffica di domande, soprattutto sui programmi
sportivi e musicali, anche se non sono mancate domande del tipo: «Cosa ne pensa
del monito di Ciampi sulla tv spazzatura dei reality?». «Il ragionamento del
presidente della Repubblica – ha commentato Tiraboschi – forse riguardava solo
la tv pubblica, a pagamento. E poi se non si vogliono vedere i reality basta
cambiare canale».
Tiziana Sallese
Da L’Eco di Bergamo di martedì 20 dicembre 200
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Il medico di guerra incontra gli studenti
«Sono una delle poche persone che ha avuto la
fortuna di realizzare il sogno della propria infanzia, fare il medico per
aiutare i poveri. E, nonostante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare,
non cambierei la mia vita con quella di nessun altro».
Chiara Castellani, originaria di Parma, che domani alle 21 terrà una conferenza
nella sala Carrara del Collegio vescovile Sant'Alessandro, a Bergamo, è l'unico
medico per 120.000 abitanti in una zona di 5 mila chilometri quadrati in Congo.
Il suo ospedale si trova a Kimbau, un villaggio nella foresta ai confini con
l'Angola. «Il mio obiettivo in questo momento - sottolinea Chiara, che è anche
missionaria laica - è quello di portare a termine il progetto, finanziato dall'Aifo,
l'associazione italiana "Amici di Raoul Follereau", per avere luce e acqua per
l'ospedale. Abbiamo già la turbina per produrre l'energia necessaria e i tanti
volontari che lavorano con noi stanno realizzando tutto ciò che serve per
metterla in funzione. Il nostro è un lavoro lento, ma instancabile, e nonostante
le difficoltà, non ultime le minacce verso il nostro ospedale, continuiamo a
credere in questo sogno». Chiara Castellani ha davvero dedicato la vita al suo
sogno. Dopo la laurea in medicina all'Università Cattolica del Sacro Cuore a
Roma e la specializzazione in ginecologia, a 27 anni parte per il Nicaragua dove
resta sette anni, di cui gli ultimi tre in piena zona di guerra, diventando
chirurgo di guerra.
Dopo il Nicaragua è la volta del Congo, allora Zaire, quando Chiara è vittima di
un grave incidente stradale nel quale perde il braccio destro. Però non demorde,
perché «il mio sogno era, e resta, quello di alleviare le sofferenze dei più
poveri». «Sono arrivata nell'ospedale di Kimbau nel 1991, mandata dalla diocesi
di Kenge – ricorda Chiara –, curiamo patologie di ogni tipo e i malati, spesso,
arrivano anche da zone molto lontane».
Tiziana Gallese
PREMIATI TRE BERGAMASCHI
Ci sono anche tre bergamaschi tra l’ottantina di soci Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) premiati ieri pomeriggio a Milano,
al Convegno per i 30 anni dell’Associazione. Si tratta di monsignor Achille Sana, di Giampaolo Ferrari e di Renata Carnazzi Malinverni.
Tutti e tre hanno partecipato alla prima costituzione dell’Agesc a Bergamo, nel 1976, a Palazzo Rezzara, e in questi anni,
ciascuno con le proprie caratteristiche e disponibilità, hanno contribuito alla crescita dell’Associazione. Il premio - un portafotografie
- vuole sottolineare il grazie dell’Associazione e il riconoscimento dell’impegno associativo, nella giornata che celebra la «missione
educativa» dell’Agesc. Sul compito educativo - al centro della riflessione della giornata - ha insistito anche una tavola rotonda
tra rappresentanti di diverse associazioni ecclesiali, con l’interventodi Giorgio Pontiggia (Cl), Luigi Bobba (Acli) e Fabio Pizzul (Ac).
Diverse le accentuazioni per una identica passione, quella di educare, provocata in particolare da un appello sottoscritto nei giorni
scorsi da intellettuali, politici e giornalisti sul «rischio educativo». Un manifesto che dichiara la crisi «di una generazione di adulti di
educare i propri figli» e la difficoltà di una società nella quale si vive «come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità
di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta». Il rischio è «crescere una generazione di ragazzi che si
sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come nelle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a
volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere». Per questi giovani vale rilanciare l’impegno dell’educazione e della scuola.
Da L’Eco di Bergamo di sabato 19 novembre 2005
da L’Eco di Bergamo di mercoledì 14 settembre 2005
Il preside: cari ragazzi, su con la vita. Dei pantaloni
Stanco di
vedere pance all'aria e pantaloni a vita bassa, anzi bassissima, il preside del
liceo Sant'Alessandro, monsignor Achille Sana, ha scritto una lettera ai suoi
studenti invitandoli a presentarsi a scuola «in abiti decorosi e consoni». Il
preside dichiara di essersi limitato, dopo aver consultato i docenti, a
ricordare ai ragazzi cosa dice il regolamento scolastico e si dice certo che gli
allievi abbiano compreso. Gli studenti sembrano aver recepito il messaggio. A
giudicare dai primi giorni di scuola, spiega il preside, la lettera, che risale
alla fine dello scorso aprile, ha sortito l'effetto sperato. Il presidente dell'Agesc,
Silvio Petteni, plaude all'iniziativa e dichiara che la situazione nelle scuole
sta degenerando, per questo «è giusto intervenire». Divisi invece i ragazzi che
hanno detto la loro sul giornalino scolastico. Qualcuno approva l'intervento del
preside, altri lo giudicano eccessivo.
Secondo Walter Fornasa, docente di psicologia dello sviluppo all'Università di
Bergamo, «i ragazzi devono imparare a riflettere sulla cura di sé e sul rispetto
dell'altro, in una fase in cui la dipendenza dalle mode è forte».
C. Bianchi a pagina 15
«Cari studenti, vestitevi in modo decoroso»
Sant'Alessandro, rispettata la circolare del preside inviata ad aprile. «I jeans a vita bassa non vanno bene» Il presidente dell'Agesc: una questione di buon gusto, nelle scuole la situazione sta degenerando
Anno scolastico
nuovo, abitudini vecchie. E così la lettera aperta che monsignor Achille Sana,
preside del Collegio vescovile Sant'Alessandro, ha scritto cinque mesi fa ai
suoi studenti liceali, resta esposta in bacheca, almeno sino a quando la moda
dei pantaloni a vita bassa non sarà sorpassata.
Lo scorso 28 aprile, stanco di vedere ombelichi all'aria, il preside ha preso
carta e penna e ha invitato i ragazzi «a presentarsi a scuola ordinati
nell'abito». «È diffusa – scriveva monsignor Sana – una nuova moda di vestirsi
da parte degli alunni e delle alunne che non è da approvare». E per i duri di
comprendonio entrava nel dettaglio: «Gli alunni tengono i calzoni a metà gamba
così che appaiono le mutande. Le alunne portano magliette succinte che non
coprono il corpo». Esibizione fisica e di narcisismo, la definisce monsignor
Sana. «I ragazzi mi hanno spiegato che oggi nei negozi si trovano solo jeans a
vita bassa e magliette corte – ci dice al telefono –. Certo l'adolescenza è
esplosiva e capisco la voglia dei giovani di mettersi in mostra, ma
l'abbigliamento deve essere decoroso». Il preside fa notare che, d'accordo con
gli insegnanti, non ha fatto altro che richiamarsi al regolamento d'istituto che
impone il divieto di «presentarsi a scuola in abbigliamenti eccentrici o poco
decorosi». Di qui la raccomandazione ai docenti: «Persistendo il difetto,
allontanate gli studenti dalla classe». Va detto che nessun allontanamento per
abbigliamento succinto si è sinora verificato al Sant'Alessandro. Anzi, in
questi primi giorni di scuola gli studenti avrebbero esibito «abiti consoni».
La lettera ha comprensibilmente diviso i ragazzi che si sono sfogati sul giornalino della scuola. E se Sofia, seconda liceo classico, condanna lo sfoggio di ombelichi e boxer («Per troppo tempo abbiamo assistito a una vera e propria "fiera della vanità", come se l'istituto si fosse trasformato in una passerella»), Roberto, terza liceo classico, se la ride di gusto, e si dice certo che l'abbigliamento dei suoi compagni non sia cambiato di una virgola.
Silvio Petteni, presidente provinciale dell'Agesc (l'Associazione genitori delle scuole cattoliche), promuove l'iniziativa di monsignor Sana. «La situazione sta degenerando. A scuola molti ragazzi vestono in maniera discutibile. È una questione di decenza e di buon gusto ed è giusto intervenire». Petteni sostiene che non sono pochi i dirigenti scolastici bergamaschi che, senza arrivare ad un richiamo nero su bianco, hanno invitato gli alunni ad adottare un abbigliamento più idoneo, perchè, dice, «è indubbio che certi comportamenti sono motivo di disturbo per la classe».
Walter Fornasa, docente di psicologia dello sviluppo all'Università di Bergamo, va oltre e spiega che il fenomeno segnala qualcosa di più profondo. Secondo il professore si tratta di «portare i ragazzi a riflettere sulla cura di sè e sul rispetto dell'altro, in una fase in cui la dipendenza dalle mode e da altri fattori esterni è molto radicata».
«Conosco
monsignor Sana e non mi sembra un barricadero – dichiara Marco Rho,
neuropsichiatra infantile e padre di figlie adolescenti –: un limite nel segno
del decoro ci deve essere, probabilmente il preside è intervenuto a seguito di
qualche eccesso. Resto dell'idea – aggiunge Rho – che l'ambiente in cui i
ragazzi crescono sia determinante e si rifletta nei loro comportamenti».
Camilla Bianchi
Circolare del Preside del 28 aprile 2005
Ai genitori
Ai docenti
e agli alunni della Scuola media
del Ginnasio-Liceo Classico
e del Liceo Scientifico
E' diffusa una nuova moda di vestirsi da parte degli alunni e delle alunne quando si presentano a scuola che non è da approvare. Gli alunni tengono i calzoni a metà gamba così che appaiono le mutande. Le alunne portano magliette succinte che non coprono il corpo. La moda porta in sé i segni dell'esibizione fisica e del narcisismo del singolo individuo; è contrario al senso della proprietà personale, della delicatezza dei sentimenti e del rispetto del prossimo che vive in comunità. Richiamo gli alunni e le alunne a rispettare la convivenza della comunità scolastica e a presentarsi a scuola ordinati nell'abito; il regolamento dell'istituto dice: "E' vietato presentarsi a scuola in abbigliamenti eccentrici o poco decorosi". I docenti chiedono una condizione positiva per compiere l'opera della formazione e dell'educazione umana degli alunni.
Pertanto invito i genitori e gli alunni a tenere presente la disapprovazione della scuola per l'abbigliamento descritto. Invito poi i docenti ad avvertire gli alunni e le alunne che si presentano con abbigliamento disordinato e persistendo il difetto ad allontanarli dalla classe .
La Colombia raccontata al S. Alessandro
da L’Eco di Bergamo di sabato 9 aprile 2005
Diffondere la cultura della non violenza e
promuovere comunità di pace. Con questo intento
il Collegio vescovile Sant'Alessandro, grazie
all'impegno del preside monsignor Achille Sana e del professor Eugenio
Donadoni, ha promosso una sorta di gemellaggio di alcuni studenti
dell'istituto con la comunità di pace e resistenza non violenta del Rio
Jiguamiandò in Colombia. L'istituto cittadino ha
organizzato due incontri per far conoscere la realtà di questa comunità di
contadini colombiani che dal 1996 si trova a vivere in una regione
trasformata in campo di battaglia per i continui scontri armati tra esercito
governativo, paramilitari e guerriglieri delle Farc
(Forze armate rivoluzionarie della Colombia) di
ispirazione marxista. Agli incontri sono intervenuti
Willinton Cuesta Cordoba, leader della
Comunità del Rio Jiguamiandò, Delia Innocenti,
ex allieva del Sant'Alessandro e attuale
osservatrice della organizzazione internazionale
Ipo (International
peace observatory),
Daniela Morandi, presidente di
Ipo Italia e la professoressa Paola Villa. Il
leader colombiano è in questi giorni a Bergamo, invitato dal Collegio S.
Alessandro, dal Comune di Scanzorosciate e dall'Ipo
Italia, per illustrare come la popolazione della Comunità di pace e
resistenza non violenta, composta in prevalenza da neri e meticci - circa
mille persone afrocolombiane, discendenti degli
schiavi deportati dalle coste dell'Africa - abbia sempre vissuto
pacificamente in questo territorio nel nord ovest della Colombia, nel
dipartimento del Chocò,
vicino a Panama, ricco di risorse minerarie e idriche, attuando un
modello economico di autosviluppo.
Ma negli ultimi anni la situazione è diventata
difficile, per la violenza e gli scontri tra le parti armate.
Willinton Cuesta
Cordoba ha puntualizzato come siano proprio le
minoranze, i contadini, i più poveri a subire le peggiori conseguenze. Sono
stati infatti sfollati più volte dai loro
villaggi, vengono privati della libertà di esprimersi, di educare i propri
figli. «In questo difficile contesto - secondo il
leader colombiano - la migliore risposta è promuovere una cultura della non
violenza». L'Ipo ha invitato quanti siano
interessati a visitare la Colombia o a opere di
solidarietà e cooperazione a contattare Delia Innocenti (e mail: teglia99@yahoo.it).
Stefano Gervasoni
Faccia a faccia con i candidati.
Due «prof» inossidabili: una festa per i trent'anni di cattedra

Due prof moderne e piene di interessi. Pare che il tempo si sia fermato da
quando, trent'anni fa, cominciarono la loro avventura dietro la cattedra al
Collegio vescovile Sant'Alessandro, prestigioso istituto paritario cittadino,
che conta circa 600 alunni tra la scuola media e i licei (scientifico,
scientifico a indirizzo musicale e liceo classico). Dal '75 ad oggi la scuola ne
ha visti di cambiamenti, eppure loro appaiono immutate. Conservano la freschezza
di allora, sia nella dedizione spassionata verso i «loro» ragazzi - sempre in
prima linea anche in gita - sia, salta all'occhio, nel fisico asciutto e
nell'aspetto giovanile.
Trenta candeline, tanto che possono ben dirsi due pietre miliari del Sant'Alessandro:
Marialuisa Ruck, docente di matematica e fisica al triennio del liceo
scientifico, e Colombina Andreoli, docente di Lettere alla scuola media. Il
collegio Sant'Alessandro le festeggia per i trent'anni tutti filati di
insegnamento nell'istituto, premiandole nell'incontro annuale degli ex allievi
in programma il 28 maggio (ore 17). Ci saranno tanti giovani di allora e di
oggi, pronti a stringersi intorno alle prof in un abbraccio ideale. Alla
cerimonia parteciperanno, tra gli altri, anche gli ex alunni della maturità
classica edizione '65 e quelli della maturità scientifica edizione '75.
«Trent'anni? Una vita, direte voi. Per me? Un battito d'ali. Anni
indimenticabili, vivaci, esuberanti, pieni, curiosi, interessanti, sempre nuovi.
Non fatemi domande scontate come "Cos'è cambiato?" - esordisce la prof Andreoli
-. Gli anni passano, tutti noi cambiamo. Io sono un'ottimista e il bicchiere lo
vedo sempre mezzo pieno. Gli alunni saranno sempre splendidi, in linea di
massima sta ai docenti capirli, apprezzarli, stimolarli, tirar fuori il meglio
di loro».Non stupisce che colleghi e alunni la considerino una persona
ottimista, solare, sempre disponibile e sincera nei rapporti, pronta a offrire
il meglio di sé. «Amo i miei alunni e il mio lavoro. Ma appena mi diranno "Vada
in pensione" me ne andrò a gonfie vele perché ho un progetto da realizzare nella
mia casa di campagna a Lovere - scherza Colombina Andreoli -: aprire un
localino, sarete avvisati al momento opportuno».
