Il libro di Salvatore Giusto

Ritzomena
Cose che danzano

Salvatore Giusto, di II classico, ha pubblicato un libro di poesie con l'editrice Amici di Spartaco (www.amicidispartaco.org). Pubblichiamo in questa pagina la presentazione del libro, a cura del prof. Lucio Sisana, vicepreside del liceo classico del Collegio Sant'Alessandro e insegnante di Latino e Greco nel triennio e quindi, docente di Salvatore.

PRAEFATIO
Le ho lette d’un fiato queste poesie, poi le ho rilette: servono attenzione e silenzio; solo così riesci a cogliere, talvolta con fatica, l’anima in fieri dell’autore, la personalità poetica che cresce piano piano nello scorrere delle quattro stagioni, la parola e il verso che giocano e si rincorrono fra loro in modo capriccioso, come scugnizzi nelle piazze, fra rime e ritmi irregolari e inaspettati, ora in forma di prosa poetica, ora di rima prosastica.

Non sono semplici questi brevi testi di Salvatore Giusto; talvolta hai l’impressione che il poeta voglia esprimere il suo mondo interiore e il suo messaggio in modo esageratamente criptico, in codici espressivi oscuri e complessi.

La prospettiva e il respiro, però, sono ariosi, ampi: si riconosce la formazione classica dell’autore nelle citazioni di poeti greci e nella cultura mitologica, si coglie l’interiorizzazione dell’idea di poeta (forse studiata fra i banchi di scuola o forse vissuta davvero) nella pratica dell’investitura, si legge la passione per la musica, quella vera.

In questi spazi immensi il testo ti accompagna, talvolta ti scaraventa, fra cielo e terra, fra tempus ed aevum, entro realtà umane e fuori da esse, in prospettive trascendenti e metafisiche.

Ricco è l’animo di questo giovane poeta, ricco come la sua terra d’origine e come la sua città di adozione, entrambe ricchissime di esperienze e valori tra loro opposti; acuta è la sua sensibilità, articolato e nervoso il tratto.

Se il lettore ha la pazienza di ascoltare, riesce a cogliere la presenza di parole chiave, che ossessivamente si ripropongono nei testi: amore e morte, bene e male, tempo e spazio, cielo e terra, in rapporto dialettico fra loro, spesso in conflitto: i concetti cozzano, si annientano, ma poi riaffiorano prepotentemente nella successiva intuizione…Il poeta, come dice Salvatore, giudica la storia, non la fa…e la storia è prodotto umano, dunque esito spesso tragico di conflittualità e contraddizioni.

In questo mondo spirituale complesso e tormentato, d’un tratto, brilla una luce, anzi la luce: è la saggezza, che ritorna anch’essa, ossessivamente, come parola chiave presente nell’opera.

E’ rasserenante individuare in questo divenire poetico di Giusto il traguardo, nobile e sublime, della conoscenza e della saggezza, che ne è la somatizzazione.

Certo, il cammino è lungo, forse senza fine; ma quando la poesia diventa percorso di saggezza, allora cuore e mente si aprono, lingua e orecchie si sciolgono per respirare l’odore della dottrina e il profumo del sapere.

E’ difficile dire se questo giovane poeta farà strada; però si può, si deve affermare che egli di strada ne ha già percorsa parecchia. Dunque merita attenzione e considerazione; l’equilibrio fra forma e contenuto, la semplicità del lessico nell’esprimere una ricchezza interiore, il saper ironicamente sorridere fra le lacrime e bere le lacrime con un sorriso verranno, se il poeta vorrà cercarle. Ora apprezziamo questo talento giovanile, ricordandoci, come ci insegna Callimaco, che la poesia non la si misura con la pertica persiana.



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