Filosofi in bicicletta

Donadoni: Tour 2000: 31 luglio-4 agosto
Svizzera, Austria, Liechtenstein: km 740

Partecipanti
Eugenio Donadoni: anni 48, docente di Storia e Filosofia al Sant’Alessandro dal 1978.
Stefano Rota: ex allievo di anni 29, laureato alla Bocconi, lavora a Milano come revisore contabile e sta per conseguire una seconda laurea in Giurisprudenza.
Cristiano Stampa: ex allievo di anni 23, frequenta la Bocconi e il prossimo mese si diplomerà in pianoforte presso il conservatorio Donizetti di Bergamo.
Pagelle
Stefano Rota 10 e lode, Cristiano Stampa 8, Eugenio Donadoni ampiamente sufficiente
Tappe
1ª tappa km 154,5 Brembate, Passo di san Marco m. 1985, Tirano
2ª tappa km 157,5 Tirano, Passo del Bernina m. 2323, Ried (Austria)
3ª tappa km 158 Ried, Passo della Silvretta m. 2032, Liechtenstein, Trubbach (Svizzera)
4ª tappa km 100 Trubbach-Bivio
5ª tappa km 170 Bivio, Julierpass m. 2284, Malojapass m. 1864, Bergamo
Diario
Al termine della prima tappa Donadoni finisce sull’asfalto bollente: ustioni di primo grado al palmo della mano destra, abrasioni ed ustioni di primo grado alla gamba destra. Dopo la medicazione in una farmacia di Tirano decide di proseguire il Tour.
Nella quarta tappa Rota, solo lui, decide di affrontare il Lenzerheidepass, mentre Donadoni e Stampa lo aggirano per ricongiungersi ai piedi dello Julierpass. La salita viene affrontata sotto un diluvio, ma a Bivio, metri 1769, quando ormai si fa buio e il lago di Marmorera è coperto da una crosta di ghiaccio, la tappa viene interrotta perché Donadoni avverte i primi sintomi di assideramento.
Nell’ultima tappa, procuratisi guanti e calze di lana, i tre, sempre sotto la pioggia battente, scollinano Julier e Maloia. Poi ognuno a casa propia, Donadoni e Rota a Bergamo e Stampa al Passo dell’Aprica.

 