Anche Marialuisa Ruck è sulla stessa lunghezza d'onda: «Il feeling coi ragazzi è
fondamentale - ribatte -, conservo ancora l'anello ricevuto in dono dai ragazzi,
appena diplomati. Era la mia prima maturità. Per me simboleggia il
riconoscimento di quanto tu dai. Un grazie vero, non legato ai voti. Sì, abbiamo
perso un po' di quella "intoccabilità" del passato. Poi gli alunni oggi sono
iperattivi. È la generazione del computer e della tv, non si soffermano più come
prima sulle cose, ecco perché li "massacro" nel senso buono, con la giusta
severità, per dare loro la logica per affrontare i problemi anche del domani».
Qualche volta ti capita di vederla in classe, durante le ricorrenze, con
pasticcini, torte preparate con le sue mani. La professoressa Ruck è così:
severa e spontanea, con la battuta pronta per renderti la matematica più umana.
Sempre intenta a progettare: «Se fossi nata in un periodo storico diverso? Senza
dubbio nel futuro, fra duemila anni - risponde -. Non mi volto indietro,
preferisco l'oggi e, in classe, sono aperta all'innovazione». Di lei gli alunni
apprezzano l'imparzialità, i colleghi la considerano un punto di riferimento.
Insomma, due prof che tutti vorrebbero. Sono approdate al Sant'Alessandro quando
c'era ancora monsignor Paolo Carrara, che dell'istituto era rettore e preside.
Poi ad accompagnarle nel viaggio arrivò monsignor Achille Sana. Era il 1977
quando il vescovo monsignor Clemente Gaddi affidò il rettorato del collegio a
monsignor Sana, che sarebbe diventato anche preside nel 1984: «Esprimo alle
docenti tanta gratitudine per la continuità didattica e l'alto livello educativo
manifestato nella loro opera - precisa monsignor Sana -. Hanno anche rinunciato
a un posto nello Stato in favore del servizio alla scuola cattolica e quindi
alla comunità cristiana della nostra diocesi».
Marialuisa Ruck (Marilù per alunni e colleghi), residente in città e mamma di
Silvia, si è laureata in Fisica alla Statale di Milano e poi (il primo ottobre
del '75) è salita in cattedra al Sant'Alessandro insegnando nei primi anni
matematica in prima scientifico, abbinata anche a scienze nella scuola media,
rinunciando al ruolo nello Stato. Allegra e appassionata di thriller, ha
ereditato forse il suo aspetto («Da giovane dicevano che somigliavo all'attrice
Florinda Bolkan») e la sua apertura agli altri dalle origini «multietniche»
(nonni ungheresi venuti in Italia all'epoca della Grande guerra, mamma di
Mantova e papà nato a Savona, ma milanese d'adozione).
Colombina Andreoli, residente in città, si è laureata in Lettere alla Cattolica
di Milano e subito (il 7 novembre del '75) ha iniziato la sua carriera di
insegnante di Lettere sempre alle medie del Sant'Alessandro, nell'82 ha
rinunciato alla nomina nello Stato nella scuola Papa Giovanni XXIII. Le due
figlie, Annachiara e Valentina, sono i suoi gioielli. Con l'indole
dell'«inguaribile adolescente» ama il trekking, andare in bicicletta, nuotare,
la musica, il ballo, cucinare, fare giardinaggio, viaggiare e scrivere poesie.
Non potevamo che concludere con alcuni versi di una sua poesia, «Vita»: «Fino
all'ultimo dei miei giorni/ amerò/ i miei alunni sorridenti/ pronti ad ogni
sfida/ È in loro che vedo/ la grandezza di Dio!».
Teresa Capezzuto (27 marzo 2005)
«La musica del primo Novecento, gli strumenti musicali, il preludio e la sonata,
musica per solo piano e per duo, da camera per violino, chitarra
e voce, segnavia verso una comprensione musicale». Con questi eloquenti
intendimenti prende il via oggi alla Sala Bernareggi
del Collegio vescovile Sant'Alessandro (ingresso da
Via Garibaldi n. 49), il Progetto Musica 2005: una ricca serie di
lezioni-concerto di alto profilo qualitativo. Questo
percorso formativo, ormai avviato da qualche anno, è frutto di una
collaborazione fra il Liceo scientifico musicale del Sant'Alessandro,
la Scuola musicale Santa Cecilia e l'Accademia di
alto perfezionamento «Santa Cecilia» di Konstantin
Bogino. La proposta si
inserisce nell'ambito delle attività integrative offerte agli studenti di quarta
e quinta scientifico e di seconda e terza classico. Possono partecipare studenti
di altre classi del Sant'Alessandro,
ma anche studenti delle altre Scuole Cattoliche di Bergamo e provincia. Per
ulteriori informazioni tel. 035-218500 oppure e-mail:
santalex@santalex.it. Nel concerto inaugurale di oggi sarà protagonista la
pianista Elena Monza che suonerà brani di Prokofiev,
Scriabin e Chopin. La
lezione-concerto avrà inizio alle 11,25 e gli altri appuntamenti proseguiranno
con lo stesso orario per tutti i giovedì successivi fino alla fine di maggio.
Gli incontri di questo mese saranno così articolati: il 10 marzo
«L'organo, i suoi colori e l'improvvisazione» con la lezione
di don Gilberto Sessantini, il 17 marzo «Debussy
e Scriabin, tra impressionismo, simbolismo
e esoterismo» con i
pianisti Matteo Corio e Ernesto Moretti e il 31
marzo «Debussy, integrale del
primo libro dei preludi» con Leonardo Zunica al
pianoforte. I concerti saranno introdotti da Ernesto
Moretti, coordinatore di questo progetto musicale, e saranno aperti al
pubblico in forma gratuita.
Lorenzo Tassi
Sfida a colpi di matematica al collegio «Sant'Alessandro»
Quarantacinque studenti con il «pallino» della matematica hanno
partecipato al Collegio vescovile «Sant'Alessandro» alla fase provinciale della
gara di giochi matematici organizzata dall'Unione matematica italiana che fa
capo alla «Scuola superiore Normale» di Pisa. Ora gli elaborati verranno
valutati dai docenti della commissione che sceglierà coloro che verranno ammessi
alle fasi successive della gara.
Massimo impegno, dunque, per 45 alunni delle scuole di Bergamo e provincia che
per tre ore si sono cimentati con problemi e quesiti. «La prima fase di questa
gara – spiega Francesco Persico, docente di matematica e fisica al
"Sant'Alessandro" – si è svolta a novembre nei singoli istituti che hanno
selezionato gli allievi migliori. Dopo la fase provinciale i risultati vengono
trasmessi all'Unione matematica che provvederà a individuare quanti e quali
studenti avranno accesso alla fase regionale e quindi a quella nazionale che si
terrà a maggio a Cesenatico».
La gara è rivolta soprattutto agli studenti del triennio, ma anche del biennio:
«I quesiti posti nella gara – sottolinea Persico – non sono strettamente legati
ai programmi che vengono svolti a scuola, ma richiedono anche intuizione,
abilità matematica e creatività nell'individuare il percorso da compiere per
giungere alla soluzione del problema. Conoscenza e abilità sono le doti
richieste e, dunque, anche studenti di classi diverse possono competere tra di
loro».
«Tra i concorrenti – precisa Persico – la percentuale più alta è di maschi. I
maschi, infatti, nei livelli di eccellenza sono mediamente superiori alle
femmine che, invece, li battono nel profitto scolastico dove entrano in gioco
altre qualità come l'impegno e la costanza nello studio. Tra i partecipanti di
quest'anno, come del resto è già avvenuto negli anni scorsi, una percentuale
molto alta di studenti proviene dal liceo scientifico Galileo Galilei di
Caravaggio. Il Collegio Sant'Alessandro, invece, è rappresentato da Alberto
Fustinoni della quinta B dello scientifico».
T. S.
Studenti-giornalisti inviati in Regione con «La classe non è acqua»
«La classe non è acqua» è arrivata, con
tanto di telecamere e microfoni, nell’aula del Consiglio regionale della
Lombardia. Una ventina di ragazzi della 5ª B del liceo
Sant’Alessandro di Bergamo ha assistito ieri ai lavori
di assessori e consiglieri, raccogliendo il
materiale che servirà a preparare una serie di articoli e servizi
sull’assemblea legislativa lombarda. «La classe non è acqua» è un’iniziativa
promossa da «L’Eco di Bergamo», insieme a Bergamo Tv e Radio Alta, che invita
i ragazzi degli istituti superiori a trasformarsi in cronisti «multimediali »
per raccontare e raccontarsi in radio, in tv e sulla carta stampata. Dopo una
breve presentazione dell’attività consiliare da parte del presidente Attilio
Fontana e del vicepresidente Piergianni
Prosperini, i ragazzi, accompagnati dall’operatore
tv, hanno intervistato consiglieri, alcuni funzionari e segretari di gruppi.
Le domande miravano a «scoprire» ciò che della vita istituzionale
è meno noto all’esterno e i risvolti del lavoro
quotidiano. Alcuni dei materiali raccolti saranno composti in un format dal
titolo «Dietro le quinte», che avvicinerà ai
giovani l’attività del parlamento della Lombardia. La pagina speciale de «La
classe non è acqua» dedicata all’iniziativa sarà ne «L’Eco» del 9 febbraio.
Bergamo Tv manderà in onda i filmati a partire da lunedì 14 febbraio.
Leandro Diana
Cinquecento pagine, un anno di scuola
Attività, lavori, esperienze nell'annuario del «Sant'Alessandro», dedicato a monsignor Paravisi

Più
di 500 pagine fitte, fitte raccolte in un libro dalla veste elegante: 500 pagine
che raccontano la vita del Sant'Alessandro, le attività, i lavori, ma anche le
speranze e gli obiettivi di una scuola di grande tradizione, scuola cattolica
che affonda le radici nel secolo del Risorgimento. Scrive il rettore monsignor
Achille Sana nella presentazione dell'ultimo annuario presentato ieri
nell'Auditorium della scuola, in via Garibaldi: «Come il fermacarte tiene uniti
i documenti, così il libro dell'Annuario presenta le vicende dell'anno
scolastico concluso agli alunni che ne sono stati attori, ai genitori che le
hanno vissute di riflesso...».
E la presentazione di ieri mattina per il collegio vescovile è stata una festa
con ragazzi, genitori, docenti... C'erano anche le autorità. Sul palco sedevano,
accanto a monsignor Achille Sana, il vescovo ausiliare monsignor Lino Belotti,
il presidente della Provincia Valerio Bettoni, il viceprefetto Lucio Marotta,
l'assessore alla Pubblica istruzione del Comune di Bergamo Silvana Nespoli, il
consigliere comunale Gianfranco Ceci (nonché ex allievo e genitore), Adriano
Berneri, presidente del consiglio di istituto, Alessandra Masper, dirigente del
centro servizi amministrativi (l'ex provveditorato agli studi).
La manifestazione è stata introdotta dal docente Domenico Gualandris, mentre la
presentazione del libro è stata curata da Giuliana Santoro, insegnante di
lettere alle scuole medie dell'istituto. E Giuliana Santoro ha sottolineato il
valore della persona a cui quest'anno il volume è dedicato, monsignor Angelo
Paravisi, vescovo di Crema, recentemente scomparso, per anni vescovo ausiliare
di Bergamo e presidente dell'Opera Sant'Alessandro. «Era davvero grande l'amore
che monsignor Angelo Paravisi aveva per i ragazzi e i giovani. Agli educatori
diceva: "Fate un atto d'amore nei confronti dei ragazzi affidati alla vostra
cura. Fatevi attenti al mondo dei giovani con passione, con uno sguardo d'amore,
con la speranza e con l'entusiasmo che sa accogliere volentieri ogni opportunità
capace di accompagnare il loro cammino di crescita"».
Monsignor Sana è apparso emozionato davanti alla platea gremita: «Il lavoro è
abbondante come è ricca la varietà delle prove e dei risultati. Appare impegno,
serietà, qualità, dedizione, estro». Monsignor Sana ha fatto riferimento al
rinnovamento della scuola italiana e ha fatto notare come i problemi veri non
riguardino tanto l'organizzazione del lavoro, «ma quelli che riguardano la
disposizione spirituale degli alunni, la mente e le sue operazioni o la volontà
con le sue caratteristiche come resistenza, pazienza, determinazione, attesa,
speranza».
Le autorità intervenute hanno portato il loro saluto, l'augurio a tutte le
componenti della scuola. Ha concluso la festa il vescovo ausiliare, monsignor
Lino Belotti, che ha portato i saluti del vescovo Roberto Amadei. Ha detto
monsignor Belotti: «Il vescovo in questi anni segue con cura le vicende della
scuola e sostiene in modo concreto le iniziative che vanno a favore
dell'istruzione e della formazione dei ragazzi e dei giovani. Alla chiesa sta a
cuore la promozione dell'uomo e unisce la sua azione all'impegno dei genitori e
dei docenti nello sforzo di dare le condizioni utili per preparare migliori la
vita e il futuro».
Dall'Australia alla scoperta della cultura bergamasca
Gli studenti australiani ospiti del Collegio Sant'Alessandro fino al 2 dicembre
Un giorno abbondante di volo per tuffarsi nella
terra degli avi, l'Italia, per viverla in presa diretta dopo averla studiata sui
banchi di scuola. Dall'Australia dritti al Sant'Alessandro, dall'estate
vacanziera (sui 20 gradi) all'inverno bergamasco, alla scoperta delle proprie
radici e della lingua parlata dai loro genitori o nonni italiani.
Così trenta studenti australiani della scuola cattolica «Mazenod», college di
Mulgrave a una manciata di chilometri da Melbourne, passeranno qualche giorno
nella nostra città, accompagnati dai docenti Rosemary Kantor, Pina Parisi e
Stefano Putrino, questi ultimi due originari della Sicilia, tra lezioni e tour
in diverse perle d'arte e di cultura del Nord Italia.
Nove giorni intensi, da martedì scorso al 2 dicembre, di visite guidate, anche
fuori provincia - sono previsti tour a Milano, Como e Lugano - momenti
culturali, confronti fra esperienze e stili di vita.
I trenta ragazzi, tra i 15 e i 17 anni, sono stati subito «adottati» dalle
famiglie ospitanti di alcuni loro coetanei del Sant'Alessandro (scuola media,
ginnasio liceo classico, liceo scientifico tradizionale e scientifico a
indirizzo musicale): il prestigioso istituto paritario cittadino, di via
Garibaldi, a Bergamo, ha aperto le proprie porte per accoglierli come a casa, in
un clima festoso e familiare.
Il gemellaggio è stato pensato e realizzato dalla docente d'inglese Milly Denti,
referente per i progetti internazionali del Sant'Alessandro, anche «per
potenziare sul campo l'educazione alla mondialità, fare incontrare i nostri
alunni con altre nazioni e culture».
«Si tratta di una felice combinazione di conoscenze, amicizie, scambio di
esperienze – aggiunge monsignor Achille Sana, rettore e preside del
Sant'Alessandro –. Così si costruisce l'unità e la fratellanza dei popoli».
Dell'Italia già apprezzano l'arte e la cultura, il cibo, le nostre abitudini.
Della nostra città conosceranno anche le sedi istituzionali: domani alle 11,30
verranno ricevuti dal presidente della Provincia, Valerio Bettoni, mentre
mercoledì 1° dicembre (alle 15) dal sindaco Roberto Bruni. I ragazzi australiani
saranno anche protagonisti nel convegno «Immigrazione e emigrazione: problema o
risorsa?», organizzato in tandem dal college australiano e dal Sant'Alessandro,
in programma il 29 novembre (con inizio alle 11, presso il Sant'Alessandro, nel
salone Bernareggi) e aperto a tutti gli istituti superiori bergamaschi.
