Il preside del Sant'Alessandro però insiste: alle non statali occorre la parità

Mons. Sana: «Decisivi i docenti»

Da L'eco di Bergamo del 24 settembre 1999
--- «La riforma dei cicli che innalzerà l'obbligo scolastico sino a 18 anni per tutti, ha da parte mia un giudizio non sfavorevole. Il vero grosso problema per la scuola non statale rimane sempre la parità scolastica». È questo il parere di Monsignor Achille Sana, preside del collegio vescovile Sant'Alessandro all'indomani dell'approvazione, da parte della Camera, del disegno di legge che potrebbe segnare, se anche il Senato dirà sì, una svolta «storica» nel mondo della scuola. Sottolinea il preside: «La parità scolastica tra scuola pubblica e non statale non è ancora riconosciuta come principio dallo Stato italiano. È questa la vera differenza e disparità tra le famiglie che scelgono di far frequentare ai propri figli una scuola non statale: devono pagare una retta. Ora non è fondamentale con quali mezzi o strumenti lo Stato italiano attuerà questo principio di parità, saranno i tecnici a stabilirlo nel migliore dei modi, ma va ribadito che il grosso problema è proprio questa mancanza».
Quanto alla riforma dei cicli il preside del Sant'Alessandro vede nella scansione dei due grossi nuclei - quello dell'obbligo di 7 anni più due delle superiori e quello del triennio - nessun problema di reclutamento del personale perchè, dice, «la nostra scuola è libera nello scegliere i propri docenti. Il problema - continua monsignor Sana - nasce invece dalla distribuzione degli insegnanti attualmente in servizio sugli ex cicli annullati (elementari e medie ndr), problema comune alle statali. Pensiamo che seguiremo le indicazioni del ministro Berlinguer quando dice che "il personale in servizio alla data 2001/2000 ha il diritto del mantenimento della sede" e poi prevede una definitiva assegnazione fatta sulle "richieste, interessi, titoli e le professionalità di ciascuno". Il rischio, in questo caso - fa rilevare monsignor Sana - è che il posto di lavoro sia sì mantenuto dagli insegnanti, ma nel dare la priorità alle loro richieste, interessi e poi ai titoli e alle professionalità può darsi che venga qualche svantaggio per gli alunni». Positivo il parere sul prolungamento del ciclo dell'obbligo a 7 anni più due. «Stabisce una continuità educativa fondamentale è dà credito a tutta la riforma - spiega -, permette un più ampio orizzonte dei progetti formativi che si completeranno a diciotto anni per tutti. Certo sarà fondamentale la figura del docente, che dovrà essere soprattutto un educatore a cui è assegnata la formazione globale delle future generazioni. Dovrà essere qualificato e non potrà limitarsi a trasmettere saperi, ma avrà presente la globalità della persona umana». Per monsignor Sana c'è tuttavia un'unica riserva: «La validità del biennio così com'è congegnato, cioè generale, pluralista e avventuroso diventa generico, senza orientamento». I. T.

 

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