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on diversamente da chi aderisce ad organizzazioni come MSF o Emergency, appena laureata ho cominciato a lavorare in contesti di emergenza. Ma diversamente da molti miei colleghi, pur nutrendo la massima stima e un grandissimo rispetto per il modo di operare "Medici senza Frontiere" o Emergency, non l'ho fatto per scelta: odio la guerra e non avrei mai voluto fare il chirurgo di guerra, come certuni mi definiscono.
Mi sono trovata in mezzo alla guerra, testimone scomodo di violazioni di Diritti Umani (o meglio, di Diritti Umani totalmente NEGATI) per un misterioso disegno di Dio, o forse come legge non scritta ma voluta dalla ferocia umana. La guerra mi perseguita come corollario inevitabile della mia scelta di vivere e lavorare con le persone più povere e isolate del pianeta, per i quali la guerra accentua ulteriormente la povertà e la trasforma in miseria. Accentua l'isolamento e lo trasforma in silenzio ed omertà complice sui crimini di guerra.
Vivo in un contesto di guerra ed emergenza, scopro che chi vuole guerra ed emergenza lo fa per perenizzare la miseria, e proprio per questo rifiuto di lavorare in progetti "di emergenza": a molti sembrerebbe una contraddizione, per me è una presa di posizione contro chi crea l'emergenza per trarne vantaggio politico.
E da parte mia mi sento di tirare avanti operando accanto alle vittime non rassegnate i cui Diritti sono calpestati, salvaguardandone il Diritto di Sognare e costruendo futuro attraverso la Formazione di quadri. In questo contesto nessuno vuole investire: in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo si fanno solo "programmi di Emergenza" e non programmi di Sviluppo.
Perchè qui si lavora ogni giorno senza sapere cosa ti prepara il futuro, e anch'io sono obbligata a condividere questa realtà di precarietà e insicurezza, con tutte le conseguenze psicologiche che ciò comporta anche per me stessa. A volte i nostri sogni futuri sembrano tenuti assieme dal filo fragile di una ragnatela. Eppure formando quadri costruisco basi stabili e permanenti su cui investiremo un giorno per il nostro sviluppo futuro. Nei programmi di emergenza, che durano pochi mesi, in situazioni di bassa scolarità di base, si è portati a promuovere programmi di formazione di agenti sanitari di villaggi e di Levatrici empiriche: cioè personale sanitario di livello minimo di competenza.
Per rispondere in modo immediato ai bisogni sanitari della gente: ma è una risposta parziale, approssimativa, provvisoria, e che comunque implica l'accettazione di un principio: i poveri non hanno diritto a una medicina di alto livello di competenza. In contesti di emergenza ciò che conta è salvare più vite umane possibile, anche se avrai un'elevata mortalità "residua". E' il concetto dell'emergenza S.O.S., si salvi chi può e gli altri crepino. E' a questo concetto che mi oppongo: pur promuovendo progetti di Formazione che danno risposta immediata ai bisogni sanitari della gente, li trasformo nella tappa iniziale di una formazione che da un livello inizialmente basso si sviluppa, in anni di impegno formativo, in crescenti ed aggiuntivi livelli di competenza, e che pertanto permetterà a chi ne ha le capacità intellettuali di raggiungere, gradualmente, l'eccellenza, il diploma universitario e forse un giorno la licence, la laurea.
Mi spiego: quando ho cominciato, tredici anni fa, a lavorare a Kimbau, i miei infermieri erano o empirici, o del livello più basso di competenza: A3 (2 anni di corso dopo 2 anni di secondaria). Non avevo né A2 (=infermiere professionale, con un corso di 4 anni dopo il 4° anno di secondaria) né A1 (Infermiere Dirigente: 3 anni di corso dopo l'esame di Stato o dopo il diploma di A2). Tredici anni dopo posso contare su 10 A2 e 6 A1, e ben presto avrò una laureata in Medicina mentre non avrò più nemmeno un A3 né alcun empirico. Eppure nessuno è morto o è stato licenziato, e il salto di qualità è avvenuto senza assumere nuovi quadri: sono gli stessi infermieri con cui lavoravo nel 1991 che si sono iscritti nelle tre scuole infermieri volute, create e gestite dalla Diocesi nell'ultimo decennio (2 ITM per formare A2 di cui uno a Kenge e uno a Kimbau; un ISTM per formare A1 a Kenge) e sono divenuti, da semplici empirici, dei quadri.
Chiara Castellani
Medico chirurgo e volontaria
ha vinto il Premio Donna dell'Anno,Valle d'Aosta 2001
e il Premio Enzo Melegari, Verona 2004
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