Teresa Capezzuto (24 novembre 2004)
Niente fumo nel cortile della scuola
Il preside del collegio Sant'Alessandro: così si accresce la qualità educativa
A partire da ieri all'interno del collegio vescovile Sant'Alessandro il
divieto di fumo è stato esteso anche ai cortili. La decisione è stata presa dai
competenti organi collegiali. Finora l'applicazione della legge sul divieto di
fumo in un luogo pubblico, la numero 400 del 23 agosto 1988, e di quella sulla
tutela della salute dei non fumatori, numero 3 del 16 gennaio 2003, è stata
applicata nella scuola del Collegio soltanto per quanto riguarda i luoghi
interni, ma non i cortili.
A proposito del provvedimento il preside del Collegio, monsignor Achille Sana,
ha indirizzato una lettera ai genitori degli alunni della scuola media, del
ginnasio-liceo classico e del liceo scientifico. Nella nota monsignor Sana
sottolinea che ha avuto «il consenso dei genitori rappresentanti di classe e di
tutti gli organi collegiali» e, soprattutto, spiega che intende «ottenere
migliore qualità della scuola tenuto presente l'ambiente dove vivono insieme gli
alunni e persone adulte e tenuta presente la forza dell'imitazione».
Monsignor Sana è convinto che in questo modo «la qualità didattica si unisca
alla qualità educativa» e chiede la collaborazione dei docenti e dei genitori e
soprattutto «la matura consapevolezza degli alunni che troveranno nell'opera
educativa della scuola una spinta utile alle loro motivazioni personali».
Per coloro che non osserveranno le nuove disposizioni saranno adottati i
provvedimenti previsti dalla legge e quelli descritti nel regolamento
d'istituto. «Un gradino in più nella virtù – esorta monsignor Sana – sarà una
vittoria in più nel cammino della propria autonomia. Spero di ottenere un comune
consenso all'attività educativa della scuola». Da L’Eco di Bergamo 23
novembre 2004
L'election day si studia al liceo
Al Sant'Alessandro alcune lezioni di storia dedicate alle consultazioni Usa
La quinta B del Sant'Alessandro ha dedicato alcune lezioni al voto negli Usa (foto Bedolis)
Quando si dice che la scuola deve fornire gli strumenti per
comprendere la realtà in cui si vive: è il caso degli alunni della classe quinta
B liceo scientifico del collegio vescovile Sant'Alessandro che, guidati da
Eugenio Donadoni, docente di storia e filosofia del triennio, hanno cercato di
far chiarezza sul complesso meccanismo delle elezioni americane.
«L'insegnamento della storia - spiega Eugenio Donadoni - obbliga i docenti ad
affrontare anche questioni inerenti l'educazione civica, materia spesso negletta
e alquanto astratta per gli studenti che la trovano decisamente noiosa. Quindi,
da tempo, prendo spunto dagli avvenimenti di attualità per trattare con gli
studenti del triennio questioni di tipo istituzionale. Non entro nel merito
delle valutazioni politiche che lascio ovviamente dibattere a loro. Mi limito ad
offrire gli strumenti per capire».
In occasione dunque di appuntamenti speciali, come è il caso delle elezioni
americane o dell'elezione del Parlamento europeo, Eugenio Donadoni prepara un
supplemento al foglio quindicinale del collegio Sant'Alessandro. Qui tutti i
ragazzi possono trovare i chiarimenti necessari per approfondire in classe
l'argomento. Così, già da tempo, soprattutto i ragazzi di quinta avevano
incominciato a familiarizzare con termini come Congresso o «grandi elettori».
«Veramente - spiega Sara - è dall'inizio dell'anno che ci stiamo occupando
dell'elezione del presidente americano. Certo nelle ultime due settimane, ormai
alla vigilia dell'election day, abbiamo intensificato e portato a termine il
lavoro».
«Il materiale usato per gli approfondimenti è stato la Costituzione americana -
precisa Donadoni - lettura non facile, anche per questioni di tempo, ma che ha
dato modo di chiarire alcuni aspetti importanti del meccanismo elettorale
americano. Successivamente sono stati fatti i confronti tra il Congresso e il
nostro Parlamento, tra i poteri del presidente americano e quello italiano. Sono
stati sfatati anche alcuni luoghi comuni come quello che non può candidarsi alla
presidenza chi non è americano. In realtà non lo può fare chi non è americano al
momento della nascita». «A casa - continua Sara - abbiamo approfondito
l'argomento. Personalmente mi sono occupata di capire due opuscoli che ci sono
stati mandati da un ex alunno che al momento risiede in America: uno, dello
Stato del Nevada usato nelle elezione del 2000, spiega il sistema di votazione
per "punzonatura", l'altro dello Stato della California stampato in occasione di
queste elezioni. Soprattutto quest'ultimo l'ho trovato uno strumento
interessante, perché arriva a ogni famiglia e spiega ai cittadini californiani
anche una serie di referendum per i quali sono chiamati a votare».
Mentre i ragazzi ci raccontano come hanno lavorato, il professor Donadoni non
perde l'occasione per fare qualche domanda e così la chiacchierata rischia di
trasformarsi in un'interrogazione. Alla nostra domanda se questo tipo di lavoro
li interessi, i ragazzi non hanno incertezze: «Molti di noi - commenta ancora
Sara - lo scorso giugno hanno votato per il Parlamento europeo. Il lavoro fatto
a scuola è stato importante per votare con consapevolezza».
«Certo - precisa Alberto - le elezioni americane non ci coinvolgono,
direttamente ma il dibattito di questi giorni mi ha appassionato perché comunque
la politica italiana deve confrontarsi con quella americana».
Tiziana Sallese (L'Eco di Bergamo 4.11.2004)
In un
file Pdf gli esiti della maturità 2003_2004 da L'eco di Bergamo del 16 luglio 2004.Sant'Alessandro, premio ai «decani»
Al Collegio vescovile Sant'Alessandro la festa degli ex
allievi ha visto due protagonisti d'eccezione. Giovani di ieri e di oggi si sono
stretti attorno a monsignor Achille Sana, rettore del Collegio da 27 anni e
preside da 20, che ha compiuto i 40 anni di attività pastorale. Grande festa
anche per il filosofo-professore Virgilio Gallizioli, per i suoi trent'anni
d'insegnamento nell'istituto, diviso tra storia e filosofia, prima allo
scientifico e poi al classico.
Monsignor Sana ha sottolineato l'importanza del lavoro educativo e didattico e
rilanciato il richiamo alla parità scolastica in linea con l'Europa. Il
professor Gallizioli ha raccomandato di tendere sempre ai valori perenni e
invitato tutti ai raid ciclistici che da 31 anni lo vedono protagonista sulle
due ruote. Folta la rappresentanza dei docenti. Presente anche Pinuccia Fadda
Schopf, insegnante di matematica e fisica nei due licei per 32 anni, ora in
pensione. Da segnalare, tra le novità, che il Sant'Alessandro da settembre sarà
una delle 20 scuole italiane partecipanti al progetto «Che cosa sai
dell'Europa?» che, come spiega la docente Milly Denti, permetterà di «cavalcare»
la nuova Unione Europea, facendone argomento di crescita. Infine omaggi a
neolaureati e reduci della maturità 1979 tra cui Annamaria Roviello e Maria
Cristina Sonzogni (ora insegnanti del Collegio), Giovanni Modina (direttore di
Canale 5) e don Enzo Viscardi. Stemmi agli ex alunni della maturità 1994.
Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo del 26 maggio 2004

Monsignor Achille Sana festeggia il traguardo di attività pastorale «I genitori premiano il progetto scolastico del Sant'Alessandro»
Anno Domini 2004. Domani, 23 maggio, monsignor Achille Sana
compie 40 anni di attività pastorale. Nel lontano 1964 fu ordinato sacerdote
nella Cattedrale di Bergamo da monsignor Clemente Gaddi. La prima Messa nella
chiesa parrocchiale di Longuelo. L'occasione verrà festeggiata proprio al
Collegio vescovile Sant'Alessandro, di cui monsignor Sana è rettore da 27 anni e
preside da 20. A tributargli gli onori del caso giovani di ieri e di oggi e
tanti docenti, in occasione della Festa annuale degli ex allievi in programma
oggi (ore 17). Verrà premiato anche il professore di storia e filosofia Virgilio
Gallizioli, per i trent'anni di insegnamento filati al Sant'Alessandro. Davvero
una gran giornata per il prestigioso istituto cittadino. Ancor di più per
monsignor Sana, che dal prossimo settembre sarà anche il preside della scuola
Sacro Cuore di Villa d'Adda. Sacerdozio e scuola: un legame stretto, in qualità
anche di delegato provinciale, vicepresidente regionale e consigliere nazionale
per la Federazione italiana delle attività educative.
Monsignor Sana, si sente più pastore di anime, professore, educatore,
dirigente?
«Mentre sono educatore sono pastore di anime. La vita pastorale si manifesta
non solo nel servizio parrocchiale, ma anche in servizi apostolici diversi, come
la scuola».
Qual è stato il passo più difficile affrontato in questi 40 anni di
sacerdozio?
«Le lusinghe di essere parroco o di occupare altre funzioni sono sempre
state tentazioni vive. Ecco, mi hanno richiesto più forza morale la fedeltà e la
continuità alla missione pastorale al servizio della scuola».
Il Sant'Alessandro sarà certificato in qualità: conta più il bollino blu o il
rapporto educativo?
«Il certificato di qualità può far confondere la qualità specifica della
scuola, che è relazione interpersonale, con una realtà aziendale. Ha invece un
grosso valore dal punto di vista amministrativo e sociale. Ma resta fondamentale
il concetto di comunità educante, il lavoro educativo e didattico verso i
ragazzi. È dalle udienze con Giovanni Paolo II (dall'89 monsignor Sana è
cappellano di Sua Santità, ndr) che ho ricevuto un'impronta fortissima di
spiritualità nella relazione umana».
Un carisma che porterà al Sacro Cuore di Villa d'Adda?
«In questa scuola raccolgo l'eredità della direttrice, suor Elettra Vaglio,
costruita in tanti anni di lavoro costante e lungimirante. La diocesi,
attraverso l'Opera Sant'Alessandro, dal prossimo settembre assumerà in gestione
la scuola di Villa d'Adda e anche l'istituto cittadino Bambin Gesù proprio per
non farli chiudere, vista la carenza di personale religioso».
Scuola cattolica: oltre alla crisi delle vocazioni si deve fare i conti con
una parità incompiuta.
«Oggi più che mai è urgente anche una parità economica per la libertà di
scelta delle famiglie, come avviene già in Europa».
Assume quindi maggiore portata il successo delle iscrizioni al Sant'Alessandro.
«I genitori premiano il nostro progetto educativo. È andato molto bene il
liceo classico, mentre si sono stabilizzati il liceo scientifico tradizionale,
lo scientifico a indirizzo musicale (partito lo scorso settembre), medie e
elementari. La nostra offerta formativa è anche molto ricca. Dal prossimo anno
scolastico saremo una delle venti scuole italiane che partecipano al progetto
"Che cosa sai dell'Europa?"».
Tanti auguri, dunque.
«Mi auguro di continuare in eternità insieme ai ragazzi...».
Teresa Capezzuto
Da L’Eco di Bergamo del 22 maggio 2004
Per il secondo anno consecutivo «Fuoriclasse cup» ha
fatto tappa a Bergamo. Alunni e studenti di 19 classi di elementari, medie e
superiori provenienti da Bergamo e provincia si sono dati appuntamento alle 9 al
Lazzaretto, trasformato in un villaggio sportivo con l'allestimento di appositi
stand e cinque campi di calcetto, per trascorrere una mattinata all'insegna
dello sport in compagnia dell'ex capitano dell'Atalanta Eugenio Perico che ha
assistito divertito alla manifestazione premiando i partecipanti.
«Si tratta di un'iniziativa - dice il responsabile Lorenzo Bottacchi - promossa
dalla settore giovanile e scolastico della Federazione italiana gioco calcio e
da Coca Cola in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università
e della ricerca che coinvolge le scuole e punta a far riscoprire i valori
genuini del calcio». Spiega Simonetta Cavallone, coordinatrice ufficio
educazione fisica Csa di Bergamo: «Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti e lo
dobbiamo anche alla collaborazione di Bergamo Sport. Con "Fuoriclasse cup" i
valori genuini del calcio sono proposti ai ragazzi come una chiave di lettura
nuova, attraverso l'analisi e lo sviluppo in classe dei tre temi suggeriti dal
regolamento: la nuova Europa, gli Europei di calcio 2004 e lo stile di vita
attivo».
Entusiasti gli alunni di quinta elementare dell'Imiberg: «È stata un'esperienza
bellissima, il gioco di squadra è stato fondamentale». I vincitori che accedono
alla finale nazionale in programma il 28 e 29 maggio a Firenze sono gli studenti
dell'Istituto Oberdan di Treviglio e del Collegio Sant'Alessandro.
Le quattro classi che vinceranno la fase nazionale si aggiudicheranno il «Trofeo
Fuoriclasse cup 2004», saranno nominate ambasciatrici Unicef ed entreranno a far
parte della Nazionale delle scuole. Inoltre avranno un'opportunità unica, quella
di seguire la Nazionale italiana di calcio a Coverciano: agli Europei di calcio
saranno inviate speciali e seguiranno una partita di qualificazione della
Nazionale.
Eleonora Capelli
Da L’Eco di Bergamo di giovedì 1 aprile
Olimpiadi di Fisica
Da L’Eco di Bergamo di venerdì 19 dicembre 2003
Un centinaio di studenti all’Olimpiade di fisica
Squillo della campanella e scatta la gara di fisica al Collegio vescovile
Sant’Alessandro. Oltre un centinaio di ragazzi si è confrontato con la fase di
istituto dell’Olimpiade italiana di fisica, che giunge alla diciottesima
edizione. Gli studenti in poco più di un’ora hanno sviscerato tutto quello che
sapevano di meccanica, ottica, elettrostatica, termodinamica e altri settori
della disciplina, compresa la fisica nucleare. Quaranta in totale i problemi,
tutti a risposta multipla, cinque punti per ogni esercizio esatto, zero per
quello errato, un punto per quello lasciato senza risposta. Totale: 200 punti, e
c’è già chi scommette di averne totalizzati almeno 130. Per gli studenti più
bravi sono pronte altre fasi di qualificazione, nel 2004. Il 13 febbraio le gare
interprovinciali, dal 14 al 17 aprile la prova nazionale a Senigallia. Il
Campionato mondiale, invece, si svolgerà in Corea dal 15 al 23 luglio 2004.
Teresa Capezzuto
Facchinetti, da Astino ai Pooh
Roby Facchinetti e Catena Fiorello in una pausa delle riprese al Collegio Sant'Alessandro (foto Bedolis)
«Era
fisicamente minuto, e quella fisarmonica che si portava sempre sulle spalle lo
faceva sembrare ancora più piccolo. Non se ne separava mai. Ed è stata la sua
fortuna: oggi è diventato meritatamente un campione della musica». Così
monsignor Achille Sana, rettore del Collegio vescovile S. Alessandro, parla del
suo compagno d'infanzia Roby Facchinetti, oggi leader dei Pooh ma ieri, quando
erano entrambi ragazzi, frequentavano l'oratorio di Longuelo e abitavano a poche
decine di metri dal Monastero di Astino.
L'occasione per il flash back è stata la registrazione che si è svolta ieri al
Collegio S. Alessandro di un frammento del nuovo programma di Raitre, Nati
senza camicia , che andrà in onda in primavera in seconda serata e che
segnerà un debutto alla conduzione, quello della bruna siciliana Catena
Fiorello, sorella dei già noti Rosario e Beppe.
Nati senza camicia , dunque, e le camicie negli anni dell'immediato
dopoguerra a casa Facchinetti probabilmente non abbondavano:«Mio padre lavorava
alla Dalmine e per arrotondare faceva il falegname. Di soldi in casa se ne
vedevano davvero pochi», racconta Roby facendo tornare alla mente una sua
canzone dal titolo Ma perché non si vive per sempre , contenuto nel suo
secondo album da solista Fai col cuore , in cui racconta la sua infanzia.
