Un'imponente manifestazione: centinaia di migliaia di studenti, di
docenti e di genitori riaffermano con Giovanni Paolo II il ruolo della
Scuola Cattolica nella vita civile dell'Italia
Il discorso alle
centinaia di migliaia di studenti, di docenti e di genitori radunati in Piazza
San Pietro e in via della Conciliazione
1. "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che
esce dalla bocca di Dio" (Mt 4, 4).
Con questa forte frase
che il Signore Gesù trae dal Deuteronomio (8, 3) mi piace rivolgermi a voi,
carissimi amici della scuola cattolica italiana, convenuti oggi in Piazza San
Pietro per concludere, con il Papa, la vostra grande Assemblea Nazionale. Questo
incontro si svolge a otto anni dall'indimenticabile Convegno che ci vide
ugualmente riuniti in questa Piazza, il 23 novembre 1991. La verità che viene da
Dio è il principale nutrimento che ci fa crescere come persone, stimola la
nostra intelligenza e irrobustisce la nostra libertà.
La passione educativa della Chiesa cattolica attraverso i secoli
Da questa convinzione trae origine quella passione educativa
che ha accompagnato la Chiesa attraverso i secoli e che sta alla base della
fioritura delle scuole cattoliche.
Saluto il
Cardinale Presidente e gli altri Eccellentissimi Membri della Conferenza
Episcopale Italiana, alla quale va tutta la mia gratitudine per avere promosso
questa Assemblea. Saluto il Cardinale Prefetto della Congregazione per
l'Educazione Cattolica e tutti i Vescovi qui presenti. Saluto i Superiori delle
Congregazioni religiose maschili e femminili impegnate nella scuola cattolica.
Saluto le Autorità civili, gli esponenti politici, i rappresentanti delle forze
sociali, gli uomini di cultura. Ringrazio il Vice-Presidente del Consiglio dei
Ministri e il Signor Ministro della Pubblica Istruzione per la loro
presenza.
Saluto con speciale cordialità le scuole di Madrid, di
Sarajevo e della Palestina, che sono con noi collegate via satellite. Esprimo a
ciascuno di voi - insegnanti, alunni, genitori, o a qualunque altro titolo amici
e sostenitori della scuola cattolica - il mio affetto, la mia stima e la più
viva solidarietà per l'opera alla quale vi dedicate. Da questa Assemblea essa
deve trarre nuova fiducia e nuovo slancio.
L'esperienza delle scuole cattoliche porta in sé un grande
patrimonio
2. Il tema del vostro incontro - "Per un
progetto di scuola alle soglie del XXI secolo" - indica chiaramente che
sapete guardare avanti e che vi muovete in una prospettiva non soltanto
specifica della scuola cattolica, ma sollecita di quegli interrogativi che
riguardano oggi ogni genere di istituzione scolastica. Potete farlo a buon
diritto, perché l'esperienza delle scuole cattoliche porta in sé un grande
patrimonio di cultura, di sapienza pedagogica, di attenzione alla persona del
bambino, dell'adolescente, del giovane, di reciproco sostegno con le famiglie,
di capacità di cogliere anticipatamente, con l'intuizione che viene dall'amore,
i bisogni e i problemi nuovi che sorgono col mutare dei tempi. Un tale
patrimonio vi mette nelle condizioni migliori per individuare risposte efficaci
alla domanda educativa delle giovani generazioni, figlie di una società
complessa, attraversata da molteplici tensioni e segnata da continui
cambiamenti: poco capace, quindi, di offrire ai suoi ragazzi e ai suoi
giovani chiari e sicuri punti di riferimento.
Sarebbe ben strano che la voce della scuola cattolica divenisse
troppo flebile proprio in Italia
Nell'Europa unita che si va
costruendo, dove le tradizioni culturali delle singole nazioni sono destinate a
confrontarsi, integrarsi e fecondarsi reciprocamente, è ancora più ampio lo
spazio per la scuola cattolica, di sua natura aperta all'universalità e fondata
su un progetto educativo che evidenzia le radici comuni della civiltà europea.
Anche per questa ragione è importante che in Italia la scuola cattolica non si
indebolisca, ma trovi piuttosto nuovo vigore ed energie: sarebbe ben
strano, infatti, che la sua voce divenisse troppo flebile proprio in quella
nazione che, per la sua tradizione religiosa, la sua cultura e la sua storia, ha
un compito speciale da assolvere per la presenza cristiana nel continente
europeo (cfr Lettera ai Vescovi italiani del 6 gennaio 1994, n. 4).
Voi sapete per esperienza diretta quanto difficili e precarie siano
le circostanze in cui la maggior parte di voi si trova ad operare
3. Cari amici della scuola cattolica italiana, voi
sapete però per esperienza diretta quanto difficili e precarie siano le
circostanze in cui la maggior parte di voi si trova ad operare. Penso alla
diminuzione delle vocazioni nelle Congregazioni religiose, sorte con lo
specifico carisma dell'insegnamento; penso alla difficoltà per molte famiglie di
sobbarcarsi l'onere aggiuntivo che consegue, in Italia, alla scelta di una
scuola non statale; penso con profondo rammarico ad Istituti prestigiosi e
benemeriti che, anno dopo anno, sono costretti a chiudere.