Gallizioli: L'avventura di tre bergamaschi: il 19 partenza da Roma, destinazione Gerusalemme
Da Roma a Gerusalemme in bicicletta, tremila chilometri puliti di pedalata sulle tracce di San Paolo. Ma anche dei primi filosofi occidentali: Talete, Epitteto. Il tutto in poco meno di un mese di ferie, dal 19 agosto al 15 settembre.
In sella, Virgilio Gallizioli, professore di filosofia al liceo Sant'Alessandro, che festeggia così 60 anni di calendario e 27 di raid ciclistici. Giuliano Grassi, 35 anni, impiegato all'Enel, veterano di raid in solitaria, un modo di fare periodicamente il punto esistenziale. Cristiano Baroni, 32 anni, guardia ecologica della Provincia, uno che parla poco e pedala tanto, uscito già felicemente da una serie di pedalate col professore su e giù per l'Europa, da Capo Finistere a Tallinn passando per tutti i passi alpini dove è tracciata una strada.
Perché è Gallizioli che, quando la bici non era affatto di moda, decise che quello era il mezzo che permetteva «di fare con poco cose grandi».
La prima pedalata nel '73, verso Taizé, con un gruppo di allora giovani. Alcuni hanno conservato l'amore del pedale non agonistico.
«L'idea del raid 2000 è nata nel '93 - spiega il professore - pensando all'itinerario dei "palmati" che erano appunto i pellegrini che andavano a Gerusalemme e ne riportavano la palma. Poi l'idea si è un po' sfilacciata, sembrava persa e invece in tre siamo riusciti a concretizzarla».
Il gruppo partirà da Bergamo in treno il 19 agosto alla volta di Roma, dove sarà accolto in Vaticano da monsignor Tino Scotti, bergamasco, ex assistente scout, come marca Agesci sono anche i tre pellegrini.
Poi, in sella fino a Brindisi in quattro tappe passando per Cassino e chiedendo ospitalità per la notte nei monasteri. Da Brindisi un giorno e mezzo di traghetto li porterà a Cesme, in Turchia, dove arriveranno il 25 agosto. Di qui l'itinerario riprenderà in sella. In bici arriveranno all'antica Efeso.
«La prima tappa - spiega Giuliano Grassi - servirà da rodaggio nel clima caldo. Rispetto ai raid europei dovremo probabilmente modificare gli orari in modo da partire all'alba e riposare nelle ore centrali della giornata. A Efeso entreremo davvero in "tema" essendo la prima località paolina dopo Roma». Da Efeso a Mileto, poi su per la valle del fiume Meandro sfiorando le antiche Laodicea e Colossi, destinatarie l'una dell'ultima lettera delle sette dell'Apocalisse di San Giovanni e l'altra di una lettera di Paolo. Fino a Pamukkale, l'antica Gerapoli patria di Epitteto. Poi Antiochia di Pisidia (Yalvac), Iconio (Konya), Tarso patria di Paolo. Attraverso la Siria fino a Damasco e poi in Giordania a Irbid. Il 10 settembre ingresso a Nazareth. Di qui itinerario classico lungo la Galilea e la Samaria per giungere a Gerusalemme mercoledì 13 settembre, in tempo per assistere alla proclamazione dello Stato palestinese. Il 15, rientro in Italia con un volo da Tel Aviv.
«Attraverseremo luoghi estremamente "sostanziosi" da molti punti di vista - spiegano Gallizioli e Grassi - per la fede, per la storia, per la cultura. È davvero un percorso di fine millennio, che ci riporta alle radici profonde del nostro modo di fare e di pensare. Come testo di riferimento useremo gli Atti degli Apostoli. Attraversare i luoghi liberi di sostare quando si vuole, con l'indipendenza che dà la bicicletta, mezzo semplice, sempre aggiustabile, è il modo migliore per capire quello che si vede».
Il raid è stato organizzato meticolosamente: visti, documenti, mappe, attrezzatura essenziale ma capace di far fronte alle emergenze. «E tuttavia resta ampio margine per gli incontri casuali, per la deviazione, per l'imprevisto che ti porta a scoprire altro. A volte un'avventura fisica, a volte dell'intelligenza, a volte dello spirito. È questo il fascino del mettersi per strada, sempre. La bici, come l'andare a piedi, ingrandisce questa particolare dimensione della libertà. La differenza è che si possono percorrere distanze molto più grandi in tempi ragionevoli».
Le tappe giornaliere saranno tra i 100 e i 150 chilometri. Dietro le spalle un anno di allenamento meno intenso di quanto si potrebbe pensare: «Una pedalata tre volte la settimana, per una decina di domeniche un'uscita lunga di un centinaio di chilometri. Ci vuole una base di muscoli tenuti in attività e soprattutto una buona conoscenza dei propri ritmi e punti deboli. Le bici sono da corsa perché sono le più comode sulle lunghe distanze. Le borse sono disegnate da noi sulla scorta dell'esperienza accumulata negli anni. Porteremo solo i sacchi a pelo, niente tende, e per le provviste acquisteremo il cibo locale strada facendo. Dove dormiremo? Abbiamo stabilito alcuni pernottamenti legati a luoghi e persone che intendiamo visitare. Per il resto ci affideremo alla strada. Il clima ci permette di dormire all'aperto. Anche questo fa parte dello spirito di questo raid che vuole essere un pellegrinaggio».
Susanna Pesenti (da L'Eco di Bergamo del 7 Agosto 2000)

 

Torna alla pagina principale del Collegio