«Non è stata certo una famiglia ricca, la mia: per comprarmi la prima
fisarmonica mio padre dovette firmare delle cambiali. E se sono riuscito a fare
quello che dall'età di tre anni ho sempre desiderato è dipeso unicamente dalla
passione, dalla determinazione a non arrendersi davanti ad alcun ostacolo»,
prosegue il musicista. «Ero cosciente che se volevo riuscire nel mondo della
musica e cambiare la mia condizione sociale non potevo contare sull'aiuto di
nessuno, tantomeno, sulle condizioni economiche della mia famiglia».
Un tuffo nei ricordi Facchinetti lo fa anche ricordando i suoi primi maestri:
Aldo Sala, Luigi Ravasio e Felice Bergamelli.
«La prima volta che mi sono esibito da solista è stato all'oratorio di Longuelo.
Il maestro Ravasio aveva un gruppo musicale composto da una trentina di
fisarmonicisti che si chiamava Complesso Primavera. Suonavamo in tutti i teatri
della bergamasca, ma quella volta all'oratorio di Longuelo mi chiese di esibirmi
da solista: ero poco più che un bambino, fu il mio battesimo fuori dal gruppo,
un'emozione indimenticabile».
«Questa con i Pooh è la seconda storia che Nati senza camicia sta
registrando, dopo quella che vede protagonista Renato Pozzetto», afferma la
conduttrice Catena Fiorello. «Sarà una bella esperienza e l'occasione per fare
un programma semplice, non urlato e senza effetti speciali su personaggi della
musica, dello sport e dell'imprenditoria», spiega. «Farò da trait d'union tra
passato, presente e futuro di grandi storie. E soprattutto il programma sarà
l'occasione per lanciare un messaggio positivo ai giovani. E cioè, che l'essere
nati senza "camicia" non preclude alcunché per riuscire nella vita in grandi
imprese».
Toni Mirabile
Nuovo laboratorio linguistico al Sant'Alessandro

Al Collegio vescovile Sant'Alessandro (elementari, medie,
scientifico, classico, nuovo scientifico a indirizzo musicale), già
all'avanguardia per strutture e offerta formativa, nasce un nuovissimo
laboratorio linguistico multimediale (sulle ceneri del primo, del 1987) basato
su rete «teachnet», con valenza interdisciplinare al servizio di docenti,
studenti e in prospettiva anche dei genitori: 30 postazioni singole e pc, dotate
ognuna di lettore Dvd, videoregistratore e flexcam, collegamento satellitare e
altre tecnologie avanzate.
«È una possibilità in più per un approccio alle lingue importante per la vita -
spiega don Paolo Rossi, procuratore legale dell'Opera Sant'Alessandro -. Anche
per ottimizzare i risultati improntati già all'eccellenza visto che i nostri
diplomati si laureano tutti in corso e non ci sono abbandoni».
La struttura permette di utilizzare tutti i media, di collegarsi anche in
videoconferenza con tutto il mondo, di accedere ai canali didattici satellitari
e altre opportunità. Un nuovo strumento, quindi, per stimolare la curiosità
all'apprendimento, per affinare la preparazione nella prima e seconda lingua
anche in vista degli esami di inglese per le certificazioni europee, per inediti
scambi anche con Paesi extra Ue. Costo del progetto: circa 190 mila euro
(compresi 5 anni di insegnante madrelingua), un grande sforzo che fa l'Opera
Sant'Alessandro, che gestisce il Collegio di cui è rettore e preside monsignor
Achille Sana. Un grosso aiuto è arrivato dalla Fondazione Cariplo di Milano.
Alla presentazione c'erano anche, tra gli altri, i professori Milly Denti
(Inglese nei licei) e Domenico Gualandris (anche vicepreside dello scientifico).
Siti Internet: www.santalex.it e
www.exsantalex.it.
Teresa Capezzutto (da L'eco di Bergamo del 21 ottobre 2003)
«Un lavoro ricco di soddisfazioni Ma la precarietà scoraggia i giovani»

Anche la scuola bergamasca invecchia e sempre meno giovani si rivolgono all’insegnamento come scelta di vita. Per qualcuno è addirittura un ripiego. Per Margherita Ianniello no, lei va controcorrente: ha scelto questa professione perché adora i rapporti umani con i colleghi e i ragazzi. Margherita ha solo 29 anni e già dal ’98 insegna al Collegio vescovile Sant’Alessandro, scuola paritaria dove ha studiato. Supplente fino al 2000, poi le abilitazioni in latino, greco, italiano, storia, geografia, educazione civica per le medie e le superiori. Nonostante fosse in cima alla graduatoria con punteggi d’eccellenza, Margherita ha rifiutato il posto di ruolo nei ranghi dello Stato, per continuare ad insegnare come abilitata al Sant’Alessandro: ora è in cattedra al liceo classico, al ginnasio con latino e greco, al triennio con italiano. «Da subito ho preso seriamente questo lavoro, mi sentivo un po’ diversa dai miei coetanei, ma non sono un’eccezione: ho alcuni colleghi giovani che, come me, amano l’insegnamento». Quali sono le differenze con i docenti anziani? «Noi giovani siamo più disposti verso le novità, mentre gli altri restano ancorati alla modalità di insegnamento acquisita con anni di esperienza sul campo, sono più restii all’introduzione di attività integrative e alle materie opzionali con una diversa organizzazione dell’orario ». E il rapporto con il computer? «I colleghi più anziani restano legati al cartaceo e alle modalità tradizionali di studio che allena la mente. In questo caso, però, ritengo che il computer sia un mezzo utile, ma che non possa sostituirsi al lavoro in classe». Come valorizzare la professione docente? «Purtroppo molti insegnanti raggiungono i 50 anni da precari e questo frena i giovani, mentre bisognerebbe inserire in ruolo il personale e pagarlo adeguatamente». Qual è il male maggiore di cui soffrono gli studenti oggi? «Rispetto a dieci anni fa la scuola si è abbassata di livello: i ragazzi hanno poca voglia di studiare e le famiglie li appoggiano. Meno si fa e meglio è, pensano. Va da sé che in molti casi i ragazzi lasciano la scuola perché hanno poca voglia di impegnarsi». Te. Ca.
Maturità, il Sant'Alessandro fa il pieno di promossi

Gli allievi del Collegio Sant'Alessandro presenti alla consegna dei diplomi (Foto Bedolis)
Un
commento sui risultati, uno scambio di opinioni sul futuro, una stretta di mano
ai professori e qualche fotografia. Si sono salutati così gli 80 maturati del
Collegio vescovile Sant'Alessandro, tornati a scuola sabato mattina per la
consegna dei diplomi.
Tutti promossi sia nella sezione del liceo classico che nelle tre dello
scientifico, con 11 studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti. Per il
classico: Tibisay Morgandi, Edy Poloni, Carlo Vizzardi. Per lo scientifico nella
5ª A Francesca Elia, mentre il record spetta alla 5ª B, con ben 5 100/100:
Claudia Brembilla, Marilisa Vincenza Cagnetti, Edoardo Donati, Maurizio
Previtali e Michele Rizzi. Ma c'è chi ha fatto di più. Nella 5ª C Susi Grassi
oltre al punteggio pieno ha meritato anche la menzione: «Non me l'aspettavo, è
stata una bella sorpresa. La prova di matematica e l'orale mi hanno dato grandi
soddisfazioni. Ho portato una tesina sulla figura di Ulisse nell'arte e nella
letteratura. Ora sono indecisa se iscrivermi alla facoltà di matematica o di
biotecnologie. Porterò con me un ricordo speciale dei miei compagni di classe e
dei miei insegnanti». Cento centesimi anche per la sua compagna Valentina Bosio.
A presiedere la cerimonia, nella sala Carrara dell'istituto, il preside
monsignor Achille Sana: «Sono contento che abbiate superato in modo eccellente
la vostra ultima prova, grazie anche agli insegnanti che vi hanno seguito passo
dopo passo. E se non siete pienamente soddisfatti non temete: gli anni di studio
che vi attendono vi permetteranno di esplicare in modo più personale e profetico
le potenzialità nascoste, che il poco tempo a disposizione dell'esame di
maturità non vi ha permesso di esprimere». Soddisfatto anche Lucio Sisana,
professore di latino e greco, vicepresidente della commissione per il classico:
«Risultati in media con l'andamento della classe nel triennio. L'importante è
non creare illusioni, i ragazzi devono capire quanto valgono nel corso dell'anno
scolastico, anche se in alcuni casi l'emozione può giocare brutti scherzi. Il
giudizio complessivo è sicuramente positivo. Qualche problema è arrivato
dall'orale, per via delle tesine e dei pochi minuti in cui lo studente deve
dimostrare la propria abilità interdisciplinare». D'accordo Marialuisa Ruck,
professoressa di matematica e vicepresidente della commissione della 5ª A dello
scientifico: «Se il tema d'italiano e lo scritto di matematica sono stati
conformi alla preparazione, la terza prova si è dimostrata ancora una volta come
la più impegnativa. Comunque gli allievi hanno affrontato gli esami con molta
serietà: tensioni o delusioni vanno messe inevitabilmente in conto». Ma ormai la
maturità è lasciata alle spalle. Chiuso un capitolo, se ne apre un altro, come
sostiene la studentessa Francesca Elia: «Con l'università si cambia mondo, ma ho
voglia di novità».
Be. Ra.
Da
settembre l’indirizzo musicale accanto al corso tradizionale
Con il rettore
monsignor Sana, gli ex alunni che hanno conseguito la maturità nel ’63

Ormai è ufficiale. Dal prossimo settembre al Collegio vescovile Sant’Alessandro debutterà il liceo scientifico a indirizzo musicale. Si tratta di una proposta inedita nel panorama bergamasco che arricchirà l’offerta formativa del collegio di via Garibaldi, in aggiunta a elementari, medie, liceo classico e al liceo scientifico (corso tradizionale). A sostegno del nuovo liceo, pensato per favorire l’inserimento dei ragazzi al conservatorio, è in atto un protocollo di intesa tra l’Opera Sant’Alessandro (che gestisce il collegio) e l’Istituto musicale Donizetti: il protocollo prevede tra l’altro il riconoscimento dei programmi e delle valutazioni assegnate dal liceo per le discipline musicali, voti a tutti gli effetti validi per accedere al conservatorio. L’annuncio è stato dato ieri proprio da monsignor Achille Sana, rettore e preside del Sant’Alessandro, in occasione della festa degli ex allievi. «Il nuovo liceo ha riscosso una risposta molto positiva, anche se poi diversi genitori hanno rinunciato alla scelta del corso per i propri figli per un problema di retta scolastica elevata, motivata dalle lezioni individuali necessarie per allenarsi nello strumento musicale. Così a partire sarà una decina di studenti», ha precisato monsignor Sana. Da qui l’appello per la parità economica: «Nel sistema scolastico nazionale la scuola paritaria sta con i suoi titoli di pieno riconoscimento della sua funzione pubblica - ha ribadito monsignor Sana -, quindi lo Stato deve garantire il diritto civile per un’effettiva libertà di scelta delle famiglie. Purtroppo ritengo che l’attesa sarà ancora lunga». Un’attesa che però non frena l’avvio del nuovo liceo, dove gli alunni potranno raggiungere il titolo finale di maturità scientifica senza avere l’obbligo di ottenere ogni anno un risultato positivo nell’esame dello strumento. La struttura inoltre mette a disposizione degli alunni sale musicali, strumenti e attrezzature, agevolata dalla presenza nel collegio della scuola musicale Santa Cecilia. La festa degli ex alunni è stata scandita anche da momenti toccanti sul filo dei ricordi, come la partecipazione degli ex alunni che hanno raggiunto la maturità classica nel ’63: l’invito è stato lanciato da Maurizio Sala Chiri e da Franco Ardemagni, che hanno riunito i loro compagni di un tempo per farli ritrovare quarant’anni dopo e il pensiero è corso anche ai compagni che ora non ci sono più, i cari Gianmichele Astori, Giuliano Frana e Carluccio Gervasoni. Tra i presenti anche il professor Giuseppe Farina, oltre 40 anni di insegnamento alle spalle, di cui una ventina al Sant’Alessandro. Non sono mancati omaggi ai neolaureati e ai «reduci » della maturità 1993, consegnati dalla docente Maria Cristina Sonzogni. Il vicepresidente dell’Associazione ex allievi Fabio Colombo ha poi premiato i vincitori del concorso «La mia scuola in uno spot» (gli studenti Federico Rossi, Susi e Monica Grassi, Benedetta Mangili, Chiara Mingardi). Tra le novità il nuovo sito Internet degli ex allievi (www.exsantalex.it). E dopo la festa la visita a una mostra allestita per celebrare i duecento numeri del giornale della scuola: il «Santalessandro», che annovera tra le presenze storiche della redazione i professori Milly Denti, Domenico Gualandris e Eugenio Donadoni.
Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo di domenica 25 maggio 2003
Appello del vescovo ai ragazzi all’incontro con i maturandi dei licei del Sant’Alessandro e della Capitanio
Giovani e Chiesa, frattura da superare
Si avvicina la maturità, una tappa importante nel percorso di vita dei ragazzi. Ognuno con proprie opinioni e alcuni interrogativi sulla realtà e i grandi problemi esistenziali.
Per riflettere su questi temi il vescovo, monsignor Roberto Amadei, ha voluto incontrare un folto gruppo di maturandi entrando proprio nella scuola, il luogo dove i ragazzi si sono formati e stanno per chiudere un ciclo di studi. In un clima di profonda partecipazione il vescovo ha parlato a oltre un centinaio di maturandi del Collegio vescovile Sant’Alessandro (liceo classico e scientifico) e della Santa Bartolomea Capitanio (liceo linguistico europeo).
È stato un colloquio «amichevole», in cui monsignor Amadei ha risposto alle sollecitazioni lanciate di volta in volta dai ragazzi, ospitati nel salone Bernareggi del Sant’Alessandro. Parlando del rapporto tra i giovani e la Chiesa, monsignor Amadei ha rilevato che c’è un «fosso », dovuto principalmente alla secolarizzazione odierna che privilegia il «carpe diem», cioè il cogliere attimo per attimo le soddisfazioni immediate: «Gesù si presenta come lo sconfitto che serve, lava i piedi e quindi non attrae, diversamente da qualche personaggio di successo di oggi, - ha rilevato monsignor Amadei - ma la fede deve essere una decisione personale. Tocca a voi scegliere la strada di Gesù Cristo». Anche di fronte alla morte di Dio sostenuta da molti pensatori del Novecento?
Ha chiesto un maturando. «La morte pronunciata da questi pensatori riguarda solo un Dio fabbricato da loro. L’amore di Dio - ha chiarito il vescovo Amadei - è la ricchezza morale dell’uomo, la sorgente dell’etica cristiana è l’Amore, la Carità di Dio per noi e quella che ci incarica di distribuire al prossimo». Non è mancato anche un approfondimento, in tempi di globalizzazione, del tema della giustizia rispetto alla distribuzione delle risorse. La Chiesa come si fa portatrice del messaggio di giustizia? Hanno chiesto i ragazzi. Monsignor Amadei ha portato esempi concreti, di santi della Carità, figure che della dedizione ai poveri hanno fatto la loro missione di vita. «La giustizia sociale - ha aggiunto il vescovo Amadei - è un imperativo etico di tutta la società occidentale ed è necessario che i vari organismi internazionali facciano nascere gesti di carità». Quanto alla posizione etica della Chiesa rispetto alla sessualità, il vescovo ha ricordato come questa sia sempre stata considerata un’attività alta all’interno del matrimonio. Ecco l’invito: «Utilizzate la sessualità non come ricerca egoistica del piacere, ma come ricerca del bene altrui, come un dono». Il vescovo ha rivolto i propri auguri ai giovani maturandi ricordando la propria maturità sostenuta, provenendo dal Seminario, al collegio Sant’Alessandro: «Quelli furono gli esami più importanti della mia vita, li ricordo ancora. Esami anche duri su tutte le materie del triennio».
