|
Messaggio del Vescovo agli studenti |
|
all'inizio dell'anno scolastico 2002-2003 |
In occasione dell'avvio del nuovo anno scolastico,
cordialmente rinnovo il mio apprezzamento e la mia stima per coloro che operano
nella scuola. Vivamente ringrazio gli insegnanti per il servizio reso anche in
condizioni di incertezza, di disagio, di debole riconoscimento del loro compito
da parte delle istituzioni e della società.
Infatti, nel sentire comune non matura la convinzione che l'investimento più
utile per la società è quello realizzato nell'educazione, cioè nella
formazione di persone consapevoli della preziosità dell'esistenza, delle
responsabilità nei confronti di se stessi, degli altri, della società
particolare e dell'intera famiglia umana. Persone in grado di vivere tale
responsabilità liberamente, creativamente e con competenza, per offrire a tutti
la reale possibilità di un'esistenza dignitosa.
Mi auguro che nella società aumenti l'attenzione verso la scuola e le sue
problematiche, considerandola patrimonio comune da custodire e sviluppare con
l'impegno di tutti. Le diverse opinioni sulle riforme scolastiche si confrontino
seriamente, avendo però presenti il bene delle nuove generazioni e le domande
inquietanti poste dal futuro che incalza, lasciando da parte le preoccupazioni
elettorali, le rigide e arcaiche contrapposizioni ideologiche e gli interessi
corporativi.
Con particolare stima e speranza saluto gli studenti. Auguro loro di non «subire»
la scuola ma di viverla attivamente, consapevoli che la capacità formativa
della scuola dipende molto dal loro contributo. La vivano come possibilità
preziosa per divenire ricercatori instancabili delle verità dell'esistenza
umana; come luogo dove si impara a riflettere criticamente sui messaggi che
provengono dal passato e sull'enorme massa di parole, idee, comportamenti,
vicende e quadri culturali del quotidiano; come esperienza valida per scoprire
che l'uomo vale e si realizza non per la quantità delle cose possedute o la
molteplicità delle esperienze vissute, ma per la capacità di farsi carico di sé,
degli altri e della società.
Vale se si impegna a promuovere una cultura della non-violenza, della solidarietà
e dell'uguaglianza economica politica e sociale; se favorisce la reciproca
comprensione e il rispetto fra popoli e nazioni; se vive coerentemente la
convinzione che il progredire verso un mondo in cui tutti possano vivere in
pace, libertà e dignità, dipende da ciascuno di noi.
Ai giovani convenuti a Toronto il Papa ha detto: «L'attesa che l'umanità va
coltivando tra tante ingiustizie e sofferenze è quella di una nuova civiltà
all'insegna della libertà e della pace. Ma per una simile impresa serve una
nuova generazione di costruttori. La mia speranza è che siate voi. A voi Dio
affida il compito di costruire la civiltà dell'amore».
Per imparare a collaborare alla gestione del cammino dell'umanità in termini di
solidarietà aperta a tutti, per essere fedeli alle proprie radici e
contemporaneamente alla comune famiglia umana, non basta la scuola, però il suo
apporto è indispensabile.
Buon anno scolastico
Mons. Roberto Amadei - Vescovo di Bergamo