Intervento del nostro preside sulla parità
Raccolgo l’appello che la CGIL presenta al personale scolastico, alunni, docenti, genitori per la difesa di principi ideali nel dibattito sulla scuola per contraddire il vecchio adagio la scuola statale è pubblica, la scuola non statale è privata e per controbattere alcune idee errate. Questi pensieri non condividono quelli elencati nell’articolo Scuola a firma Comitato direttivo della Camera del lavoro di Bergamo nella rubrica Dibattito (L’Eco di Bergamo 31-12-98 pag. 20). Non sono condivisi in questi punti fondamentali.
1. Non è principio ideale trattare di scuola e di formazione per difendere la scuola statale mettendo l’opinione pubblica contro la scuola non statale. Far guerra alla scuola non statale è invece l’unico pensiero che percorre l’articolo dall’inizio alla fine. Si apre con la proposta di un impianto scolastico e formativo in Italia multietnico, multiculturale, ma la liquida poi negando il ruolo pubblico della scuola privata perché simile riconoscimento contiene gravi limiti. I limiti poi della scuola non statale sono ricondotti alla funzione del Progetto Educativo che costruisce un’identità rischiosa nei confronti di ispirazioni etniche e religiose diversificate; alla riduzione della spesa e dell’impegno per la scuola pubblica nel caso di finanziamenti per la scuola privata; (quanti soldi ha risparmiato e continua a risparmiare lo stato italiano per l’esistenza della scuola non statale!); alla costrizione di dover iscriversi o insegnare in una scuola privata con il vincolo del Progetto Educativo; al fatto dell’incostituzionalità del finanziamento alla scuola privata; e infine alla misura indecifrabile dell’intervento economico per la scuola privata. Scuola statale e non statale sono a parità perché entrambe sono luoghi di istruzione e di formazione dei cittadini.
2. Non è principio ideale sostenere a tutti i costi un sistema scolastico che non risponde non solo alle esigenze della formazione e del lavoro, ma nemmeno agli operatori e agli utenti. L’articolo descrive l’opera della CGIL a favore della scuola pubblica, ma la sua trasformazione non è solo questione di provvidenze economiche, di cicli riordinati, di formule nuove d’esame, ma di autonomia reale nella quale soprattutto il personale docente deve essere pienamente sganciato dal mandante anonimo come la graduatoria e la contrattazione quella aziendale o almeno territoriale. Ciò ottiene un diretto rapporto tra il responsabile della gestione, gli operatori e gli utenti. É il sistema scolastico da rivedere e da cambiare; in questa direzione la scuola non statale è all’avanguardia come modello di struttura. A suo svantaggio sta la mancata parità scolastica che seleziona alla partenza gli utenti e crea possibili distorsioni negli obiettivi dell’istruzione e della formazione. Il pluralismo previsto nel sistema scolastico integrato è un progetto ben definito nel pensiero della scuola non statale (cfr. La Scuola Cattolica oggi in Italia, 1983).
3. Non è principio ideale trattare come realtà sociale sospetta la scuola non statale (scuola privata). Essa ha il diritto di esistere secondo la Costituzione italiana e i cittadini che ne usufruiscono sono riconosciuti titolari di pari condizioni agli alunni di scuole statali (art. 33, comma 4 Costituzione italiana). Non si può accettare dunque che un comitato direttivo proponga l’opposizione agli interventi economici della Regione e della Provincia a favore dei cittadini che frequentano la scuola non statale. Ma come? Proprio una forza sindacale che agisce per il bene comune dei cittadini chiede l’opposizione di altri cittadini perché viene riconosciuto un loro diritto? Il diritto alla libertà di scuola è una proprietà di tutti i cittadini italiani; se è riconosciuto esso è un bene di tutti non solo di qualcuno. In questo senso resta chiarita l’idea errata, più volte ripresa nell’articolo, che le sovvenzioni economiche siano dirette alle istituzioni. Non è proprio così in Italia, né di diritto né di fatto. Gli istituti ricevono le rette dai cittadini utenti. L’intervento economico nel caso di parità è destinato a tutti i cittadini che intendono usufruire della scuola non statale. Così avviene già nelle regioni italiane a statuto speciale.
Il documento contiene altri passaggi e altre posizioni discutibili, ma intanto bastano questi pensieri per notare che la presenza del privato nell’istruzione genera reazione politica, contestazione studentesca, sobillazione sindacale a differenza di quanto avviene negli altri settori dei servizi di pubblico interesse.
Mons. Achille Sana Responsabile Fidae della Provincia di Bergamo
Bergamo, 2 gennaio 1999
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