Tanta la soddisfazione dei giovani e degli altri intervenuti: monsignor Achille Sana (preside del collegio Sant’Alessandro), Silvana Marconi (preside del liceo linguistico della Capitanio) e don Pietro Biaggi (padre spirituale del Sant’Alessandro).
Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 7 maggio
Open day bis: articolo sul Liceo Musicale

Collegio Sant'Alessandro, piace il nuovo liceo musicale
Piacciono i nuovi indirizzi attivati al Collegio vescovile Sant'Alessandro
A pochi giorni dalla chiusura
delle iscrizioni al primo anno di scuola (dalle materne alle superiori), al
Collegio vescovile Sant'Alessandro, in via Garibaldi 3, si registrano già buoni
risultati. Senza contare che per tutte le scuole paritarie il termine del 25
gennaio 2003 è più flessibile e in pratica le iscrizioni all'anno scolastico
2003/2004 sono sempre aperte. Un fatto che gioca a favore anche del nuovo liceo
scientifico a indirizzo musicale del Sant'Alessandro per studiare musica ai fini
della professione, una proposta inedita nel panorama bergamasco che ormai sembra
avviarsi verso il debutto già dal prossimo settembre, in aggiunta a elementari,
medie, liceo classico e al liceo scientifico (corso tradizionale).
«Il corso
ha suscitato interesse e attesa e molti sono i genitori che hanno visitato la
scuola con il proposito di avviare il figlio a questo indirizzo, oltre ai 12
studenti che si sono già preiscritti», spiega monsignor Achille Sana, che del
collegio è rettore e preside. Una fiducia espressa anche dal comitato di
gestione dell'istituto che il 16 gennaio (nella stessa giornata ha avuto luogo
anche l'open day) si è riunito per esaminare i numeri. «Si tratta di una grande
opportunità per città e provincia - rileva don Paolo Rossi, presidente del
comitato - dove mancava un corso di questo tipo, pensato proprio per favorire
l'inserimento dei ragazzi al conservatorio».
Che vuol dire Sant'Alessandro e
Istituto musicale Donizetti in piena collaborazione. «È stata già concordata una
bozza di intesa fra l'Opera Sant'Alessandro (che gestisce il collegio) e il
conservatorio Donizetti articolata in diversi punti - precisa monsignor Sana -.
Tra gli altri prevede il riconoscimento dei programmi e delle valutazioni
assegnate dal liceo per le discipline musicali (teoria e solfeggio, strumento,
storia della musica, armonia e analisi, pianoforte complementare, esercitazione
corale, esercitazioni orchestrali), voti a tutti gli effetti validi per accedere
al conservatorio».
La frequenza del liceo offre la possibilità di seguire
contemporaneamente i due curricoli: in pratica gli alunni possono spendere gli
anni del liceo scientifico per raggiungere il titolo finale di maturità
scientifica senza avere l'obbligo di ottenere ogni anno un risultato positivo
nell'esame dello strumento. Il liceo nasce infatti sull'impianto tradizionale
dello scientifico con una modifica del quadro orario per inserire le discipline
del settore musicale, una possibilità permessa proprio dalla legge
dell'autonomia scolastica. La struttura mette a disposizione degli alunni sale
musicali, strumenti e attrezzature, agevolata dalla presenza nel collegio della
scuola musicale «Santa Cecilia». Quanto alle rette, monsignor Sana sta pensando
a ulteriori agevolazioni in aggiunta agli interventi del Pirellone e della
Provincia (buono scuola e borse di studio).
Teresa
Capezzuto (Eco di Bergamo del 20 gennaio 2003)
Presentazione dell'annuario 2001-2002
Da L’Eco di Bergamo di domenica 22 dicembre 2002
«La scuola cattolica, una realtà fortemente radicata sul territorio»
Con il vescovo ausiliare mons. Lino Belotti e il rettore mons. Achille Sana, studenti premiati con le borse di studio
La
scuola e la vita, la famiglia, la società, la scuola e i cambiamenti in atto nel
panorama delle riforme. Il Collegio vescovile Sant'Alessandro ha riflettuto ieri
durante la Festa dell'annuario su questi binomi inscindibili, ripercorrendo
anche la sua storia per festeggiare i 25 anni di rettorato di monsignor Achille
Sana a cui è stato dedicato l'annuario 2001/2002.
«La scuola prepara alla
vita nell'ottica della maturazione della persona, in questo senso più che al
rendimento deve guardare alla ricchezza interiore della persona con un patto
educativo forte con la famiglia e in rapporto con la società organizzata che
trova nella scuola quei valori che sono fonte di cultura e di scelte etiche e
professionali dei cittadini». Così si è espresso il vescovo ausiliare monsignor
Lino Belotti, racchiudendo il messaggio educativo del collegio. Oggi la scuola
cattolica, una realtà fortemente radicata nel territorio, «è chiamata a
elaborare le risposte fondamentali alle giovani generazioni e deve riferirsi
alla visione dell'uomo ispirata al pensiero di Dio, capace quindi di dialogare
con le altre culture e religioni», ha proseguito monsignor Belotti, che ha
chiuso la festa dell'annuario con l'auspicio che il Natale resti festa di pace,
luce e Grazia per la venuta del Signore.
Una cerimonia inaugurata da
monsignor Achille Sana con una riflessione sull'offerta formativa: «Sono già
pronti i programmi per il nuovo liceo scientifico a indirizzo musicale, un corso
che ha pochi esempi in Italia, ed è stata già concordata una bozza di intesa fra
l'Opera S. Alessandro e l'Istituto musicale Donizetti». Quanto al tema della
parità: «Nel sistema scolastico nazionale la scuola paritaria sta con i suoi
titoli di pieno riconoscimento della sua funzione pubblica, quindi non è
possibile accettare la riduzione delle somme che già solo in parte sostengono le
scuole materne cattoliche, al contrario appare preziosa la nascita del principio
del credito di imposta per le famiglie che sostengono con una retta l'istruzione
dei figli». Ma monsignor Sana ha anche ribadito l'importanza del valore
educativo della scuola, alla luce delle trasformazioni culturali che toccano
famiglia e società.
Alla presentazione dell'annuario hanno partecipato
numerose personalità, sottolineando come il Sant'Alessandro sia divenuto una
pietra miliare dello sviluppo della società bergamasca degli ultimi decenni:
Luigi Roffia in rappresentanza dell'ex provveditorato (Csa), Cosimo Malagnini
per il Comune di Bergamo, il presidente del consiglio d'istituto Adriano
Berneri, il presidente dell'Associazione ex allievi Stefano Colombo. Davvero una
mattinata intensa - moderata dalla docente Milly Denti - specialmente nel
ritratto che di monsignor Sana ha fatto l'ex docente Fernando Noris,
riassumibile così: «Scegliamo come esempi coloro che insegnano con la loro
vita». Durante la festa sono state inoltre distribuite le borse di studio messe
in palio dal collegio per gli studenti più meritevoli e consegnati i distintivi
ai neodiplomati.
Teresa Capezzuto Da L’Eco di Bergamo di domenica 22
dicembre 2002
«Non sarà un caso che due direttori di rete a Mediaset (l'altro è Luca
Tiraboschi a capo di Italia 1, ndr) abbiano frequentato il Collegio
Sant'Alessandro di Bergamo». Ha esordito così ieri Giovanni Modina di Castelli
Calepio, ex studente del liceo e oggi direttore di Canale 5, davanti agli alunni
del quarto anno dell'Istituto cittadino, nell'ambito del ciclo di incontri
organizzato dalla docente Emilia Denti.
Direttore, cosa pensa del livello
qualitativo della televisione?
«Cos'è la qualità?»
Il direttore di
Canale 5 che dice?
«Che i nostri palinsesti sono di alta qualità,
compatibilmente con i vincoli che impone la televisione commerciale».
Come si misura la qualità di un programma?
«Non si
misura».
Pippo Baudo propone una sorta di comitato che valuti il livello
qualitativo dei programmi.
«Baudo vuole fare tantissime cose, dopo ogni
risultato mediocre dei suoi programmi. Cosa vuol dire misurare il gradimento?
Che 5 persone impongono a tutti le loro scelte? Bisognerebbe che la gente
studiasse un po' di più la statistica prima di parlare di argomenti che non
conosce. Oggi non si può fare a meno delle rilevazioni di Auditel».
Quali
sono i programmi di maggior qualità di Canale 5?
«Terra è un
programma di qualità».
Ne avete in mente altri?
«Forse sì,
compatibilmente con le risorse a disposizione. Adesso replichiamo Verissimo
anche al mattino, se troveremo maggiori risorse faremo nuovi programmi
informativi in quella fascia oraria».
Cosa le piace delle reti
Rai?
«Report è un ottimo programma. Ma è loro e non si possono
riempire i palinsesti con programmi fotocopia».
E per quanto riguarda
l'intrattenimento?
«Ottimo il programma di Gianni Morandi Uno di
noi ».
Cosa pensa di quelli di Maria De Filippi, Uomini e donne
e C'è posta per te?
«Sono di ottimo livello, con missioni
diverse e con storie differenti. Ovvio che poi ciascuno ha un gusto
personale».
Striscia la notizia le crea molti problemi?
«Anzi, mi
crea molte soddisfazioni. Se non ci fosse il mio lavoro sarebbe più
difficile».
Qualche mese fa Antonio Ricci ha accennato a un passaggio in
Rai, cosa farebbe Mediaset per tenerlo in squadra?
«Il giusto. Se le
richieste economiche dovessero essere non sopportabili, valuteremo: le
quotazioni alla Ronaldo sono finite, nel calcio come in tv».
Fabrizio
Frizzi è in rottura con Raiuno. Approderà a Canale 5?
«Lo
escludo: stiamo tagliando i costi e di nuovi contratti non se ne parla».
Toni Mirabile
E nel finale Tonino Di Pietro da Montenero di Bisaccia tira fuori il suo lato più pirotecnico, quello del tribuno, con il solito slang tutto personale, ma efficace assai. «Non c’azzecca proprio...»: sono le 10,25 e la platea dei ragazzi del Sant’Alessandro sussulta dopo due ore di dibattito in punta di fioretto su codici vigenti e desueti, sentenze di Cassazione, Cirami sì Cirami no, giudice naturale o meno. Solo un piccolo inciampo geotecnico all’esordio – «Uno ruba un motorino a Bergamo e non può essere giudicato da uno a Brescia... Oddio, proprio lì: la lingua batte dove il dente duole, ma non l’ho fatto apposta» – e poi disquisizioni giurisprudenziali, stando bene attenti ad evitare la politica in quanto tale. Fino al gran finale. «A Milano c’è un Tribunale normale: il pool di Di Pietro, Davigo, D’Ambrosio e Borrelli non c’è più. Perché criminalizzare l’azione della magistratura? C’è un processo su un passaggio di denaro tra tre conti: il primo fa capo alla Fininvest, il secondo a Previti e il terzo a Squillante. Qui si ragiona su un documento bancario: invece di parlare di attacco politico, di giudici comunisti, si vada lì e si "spieghi un’altra spiegazione". Tutto qua». L’ex pm, ex poliziotto, ex senatore, avvocato – «tanto i titoli sono gratis» – Antonio Di Pietro rompe gli indugi. Altolà al centrodestra, ma anche un bel cazzotto al centrosinistra: «Il bambino giustizia lo sta uccidendo Erode centrodestra ma anche Ponzio Pilato centrosinistra. Per me la legge sul legittimo sospetto è tecnicamente sba- E gliata, ma chi presenta 700 emendamenti è semplicemente ridicolo, è solo ostruzionismo». Né di qua né di là: il Tonino nazionale esce dal girotondo e invita i ragazzi dell’ultimo anno del liceo del Sant’Alessandro a «scegliere le persone, mai i simboli. Perché non esiste una parte che faccia solo bene e l’altra solo male». Una sberla a destra – «contro di me, in Puglia, hanno candidato tal Gianfranco Frigerio da Cernusco sul Naviglio, non lo conosceva nessuno, tranne io: era Gianstefano Frigerio, condannato tre volte» – e una a sinistra: «La scorsa settimana ero a Telese per un convegno, e il moderatore era un parlamentare diessino: ci siamo guardati e gli ho chiesto, ma ci siamo mai visti? Mi ha risposto di sì. A San Vittore». E già che ci siamo, una al centro: «Il responsabile organizzativo della nuovissima Margherita era Enzo Carra: 2 anni con sentenza passata in giudicato. La questione giustizia in Italia non si sistemerà mai perché 102 parlamentari su 930 hanno problemi con la giustizia». Stabilito questo, sul legittimo sospetto «siamo tutti d’accordo sulla terapia, ma non sulla diagnosi. Perché il punto è questo, non servono 700 emendamenti, ma 3: tipicizzare i casi di legittimo sospetto, perché diversamente la situazione è del tipo "non voglio quel giudice perché non voglio quel giudice", lasciare al giudice che riceve il processo la facoltà di ripetere o meno certi atti (e non ripetere tutto daccapo), e far sì che i ricorsi alla Cassazione abbiano valore solo sullo stato e grado del giudizio». «Ma la Cirami non viene dal nulla: i suoi firmatari sono ex magistrati, gente che ha un alto senso della giustizia – ribatte Gianfranco Ceci, avvocato e presidente del Consiglio comunale –. Il legittimo sospetto era già contenuto nel Codice Rocco degli anni Trenta e nella legge delega per il nuovo Codice di procedura penale: si tratta di colmare un vuoto normativo, rilevato anche dalla Cassazione. Il problema è uno solo: dare il migliore processo possibile al cittadino, un processo giusto». Rincara la dose un altro avvocato, Emilio Gueli: «La 1ª sezione penale della Cassazione nel 1990 aveva suggerito che il legittimo sospetto fosse ricompreso nel concetto normativo più ampio del "pregiudizio alla libera determinazione delle persone", poi altri pronunciamenti di altre sezioni avevano modificato questo orientamento in occasione di due processi, uno era del ’98 contro Berlusconi». L’ex pm più famoso d’Italia però bolla queste affermazioni come un falso problema: «Li avete letti i giornali? C’è già chi sta dicendo che il suo processo non finirà a Brescia ma a Perugia. E allora il problema è un altro: qui c’è chi vuole un "non giudice" che non lo giudichi. Per questo io dico che bisogna indicarli i casi di legittimo sospetto e non limitarci a indicazione generiche». Così parlò Tonino Di Pietro, «uno che ha lavorato con Falcone e Borsellino, che ha arrestato fior di criminali, e alla fine ha dovuto confrontarsi con chi? Con Occhetto, dico io... Uno che già antropologicamente è perdente». Antonio Di Pietro, ex senatore dell’Ulivo: ha invitato i giovani del Sant’Alessandro a scegliere le persone e non i simboli, non lesinando critiche alla Casa delle libertà come al centrosinistra Gianfranco Ceci, avvocato, presidente del Consiglio comunale di Bergamo ed esponente di Forza Italia: ha difeso l’impostazione del testo della Cirami, sottolineando la necessità di un giusto processo Per l’ex pm di «Mani Pulite» il problema è che «c’è chi vuole un "non giudice" che non lo giudichi, che parla di spostare processi a Brescia prima e Perugia poi. Per questo vanno indicati e specificati i casi di legittimo sospetto». Ribatte Ceci: «Il testo della Cirami non viene dal nulla, i suoi firmatari sono ex magistrati, gente che ha un alto senso della giustizia» Dino Nikpalj
Da L’Eco di Bergamo di mercoledì 23 ottobre 2002 «Senza la gavetta non si fa carriera» Gli studenti del Sant'Alessandro faccia a faccia con gli ex allievi che hanno fatto successo «La gavetta? Un periodo lungo e difficile, ma necessario per formare il carattere di una persona e acquisire le competenze fondamentali di una professione». Parole di Matteo Zanetti, 38 anni, consigliere delgato della «Zanetti S.p.a.» di Lallio, azienda leader nella produzione di Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Zanetti ha incontrato gli studenti del collegio vescovile «Sant'Alessandro», nell'ambito di un ciclo di conferenze di orientamento, rivolte agli studenti delle classi quarte dei licei scientifico e classico. In tutto circa 80 ragazzi, radunati nell'aula magna del collegio.