Il principale nodo da sciogliere è quello del pieno riconoscimento
della parità giuridica ed economica tra scuole statali e non
statali
Il principale nodo da sciogliere, per uscire da una
situazione che si sta facendo sempre meno sostenibile, è indubbiamente quello
del pieno riconoscimento della parità giuridica ed economica tra scuole statali
e non statali, superando antiche resistenze estranee ai valori di fondo della
tradizione culturale europea. I passi recentemente compiuti in questa direzione,
pur apprezzabili per alcuni aspetti, restano purtroppo insufficienti.
Mi unisco, dunque, di cuore alla vostra richiesta di andare oltre con
coraggio e di porvi in una logica nuova, nella quale non soltanto la scuola
cattolica, ma le varie iniziative scolastiche che possono nascere dalla società
siano considerate una risorsa preziosa per la formazione delle nuove
generazioni, a condizione che abbiano gli indispensabili requisiti di serietà e
di finalità educativa. È questo un passaggio obbligato, se vogliamo attuare un
processo di riforma che renda davvero più moderno e più adeguato l'assetto
complessivo della scuola italiana.
4. Mentre chiediamo con
forza ai responsabili politici e istituzionali che sia rispettato concretamente
il diritto delle famiglie e dei giovani ad una piena libertà di scelta
educativa, dobbiamo rivolgere con non minore sincerità e coraggio lo sguardo al
nostro interno, per individuare e mettere in atto ogni opportuno sforzo e
collaborazione, che possano migliorare la qualità della scuola cattolica ed
evitare di restringere ulteriormente i suoi spazi di presenza nel Paese.
La scuola cattolica rientra a pieno titolo nella missione della
Chiesa, così come è al servizio dell'intero
Paese
Fondamentali, sotto questo profilo, sono la solidarietà
e la simpatia di tutta la comunità ecclesiale, dalle diocesi alle parrocchie,
dagli istituti religiosi alle associazioni ed ai movimenti laicali. La scuola
cattolica rientra, infatti, a pieno titolo nella missione della Chiesa, così
come è al servizio dell'intero Paese. Non devono esistere, dunque, zone di
estraneità o di indifferenza reciproca, quasi che altra cosa fossero la vita e
l'attività ecclesiale, altra la scuola cattolica ed i suoi problemi. Sono,
pertanto, assai lieto che la Chiesa italiana si sia
dotata, in questi anni, di organismi come il
Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica e il Centro Studi per la Scuola
Cattolica: essi esprimono sia la sollecitudine della Chiesa per la scuola
cattolica sia l'unità della scuola cattolica stessa e il suo impegno di
riflessione progettuale.
Assai importante, in concreto, è la
realizzazione di efficaci forme di raccordo tra le Diocesi, gli Istituti
religiosi e gli Organismi laicali cattolici operanti nell'ambito della scuola.
In molti casi appare utile, o necessario, mettere in comune iniziative,
esperienze e risorse, per una collaborazione ben ordinata e lungimirante, che
eviti sovrapposizioni e inutili concorrenze tra Istituti ed invece punti non
solo ad assicurare la permanenza della scuola cattolica nei luoghi dove essa è
tradizionalmente presente, ma anche a consentire suoi nuovi insediamenti, sia
nelle zone di maggiore povertà sia nei settori nevralgici per lo sviluppo del
Paese.
5. La capacità educativa di ogni istituzione scolastica
dipende in grandissima misura dalla qualità delle persone che ne fanno parte e,
in particolare, dalla competenza e dedizione dei suoi insegnanti. A questa
regola non sfugge certo la scuola cattolica, che si caratterizza principalmente
come comunità educante.
Ai docenti: vi chiedo di dare un'anima al vostro impegno
Mi rivolgo, perciò, con affetto, gratitudine e
fiducia anzitutto a voi, docenti della scuola cattolica, religiosi e laici, che
spesso operate in condizioni di difficoltà e con forzatamente scarsi
riconoscimenti economici. Vi chiedo di dare sempre un'anima al vostro impegno,
sostenuti dalla certezza che attraverso di esso partecipate in modo speciale
alla missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli.
Agli alunni e alle famiglie dico: la scuola cattolica è casa
vostra
Con lo stesso affetto mi rivolgo a voi alunni e alle
vostre famiglie, per dirvi che la scuola cattolica vi appartiene, è per voi, è
casa vostra e quindi non vi siete sbagliati a
sceglierla, ad amarla e a sostenerla.
Carissimi amici che siete presenti in questa Piazza e voi tutti che
condividete i medesimi intenti, concludiamo questa Assemblea Nazionale con
un'umile preghiera al Signore e con un forte impegno reciproco, perché la scuola
cattolica possa corrispondere sempre meglio alla propria vocazione e vedere
riconosciuto il posto che le spetta nella vita civile dell'Italia.
Maria Santissima, Sede della sapienza e Stella dell'evangelizzazione, e
tutti i Santi e le Sante che hanno segnato il cammino dell'educazione cristiana
e della scuola cattolica guidino e sostengano la vostra opera.
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