Domani una grande festa per unire presente e
passato
Domani il Collegio vescovile Sant'Alessandro aprirà i
festeggiamenti che segneranno tutto il 2002 per celebrare i trent'anni del liceo
scientifico e i 25 anni di rettorato di monsignor Achille Sana. Alle 17,
nell'istituto di via Garibaldi 3, docenti, studenti di ieri e di oggi e genitori
si ritroveranno per condividere momenti passati e successi in occasione
dell'incontro annuale degli ex allievi. Un appuntamento scandito, com'è
tradizione, dalle premiazioni dei neolaureati, ma quest'anno eletto anche a
momento ideale per rendere noto il programma delle celebrazioni delle due
ricorrenze. Tra le numerose iniziative, un convegno internazionale e inoltre un
concorso dal titolo «La mia scuola in uno spot», bandito dall'Associazione degli
ex allievi. Il 27 maggio del 1972 un decreto ministeriale concedeva la
legalizzazione al liceo scientifico dell'istituto e nel luglio dello stesso anno
la prima classe raggiungeva il traguardo della maturità, mentre nell'agosto del
'77 il vescovo monsignor Clemente Gaddi affidava il rettorato del collegio
Sant'Alessandro a monsignor Achille Sana, che sarebbe diventato anche preside
nel 1984.
Sempre domani, alle 14,30, ma all'auditorium di piazza Libertà,
saranno premiati gli studenti del Collegio che hanno vinto nel 2001 le fasi
nazionali dei Campionati studenteschi di pallamano maschile e softball
femminile. Sono Michele Rizzi, Carlo Ciglioni e Carlo Valentini per la pallamano
maschile, e Monica Ciglioni, Marta Scarabelli, Benedetta Mangili, Erica Tirloni,
Federica Vitali, Alessandra Pesenti e Annamaria Tucci per il softball femminile.
Alla premiazione saranno presenti anche gli olimpionici bergamaschi di Salt Lake
City.
Gli ex alunni festeggiano i 30 anni dello
scientifico
Trenta candeline, e ce n'è da raccontare sul liceo
scientifico del Collegio vescovile Sant'Alessandro, da quando nel '72 sfornò i
primi diplomati, fino ad oggi (in tutto 1.567 diplomati fino al 2001). Venne
fondato nel '67 da monsignor Paolo Carrara, che dell'istituto era rettore e
preside. Fin dall'inizio si guardò alle nuove frontiere scientifiche, senza
dimenticare l'umanesimo. Una formula con al centro l'alunno e intorno a lui la
palestra di vita del liceo. Allora il viaggio alla scoperta dello scientifico,
tra passato e presente, non può che essere affidato a professori e studenti.
Abbiamo detto «attenzione all'uomo». Ricorda Giuseppe Farina, oltre 40
anni di insegnamento spesi nelle «humanae litterae», di cui una ventina allo
scientifico Sant'Alessandro (dal '73): «I classici giocarono sempre un ruolo
importante nel migliorare la vita interiore dei giovani. I miei studenti amavano
molto Ungaretti, la sua parola era per loro metafora di un viaggio alla ricerca
di un approdo». Massimo Von Wunster, maturità nel '76, ora amministratore
delegato e direttore generale della società Heineken in Italia: «La formazione
umanistica, unita a quella tecnica, ha rappresentato per me una bussola per
orientarmi nelle scelte future. La specializzazione è venuta Misura di tutto, i
giovani. E c'era chi puntava molto sull'aspetto pedagogico. Natale Merelli ogni
tre mesi convocava i genitori per approfondire temi come l'adolescenza,
l'amicizia. Insegna lettere allo scientifico dal '75 all'88. «Volevo essere per
i miei studenti un "maestro di vita" e ogni anno - racconta - ci riunivamo tutti
in un convivio all'insegna della socialità». Carlo Pesenti, maturità nell'81,
oggi condirettore generale di Italcementi, dice di lui: «Insegnava italiano e
latino ed era davvero un "personaggio" nel senso migliore del termine».
Un liceo dove anche la tradizione cristiana gioca e giocava un suo
ruolo. Guido Menolfi, maturità nell'82, ordinato sacerdote nell'88 viveva in
collegio da convittore: «Anni formativi, tra i prof ero molto legato a
Costantino Locatelli (italiano e latino) - dice -. Per i voti usava anche numeri
relativi, ma alla fine ti trasmetteva tanta umanità». «I giovani erano molto
attenti all'aspetto morale della religione cristiana, vicina ai loro problemi
adolescenziali - afferma Umberto Amadigi, insegnante di religione laico al liceo
(dall'80 fino al '94), ma seguivano anche tutti gli altri aspetti».
E i
liceali? Secondo Daniela Maggioni, che nell'85 inaugura il servizio psicologico
(il S. Alessandro fu la prima scuola ad adottarlo in Lombardia) e lo porta
avanti fino al 2001, sono cambiati: «Dagli anni '90 i ragazzi davanti a una
scelta crollano perché i genitori li hanno privati della possibilità di
sperimentare e della voglia di futuro». Un fatto che può aver influito sul
recente «calo nel rendimento, disorientamento e poca motivazione», rilevati da
Marialuisa Ruck (dal '75 docente di matematica e fisica) e Milly Denti (dal '77
docente di inglese). «Anche i prestiti dei libri nella nostra ricca biblioteca -
dice Eugenio Donadoni (dal '78 insegna filosofia e storia) - sono calati dalla
fine degli anni '80, ma forse si attinge più ad altre fonti».
Intanto
il liceo scientifico, spiega il vicepreside Domenico Gualandris, sta pensando a
un nuovo indirizzo accanto al tradizionale: «Sarà più tecnico e soprattutto al
biennio darà più spazio all'utilizzo dei laboratori e alla manualità».
Teresa Capezzuto (Eco di Bergamo 24 maggio 2002)
Maturità 1972, i
ricordi dei primi diplomati
I pensieri corrono sul filo dei ricordi. Quel
mondo di esperienze vissute con la consapevolezza di essere la classe apripista
dello scientifico al Sant'Alessandro (nella foto, la classe nell'anno scolastico
'67-'68, con la professoressa Corona) rivive quasi fosse ieri negli allievi di
allora, classe '52 o '53. Quei prof della vecchia guardia, un po' tiranni, ma
anche amici che ti facevano amare la scuola e la vita, si materializzano. In una
sorta di nuvoletta immortale i compagni di banco Flavio Tasca, come Fausto
Radici, della mitica valanga azzurra. Tra i docenti il libro della memoria si
apre su monsignor Mario Fornoni, insegnante di scienze e chimica, Maria Luisa
Corona (inglese), Antonia Lussana (latino), Roberto Besenzoni (matematica e
fisica), don Mario Tedoldi, ancora vivente (in quella classe insegnava lettere e
fu membro interno alla maturità). «Don Tedoldi era un mito - ripensa Alba
Donizetti - coniugava la severità con la simpatia dei suoi richiami e prima
della maturità ci portò qualche giorno al rifugio Poieto. Tutti ci coccolavano,
me e la mia amica Silvia, perché eravamo le uniche donne della classe». «Quando
arrivammo al Sant'Alessandro, in quinta - conferma Silvia Andreini - i maschi
furono cordiali con noi». In effetti quella classe si trovava ancora tutta al
maschile nonostante nel '67 le ragazze fossero state ammesse alle superiori,
mentre per le medie si dovrà aspettare il 1986. Anni intensi quelli del
collegio. «All'inizio l'ingresso dell'istituto era in via Sant'Alessandro alta
ed era proprio lì che ogni mattina ci fermavamo prima delle lezioni - ricorda
Giancarlo Boschi -. Si dava l'ultima ripassatina, oppure si parlava, anche di
politica». I prof erano rigorosi e maestri di vita. «Ricordo monsignor Fornoni,
una figura carismatica di grande eloquenza (famose le sue battute ironiche e
salaci) e notevole cultura - racconta Paolo Longhi -: nella primavera del '69 ci
portò a Monte Carlo e al museo della scienza la guida locale annichilì di fronte
alla sua preparazione». D'accordo Rossano Giangregorio: «Eccezionale, ti rendeva
le sue materie vicine a te, e quando ti dava un tre subito sdrammatizzava».
Passano gli anni. I ragazzi sono sempre più uniti, studiano sodo. Così si arriva
al primo luglio del '72 con la maturità in trasferta al Lussana. «Mi dissero che
avevo fatto il miglior tema e il peggior compito di matematica - ricorda Andrea
Balducci - ma poi tutto finì bene». C'è chi sapeva tutto: «Sì - dice Giovanni
Tasca - ma all'orale di fisica caddi sui condensatori». Un valzer da Mazzini a
Verga, da Pirandello alla prova di matematica e alle due materie orali. Quindi
il diploma, l'università, il lavoro, qualche rimpatriata. E il caro vecchio
liceo? «Tanti valori e una giusta severità - ricorda Sergio Belotti -. Era un
bene». Così in molti al Sant'Alessandro ci hanno mandato i figli.
Teresa
Capezzuto (Eco di Bergamo 24 maggio 2002)
Monsignor Sana, rettore da 25 anni: «Cambiare senza
rinunciare alla qualità»
Il suo nome è diventato sinonimo di educazione
(nel senso classico del termine), i suoi progetti, i suoi valori sono diventati
icona, immagine della scuola, emblema di un percorso formativo. Migliaia di
persone ci hanno passato gli anni dell'adolescenza, sono cresciute nelle sue
stanze, un po' austere, ma cariche di umanità. E ancora oggi è ritenuto, da chi
lo ha vissuto o da chi lo conosce anche solo per fama, una pietra miliare dello
sviluppo della società bergamasca degli ultimi decenni. Culturale, ma non solo.
Il collegio vescovile Sant'Alessandro è così, ma definirlo non è tanto facile.
Perché il glorioso istituto cittadino di via Garibaldi non è mai uguale a se
stesso, cambia coi tempi, cammina con gli studenti. Non si fissa in un punto e
tende sempre a migliorarsi.
Eccone però l'essenza, che va di pari passo con
l'essere scuola cattolica. «Il segreto della nostra scuola sta proprio qui, ma
il cattolicesimo non va visto solo dal punto di vista del motivo spirituale
all'educazione religiosa, del cristiano educatore a nome della Chiesa. L'essere
scuola cattolica si manifesta in quella attenzione che si dà all'alunno più
bisognoso di motivazioni e punti di riferimento. Non bisogna portare
all'eccellenza solo chi già può, si deve anche motivare il ragazzo che ha perso
stima di sé, per farlo realizzare come persona e come cittadino del domani»:
monsignor Achille Sana riassume così il senso che guida la sua scuola, e su cui
tutta la scuola dovrebbe puntare.
Ci tiene più che alle celebrazioni per il
suo anniversario. In fondo non è cambiato, dicono di lui, lo stesso eloquio
forbito, lo stesso piglio manageriale, diviso com'è tra celebrazione della Messa
mattutina nella cappella del collegio, l'insegnamento della religione cattolica
in diverse classi, i compiti di rettore e preside. Insomma, anche un «magister»,
un docente tra i docenti. Era il 1977 quando l'allora vescovo di Bergamo,
monsignor Clemente Gaddi, lo chiamò a dirigere il collegio, sette anni dopo ne
diventò anche preside.
Passano gli anni. Oggi l'istituto conta quasi 600
studenti tra scuola elementare (ripristinata dallo scorso settembre con una
prima di 18 alunni, fatta partire dall'Opera Sant'Alessandro, che gestisce il
collegio), media (175 alunni) e superiore tra liceo scientifico (296) e classico
(100).
Cos'è cambiato da allora? «La nostra scuola è sempre una comunità
educante e sono convinto che il gruppo dei docenti, così preparati e motivati,
rappresenti ancora la principale fortuna dell'istituto. Per il resto, sono
cambiate la famiglia e la società». In che senso? «Tante famiglie hanno scarsa
attenzione verso i figli, si disgregano e così il ragazzo diventa fragile, non
ha nessuna aspirazione o si orienta verso valori deboli».
E la società? «C'è
una certa mentalità arrivista e competitiva e chi non riesce a spuntarla resta
escluso, ma noi vogliamo evitarlo. Una società il cui programma è eminentemente
economico, del tipo "devi studiare per rendere" e verso la quale la scuola deve
comunque rispondere».
Tanto che il collegio si apre sempre più verso il
territorio: «All'inizio il mio progetto era "Più preparato sei, migliori saranno
domani la tua presenza e la tua testimonianza nella società". Solo più avanti
abbiamo capito l'importanza dei legami a rete. Tant'è che ora la nostra scuola è
impegnata in due settori tra i progetti costruiti dall'ex provveditorato: la
ricerca delle nuove metodologie informatiche per elevare la qualità della
formazione, come di curricula più rispondenti alla società tecnologica, sempre
però carichi di valenze formative».
In effetti oggi il collegio è
innovativo: dai laboratori alle lingue straniere, all'informatica. Nuova anche
la struttura dell'orario, tale da permettere varie attività integrative e di
approfondimento, nonché spazio sistematico per il recupero. Ricca anche
l'offerta pomeridiana che comprende, tra l'altro, attività sportive aggiuntive.
E ancora, possibilità di stage, di studio anche all'estero e di usufruire del
servizio psicologico.
Un istituto paritario («Ora però è urgente anche una
parità economica per la libertà di scelta delle famiglie», rileva), una scuola
che vive le riforme: «Tra l'urgenza del cambiamento e una certa riserva sui
metodi c'è un punto fermo - commenta monsignor Sana -: non bisogna abbandonare
la qualità tecnica e di contenutito che garantisce al ragazzo una preparazione
solida e una mente flessibile, in grado di garantirgli in futuro libera
espressione di responsabilità sociale. Questo è l'antidoto alla graduale
flessione della preparazione culturale degli alunni».
Teresa Capezzuto
(Eco di Bergamo 24 maggio 2002)
Nei programmi del Collegio vescovile anche un viaggio nei
luoghi della memoria
Nuovi corsi al Sant'Alessandro Informatica e inglese per
5 anni
L'informatica
e l'inglese sono i due nuovi corsi che accompagnano l'iter scolastico dei licei
classico e scientifico del Collegio vescovile Sant'Alessandro. Nella due giorni
di «open day» il Collegio ha avuto modo di farsi conoscere a molti, dagli ex
alunni che ritornano a salutare i docenti ai genitori che stanno valutando il
corso di studi per i propri figli. «Da due anni - spiega Domenico Gualandris,
vicepreside del liceo scientifico - l'informatica e l'inglese sono diventate due
materie che si aggiungono al programma del ciclo scolastico. Nel biennio si
offrono corsi per l'alfabetizzazione informatica, mentre nel triennio si collega
l'utilizzo della materia alle diverse discipline. I laboratori di lingua inglese
sono gestiti da un'insegnante madrelingua che approfondisce un metodo basato più
sulla comunicazione della lingua rispetto allo studio meccanico della
grammatica».
I nuovi laboratori d'informatica sono stati realizzati con il
contributo della Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino. «Abbiamo esteso lo
studio della storia dell'arte al quinquennio. - afferma Lucio Sisana,
vicepreside del liceo classico - Nell'ultimo anno di corso si segue anche un
corso di musica, quest'anno svilupperemo un percorso sulla figura di Poppea di
Tacito musicata da Monteverdi. Offriremo anche un percorso sulla musica del
'900». Aspetti e percorsi nuovi affrontati nelle diverse discipline, educazione
fisica compresa che offre corsi di aerobica di snow board. C'è poi un aspetto
culturale e spirituale che caratterizza i viaggi del Collegio vescovile. «L'anno
scorso abbiamo seguito un itinerario in Turchia sulle orme di San Paolo -
racconta don Pietro Biagi, direttore spirituale della scuola - mentre quest'anno
percorreremo un tracciato attraverso le città che si affacciano sul Danubio.
Visiteremo alcune città dell'est europeo e i luoghi della memoria come i campi
di concentramento. Un viaggio attraverso la cultura europea alla riscoperta
della fede cristiana». «Sono soddisfatto dell'attenzione che ci è stata
riservata in questi due giorni - dichiara il rettore mons. Achille Sana - un
segno che la proposta scolastica offerta dal Collegio è valida e trova un
riconoscimento nella società».
27 novembre 2001 L’eco di Bergamo D.
A.
Esami di stato: il trend
dei risultati si conferma largamente positivo. Buoni i voti anche in altri
istituti della città e della provincia
Sant'Alessandro, una pioggia di
premi
Da L'Eco di Bergamo del giorno 9 giugno 2001
Riconoscimenti a 15
studenti che si sono distinti nelle olimpiadi di matematica e fisica
Una
pioggia di premi. Al Collegio vescovile Sant'Alessandro sono stati consegnati
quindici riconoscimenti agli studenti che si sono distinti nelle gare
provinciali e nazionali delle olimpiadi di matematica 2001 e nelle olimpiadi di
fisica 2001.
Tre le scuole che hanno partecipato alla gara il Collegio
Sant'Alessandro, il liceo scientifico Galilei di Caravaggio e il liceo
scientifico Mascheroni. I tre istituti hanno aderito a cinque gare: la gara
«Kangourou della matematica 2001» organizzata dal Dipartimento di matematica
dell'Università degli Studi di Milano, le olimpiadi di matematica organizzate
dalla Scuola Normale di Pisa, le olimpiadi di fisica promosse dall'«Associazione
Insegnamento di fisica» di Venezia Mestre, le olimpiadi di Informatica e i
campionati internazionali di giochi matematici organizzati dall'Università
Bocconi di Milano. Tra i vincitori: Federico Poloni del liceo scientifico
Galilei che si è qualificato terzo alla gara nazionale ed andrà a Washington per
la finale mondiale, Susi Grassi, finalista europea «Kangourou Euromat» a Parigi
e Federico Rossi, ammesso alla nazionale. I premi sono stati consegnati da
Patrizio Previtali, rappresentante della Banca Popolare di Bergamo–Credito
Varesino.
Sant'Alessandro, via
al primo anno del ciclo di base
Da L'Eco di Bergamo del giorno 27 maggio
2001
La festa della laurea. Da 41 anni gli ex allievi del Collegio
vescovile Sant'Alessandro si ritrovano per condividere momenti passati e
successi di oggi. Così anche ieri discorsi, premiazioni e strette di mano hanno
reso bene lo spirito di una «comunità educante» che guarda anche al futuro
all'interno del mare delle riforme.
Proprio il rettore del Collegio mons.
Achille Sana ha fatto il punto su alcuni temi «caldi» della scuola italiana:
parità, autonomia, riforma dei cicli, giudicando un «fatto negativo» il
possibile «stravolgimento» o «rallentamento» delle riforme. «Il cammino
intrapreso ormai è un processo irreversibile, rimandarlo significherebbe svilire
le energie messe in atto - ha affermato mons. Achille Sana nel discorso di
benvenuto -, per una scuola che punti alla qualità tenendosi alla pari con le
nuove leggi non rinunciando alla propria originalità».
Da questo punto di
vista il Sant'Alessandro è pronto. Quest'anno ha ottenuto il titolo di scuola
paritaria, ora però ci si aspetta anche una parità economica: «È necessario un
adeguato sostegno da parte dello Stato - ha proseguito mons. Achille Sana -,
solo così le famiglie potranno scegliere liberamente tra scuole statali e non
statali, senza che debbano sobbarcarsi la spesa di tasse e rette pesanti. In tal
senso il buono scuola della Regione e le borse di studio della Provincia sono
primi passi verso la piena realizzazione della libertà di scelta scolastica, cui
mira la scuola cattolica».
Intanto l'autonomia ha già dato libertà nella
gestione della scuola. Dal prossimo settembre l'Opera Sant'Alessandro, che
gestisce il Collegio vescovile Sant'Alessandro e l'istituto S. Bartolomea
Capitanio, farà partire anche il primo anno del ciclo di base (ex prima
elementare). Si tratta per ora di una sola sezione realizzata negli spazi del
collegio, ma il progetto dell'Opera Sant'Alessandro è l'allestimento di una sede
più accogliente in via Garibaldi. Per le superiori è in cantiere un progetto
sulla futura apertura di un liceo musicale - artistico, che dovrebbe affiancarsi
al classico e allo scientifico.
Una proposta educativa e formativa sempre
più ricca. Come hanno ribadito i docenti Emilia Denti, Eugenio Donadoni e
l'avvocato Giovanni Bana, componenti del consiglio direttivo dell'Associazione
ex allievi presieduta da Stefano Colombo. In primo piano già dal prossimo
settembre svariati incontri riguardanti religione, salute, ambiente, economia.
L'annuale incontro si è concluso con le premiazioni degli studenti laureati
negli ultimi anni. Riconoscimenti sono andati anche agli ex allievi che si sono
diplomati negli anni 1981 e 1991, cioè nel ventennale e nel decennale del loro
esame di maturità.
Anche perché - a detta di molti - il Sant'Alessandro non
si dimentica. Tant'è che c'è chi ha scelto di rimanerci. Come Margherita
Ianniello: «È una scuola ricca di valori in cui credo e che ora - dice l'ex
allieva, ora insegnante allo scientifico - vorrei comunicare ai ragazzi nuovi».
Ma anche le «sudate carte» danno il loro risultato per il successo nel lavoro:
«Per ora collaboro con due riviste di critica letteraria - racconta per esempio
il neolaureato Giovanni Caldara - sognando però un futuro da scrittore». Teresa
Capezzuto
Musica e numeri a
braccetto
Da L'Eco di Bergamo del giorno 18 maggio 2001
«Il risuonar
dell'armonia: un modo di abitare l'Occidente» è l'intrigante titolo di un
incontro di studio dedicato al binomio musica e matematica che si svolgerà
domani dalle 9.00 alle 13.00 presso l'istituto Magistrale Secco Suardo di
Bergamo a ingresso libero. La mattinata prevede tre nuclei tematici attorno a
cui si svolgerà un confronto-incontro di studiosi di matematica, filosofia e
musica. Si inizia con «la musica antica», con il senso dell'armonia in Omero e
Dante, l'Antifairesi pitagorica come melodia del logos matematico e l'esecuzione
di brani di melodia greca e di musica tardo antica e medievale. Segue la «musica
Barocca» con il dialogo tra Vincenzo Galilei e il figlio Galileo su «scienza
moderna e musica, la sensibilità classica e l'apertura verso la
formalizzazione». Dopo una esecuzione di musica barocca si passerà alla «musica
contemporanea» con il rapporto tra Leopardi, Montale e la libertà come
fondamento della verità matematica, seguita alla «rivoluzione non euclidea».
L'incontro è stato realizzato grazie alla collaborazione tra l'Istituto
Magistrale Secco Suardo, il Laboratorio Didattico di matematica e filosofia, il
gruppo «I mercoledi del Suardo», l'Istituto Statale Maironi da Ponte di Presezzo
e docenti del Collegio Vescovile S. Alessandro.
Giochi matematici per il S.
Alessandro
Da L'Eco di Bergamo del giorno 11 aprile 2001
Il Collegio Sant'Alessandro è
risultato l'istituto meglio classificato, tra quelli bergamaschi, nella gara a
squadre di giochi matematici organizzati dall'Università «Bocconi» di Milano.
La sfida si è svolta la settimana scorsa via Internet e ha visto la
partecipazione di scuole da un po' tutta Italia, tra quelle che avevano raccolto
almeno quindici iscrizioni ai campionati internazionali che si sono svolti a
marzo.
La squadra del Collegio Sant'Alessandro, guidata dal professor
Domenico Gualandris era composta da diciotto studenti del liceo classico e del
liceo scientifico, in gran parte iscritti al biennio. La competizione proponeva
problemi, sotto forma di giochi matematici, che spaziavano anche nella gestione
e direzione strategica del gruppo.
A livello nazionale il successo finale
della competizione dedicata ai giochi matematici è andato al liceo scientifico
Peano di Cuneo.
Da Istanbul a Efeso, il
pellegrinaggio di studenti, genitori e insegnanti del S. Alessandro
Turchia,
in viaggio sulle orme di Paolo
da L'Eco di Bergamo del 20 marzo
2001
Dopo Santiago de Compostela,
Gerusalemme e Roma, anche quest'anno studenti, genitori e professori del
Collegio Vescovile Sant'Alessandro hanno organizzato un pellegrinaggio. La meta
prescelta è stata la Turchia: in 150 si sono messi in viaggio da Istanbul a
Efeso, sulle orme di San Paolo.
Da Istanbul ad Efeso, attraverso
l'immenso altopiano anatolico, alla scoperta di una natura primitiva e di una
spiritualità autentica e incontaminata. Un'esperienza unica, carica di momenti
di riflessione sulla fede e sull'opera di evangelizzazione di San Paolo (che va
al di là del tempo e di differenze religiose e culturali) e momenti di puro
svago giovanile.
Il tutto ambientato in uno scenario che accomuna oriente ed
occidente, antico e moderno, e racconta una storia ricca di grandi civiltà e
tesori storici.
Una terra e una popolazione ospitali che accrescono la
voglia di farvi ritorno per riscoprire nuovi orizzonti.
Giulia Rottigni
Classe 2ª B
Liceo Scientifico
Sant'Alessandro
Progetto Musica: Meduri, una bella sorpresa
da L'Eco di Bergamo del 7 marzo
2001
Ogni tanto capita ed è sempre una sorpresa molto gradita. All'ultimo
concerto del Progetto Musica 2001 del Collegio vescovile S. Alessandro lunedì
sera era di scena una giovane pianista che ha sbalordito: Valeria Meduri. Un bel
curriculum già corposo e un programma non meno denso sono stati confermati da
esecuzioni imperiose decise e baldanzose, in cui la vigoria del gesto tecnico ha
dato spettacolo da sola. La predilezione per le atmosfere vibranti, fatte non
solo di slanci sonori turbinosi, ma anche di accese enfasi liriche si leggeva
chiaramente tra la filigrana della locandina scelta dalla giovane interprete,
che metteva in fila la Fantasia in fa minore di Chopin, la Fantasia op. 28 e la
Sonata «La messa nera» di Skriabin, visionario e avveniristico ma ancora intriso
di fumi romantici, la Ballata in si minore e la temibilissima Fantasia e Fuga su
Bach di Liszt e per finire il Debussy più pirotecnico de L'isle joyeuse.
Era
quasi scritto nel programma, però la giovane pianista ha confermato
inequivocabilmente una vocazione e una facilità tecnica di primo piano,
sgranando ottave, salti, arpeggi spezzati, trilli, ribattuti e quant'altro con
irridente facilità.
Valeria Meduri però non è stata soltanto questo, perché
la plasticità del canto e la pertinenza del fraseggiare lirico sono sempre stati
dalla sua parte. Due limiti - in parte anche a ciò che scriviamo - sono derivati
da un lato dalla scarsa e immeritata partecipazione di pubblico (la
manifestazione è assai recente) dall'altro dall'inadeguatezza dello strumento
che ha finito anche per «cedere» materialmente alla industriosa foga della
solista.
Bernardino Zappa
da L'Eco di Bergamo del 28 febbraio 2001
Il S. Alessandro adotta a distanza 9 bimbi indiani
da L'eco di Bergamo del 25 febbraio
2001
Sanny Gandala è una bambina di 6 anni, della missione di Allipallì, nel
Sud-Est dell'India. È il nono bimbo adottato dal Collegio Vescovile
Sant'Alessandro, come segno di solidarietà verso i bisognosi da parte di
studenti, docenti e famiglie di studenti del Collegio cittadino.
"L'iniziativa - sottolinea il rettore monsignor Achille Sana - è nata nel
contesto del progetto di solidarietà attuato dal Consiglio di istituto. Questo
conferma l'impegno sul piano educativo, per allargare gli orizzonti degli
studenti sui problemi del mondo".
L'iniziativa ha preso il via due anni fa,
quando una docente del Sant'Alessandro ha promosso l'adozione a distanza fra i
suoi studenti del liceo scientifico. Due classi hanno aderito subito, adottando
un bambino ciascuna. L'iniziativa è stata fatta propria anche da docenti,
studenti e loro famiglie ed ex-allievi. L'importo annuale di 500 mila lire per
ogni adozione garantisce il sostentamento e l'istruzione dei bambini adottati.
Il legame con questi ultimi viene mantenuto da don Pietro Paganessi, vicario
parrocchiale di Seriate, che periodicamente incontra gli studenti del
Sant'Alessandro per informarli sull'impiego dei fondi.
L'impegno verso i
bambini indiani da adottare continuerà, per giungere a quota dieci. "L'impegno
per le adozioni sarà almeno quinquennale - sottolinea don Pietro Biaggi, padre
spirituale del Sant'Alessandro -. L'iniziativa caritativa, che non è l'unica di
quelle svolte dal Collegio, ha raccolto vasta rispondenza, tanto da coinvolgere
sempre classi, genitori e docenti". Domani, con rientro il 5 marzo, il Collegio
Vescovile Sant'Alessandro parte per un pellegrinaggio in Turchia, sulle orme di
San Paolo e del Beato Papa Giovanni, che fu delegato apostolico in quel Paese.
Il viaggio toccherà Istanbul, Cappadocia, Efeso e Smirne.
Carmelo
Epis
Nuova scuola, promossa
l'incertezza
Perplessità di presidi e sindacalisti sui programmi del ciclo di
base
da L'Eco di Bergamo del 9 febbraio
2001
A 24 ore dalla presentazione delle «indicazioni curriculari» del ciclo
di base presentate dal ministro De Mauro, la sola certezza è che nessuno è
ancora riuscito a farsi un'idea di che cosa contengano esattamente le circa 150
pagine che racchiudono la riforma della scuola di base.
C'è comunque chi ha
già iniziato ad analizzarla. Come il prof. Rino Tiani, dirigente scolastico
dell'istituto comprensivo «Camozzi» (1.260 studenti), nonché presidente
dell'associazione che raggruppa i presidi. «Da quello che ho letto - dice - non
c'è molta chiarezza. Mettere la lingua straniera al 1° anno della scuola di base
è sbagliato: studi fatti consigliano che è meglio iniziare a 8 anni e non a 6; a
quest'età è prematuro, perché ci possono essere interferenze con la lingua
madre, soprattutto oggi con il notevole afflusso di stranieri nelle nostre
scuole. Anche diluire troppo l'insegnamento delle lingue straniere è sbagliato,
perché è molto meglio fare due o tre anni a 6 ore a settimana, piuttosto che
fare 2 ore cominciando dalla 1ª elementare».
«La musica - prosegue Tiani -
pare dimenticata, così come credo che per la vecchia "ginnastica" non esista
solo il problema di trasformarla in "espressione del corpo", ma anche di trovare
le competenze adeguate per questo tipo di trasformazione. Quanto alla Storia, mi
pare di buon senso iniziare al 5° anno con percorsi non ripetitivi, ma non
perderei la possibilità di introdurre già dal 2° anno il mito, la favola, come
forma di avviamento alla Storia fatto in forma di gioco». A Tiani resta un altro
interrogativo: «Se i primi due anni devono essere di 30 ore alla settimana, che
ne sarà delle scuole a tempo a pieno, che di ore ne fanno 40?».
Anche il
rettore del Collegio vescovile «Sant'Alessandro», mons. Achille Sana, si è già
soffermato sulle nuove indicazioni presentate da De Mauro.
«Ci sono
innegabilmente alcune suggestioni che lusingano - sottolinea - ma ci sono anche
forti limiti. Ciò che lusinga è l'affermazione, fortissima, del ruolo educativo
della scuola: si procede nello sviluppare i programmi secondo un sistema
educativo del cittadino, in cui, da questo punto di vista, si utilizzano
terminologie mai utilizzate prima. Va valutata positivamente anche la
costruzione dei programmi secondo una logica di continuità ed essenzialità».
Certo non mancano aspetti tutti da chiarire. «Di fatto questa è la sintesi
dei gruppi di lavoro della Commissione che ha studiato i nuovi curriculi, ma non
è detto che il ministro approvi e quindi potrebbe essere suscettibile di
variazioni. In sostanza si afferma che la scuola deve essere fatta dai docenti,
visto che vengono date solo le metodiche dell'insegnamento: si esaminano le
finalità, gli obiettivi, le competenze. Alla fine è un assemblaggio delle
tecnologie dell'insegnamento, ma non ci sono i contenuti: è un salto nel buio.
Ogni corpo docente, nell'autonomia, costruisce il proprio materiale didattico.
Pregio o difetto? Laddove il corpo docente è ben preparato, si può star certi
che la scuola sarà di altissimo livello, ma dove i docenti non avranno il
respiro culturale necessario, la scuola scadrà di livello. Come proposta di
lavoro non è male: si è preparato uno stomaco, ma non si è detto che cosa dargli
da mangiare per farlo funzionare bene. Vedremo».
E i sindacati? Per Loris
Colombo, segretario provinciale dello Snals, è «una riforma che globalmente non
ci piace, anche perché non ha assolutamente coinvolto il personale della scuola,
da cui si pretende un ulteriore sforzo senza dare nulla in cambio. C'è poi il
grosso rischio dei tagli: la perdita di un anno di scuola comporterà
inevitabilmente la riduzione degli organici».
Di tenore diverso le
dichiarazioni di Antonio Bettoni, responsabile della Cgil Scuola: «La riforma è
un documento di 144 pagine: chi si è affrettato a fare commenti l'ha fatto più
sul sentito dire che dopo una lettura approfondita. Due le questioni di fondo.
La prima è che finalmente sono arrivati i curriculi di cui c'era necessità per
affrontare il futuro della scuola di base. La seconda è che il ministro si è
impegnato a far circolare queste "proposte" tra gli insegnanti, consentendo loro
di esprimere pareri e chiedere cambiamenti. Credo che la riforma abbia grossa
corposità nei suoi contenuti, che rispondono alla scuola dell'autonomia. Tagli
al personale? Questa riforma non implica necessariamente tagli del personale,
anche perché il Parlamento si è impegnato a riutilizzare in base alle competenze
quelle figure che dovessero venir penalizzate».
Pesantissime le critiche di
Vanni Stroppa, della Cisl Scuola: «La demagogica rincorsa all'americanizzazione
del nostro sistema formativo, la razionalizzazione al ribasso dell'esistente, i
contenuti leggeri dei curriculi, più attenti alle mode che ai bisogni formativi
degli alunni rischiano di fare del ciclo di base la nuova scuola
dell'analfabetismo di massa».
Per Sebastiano Testa, della Uil Scuola
bergamasca, «esistono alcuni elementi che vanno nella direzione giusta, ma è
prioritario un più alto livello di coinvolgimento degli insegnanti che fino ad
ora hanno garantito agli studenti buoni livelli di formazione».
Infine la
Gilda che, non condividendo «un riordino dei cicli che non rispetta l'evoluzione
intellettuale e psico affettiva degli alunni e che disconosce la specificità e
l'identità professionale dei docenti», ha già attivato una raccolta di firme
«per chiedere di sospendere l'applicazione della legge di riordino dei cicli
d'istruzione».
Alberto Ceresoli
Da L'Eco di Bergamo del 25 gennaio
2001
Domani diverse iniziative per la Giornata della memoria. Al Collegio
vescovile S. Alessandro le lezioni inizieranno leggendo un brano di «Se questo è
un uomo» di Primo Levi. Il liceo scientifico Mascheroni inaugura le mostre
«Viaggio ad Auschwitz» e «L'angelo necessario». La biblioteca di Borgo Palazzo,
nella sala delle Scuderie, alle 10, organizza un incontro con Salvo Parigi e
Marussia Galmozzi Cremaschi. I consiglieri regionali Carlo Saffioti e Marcello
Raimondi si recheranno al Parco delle Rimembranze alla Rocca, sulla lapide che
ricorda le vittime bergamasche della Shoa.
da L'Eco di Bergamo del 24 gennaio
2001
Parlano i prof: «Non basta salire in cattedra per avere autorità.
Bisogna sudarsela ogni giorno»
«Sette in condotta, più severità?». Da un
articolo di «Repubblica» di lunedì si è aperto un dibattito nazionale. Loredana
Scaramuzza sorride, dice: «Non credo alle formule, cerchiamo prima di capirci.
Esiste una serie di condizioni che rendono oggi l'insegnamento più difficile. E
quindi anche l'apprendimento e la disciplina. Ma se per severità si intende la
minaccia, la rigidità, no, non credo che ce ne sia bisogno. Credo invece che
serva più colloquio, più tempo per parlare con i ragazzi che sono prima di tutto
persone. Invece la tendenza è contraria, la struttura allontana ragazzi e
insegnanti, il risultato è lo scollamento, l'estraneità e quindi...»
Poco
tempo per i ragazzi
E quindi il venire meno dell'interesse. La professoressa
Scaramuzza insegna lettere da trent'anni, è docente a Seriate nelle scuole medie
inferiori. Dice: «Un grosso problema è nato con le ultime leggi che hanno alzato
il tetto di alunni per classe. Il massimo era di 25 allievi, adesso è salito a
28. Per le prime. In caso di presenza di un alunno handicappato il tetto era a
20, adesso è a 25. Costituisce un problema la riduzione dell'ora da 60 a 50
minuti. Altra difficoltà è data dalla presenza di ragazzi stranieri che non
capiscono la nostra lingua e a cui l'insegnante deve dedicare particolari
attenzioni. Il risultato è che il tempo per la relazione, per il rapporto con
ogni singolo ragazzo si riduce. Così si fa fatica a farli parlare, i ragazzi,
non si trova il tempo per quei piccoli dibattiti sull'amicizia, sul rapporto con
gli adulti e via dicendo, temi a cui loro tengono molto. Insomma, si finisce con
il diventare estranei».
L'insegnante aggiunge che in trent'anni i ragazzi
sono senza dubbio cambiati, che oggi hanno minore capacità di attenzione, che
sono pieni di energia, ma che si tratta di un'energia difficile da incanalare.
«Nelle scuole medie esiste confusione per quanto riguarda i ruoli, i ragazzi
quando arrivano in prima ti danno del «tu» e ci impiegano qualche mese per
capire che non siamo più alle elementari. Del resto, credo che il "lei" serva,
che crei quel necessario distacco, quel senso del ruolo adulto con cui il
ragazzo può poi identificarsi. C'è confusione anche nelle famiglie. Qualche anno
fa, al primo giorno di scuola, i genitori accompagnarono i ragazzini della prima
media, si formarono le classi, i ragazzi salirono le scale e andarono in aula. I
genitori restarono nell'atrio, avevano l'aria spaesata. Ero vicepreside, così
dovetti prendere la parola per dire che potevano andare a casa e che potevano
fidarsi...».
«I ragazzi di oggi? Se li sai motivare ti seguono dappertutto,
anche nel fuoco». Il professor Adriano Morè non ha dubbi: insegnare oggi è più
difficile, al professore si chiede più impegno, più capacità, ma poi i risultati
arrivano. Da 22 anni insegna nelle scuole medie inferiori del Sant'Alessandro.
Racconta: «Oggi se pensi di essere considerato un'autorità semplicemente perché
sali in cattedra hai sbagliato tutto. Oggi diventi autorevole se i ragazzi
capiscono di venire considerati, ascoltati, aiutati da un adulto. L'insegnante
deve credere in quello che fa. Se fingi, se non sei convinto, i ragazzi ti
scoprono subito, in cinque minuti sei incasellato e archiviato. Non è questione
di sette in condotta o di imposizioni. Se guadagni la loro fiducia, i ragazzi ti
danno tutto, ma non è facile conquistare la fiducia di una persona. E un conto è
il lavoro di un insegnante di italiano che ha a disposizione dieci ore alla
settimana per tessere un rapporto, un conto è il lavoro di un docente che sta in
classe soltanto un'ora o due alla settimana».
Il bottone della play station
Morè conferma tuttavia il calo della capacità di attenzione, la difficoltà
nello studio. «Questi sono dati obiettivi. I ragazzi non vengono educati a
riflettere, sono portati alla soddisfazione immediata. Si schiaccia il bottone
della televisione o del computer o della play station e la soddisfazione è
immediata. Studiare è diverso, studiare può anche annoiare. Io cerco di
insegnare ai miei ragazzi che non bisogna avere paura della noia, che anche
questa va accettata e affrontata».
Ma ogni ragazzo, dice l'insegnante, porta
con sè una storia, nessun ragazzo è uguale a un altro. Cruciale è il ruolo della
famiglia. «Se famiglia e scuola sono in sintonia, allora è probabile il successo
educativo. Se la famiglia va dalla parte opposta o non si interessa per nulla
del figlio allora la scuola è impotente, l'esito educativo sarà un disastro».
Paolo Aresi
In Città Alta un viaggio tra
Edgar e Michael: il primo pittore surrealista, il secondo scrittore
Il magico
mondo della famiglia Ende
«Lo specchio nello specchio», una mostra sospesa
tra arte, sogno e letteratura
Il giorno in cui ci è stata proposta la visita
ad un mostra pensavo di vedere la classica esposizione di quadri. Invece quando
i miei compagni ed io ci siamo recati in Città Alta, l'esposizione dal titolo
accattivante «Lo specchio nello specchio» non si è rivelata la solita carrellata
di quadri, ma anzi nel suo insieme mi ha dato una visione più ampia del rapporto
affettivo-creativo intercorso tra i due artisti: uno pittore e l'altro
scrittore, uno padre e l'altro figlio.
La mostra si snoda su diversi
percorsi che ben mettono in evidenza quanto ognuno dei due personaggi
abbia riflesso sull'altro, due veri specchi che si rimandano stimoli e
suggerimenti creativi oltre che affetto e complicità. Si svolge in luoghi
diversi: il Palazzo della Ragione, la Sala dei Giuristi e la Biblioteca Maj. È
dedicata a Edgar Ende, pittore surrealista, e a suo figlio Michael Ende,
scrittore.
I disegni di Edgar mi sono piaciuti molto, ho trovato
interessanti le immagini surrealiste e soprattutto il sapere che gli artisti
spesso scendono nel profondo della loro anima e riescono a portare alla luce
molti oggetti non ancora scoperti. Questo dimostra che la fantasia e la vena
artistica anticipano di molto tante scoperte anche scientifiche, perciò ho
pensato e riflettuto sul fatto che il nostro immaginario e la nostra creatività
non vanno mai sottovalutate.
Nella Sala dei Giuristi invece sono
presenti le nove grandi installazioni del mondo di Michael Ende che rendono
vivamente concreti gli scenari, le situazioni e i personaggi protagonisti dei
libri di questo autore. Questa è la parte che mi ha coinvolto di più. Mi sono
divertita ad osservare, toccare ed attraversare gli scenari fantastici creati
dalla fantasia dello scrittore, rivivendo le atmosfere e le situazioni descritte
nei suoi racconti. Inoltre in questa parte della mostra è stato ricostruito lo
studio dove Edgar creava i suoi disegni.
Alla Biblioteca Maj sono esposti i
libri di Michael Ende, fonti letterarie e repertori della letteratura fantastica
tedesca dai quali l'autore ha tratto alcune idee per scrivere i suoi romanzi: è
bello scoprire quali scrittori hanno ispirato e aiutato un personaggio così
importante. Erano presenti in bella mostra anche i libri tradotti in tutte le
lingue europee e in molte extraeuropee.
Chiara Brignoli Classe 4ª Ginnasio
Liceo Sant'Alessandro
da L'Eco di Bergamo del
23 gennaio 2001
Sogno
Sgorgano queste tristi melodie
dall'alchemica fonte del mio cervello
e si disperdono si distruggono
nell'aria malinconica del mattino.
Mentre guardo questi suoni
evolversi
in emozioni sento un anima che incrina
i miei pensieri e li
cristallizza facendo
di me suo schiavo.
Come un prigioniero senza
più urla in gola
stendo incapace i miei occhi su questo manto di
pensieri,immobile al richiamo d'avorio di una
speranza infedele e
discontinua.
Ma
io credo nel sogno della vita.
Matteo Giovanelli
Liceo classico Sant'Alessandro
Olimpiadi di matematica, i qualificati
da L'Eco di Bergamo del 23 gennaio 2001
Si è
conclusa la fase d'istituto delle Olimpiadi di Matematica 2001, manifestazione
organizzata dalla Normale di Pisa in collaborazione con l'Unione matematica
italiana. Nella bergamasca sono 12 i poli scolastici superiori, per un totale di
1529 studenti, 735 del biennio e 794 del triennio. I migliori? Federico Poloni
del liceo scientifico «Galilei» di Caravaggio per il triennio e Laura Grassi del
liceo scientifico «Mascheroni» per il biennio . I 46 studenti meglio
classificati in questa prima fase si incontreranno mercoledì 21 febbraio al
Collegio Sant'Alessandro (dove insegna Cristina Sonzogni, da anni responsabile
provinciale del progetto) per disputarsi l'accesso alla fase finale nazionale
che si svolgerà a Cesenatico a maggio.
da L'Eco di Bergamo dell'11 gennaio
2001
Il primo quadrimestre si sta concludendo e per le scuole e gli studenti
è già tempo di un bilancio. Dopo i primi quattro mesi di autonomia il collegio
Sant'Alessandro tira le somme sulle novità introdotte per gli studenti come il
calendario scolastico e diverse iniziative. «L'inizio anticipato di alcuni
giorni - si legge in un comunicato del Collegio - rispetto alla data del
calendario regionale ha consentito di ritagliare due brevi intervalli di quattro
giorni, uno a novembre e l'altro a Carnevale». Ma anche l'orario scolastico è
stato modificato: la riduzione dell'unità oraria a 50 minuti ha permesso ai
docenti di ricavare spazi per attività integrative. «In fase di programmazione
ogni consiglio di classe ha predisposto un piano di interventi dei singoli
docenti nelle unità orarie che si sono create: ogni classe infatti dispone di 35
unità didattiche settimanali. Inoltre sono state riconfermate tutte le attività
già sperimentate negli anni scorsi: teatro, cineforum e progetto musica. Per le
classi quinte sono stati proposti corsi quadrimestrali di informatica e un corso
di diritto costituzionale sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti».
E
poi, con l'autonomia, il collegio Sant'Alessandro, ha istituito anche nuove
materie curriculari, come la seconda lingua straniera (spagnolo o tedesco) per
il liceo scientifico, il proseguimento della lingua straniera nel liceo classico
e anche storia dell'arte nel ginnasio. «Forse gli studenti si attendevano
qualcosa di più rispetto alle materie integrative - si legge ancora nel
comunicato - ma il Collegio docenti ha preferito pensare ad un perfezionamento
di alcune attività e ad una migliore organizzazione del
recupero».
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